ALCIBIADE, TIMANDRA, poi BRASIDA.
ALCIB. (_fra sè, gli occhi a terra, senza accorgersi di Timandra_)
Ebbene? mi lascerò spaventare dalle parole di una donna? È donna anche
la coscienza. Poi il dado è gettato: questi Spartani si son fidati
in me. Tradir loro, dopo aver tradito i miei?... Sarei traditore
due volte... basta una! (_a voce forte, ma sempre cupo ed assorto_)
Brasida!
BRAS. (_si affaccia con piglio soldatesco sulla soglia e si avanza
verso Alcibiade. È in costume completo di guerriero spartano: lunga
asta[393] e siéla,[394] scudo di pelli ampio e rotondo a correggie[395]
e recante sull’esterno un_ Λ _iniziale di Lacedemone;[396] veste rossa
sotto la corazza di feltro;[397] calotta di feltro in capo_).[398] Son
qui.
ALCIB. (_senza guardarlo, gli occhi a terra, come vergognoso del
proprio atto, gli stende lentamente col braccio il papiro contenente
l’ordine scritto_) Eccoti l’ordine per la flotta fenicia. Partirai oggi
stesso precedendomi... (_alza lo sguardo su di lui nel consegnargli il
papiro che l’altro prende, salutando militarmente, e in quel punto si
accorge di Timandra, che lo guarda severa, le braccia conserte, quasi
in aria di sfida_) Tu qui ancora?...
TIMAND. (_con calma sarcastica_) M’hai detto di restare!... (_cambiando
intonazione di voce, e assumendo un accento amorevole, si avanza verso
Brasida, mentre Alcibiade rimane visibilmente sconcertato_) Brasida, tu
porti un nome glorioso.[399] Hai molte cicatrici. Quante campagne?
BRAS. (_con accento asciutto, laconico_) Sette.
TIMAND. Quante corone?