SCENA IV.

ALCIBIADE, ANTIOCO, poi TIMANDRA.

ALCIB. (_appena uscito il popolo, si volge vivissimamente, a mezza

voce, ad Antioco_) Oh Antioco! hai visto chi c’era presso il tempio di

Teseo?

ANT. Se ho visto! Glicera! E la ti guardava!

ALCIB. Come s’è fatta bella! Povera Glicera! Mezzo nascosta, là, tra la

folla, colle spalle a una colonna del tempio, la mi fissava in volto

quei suoi grandi occhioni... affè di Giove, non ho avuto coraggio di

sostenerne l’incontro! Sulle labbra pareva errarle un mesto sorriso,

e nell’angolo dell’occhio, ai raggi del sole che la investivano, m’era

parso veder luccicare una lagrima... Povera fanciulla! Dei torti... e

grossi... ne ho avuti con lei...

ANT. (_sorridente_) Poichè lo confessi... è già qualche cosa...

ALCIB. (quasi fra sè, pensieroso) Mi avesse almeno perdonato!...

ANT. Del resto, io non solo l’ho vista, ma le ho parlato...

ALCIB. (_con impeto vivissimo_) Tu! Come! Quando? Che ti disse? Che ti

disse!

ANT. Poi ch’io, vedendola, la salutai per nome, e me le accostai

stendendole la mano, ella la strinse e mi rispose: _Saluta Alcibiade

vincitore, per mio marito Carmide e per me_.

ALCIB. Questo?... (_detta questa parola con impeto vivissimo, soggiunge

subito, lento e con malumore_) È un po’ poco.

ANT. Confessa che sarebbe indiscreto, ne’ tuoi panni, il pretender di

più...

ALCIB. (_sospirando_) È vero! hai ragione! Ma!... Destino!... Foss’ella

almeno felice!

ANT. Mi hanno assicurato che col suo Carmide lo sia.

ALCIB. Tu dici? Ed io giurerei che non le sono uscito interamente

dall’anima. Quegli occhioni! quella lagrima! quel sorriso! Come s’è

fatta bella! come s’è fatta bella!... (_succede una lunga pausa,

durante la quale Alcibiade sembra vada parlando e pensando fra sè, come

profondamente assorto_)

ANT. Che pensi, Alcibiade?

ALCIB. (_riscotendosi e riprendendo il far vivace di prima_) Penso

che Amore è un Dio bizzarro ed ingiusto: poichè mi dice il cuore

che nessuna persona al mondo io sarei stato capace di amar quanto

Glicera... ah! (_mentre sta per finire la frase, s’accorge in questa

punto di Timandra, la quale si è affacciata sulla soglia della

casa di Alcibiade: e lo guarda sorridente. Alcibiade corre a lei

vivissimamente, con trasporto affettuoso, e l’abbraccia, intanto

che rivolto sorridente ad Antioco, continua, correggendola, la frase

sospesa_)... se non amassi Timandra! (_mentre bacia di nuovo Timandra,

ancora rivolto ad Antioco, corregge anche l’altra frase di prima_) Non

mi diceva nulla il cuore, sai! Non mi diceva nulla! (_a Timandra_)

Oh mia Timandra! (_in questo punto Cimoto, che era entrato nella

casa d’Alcibiade e poi ne è uscito, conduce Antioco via, facendogli

intendere un po’ comicamente che è meglio lasciar Alcibiade e Timandra

soli_).

TIMAND. Che stavi dicendo ad Antioco, Alcibiade?

ALCIB. Oh nulla, nulla! Dicevo (_sorridente in viso, e con accento

dolce, poetico, amorosissimo_) che Amore è vita del mondo, è luce di

Olimpo, è fiamma di mille colori, è celeste armonia di mille suoni;

e che il prisma del cuor d’Alcibiade ha una faccia per ognuno de’

suoi raggi e la sua anima ha un’eco per ognuna delle sue note divine;

risponde capricciosa ora all’una, ora all’altra; riflette, cangiandosi,

or l’uno, or l’altro colore, — va scherzando, instabile sempre, di

canzone in canzone, di luce in luce; ma che tutti quei suoni diversi si

fondon pur sempre qua dentro in una armonia ineffabile e sola, e tutti

quei raggi non vi forman che un fascio ed una fiamma sola; l’armonia

della tua voce, o mia Timandra, la fiamma del tuo sguardo, anima mia!

(_abbracciandola con trasporto vivissimo_)

TIMAND. (_affettuosa_) Cattivo!

ALCIB. Fedele, vuoi dire!

TIMAND. E di’, sei contento, ora, Alcibiade?

ALCIB. (_con affetto ed espansione di gioia_) Oh Timandra! mi hanno

parlato di Armodio!

TIMAND. T’ho preceduto nella casa tua, per essere, non veduta,

testimone del tuo trionfo, e gustarne liberamente da sola, nel segreto

dell’anima, tutta la gioia. Questi applausi e questi evviva che

portavano alle stelle il tuo nome, hanno fatto balzare di ineffabile

orgoglio e di voluttà sovrumana il cuore della tua Timandra. Sii

benedetto per quest’ora che mi donasti! (_lo bacia con trasporto_) Era

così ch’io ti sognai!... Sei contento?

ALCIB. Mel chiedi?! È il dì più bello della mia vita questo, e a te, a

te sola, mia Timandra, lo devo...

TIMAND. E al tuo valore. Guarda chi viene.

Alcibiade · 第 202 / 286 题