SCENA II.

ALCIBIADE e CARICLE soldato.

CARIC. (_venendo dalle tende dei duci, con deferenza rispettosa_)

Salve, Alcibiade! I duci han lasciato ora appunto le mense. Essi ti

pregano di attenderli. Fra brevi istanti saranno qui. (_Alcibiade lo

guarda serio e torvo, senza risponder parola. Il soldato lo osserva_)

Ma tu devi aver corso per ben lungo cammino: sei trafelato, polveroso,

grondante di sudore: sarai sfinito dalla stanchezza e dalla arsura.

Questo è licor pretto di Chio, di quello che bevono i duci: qui, al

campo, la sete non si patisce. Su, Alcibiade, ristorati... (_Alcibiade

non risponde, ma scaglia a terra con moto violento d’ira il corno

che il soldato gli presenta. Càricle rimane a tutta prima attonito e

interdetto: poi tranquillamente va a raccogliere da terra il corno, ne

succhia gli ultimi sgoccioli, e si volge ad Alcibiade con accento calmo

e rispettoso_) Ti sapevo superbo, Alcibiade!... Ma se meco sdegnavi

di bevere, perchè sono un povero soldato, invece di gettarlo, potevi

lasciarlo per me!... (_s’allontana lentamente_)

ALCIB. (_scosso dall’atto calmo e dalle parole calme del soldato_) È

più savio di me!... E così ti prepari, Alcibiade, a vincere l’orgoglio!

Olà!... (_forte al soldato, richiamandolo_)

CARIC. (_soffermandosi_) Che vuoi?

ALCIB. Come ti chiami?

CARIC. Càricle, figlio di Agórato, peanéo.

ALCIB. (_alzandosi e movendo a lui_) Càricle, fosti meco cortese, ed

io, senza volerlo, ti offesi. Ma quel vino... il banchetto dei duci...

mi avevan richiamato pensieri irritanti. Perdonami.

CARIC. (_intenerito, confuso_) Che?!... tu... Alcibiade?...

ALCIB. (_affabilissimo_) Io Alcibiade, figlio di Clinia, prego te,

Càricle, figlio di Agòrato, a perdonarmi, e ad accettare in segno del

tuo perdono lo scambio delle nostre spade...

CARIC. Ma ti pare! la tua è ricca, di squisito lavoro; la mia, affatto

ordinaria! Il baratto di Glauco e Diomede...[523]

ALCIB. Sarò allora io Diomede; perchè son io che guadagno nel cambio.

L’amicizia d’un valoroso vale ben più che l’oro di quest’elsa.

Accettala dunque... o crederò...

CARIC. Accetto! accetto!... (_fan lo scambio delle spade_) E pregherò i

Numi che ti salvino!

ALCIB. No! no! non pregarli per me! (_con voce tristissima_) Pregali

per Atene che muore!... (_s’allontana da lui_)

CARIC. (_seguendolo dello sguardo, con aria di stupefazione_) Che cosa

dice?... (_guarda alternativamente Alcibiade e la daga avuta da lui,

e scrolla il capo_) L’aria di Tracia gli deve aver dato al cervello...

Peccato!... un così bravo capitano!... (_va via, guardando Alcibiade e

tentennando del capo, mentre Alcibiade si è immerso di nuovo ne’ suoi

pensieri_)

Alcibiade · 第 259 / 286 题