Detti meno TRASILLO.
CIM. (_è rimasto nel frattempo in disparte con aria pensierosa di
rincrescimento: partito Trasillo, si accosta ad Alcibiade e gli parla
con voce piana, insinuante_) Lo hai accolto molto male... quel povero
Trasillo!... (_Alcibiade non risponde, in preda a interna violenta
lotta; ha il volto scuro, le braccia conserte, lo sguardo a terra.
Cimoto incoraggiato dal suo silenzio, e come cercando di scrutarne
l’animo, prosegue_) È andato via atterrito e mortificato..., e Giove
mi renda cieco, se non mi è parso vedergli cader due grosse lagrime
dagli occhi... Alcibiade, permetti una parola al tuo buon Cimoto?
(_Alcibiade non risponde, nè cambia positura. Cimoto, più incoraggiato,
prosegue_)... Atene ti ha fatto molti torti, ma è pur sempre la terra
dove sei nato: e non tutti i perversi sono Atene. Io so che tu l’ami,
tuo malgrado... Vedi, tu sei più buono che non vuoi parere, e forse già
ti rincresce di esserti lasciato trasportare. (_Alcibiade fa un gesto
vivissimo, come indispettito d’aver lasciato trasparire la interna
commozione_) Qualora i tuoi concittadini, ravvedendosi, pensassero...
ALCIB. (_rompendo bruscamente il silenzio_) Qualora pensassero che le
tue ciancie han finito per un pezzo di importunarmi, per i fulmini di
Giove, avranno detto il vero, se tu mi parli ancora una volta di Atene.
(_Cimoto si ritrae mortificato e addolorato_)