tiranneggiava tutto quel Regno; il che compassionando il giusto
Dio cotanti mali, lo fece divenire leproso. E, facendo egli la sua
principale residenza nella città di Menfi, teneva (male suo grado)
per tale infirmità, basse l'ali. Onde, per non rimaner sepolto
continovamente in cotanta miseria e calamità, fece chiamare a sè
tutti i medici del suo Regno, dicendogli:--«Procurate il modo e la
via, perchè ricuperi la mia perduta salute, che io ve ne renderò buon
guiderdone, e non poca mercede delle fatiche vostre; ma avenendo, che
ne segua il contrario, io vi giuro per la mia Corona, di farvi morire
tutti miseramente, senza havervi al mondo un minimo rispetto, cotanto
voi mi sarete in odio e disprezzo».--Udito coteste parole da uno di
loro, quale era riputato più dotto e savio de gli altri, rispose:--«Se
la vostra infermità, o Sacra Corona, ella fusse curabile, l'arte
nostra vi sarebbe giovevole e buona. Ma essendo ella una egritudine
molto difficile et inscrutabile da risanare, che appena il figliuolo
di Latona ardirebbe di prenderne la cura, imaginatevi se noi hora ne
temiamo».--Al quale il Re rispose:--«Che mi deggio hormai far de' fatti
vostri, essendo l'arte vostra manchevole nelle parti più necessarie?
Ella è adunque propriamente un aggiungere l'acqua al sale. Con tutto
ciò, io vi assegno termine di tre giorni, per cercare e trovar rimedio
tale, acciocchè io mi riveggia nel mio pristino stato, se però voi
non vorrete morire tutti di morte acerba e crudele. E per ciò fare,
io voglio, che rimanghiate tutti nel mio palazzo; e che in questi tre
giorni stieno chiuse tutte le porte, acciocchè potiate vedere meglio
e considerare la mia infirmità».--Sentendo ciò i poveri medici, io
il vi sò dire, che l'hebbero bella, e che filarono filo sottile.
Nulladimeno, fattosi avanti un intrepido vecchio, che era dietro
a tutti gli altri, gli disse:--«A volervi in somma, Sacra Corona,
guarire, io conchiudo, che al vostro dispietato male, non si trovi, se
non un rimedio solo; che è, che volendovi risanare, egli conviene, che
voi habbiate un delicato giovanetto, nato di sangue illustre; quale
fattolo svenare, vi facciate bagnar sovente il corpo con il sangue suo,
e tutte le altre parti offese. Et avenga che il rimedio sia crudele et
inhumano, non resterà però, ch'egli non vi possa risanare».--«Io non
mi curo»,--disse il Re--«di cotesta crudeltà, pur che io ne rimanga
guarito: non ripugnando legge alcuna là dove si vede la necessità,
essendo quella, che annulla e rompe ogni Decreto. In oltre la primiera
carità incomincia da sè stesso».--E dette queste parole, egli mandò a
chiamare alcuni Pirati, suoi fedeli schiavi, dicendogli:--«Amici, che
nel bisogno siete perfettamente stati lontani da gli adulatori, hora
io vederò, quale di voi mi ami».--Poscia loro narrò la sua calamità
e tutto quello, che si doveva esequire in cotanto bisogno. Sentendo
eglino il desiderio suo, risponderono con larghe e pronte parole:--«Se
la salute vostra, o Sire, ella consiste in cotesto, rendetevi sicuro,
che ben tosto voi rimanerete ubidito, e servito da noi».--E detto ciò,
si aviarono incontanente verso il mare; e, con otto legni spalmati
e provveduti benissimo di tutte le cose necessarie, si divisero in
quattro parti, navigando per diverse regioni. Il più pratico e perito
del mare, havendo buone ciurme e soldati, egli prese il camino verso
la Sicilia. E, costeggiando d'intorno l'Isola di Malta, si avenne in
un figliuolo del Re Terminione, bello et accostumato fuori di modo,
accompagnato da molte Dame e Cavaglieri, quale se n'andava sopra di
una fusta a diporto per il mare. Ma quegli, che considera i piaceri
humani, vi trovarà sempre mescolato dentro qualche amaritudine, che gli
amareggia, però non sono veri; e, quanto più si prendono dall'huomo
prontamente, tanto più lo trabbocca, e spinge in parte malvagia e
tenebrosa, che così adivenne al giovanotto, che (come io ho detto)
se n'andava sollazzando per la marina. Il che la fusta fu in modo
intorniata e stretta dal crudel Pirata, che non puotè mai trovar
riparo, nè difesa alcuna, che le giovasse, che finalmente non restasse
presa, rimanendo egli prigione con tutti i suoi. Credendo l'addolorato
padre, ch'egli fusse andato a Malta, l'attese più e più giorni. Tra
tanto, il lieto Corsale se ne ritornò con vento propizio verso il
Levante; e, giunto in Alessandria, libero da ogni periglio, vendè tutti
i prigioni ad un Ammiraglio suo amico, salvo che Lirinio, che così si
chiamava il giovanetto; quale lasciò sotto buona custodia sin tanto,
ch'egli ritornò in Menfi, che l'appresentò poi al Re, che l'hebbe molto
caro; e gli fece donare tant'oro et argento, ch'egli non si vide mai
più povero, potendo lasciar da canto il corseggiare. Or il lieto Re,
fatto chiamar a sè i Medici, loro impose, che hoggimai gli dovessero
apprestare il bagno, prima che il male (non lo potendo più sopportare)
ne prendesse maggior radici. Al quale il Medico, che gli parlò prima
del rimedio, rispose: _Come non bisognava correre così frettolosamente,
importando più il danno, che la vergogna, poi che il sangue del
giovanetto, per il timore sofferuto, era molto corrotto, vedendosi far
prigione nel proprio paese, et ivi condurre: però il bagno non gli
farebbe operazione alcuna, anzi potrebbe danneggiarlo molto. In oltre,
la stagione era contraria all'impresa. Però, che si dovesse attendere
la Primavera. E che fra tanto si dovesse trattenere il giovanetto in
dolce conversazione, nè lasciarlo patire di cosa alcuna, facendogli
ogni favore e cortesie, dandogli servitori, armi, cavalli, falconi,
sparavieri, cani, et ogni altro simile diletto e trattenimento. Et
anco infingere di volerlo maritare nella sua figliuola; poi che così
lieta speranza lo farebbe star allegro e consolato, sì come si fusse
propriamente nella patria sua. Avertendo sopra tutte le cose, che non
gli venisse mai all'orecchio il suo fine doloroso: poi che qualunque
diletto, che egli godesse, per tale raccordazione, lo tenirebbe sempre
in continue amare lagrime e sospiri; di modo, che l'opera rimarrebbe
impedita et infruttuosa._ Convinto il Re dalle tante vere et apparenti
ragioni, si fece condurre innanzi il giovanetto; e, con lusinghe e
belle parole, favellò seco buona pezza, dicendogli:--«Non pensate già,
che io vi voglia tenere come gli altri miei schiavi; havendovi io
eletto per unico herede del mio regno, se il tempo però, si come spero,
mel concederà, poi che la fama, che io ho havuta di voi, m'indusse
a farne così bella e dolce rapina.»--Soggiungendo:--«Sappiate, come
io ho solo al mondo una figliuola, molto bella e gentile, la quale
può stare perfettamente ad ogni parangone nelle sette arti liberali
e così anco in qualunque altra scienza e dottrina, chiamata Perinia,
con la quale io vi voglio maritare, per lasciare al mondo, dopo di
me, qualche rampollo».--E, per darle di ciò più maggiore speranza,
la mandò a chiamare. La quale, accompagnata dalla Regina sua madre,
comparve. All'apparire di così suprema bellezza, il giovanetto pose
in oblio ogn'altra pena et affanno, rallegrandosi grandemente fra sè,
dicendo:--«Or se costei risplende tanto in questa terrena vita mortale,
che fie mai poi il contemplare l'anima sua nel cielo? Sia pure egli
benedetto l'anno, il mese, il giorno e l'hora, nella quale io fui
legato e preso, ed ella, che cotanto m'infiamma et accende, inducendomi
in così dolce fuoco! Benedetto sia il paese e l'albergo, dove io son
giunto; e fiamma così dolce e soave, quale senza offendermi punto,
m' arde e distrugge per lei, anzi mi raviva e raccende tutto d' vn
puro et vero amore. O soavissima feruta, che io sento e patisco per
lei! O felice catena, nella quale mi ha Amore involto e legato! Non
mi sciolgere già, o fortuna, da così mia dolce e soave servitù! Non
pianger più, mio Genitore, rasciugati gli occhi e le guance, poichè le
tue lagrime sono perdute et infruttuose: ma goditi in pace il tuo bello
e lieto paese Siciliano; poi che io mi trovo lietissimo in cotesto
mio stato».--Non meno di lui, la bellissima Perinia rimase accesa del
bel giovanetto, piacendole molto il suo leggiadro sembiante e dolci
maniere. La quale, havendo già vdito dalla madre l'iniqua volontà del
Re suo Padre, rimase per buona pezza molto sospesa; considerando, come
potesse raffrenare la crudeltà paterna. Mentre che il bel giovanetto
dimorò dalla fine d'ottobre sino nel principio d' Aprile nella città
di Menfi con il petto pieno d' amorose saette, le quali l'havevan reso
così sicuro: poi che l' innamorata Perinia le faceva parere con la
sua vaga e dolce vista, lo 'nferno, il Paradiso. Il perchè, in molte
giostre e tornei, fatti per amor suo, egli rapportava sempre da quelli
la gloria e l' honore, per il quale s' augumentava vie più maggior
fuoco nella giovanetta. Giunto il tempo di sacrificarlo, per meglio
nascondere il Re la sua morte, lo mandò con la Regina e Pirinia ad
vn suo Castello fuori della Città, chiamato Monteflorido, nel quale
nell'estate vi faceva la residenza, con promissione, che tantosto
vi sarebbe anch'egli venuto, parendogli essere hoggimai il tempo
d'accompagnarlo. Onde il lieto giovane vi andò volentieri. Ma ella, che
sapeva il fine crudele e doloroso, che il Padre gli haveva preparato,
pianse fra sè grandemente; parendole, che cotesta fusse grandissima
crudeltà, che per conservare vn huomo vecchio, si dovesse così bello
giovanetto annichilare et estinguere. Or giunti nel Castello, ella
terminò di voler porre l'honore e la vita per la sua salute; onde,
trattolo a parte, le scoperse la trama del padre crudele, e che per
risanarsi voleva fare un bagno del suo sangue, soggiungendo:--«Io ve
l'haverei già detto più mesi innanzi, ma, per non cagionarvi cotanto
dolore, con grandissima fatica, me ne sono sin hora rattenuta. Ma
trovandoci noi hora in cotesto luogo, dove è il fiume Nilo, io ho
provveduto e proveggo tuttavia, per l'infinito amore, che io vi porto,
per il vostro scampo e per la nostra salute. Ma avertite di non far
poi sì, come fece Theseo verso di colei, che lo trasse di prigione;
non movendomi io per fine alcuno cattivo, ma solamente per pura pietà
e compassione, che io ho di voi; non credendo io mai, che il Cielo
mi danni o riprenda di cotesto: poichè, come si dice, _Vn pietoso
vfficio è atto e bastante a placare i Dei nel Cielo._ Ma io voglio
però, che voi mi prendiate in moglie, promettendomi con vera e pura
fede, di non spiccarne mai da me frutto, nè fiore, fin che non habbiate
fermo il piede là, dove (credendovi morto) vostro padre sospira e
piange».--Sentendo il giovanetto così dolorose novelle, rimase in così
fatto modo attonito e confuso, ch'egli perdè la favella, e dimorò
per buon spatio di tempo pensoso et addolorato. Di che l'innamorata
Pirinia vedendolo in stato tale, le disse:--«Aimè, chi v'impedisce
mai la lingua, e la voce, che voi non mi potiate rispondere? dove è
egli mai il vostro solito ardire; e le vsate forze vostre? Come è
egli mai possibile, che voi non mi favelliate?»--Alle cui dolci et
humane proposte, innalzando gli occhi ne' suoi, così gli rispose:--«Il
colore, l'ardire e le forze, anima mia, et anco quasi lo 'ntelletto,
per il grave duolo, che io ho sentito nell'animo, non vi è mancato
poco, che non mi sia morto il core nel petto. Il che ciò sarebbe
seguito, se non fussero state le vostre dolcissime parole, le quali
m'hanno fatto risuscitare da morte a vita. Perlochè io vi priego, di
non temere giamai, che io vi tradisca et abbandoni; accettandovi per
mia dilettissima e carissima sposa. E di ciò io chiamo in testimonio
gli Dei, i quali co' suoi tremendi fulmini m'ancidino, se io sarò
giamai ripugnante ad ogni minimo vostro volere».--E, ciò detto,
gli pose l'annello in dito. Conchiuso fra loro il matrimonio, ella
le diede vn pezzo d'Elitropia, dicendoli:--«Sappiate, Signore, che
cotesta nasce nell'Ethiopia, la cui virtù rende invisibile quello,
che la tiene addosso. Però gite voi per questo giardino alle sponde
del Nilo, et ivi attendetemi, sin che io ritorni da voi. E perchè
vederete venire gente in vna barchetta giuso alla seconda per il fiume,
ditegli che si fermino, che subito vi ubidiranno; e non vi partite mai
da loro, fin che voi non mi veggiate ritornata, che io non tarderò
molto».--Ond'egli si aviò incontanente verso il fiume accennatogli.
Ed ella se n'andò in camera; et vedendo dormire profondamente la
Regina sua madre, appressatasele, le pose nella veste vn certo breve,
composto a guisa di raggi solari, la cui virtù augumentava il sonno
in modo tale, che il dormiente non si poteva mai risvegliare, sin che
lo tenesse addosso. Ciò fatto, havendo anch'ella dell'Elitropia, che
la custodiva dall'esser veduta dalle cameriere, aperto ch'ebbe un
coffano pieno di gemme preciose, d'esse ne prese a sufficienza. E se
n'andò poi frettolosamente verso il Nilo, là dove era il suo sposo
nella barchetta; et entratovi dentro, spiegarono i marinai subito le
vele; et, volando a guisa di pennato strale, n'andarono giuso alla
seconda per il fiume. Di che il lieto Terminione, cangiato viso e
maniere, gli disse:--«Dove è mai egli, Pirinia mia, il Castello, che
non guari dianzi ci era a fronte? O quanto noi l'abbiamo perduto di
vista!»--Di che ella, ridendo, rispose:--«Non cercate voi di sapere
altro per adesso, poichè, volendo io, e che mi bisogna, io sò far di
molte cose, che l'istesso saperebbe far anco mia madre, se io non
l'avessi sommersa nel sonno, parendo morta veramente. Sì che voi potete
vedere quanto egli sia grande l'amore, che io vi porto, e quanto che
possono l'onnipotenti forze d'Amore».--L'addormentata Regina, trovata
a dormire dalle sue Camariere, havendola tollerata per lungo spatio
di tempo, incominciarono molto a temere di lei. Onde più e più fiate
la chiamarono e scossero, senza poterla mai far risvegliare; di che
non poco se ne isbigottirono. Et incontanente mandarono due donzelle
a chiamar Pirinia. Le quali, chiamandola per il giardino, là dove
l'havevano lasciata, e chiedendo di lei a tutti quelli del palagio,
i quali dicevano, _non haverla veduta_, cagionò loro un grandissimo
pianto. E mentre che, piangendo, la cercavano tuttavia, vennero i
Medici del Re; et, vedendo piangere ogn'vno, dimandarono quale si fusse
di ciò la cagione. A' quali le povere donzelle dissono:--«Noi non
piangemo senza cagione, non trovandosi Pirinia. Nè sappiamo, dove ella
sia andata. E la Regina è tramortita, che non può favellare».--Sentendo
ciò i Medici, andarono subito là dove era l'addormentata Regina; et
imposero alle Camariere, che la spogliassero. Le quali non così tosto
l'hebbero levata la prima veste, che il breve perdè ogni sua forza
et vigore. La quale risvegliata, si avvide, benissimo all'insolito
dormire, che Pirinia, sua figliuola, l'haveva ingannata e tradita.
Il perchè il grandissimo duolo e furore più e più volte ella si
morse le mani; e, crollando la testa, girò tanto gli occhi, che
finalmente ella trovò il breve nella veste. E conosciutolo, sì come
Maga dotta et esperta, s'avidde subito per le sue arti, che la bella
e gentile Pirinia era già lontana più di dieci leghe, navigando per
il grandissimo e corrente fiume; e che il Cielo era propitio al loro
viaggio, e che era meglio il lasciarla gire in pace, che impedirla.
Nulla di meno se ne sdegnò fuori di modo, che, essendole figliuola, et
vscita dal suo ventre, per liberar dalla morte vn huomo non conosciuto,
l'havesse tradita et abbandonata; rimproverandosi, dicendo:--«Io ho
voluta far costei più di me dotta e perita nell'arte magica, acciochè
ogn'vno dicesse apertamente, che io havessi vna figliuola, la quale
non havesse prodotta giamai la natura vna simile. Ecco hor il bel
guiderdone, ch'ella mi ha reso!»--Finalmente, vinta dal dolore e
dallo sdegno, incontanente ella fece apparire vna barchetta simile a
quella di Pirinia; e le andò dietro così velocemente, sì come gisse
mai falcone dibattendo l'ali, assediato et vinto dalla fame, sì come
fece ella seguendo la figliuola: poi che in meno di vn'hora fece più
d'ottanta miglia. Ispaventati i Medici del caso, si risolsero di
sgombrare il paese, dicendo:--«Se noi siamo ritrovati dal Re, tutte
l'offese caderanno sopra le nostre spalle: essendo cosa pessima
l'havere da far co' disperati».--E così, tutti d'accordo se ne girono
in Damasco a salvamento. Presentita la saggia Pirinia il furore, e
la vicinità della madre, l'avisò subito al suo sposo, immonendolo
di quanto egli dovesse fare, essendosi ella mossa con grandissima
comitiva di spiriti per vendicarsi di loro. Soggiungendo:--«Se l'vsato
cuore et ardire regnerà in voi, noi se n'andaremo (male grado suo)
vittoriosi et salvi. Prendete dunque l'Elitropia, che io vi diedi;
la quale, mentre che voi l'haverete adosso, non vi potrà mai veder
humana vista».--E, formato poi un circolo, le disse:--«Per qualunque
horribile e spaventosa cosa, che vi apparirà o veggiate, non vscite
mai fuori di esso, tenendo sempre in mano la vostra spada, non temendo
punto; poi che mia madre non potrà vedere se non il corpo della
barchetta: ma conoscerà però, per il grandissimo suo sapere, se sì o
no, noi vi siamo dentro, e si sforzerà di primo affronto di legare la
sua barchetta insieme con la nostra. Il che, se ciò le succedesse,
sì come ella desidera, ne rimarrebbe vana et infruttuosa ogni difesa
nostra. Però sarà il vostro dovere e carico a tenerla lontana con la
spada da noi. E non vi caglia, se gliene aviene danno alcuno, mentre
che noi rimanghiamo vincitori».--Allhora videro incontanente venire
la Regina con grandissimo rumore e fracasso di venti e procelle, che
altre simili non videro giamai nel mondo. Con tutto ciò, l'ardito
e coraggioso Terminione, attento sempre e pronto nelle difese, non
paventò nulla, nè declinò da gli ordini impostigli dalla saggia
Pirinia; attendendola coraggiosamente, a guisa di ferocissimo leone,
che attende, che il cerbio giunga al varco. Haveva già l'adirata
Regina vnite insieme le due barchette, volendole legare con una
catena di ferro nelle parti estreme, che ciò veduto dal non paventato
Terminione, gridando gli disse:--«Tu procuri di fare quello, che
non ti succederà!»--e con la spada d'vn rovescio le tagliò ambo le
mani. Quando la furibunda Regina vide multiplicato il grave danno,
priva d'ogni speranza e carica di dolore, l'incominciò a maladire,
dicendole:--«Io ti condanno, traditore, che quando tu sarai giunto
nella tua patria, la prima volta, che sarai baciato, ti scordi in tutto
e per tutto di costei».--E, dopo lo congiuro, colma di cordoglio e di
spasimo, fuggendo, rivolse subito la barchetta verso di Monteflorido
(stridendo fortemente, poichè l'ingorda Parca se l'appressava già
per darle l'vltimo crollo). Dalla quale vscita fuori, ella vi giunse
appunto il Re suo marito, che era entrato nel giardino. Al quale con
brevità di parole il tutto le fece palese, dicendole:--«Tu speravi già
di bagnar il corpo tuo brutto e lacerato nell'altrui sangue; ma colui,
che volesti far esangue, egli si è condotto con Pirinia in così fatto
modo, che perisco e moro, rimanendo tu senza moglie e senza figliuola,
ripieno di acerbissime doglie».--E, detto queste parole, ella pose il
fine al corso della vita sua, cadendo ai piedi del mesto et addolorato
marito, che non gli puotè dar soccorso alcuno, essendogli vscito da'
monchi tutto il sangue dalle vene, del quale ella era tutta lorda e
bagnata. Per la qual cosa il povero e dolente Re, veduto il strano
fine della 'nfelice Regina, rimase buona pezza isbigottito, senza
muoversi punto. E, ritornato in sè, disse:--«Niuna altra cosa non mi
ha fatto danno, se non che io volli prestare troppo fede a' Medici,
i quali, sì come io veggo apertamente, m'hanno tradito, essendosi
fuggiti; ma faccino pure quanto si vogliano, che io porrò loro cotante
reti e lacci, benchè sieno salvati in altre parti, che non potranno
fuggire dalle mani mie».--Seguirono i duo lieti amanti il loro viaggio
con allegrezza infinita, a guisa di quelli, che, vsciti fuori della
catena, ricuperano la loro perduta libertà, quali, havendo salvata
la vita, non si sovengono più di pena alcuna. E navigaron tanto, che
finalmente giunsero nel porto di Trapani, nel quale isconosciuti, vi
rimasero alcuni giorni, infingendo d'essere mercatanti fuggiti dalla
fortuna del mare. Poscia il lieto Terminione gli disse:--«Il stare
nostro così egli è un perdere il tempo. Però io ho deliberato di
lasciarvi qui con vna o due serve, sin tanto, che io vadia in Siragusa,
là dove dimora mio padre, quale non sa anco nuova alcuna di me. Et
indi poi con la commitiva di Dame e Cavaglieri, che si richiede a Dama
cotanto magnanima, sì come siete Voi, piacendo a Dio, io vi verrò a
ritrovare».--Vdendo ciò la bella Pirinia, se ne contentò, rimembrandole
l'obligo e la fede, che le diede e giurò; e ch'egli non comportasse
giamai, che lo baciasse donna alcuna; soggiungendo:--«Voi vi dovete
sovenire, che la Regina mia madre, disperata dell'impresa, vi diede la
maladittione, che, giunto che voi fusti nella Corte di vostro Padre,
non accettiate per questo rispetto bacio alcuno da qualunque donna,
per bella, ch'ella sia, e che vi s'appartenga di sangue, se voi amate
et apprezzate la persona mia. Imperocchè, non così tosto che voi fusti
baciato (che vi sarebbe però non poco biasimo) voi vi scordareste di
me».--L'allegro Terminione, che gli haveva promesso con giuramento
di non toccare mai donna alcuna se non lei, gli promisse di nuovo e
giurò di così fare. Il che chiamato a sè l'hoste, quale era huomo da
bene, gli disse:--«Voi potete acquistare un buono amico, del quale
vi giovarete e lodarete sempre, e forse più che voi non pensate, e
ciò con durare pochissima fatica, conservandomi questa mia giovane,
sino al mio ritorno, accarezzandola e servendola».--«Andate pure voi
allegramente»,--rispose l'hoste--«poi ch'ella sarà servita e custodita
da me, sì come s'aspetta all'honestà di quattro figliuole da marito,
che io ho al mondo, la più grande delle quali dimostra essere di
uno stesso tempo di lei, che non è forse men bella e leggiadra. Io
oltre, io vi prometto d'haverne il pensiero e governo, ch'ho delle
mie proprie, e di non albergare mai mercadanti forastieri, nè altri,
mentre che voi sarete lontano da noi».--Egli alhora, dopo d'haverlo
ringraziato, lagrimando quasi di tenerezza, prese congedo dalla bella
Pirinia; et imbarcatosi in vn naviglio, egli navigò tanto, che
finalmente giunse in Siragusa. Et vestitosi in guisa di mercante se
n'andò a Corte; chiedendo ad alcuni cortigiani la cagione, per che si
fussero vestiti di nero. Al quale vno di loro rispose, dicendogli:--«Tu
sei bene, amico fratello, fuori di te stesso, non sapendo caso tale!
Come può egli mai essere, che tu non habbia vdito, là dove tu sei
stato, l'horribile avenimento di Terminione, che ha perduta la vita, e
noi non sappiamo dove, nè quando? Però la Corte si è vestita tutta di
panni lugubri; e già fa l'anno, che il Re suo padre sta rinchiuso per
la morte sua, in vna camera».--Vdito da Terminione, disse:--«Io il vi
so dire, che voi piangete vno, che è vivo tuttavia. E, se il Re vuole,
io gli ne farò vedere prima che passi questo giorno. E trovandomi in
bugia, io voglio, sì come bugiardo, perdere la vita e tutti i miei
beni».--Allhora uno di loro, che era Maggiordomo del Re, sentendo
coteste parole, lo condusse subito nella camera del Re, quale era
coperta tutta di panni neri, non vi si scorgendo, se non che mestitia
infinita. Or per accertare di sè il padre, deposto Terminione l'abito
mercantile, gli si scoperse per figliuolo. Il Re, che si haveva sognato
la notte di vedere tre volte il figliuolo in habito tale, nel quale
gli si era appresentato, al primiero sguardo subito lo conobbe. Il che
lagrimando, ancorchè havesse scacciate da sè le lagrime e non sentisse
più duolo alcuno, nondimeno non le puotè rattenere per gran tenerezza,
dicendogli:--«Quale mai fortuna iniqua e ria fu quella, figliuolo mio,
che mi ti tolse?»--Et vedendo egli sopraggiungere la Regina sua madre,
ch'haveva già vdito lo arrivo suo, et lo voleva abbracciare e baciare,
sovenendosi del grave danno della sua bella Pirinia, si disciolse da
lei, dicendogli:--«Non v'incresca, io vi priego, o madre mia, se io
ricuso i vostri baci et le accoglienze vostre; nè vi dirò però la
cagione, che mi muove a ciò fare, havendo bisogno di riposare».--Vdito
ciò dalla Regina, le disse:--«Fate ciò, che vi piace, che io me ne
contento: poichè, essendo io stata vn anno intiero senza baciarvi,
io potrò ben anco dimorare vn giorno; contro però ogni mio volere,
per compiacervi».--Poscia, spogliatosi l'habito funebre, Terminione
se n'andò a riposare securamente. Nè appena hebbe chiusi gli occhi,
che la pietosa madre sopravvenne; et, vedendolo dormire soavemente,
lo baciò furtivamente, non si potendo satiare di non accarezzarlo.
Per i quali baci, ne rimase spenta in lui la sua gentile Pirinia, sì
come non l'havesse veduta giamai. Poscia risvegliato, raccontò al
Padre di punto in punto tutte le sciagure sue, senza però nominare
l'obbliata Pirinia, che le era vscita affatto dalla mente, per i baci
ricevuti dalla madre.--«Essendo, figliuolo mio, ritornato,»--disse il
Padre--«ricco di salute e povero di spoglie, ti devi però allegrare,
havendo posto il fine alle miserie tue. E, s'egli non ti spiacesse,
volentieri io ti vorrei accompagnare con una bella e ricca moglie di
stirpe illustre, et herede di tutta la Sardigna, e per molti bei e rari
costumi, sì come il sole, risplendente».--Egli alhora, che punto non
si rimembrava della sua vaga Pirinia, rispose, _di esequire ogni suo
volere_. La Regina, desideratissima delle nozze, sollecitava il marito,
acciocchè si dovesse subito conchiudere il matrimonio, e mandare per
la sposa, senza di attendere, che altri la chiedesse in moglie. Sopra
di che mandò il Re incontanente quattro ambasciatori per trattare e
terminare il parentato. I quali, senza molta difficoltà, in nome di
Terminione, le dierono la mano; rimanendo uno di loro Luogotenente
di Sardigna, confermato da tutti i vassalli e paesani con infinita
allegrezza e soddisfatione; e gli altri tre s'imbarcaron poi con la
bella sposa, con molto tesoro e pompa, accompagnata da cinquanta
cavaglieri, più ricchi e nobili di tutta l'Isola. Or havendo anteveduto
la leggiadra Pirinia l'affronto, che ne doveva ricevere dal marito,
frettolosamente ella dipartì da Trapani. Et prima che si licentiasse
dal buon hoste, le fu cortese e donò tanto, ch'egli puotè benissimo
maritar le figliuole. E salita poi con due serve nella barchetta, le
fece fare cose maravigliose, et in un baleno ella giunse in Siracusa.
E fra i più nobili della città ella prese a pigione un bellissimo
palagio, molto dissimile però dal suo, ch'haveva nell'Egitto, havendo
più rispetto alla necessità sua, per il caso adivenuto, che alla
grandissima sua nobiltà; dimorando in quella Città, nella quale non si
poteva dar altra donna, che lei il preggio di singolare beltà, per la
quale molti ardevano e consumavano per suo amore. E fra gli altri, ci
erano tre baroni de' più principali della Città, più ricchi e favoriti