Detti, meno il Messo.
TIMAND. (_a parte seguendo ansiosa dello sguardo Alcibiade_) Numi!...
che sarà mai? Io tremo.
ALCIB. (_spiegando lentamente il papiro_) Socrate mi scrive? Bizzarro
uomo!... Il dì del mio trionfo, mentre tutti mi acclamavano, egli solo
si tenne in disparte: oggi mi scrive. Si fa vivo soltanto nei giorni
di sventura, costui?... (_legge e dà segni improvvisi di sorpresa,
concitazione, ira, dolore: poi si ricompone forzatamente in calma_)
TIMAND. (_avvicinandosegli e guardandolo ansiosa_) Alcibiade, ebbene?
ALCIB. (_con calma forzata_) Ebbene... nulla è mutato. Noi partirem
stanotte. (_si volge agli altri_) Andate a dar gli ordini. (_Conone,
Eufemo escono, Cimoto accenna anch’egli di uscire, ma si sofferma
esitante sulla soglia, non visto_)