ALCIBIADE e CARICLE soldato.
CARIC. (_venendo dalle tende dei duci, con deferenza rispettosa_)
Salve, Alcibiade! I duci han lasciato ora appunto le mense. Essi ti
pregano di attenderli. Fra brevi istanti saranno qui. (_Alcibiade lo
guarda serio e torvo, senza risponder parola. Il soldato lo osserva_)
Ma tu devi aver corso per ben lungo cammino: sei trafelato, polveroso,
grondante di sudore: sarai sfinito dalla stanchezza e dalla arsura.
Questo è licor pretto di Chio, di quello che bevono i duci: qui, al
campo, la sete non si patisce. Su, Alcibiade, ristorati... (_Alcibiade
non risponde, ma scaglia a terra con moto violento d’ira il corno
che il soldato gli presenta. Càricle rimane a tutta prima attonito e
interdetto: poi tranquillamente va a raccogliere da terra il corno, ne
succhia gli ultimi sgoccioli, e si volge ad Alcibiade con accento calmo
e rispettoso_) Ti sapevo superbo, Alcibiade!... Ma se meco sdegnavi
di bevere, perchè sono un povero soldato, invece di gettarlo, potevi
lasciarlo per me!... (_s’allontana lentamente_)
ALCIB. (_scosso dall’atto calmo e dalle parole calme del soldato_) È
più savio di me!... E così ti prepari, Alcibiade, a vincere l’orgoglio!
Olà!... (_forte al soldato, richiamandolo_)
CARIC. (_soffermandosi_) Che vuoi?
ALCIB. Come ti chiami?
CARIC. Càricle, figlio di Agórato, peanéo.
ALCIB. (_alzandosi e movendo a lui_) Càricle, fosti meco cortese, ed
io, senza volerlo, ti offesi. Ma quel vino... il banchetto dei duci...
mi avevan richiamato pensieri irritanti. Perdonami.
CARIC. (_intenerito, confuso_) Che?!... tu... Alcibiade?...
ALCIB. (_affabilissimo_) Io Alcibiade, figlio di Clinia, prego te,
Càricle, figlio di Agòrato, a perdonarmi, e ad accettare in segno del
tuo perdono lo scambio delle nostre spade...
CARIC. Ma ti pare! la tua è ricca, di squisito lavoro; la mia, affatto
ordinaria! Il baratto di Glauco e Diomede...[523]
ALCIB. Sarò allora io Diomede; perchè son io che guadagno nel cambio.
L’amicizia d’un valoroso vale ben più che l’oro di quest’elsa.
Accettala dunque... o crederò...
CARIC. Accetto! accetto!... (_fan lo scambio delle spade_) E pregherò i
Numi che ti salvino!
ALCIB. No! no! non pregarli per me! (_con voce tristissima_) Pregali
per Atene che muore!... (_s’allontana da lui_)
CARIC. (_seguendolo dello sguardo, con aria di stupefazione_) Che cosa
dice?... (_guarda alternativamente Alcibiade e la daga avuta da lui,
e scrolla il capo_) L’aria di Tracia gli deve aver dato al cervello...
Peccato!... un così bravo capitano!... (_va via, guardando Alcibiade e
tentennando del capo, mentre Alcibiade si è immerso di nuovo ne’ suoi
pensieri_)