CIN. In prestito, perchè Filurgo non resti senza eredi onorati.
Un servizio tra amici. Che male c’è in questo? È una legge di
Licurgo.[348]
CIM. (_dà uno sbalzo per lo stupore_) Eh...? (_fra sè_) (E la mia
Filumena voleva la portassi a Sparta!)
CIN. Ma sicuro! Eh, le donne non sono qui da noi quel che lassù, da
voi altri, ad Atene. Licurgo, sì, ne ha fatto quello che la donna deve
essere. Voi altre le adoperate per arredi della casa; noi ne facciamo
delle madri di Spartani. Le vostre, rinchiuse da piccole,[349] vengono
su marmottine, non ad altro istrutte che a far di cucina, sorvegliar le
guattere, lavorar di conocchia e di telaio: sicchè per iscambiare due
parole di proposito, vi bisogna andar fra le cortigiane; e imprecate
il rigor delle leggi che vi obbligano a dormir colla moglie almeno tre
volte al mese![350] Intanto, la malizia del sesso, le vostre pudibonde
verginelle la impiegano a fare in privato quel che non possono in
pubblico: e mentre le castigate se appena si mostrino la rara volta
per via non vestite con tutta la decenza, nel fondo de’ ginecei le
si danno a lascivie di ogni sorta, che solo Venere Pandemia[351] le
sa. Le nostre, da giovinette, danzano nude, cantano nude in pubblico,
in cospetto degli uomini:[352] e crescono più caste e più virtuose
delle vostre. Le van libere in giro, si mischiano cogli uomini,
attendono ai loro stessi esercizii, alla corsa, alla lotta;[353] e
lascian la conocchia alle serve e s’intendon di studj e di affari
dello Stato.[354] Voi custodite ad Atene le mogli vostre con sigilli,
chiavistelli, chiavi segrete di Laconia e cani molossi per far paura ai
drudi:[355] ed elle si vendicano, giocando di furberia per tirarseli
in casa:[356] e si ungono d’aglio perchè il marito non pigli sospetto
quando torna dalla guardia delle mura e regalan le carni alle mezzane
nelle feste Apaturie,[357] dicendo che il gatto le ha portate via. Se
poi la moglie è savia, e dolce e casta, e si porta da brava la casa
sulle spalle come le lumache, e ama il marito, e non brama farsi veder
che da lui, — allora il marito ringrazia gli Dei che gli han dato una
moglie così virtuosa... e sbadigliando va da un’etéra a cacciar la
noia del matrimonio. Qui i mariti, invece di annoiarsi, cercano al
matrimonio le illusioni e la voluttà del primo amore: perchè Licurgo
nostro ha provveduto che la luna di miele non la consumin da ingordi: e
colle spose non ponno ritrovarsi che di nascosto, e di sotterfugio, e
soltanto allo scuro.[358] Ma dei figli delle donne vostre, per un che
si chiama Alcibiade, cento si chiamano Clistene, il damerino:[359] i
figli delle nostre... (_con accento di orgoglio e gravità_) si chiamano
tutti — Leonida!
CIM. Leonida? già! già! (_fa colle dita il gesto mimico di chi ruba_)
Hai finito? E con questa parlantina sei di Laconia tu — e stai a
Sparta?
CIN. Sono di Sparta — ma fui un pezzo ad Atene. E Alcibiade ancora non
giunge...
CIM. Sai quel ch’hai a fare? là ci son le tavolette.[360] Lasciagli
scritto quel che vuoi — e torna più tardi...
CIN. Grazie, Cimoto! Perchè infatti il tempo corre ed oggi ho a far
sacrificio[361] (_mostrando una focaccia che ha portato con sè_) e ho
ancora questa focaccia[362] a portar via.