SCENA V.

Detti meno TRASILLO.

CIM. (_è rimasto nel frattempo in disparte con aria pensierosa di

rincrescimento: partito Trasillo, si accosta ad Alcibiade e gli parla

con voce piana, insinuante_) Lo hai accolto molto male... quel povero

Trasillo!... (_Alcibiade non risponde, in preda a interna violenta

lotta; ha il volto scuro, le braccia conserte, lo sguardo a terra.

Cimoto incoraggiato dal suo silenzio, e come cercando di scrutarne

l’animo, prosegue_) È andato via atterrito e mortificato..., e Giove

mi renda cieco, se non mi è parso vedergli cader due grosse lagrime

dagli occhi... Alcibiade, permetti una parola al tuo buon Cimoto?

(_Alcibiade non risponde, nè cambia positura. Cimoto, più incoraggiato,

prosegue_)... Atene ti ha fatto molti torti, ma è pur sempre la terra

dove sei nato: e non tutti i perversi sono Atene. Io so che tu l’ami,

tuo malgrado... Vedi, tu sei più buono che non vuoi parere, e forse già

ti rincresce di esserti lasciato trasportare. (_Alcibiade fa un gesto

vivissimo, come indispettito d’aver lasciato trasparire la interna

commozione_) Qualora i tuoi concittadini, ravvedendosi, pensassero...

ALCIB. (_rompendo bruscamente il silenzio_) Qualora pensassero che le

tue ciancie han finito per un pezzo di importunarmi, per i fulmini di

Giove, avranno detto il vero, se tu mi parli ancora una volta di Atene.

(_Cimoto si ritrae mortificato e addolorato_)

Alcibiade · 第 253 / 286 题