CAPITOLO DECIMOSESTO.

COME S’IMPIEGA UN MAIALE E MANIERA DI SALARE LE CARNI DI MANZO E DI

VITELLO.

Lagrime di donna, fontana di

malizia.

Le famiglie che hanno la fortuna di poter allevare un maiale con buon

successo, trovano una grande fonte d’economia. Nessuna parte di questo,

all’apparenza, ignobile animale rimane infruttuosa.

I peli del maiale servono, se lunghi, come setole per i calzolai; coi

corti si fanno spazzole per lucidare gli stivali. Per staccarli bene

dalla cotenna occorre tuttavia bagnare il maiale appena macellato

con l’acqua bollente, ma ciò nuoce alla bontà della carne. Taluni

rinunziando ai peli li abbrustiano con un mazzetto di paglia accesa,

insistendo presso i piedi onde poterne staccare le unghie, poi, lavato

che sia il maiale coll’acqua calda (non bollente) lo risciacquano

coll’acqua fredda.

Questa operazione esige grandi cure.

Il sangue del maiale serve a fare i sanguinacci (vedi più oltre N.i 1 e

2).

La cotenna (i salumieri l’adoperano come ingrediente dei cotichini);

se non rimane unita al lardo, si mette come condimento negli ortaggi e

nelle minestre.

Il lardo (quando non si voglia scioglierlo insieme al grasso) si sala e

qualche volta anche si fa affumicare. Così la ventresca in cui vi sono

delle parti magre.

Il grasso che non occorre per i salati, si scioglie a norma della

ricetta N.º 4 pag. 178.

Dal frutto si conosce l’albero.

I _siccioli_, o rimasugli del grasso, servono per fare un saporito

tortino o per condire la polenta (vedi ricetta N.º 3 pag. 41).

Il grasso dei visceri, sciolto, costituisce la sugna.

Il capo del maiale serve a fare la Coppa alla romagnola, le mascelle

salate (vedi più oltre ricette N.º 3 e 8), oppure si sala colle altre

carni.

Col capo, colla cotenna e colla coppa del maiale si fanno anche i

cotichini, colle zampe i famosi zamponi ripieni di carne ecc., ma

questi sono cibi costosi.

La lingua si sala, ma si può cuocere anche a lesso.

Le orecchie si possono allestire separatamente dal resto del capo (vedi

pag. 83 ricetta N. 77).

I piedi si preparano a norma della ricetta N.º 78 pag. 83, oppure si

fanno cuocere nei cavoli, nelle rape, nel _Sauerkraut_ (crauti).

Il codino si cuoce pure negli erbaggi.

Il cervello s’impiega come quello degli altri animali, il fegato, i

polmoni, il cuore, gli arnioni si allestiscono in diverse maniere e

si devono consumare poco tempo dopo che il maiale è macellato; v’è

tuttavia chi fa cuocere il fegato nel grasso e coperto di grasso lo

conserva, oltre a ciò i tedeschi preparano col fegato e col cuore un

genere di salumeria da loro molto ricercato.

Le due coscie si possono vendere per fare prosciutti, ma esse vanno

tagliate con una certa abilità badando che la pelle sopravanzi dalla

carne e che non venga intaccato l’osso che entra nell’anca, altrimenti

i prosciutti non si conserverebbero. Cogli avambracci del maiale

disarticolati alla spalla si possono fare prosciutti piccoli, ma non è

cosa nè utile, nè economica.

Le altre parti carnose del maiale, qualora non servano a preparare

salsicce, lucaniche e salame, si salano. Ottima a salarsi è la lombata

o parte del dorso.

Le trippe e lo stomaco rovesciato e raschiato dalla pelle interna si

allestiscono come le trippe di manzo (vedi pag. 19) e si possono anche

preparare in umido come quelle di vitello (vedi pag. 71). In parecchi

luoghi si scelgono i budelli più belli per insaccarvi il rimanente

delle trippe (vedi ricetta N.º 4). Essi vanno diligentemente lavati con

acqua calda e fredda più volte e poi raschiati colla massima cura.

Finalmente gli ossi si fanno cuocere colla minestra di riso o meglio

d’orzo, ma esigono stomachi forti.

Lo sparagno è il primo guadagno.

1. =Sanguinacci.= — Quando il maiale è macellato conviene raccoglierne

diligentemente il sangue in un catino e poi smuoverlo qualche tempo

con un bastoncello a ciò, freddandosi, esso non faccia troppi grumi.

Durante quest’operazione potete versarvi 2-3 cucchiai d’olio. Si passa

quindi il sangue da un crivello onde lasciar da parte i bozzoletti che

vi si trovano, vi si aggiungono due litri di latte in cui si avranno

sfatti (cominciando con pochi cucchiai) 400-500 gr. di farina di

frumento (certuni la fanno arrostire nel grasso di maiale, però non

tanto che arrossi), 2-3 cucchiai di cipolle trite finissime e rosolate

con abbondante strutto, alcuni cucchiai di mandorle o di pinoli o di

noci pestate fine, il sale che occorre e droghe a piacere. Introducete

poi mediante l’apposito imbuto (che vi farete prestare da qualche

salumiere) il composto nei budelli più regolari del maiale stesso,

che avrete lavati diligentemente nell’acqua corrente, poi nell’acqua

calda e nella fredda daccapo e molto bene puliti e raschiati in modo

che restino trasparenti, legate questi budelli a regolari distanze con

uno spago fino, metteteli al fuoco nell’acqua fredda e, appena essa

comincia a gorgogliare, foracchiateli con uno spillo: se non danno più

traccia di sangue sono cotti. Lasciateli freddare sopra un tagliere,

poi all’occorrenza tagliateli a fette e cuocete queste ai ferri o in

tegghia con del grasso di maiale.

Per fare i sanguinacci occorre lavorare in luogo caldo a ciò il sangue

non si coaguli. Chi vuol fare sanguinacci migliori aggiunge subito il

latte al sangue e omette la farina.

Chi non vede il fondo non passi

l’acqua.

2. =Sanguinacci più fini, col riso.= — Questi sanguinacci sono meno

economici ma migliori dei precedenti. Per il sangue di un maiale

ordinario calcolate due litri di latte e fatevi cuocere 120 gr. circa

di riso, tagliate una decina di cipolle a fette, mettetele al fuoco con

un po’ d’acqua e un po’ di burro, riducetele come una pappina, unitele

mescolando al sangue e al riso intiepidito aggiungendovi circa 600 gr.

di grasso crudo di maiale tagliato fino, più sale, pepe, prezzemolo

e altre erbe, come timo e maggiorana, queste ultime rosolate in una

padella prima di pestarle (in tutto, col prezzemolo 60-70 gr.) inoltre

quelle spezie che più v’aggradano. Procedete quindi come indica la

precedente ricetta.

Per giudicare se la quantità del sale e delle spezie è sufficiente,

cuocete un cucchiaio di composto in una padella finchè prende un colore

scuro e assaggiatelo per correggerne i difetti. Tanto il sale come

le droghe devono sembrare quasi troppo abbondanti perchè durante la

cottura essi scemano d’efficacia.

Questi sanguinacci si mettono poi al fuoco nell’acqua bollente e vi si

cuociono una decina di minuti.

3. =Coppa di maiale alla romagnola.= — Spaccate a metà la testa di

maiale, estraetene gli occhi e il cervello e asportatene le guance

(parte grassa), mettetela quindi nell’acqua limpida per mezz’ora

almeno, lavandola poi per bene a ciò tutte le particelle di sangue

raggrumato vengano tolte via. Fatela quindi bollire alcune ore in

una caldaia, con acqua pura, finchè la carne si stacca facilmente

dall’osso. Se volete avere una coppa magra dovete aggiungere alla

testa dei pezzi di muscolo della spalla o d’altre parti del maiale.

Separate la carne dall’osso badando che non ve ne resti nemmeno un

pezzettino. Praticate quindi dei tagli nei pezzi più grossi per poterla

bene insaccare e, mentre è ancora calda, procedete al condimento

nelle seguenti proporzioni: sale pesto fino gr. 50, pepe rotto gr.

3 1/2, spezie miste gr. 3 1/2, carne gr. 1000. La quantità

del pepe e delle spezie può variare secondo i gusti. Mescolate tutto

insieme, procedete quindi all’insaccamento, operazione che richiede

l’intervento di due persone. Vi sarete procurato allo scopo dei budelli

di bue del diametro di 7-11 centim. lavati con acqua tiepida e poi

risciacquati con la massima cura. Legate il budello a uno dei suoi capi

e, di mano in mano che v’introdurrete la carne, foracchiate con una

forchetta o con un punteruolo la parte che si va riempiendo e fatevi

dei massaggi perchè l’aria e l’acqua escano. Finita l’insaccatura

legate strettamente il budello nella sua parte superiore, praticate

quindi con uno spago la legatura traversale allacciata ad uno spago

longitudinale. Applicate finalmente uno spago libero di rinforzo e

sostegno e appendete la coppa all’aria libera. Raffreddata che sia

pulitela esternamente, con un canevaccio, dall’untume che vi sarà

rimasto. Dopo tre giorni potete cominciare a tagliarla.

Questa coppa si conserva soltanto nella stagione fresca.

La pigrizia è la chiave della

povertà.

4. =Trippe insaccate.= — Si scelgono i budelli più grandi e più

regolari del maiale e, lavati e preparati che siano come indica la

ricetta n.º 1, si mettono da parte. Si tagliano quindi con le forbici

in lunghe liste gli altri budelli unendovi, se fosse possibile, delle

trippe di vitello freschissime, poi si mettono nel sale, misto di

spezie a piacere, vi si versa sopra qualche cucchiaio di vino bianco e

si lasciano giacere 3-4 giorni in questa marinata. Si riuniscono quindi

con cura le listarelle, si legano a metà, si ripiegano e s’introduce

l’estremità dello spago nel budello che deve servire da sacco, poi si

lega strettamente quella bocca del budello che si trova più prossima

alla legatura delle listarelle e, tenendo lo spago con una mano,

coll’altra vi si rovescia sopra come un guanto il budello praticandovi

un’ultima legatura in fondo.

Queste trippe insaccate vanno poi cotte circa quattro ore nell’acqua

drogata con sale, spezie, foglie di lauro ed erbaggi a piacere. Cotte

che siano, si sottopongono ad un peso fra due assicelle, per prepararle

poi all’occorrenza ai ferri. Affumicate si conserverebbero qualche

mese, mentre così possono durare 2-3 settimane al più, e sempre in

tempo d’inverno.

Grassa cucina, magro testamento.

5. =Salsicce di maiale.= — I budelli del maiale, essendo troppo grandi

per fare la salsiccia, vi converrà prenderli di castrato. Ricordatevi

sempre la necessità d’una scrupolosa lavatura. Il composto della

salsiccia si fa con queste proporzioni:

Chilogr. 2 di carne di maiale, 500 gr. del suo grasso crudo, 60 gr. di

sale, 2 gr. di cannella in polvere, 9 gr. di tamaro (spezie riunite),

2 gr. di badiana, acqua 1/16 di litro, se v’aggrada un po’ di formaggio

di grana. La carne, il grasso e il formaggio si macinano insieme in una

macchina dai fori grossi perchè non devono essere ridotti a poltiglia,

poi vi si aggiungono il sale, le spezie e l’acqua, e rimestata bene

ogni cosa, s’insacca il composto nei budelli dando loro una stretta

sicura collo spago fino di otto in otto centimetri. Queste salsicce

s’impiegano fresche, vedi pag. 85.

Per la macchina da tritare la carne e per l’imbuto che occorrono vi

converrà rivolgervi a qualche macellaio o salumiere. Nelle città non è

cosa facile ad ottenersi, nei paesi invece l’aiuto viene più spontaneo.

6. =«Lucaniche» di maiale.= — Prendete carne di maiale magra e grassa,

sottraetene la parte magra che deve abbondare assai e aggiungetevi il

25% del suo peso di buona carne di manzo, unitela quindi al grasso e al

lardo, pesate ogni cosa e per chilogr.

8.40 di questo composto preparate 250 gr. di sale, 10 gr. di salnitro,

30 gr. di pepe pesto, 15 gr. di polvere di garofani, 30 gr. di aglio

pesto fino. Riducete tutti gl’ingredienti (vi sono macchine apposite)

in una poltiglia uniforme, introducete questa in budelli di maiale

non troppo grossi lavati diligentemente come indica la ricetta N.º 1,

legandoli a regolari distanze collo spago.

Queste salsicce, che si gustano poi crude o cotte a piacere nei cavoli,

non si affumicano ma si asciugano alcun tempo in una camera, dove si

lasciano penetrare i raggi del sole e si fa fuoco alternativamente. Per

questa operazione delicata conviene ricorrere a gente del mestiere.

Troppo dormire fa impoverire.

7. =Salame di maiale.= — Come il composto delle lucaniche nella

precedente ricetta, soltanto prenderete il 30% della carne magra di

maiale, di carne di manzo, ometterete i garofani e sostituirete il pepe

granito al pepe pesto.

_Oppure:_ Proporzioni: carne magra di maiale (della migliore) chilogr.

2, grasso di maiale gr. 400, sale gr. 66, salnitro gr. 4, pepe gr. 6,

aglio pestato finissimo gr. 12.

Tanto per il primo come per il secondo di questi composti, ch’è

più fino, si procede a norma della precedente ricetta insaccando la

poltiglia coll’apposito arnese entro budelli più o meno grandi di bue

o di maiale preparati colla massima diligenza. La lunghezza dei salami

varia a piacere. Le estremità vanno legate con gran cura. Per asciugare

i salami serviranno le regole della precedente ricetta.

Assai sa chi non sa, se tacer sa.

Il piccolo focolare: Ricette di cucina per la massaia economa · 第 87 / 94 题