ALCIBIADE, ANTIOCO, poi TIMANDRA.
ALCIB. (_appena uscito il popolo, si volge vivissimamente, a mezza
voce, ad Antioco_) Oh Antioco! hai visto chi c’era presso il tempio di
Teseo?
ANT. Se ho visto! Glicera! E la ti guardava!
ALCIB. Come s’è fatta bella! Povera Glicera! Mezzo nascosta, là, tra la
folla, colle spalle a una colonna del tempio, la mi fissava in volto
quei suoi grandi occhioni... affè di Giove, non ho avuto coraggio di
sostenerne l’incontro! Sulle labbra pareva errarle un mesto sorriso,
e nell’angolo dell’occhio, ai raggi del sole che la investivano, m’era
parso veder luccicare una lagrima... Povera fanciulla! Dei torti... e
grossi... ne ho avuti con lei...
ANT. (_sorridente_) Poichè lo confessi... è già qualche cosa...
ALCIB. (quasi fra sè, pensieroso) Mi avesse almeno perdonato!...
ANT. Del resto, io non solo l’ho vista, ma le ho parlato...
ALCIB. (_con impeto vivissimo_) Tu! Come! Quando? Che ti disse? Che ti
disse!
ANT. Poi ch’io, vedendola, la salutai per nome, e me le accostai
stendendole la mano, ella la strinse e mi rispose: _Saluta Alcibiade
vincitore, per mio marito Carmide e per me_.
ALCIB. Questo?... (_detta questa parola con impeto vivissimo, soggiunge
subito, lento e con malumore_) È un po’ poco.
ANT. Confessa che sarebbe indiscreto, ne’ tuoi panni, il pretender di
più...
ALCIB. (_sospirando_) È vero! hai ragione! Ma!... Destino!... Foss’ella
almeno felice!
ANT. Mi hanno assicurato che col suo Carmide lo sia.
ALCIB. Tu dici? Ed io giurerei che non le sono uscito interamente
dall’anima. Quegli occhioni! quella lagrima! quel sorriso! Come s’è
fatta bella! come s’è fatta bella!... (_succede una lunga pausa,
durante la quale Alcibiade sembra vada parlando e pensando fra sè, come
profondamente assorto_)
ANT. Che pensi, Alcibiade?
ALCIB. (_riscotendosi e riprendendo il far vivace di prima_) Penso
che Amore è un Dio bizzarro ed ingiusto: poichè mi dice il cuore
che nessuna persona al mondo io sarei stato capace di amar quanto
Glicera... ah! (_mentre sta per finire la frase, s’accorge in questa
punto di Timandra, la quale si è affacciata sulla soglia della
casa di Alcibiade: e lo guarda sorridente. Alcibiade corre a lei
vivissimamente, con trasporto affettuoso, e l’abbraccia, intanto
che rivolto sorridente ad Antioco, continua, correggendola, la frase
sospesa_)... se non amassi Timandra! (_mentre bacia di nuovo Timandra,
ancora rivolto ad Antioco, corregge anche l’altra frase di prima_) Non
mi diceva nulla il cuore, sai! Non mi diceva nulla! (_a Timandra_)
Oh mia Timandra! (_in questo punto Cimoto, che era entrato nella
casa d’Alcibiade e poi ne è uscito, conduce Antioco via, facendogli
intendere un po’ comicamente che è meglio lasciar Alcibiade e Timandra
soli_).
TIMAND. Che stavi dicendo ad Antioco, Alcibiade?
ALCIB. Oh nulla, nulla! Dicevo (_sorridente in viso, e con accento
dolce, poetico, amorosissimo_) che Amore è vita del mondo, è luce di
Olimpo, è fiamma di mille colori, è celeste armonia di mille suoni;
e che il prisma del cuor d’Alcibiade ha una faccia per ognuno de’
suoi raggi e la sua anima ha un’eco per ognuna delle sue note divine;
risponde capricciosa ora all’una, ora all’altra; riflette, cangiandosi,
or l’uno, or l’altro colore, — va scherzando, instabile sempre, di
canzone in canzone, di luce in luce; ma che tutti quei suoni diversi si
fondon pur sempre qua dentro in una armonia ineffabile e sola, e tutti
quei raggi non vi forman che un fascio ed una fiamma sola; l’armonia
della tua voce, o mia Timandra, la fiamma del tuo sguardo, anima mia!
(_abbracciandola con trasporto vivissimo_)
TIMAND. (_affettuosa_) Cattivo!
ALCIB. Fedele, vuoi dire!
TIMAND. E di’, sei contento, ora, Alcibiade?
ALCIB. (_con affetto ed espansione di gioia_) Oh Timandra! mi hanno
parlato di Armodio!
TIMAND. T’ho preceduto nella casa tua, per essere, non veduta,
testimone del tuo trionfo, e gustarne liberamente da sola, nel segreto
dell’anima, tutta la gioia. Questi applausi e questi evviva che
portavano alle stelle il tuo nome, hanno fatto balzare di ineffabile
orgoglio e di voluttà sovrumana il cuore della tua Timandra. Sii
benedetto per quest’ora che mi donasti! (_lo bacia con trasporto_) Era
così ch’io ti sognai!... Sei contento?
ALCIB. Mel chiedi?! È il dì più bello della mia vita questo, e a te, a
te sola, mia Timandra, lo devo...
TIMAND. E al tuo valore. Guarda chi viene.