SCENA V.

TIMANDRA, ALCIBIADE, e in disparte CIMOTO.

ALCIB. (_Alcibiade segue gli amici dello sguardo fin che sono usciti,

poi si volge a Timandra_) Quanti dì sono, o Timandra, da che lasciai

fra le ovazioni Atene?

TIMAND. Partimmo alla luna nuova di Targelione. Son sedici dì.

ALCIB. (_conducendola verso la tenda_) Questa dunque che or si leva

tranquilla dall’onde del mare di Icaro[460] è ancora la luna del mese.

Pare che gli amori del popolo di Atene si mutino più presto della

luna... e che un altro Icaro sia giunto a questi lidi. (_le porge il

foglio a leggere_)

TIMAND. (_leggendo concitatissima_) «Socrate rifiuta i doni di

Alcibiade nei giorni del trionfo per avere il diritto d’essergli

amico nei giorni dell’infortunio. La disfatta di Antioco è qui nota:

i tuoi nemici ne han versata la colpa su te. Il popolo ti ha deposto

dal comando e ti chiama a rendergli conto. Persuaso da’ tuoi successi

che tu devi e puoi vincere sempre, se il vuoi,[461] esso ti imputa

la sventura a tradimento. Gli inviati del popolo son partiti già.»

(_Timandra lascia cadere, affranta di dolore, il foglio_)

ALCIB. (_con accento amarissimo_) Liba dunque ancora agli Dei! Insegui

la gloria! Timandra, sono i vantaggi della gloria, questi!

TIMAND. Ed ora che pensi?

ALCIB. Aspettar gli inviati forse? Subir lo scorno della destituzione

in faccia a’ miei soldati? Seder umile sopra gli altari, col ramoscello

dei supplici in mano;[462] portar ad Atene, in atto dimesso, questa

fronte, che vi apparve or son pochi giorni cinta del lauro de’

trionfatori? Oh, no, per i Numi! questa soddisfazione non l’avranno!

Gli oboli della paga ai giudici che devono sentenziar di Alcibiade non

son coniati ancora.

TIMAND. (_con accento angoscioso_) Oh Alcibiade! ricordati di Catania!

ALCIB. Rassicurati. L’ingratitudine e l’invidia mi ritrovano oggi ben

più forte di allora. Allora era la fama che mi rubavano: oggi è di

questa che mi fanno una colpa. Allora mi toglievano un nome: oggi non

possono togliermi più che il comando... o la vita anche; perchè oggi,

se anco morissi, ricorderebbe il mondo che c’è stato un Alcibiade.

Tu vedi che mi basta, e che non ho più bisogno di una colpa per

vendicarmi.

TIMAND. E dunque?

ALCIB. E dunque questa spada che brillò al sole delle battaglie, ne

faremo un prosaico spiedo da infilzar selvaggina! Atene non la vuole;

non l’avrà più; la cercherà un giorno, e non l’avrà più.[463] (_Nel

discorrere la voce di Alcibiade è calma e ferma: ma d’una fermezza

artefatta e forzata che ha le lagrime in fondo: Alcibiade parla quasi

fra sè. Cimoto dal fondo ascolta e asciuga le lagrime_) Lascerò la

flotta e i compagni d’arme; andrò in luogo dove più nulla di Atene mi

tocchi; dove, se è possibile, non oda nemmeno parlarne... Invece di

inseguire Spartani, inseguirò camosci; vivrò, non più di gloria e di

battaglie... ma di caccia e di pesca, di memorie e di sogni... come un

téssalo pastore. In Tracia o in Persia vado..., in terra che d’ingrati

non sia.[464]

TIMAND. Solo?

ALCIB. Anche solo...

TIMAND. Oh, purchè non sia contro Atene, contro le Erinni e contro le

Parche, io ti seguo!

ALCIB. E vieni allora! Traverseremo il campo, fino alla spiaggia,

frammezzo alle coorti che riposano nel sonno... (_Cimoto esce di

scena_) Addio (_guardando fuori della tenda_), compagni di fatiche,

di gloria e di pericoli, coi quali speravo combatter l’ultima pugna!

Addio, limpide noti del cielo di Jonia che ieri ancora sorridevate

al mio destino!... Vedi, o Timandra, la sera com’è serena; le stelle

risplendono nel profondo azzurro, come se illuminassero, non la caduta

di Alcibiade e la fuga di un proscritto, ma la passeggiata felice di

due felici amanti... Non ti sembran beffarde, o Timandra, le stelle?

(_a questo punto la fermezza e l’ironia forzata abbandonano Alcibiade:

e la sua voce, già fatta tremante dall’interna emozione, si rompe in

uno sfogo di pianto_) È troppo! è troppo!

TIMAND. (_accorrendo a lui con voce affettuosa_) Alcibiade!...

ALCIB. (_rasciuga le lagrime e si leva con impeto, come vergognandosi

del proprio sfogo_) Andiamo! Andiamo! il tempo corre!... in sella e al

lido!

Alcibiade · 第 219 / 286 题