TIMAND. (_con voce lenta, dolcissima_) Tu vedi, Alcibiade, che _non
tutti_ i sacerdoti bestemmiano i Numi!... Alcibiade, fu santa la
risposta di costei: compenserebbe essa sola il bando d’Atene. M’avean
detto in Atene che un dì tu l’amasti, la giovane Teano...
ALCIB. Io?
TIMAND. Mi fu detto. Vi è male in questo?...
ALCIB. Fu il sogno purissimo di un’ora, nel mattino de’ miei dì. Tutta
la sua storia fu... un bacio. Ci vedemmo, ci separammo. Io mossi ad
Olimpia, ai grandi clamori della vita. Ella all’altare. Povero giglio!
Non lo toccai. Era troppo puro per me.
TIMAND. (_con accento di rimprovero_) Sei _cortese_, Alcibiade!...
ALCIB. O Timandra, perdona! Non il cuore ti offese. Ma tu sei forte, e
la tua anima è ardente come il sole di Grecia. Queste febbri, che sono
la mia vita e la tua, non erano per quel gracile fiore. (_prendendole
una mano, con voce affettuosa_) Era un giglio; tu la rosa superba...
TIMAND. Adulatore...
ALCIB. (_con voce mesta e commossa_) Povera Teano! Il giorno che
partii, mi dissero ch’ella era inferma, e non potei salutarla. Dal
suo letto di dolore si è ricordata di me. Oh, sì, Timandra, hai
ragione! tutte le maledizioni sacerdotali non valgono questa unica voce
d’amore! La voce d’una fanciulla pietosa... ecco tutto ciò che resta ad
Alcibiade della sua aura popolare e dell’amore di Atene!
TIMAND. Alcibiade, questo scoraggiamento non è degno di te. Oggi mi
hai fatto di te andar superba, quando ti vidi irrompere come leone nel
folto della mischia!... Oh, eri bello, eri grande nella vittoria!...
Siilo ora nella sventura!
ALCIB. (_cupo_) Grande?... Chi sa!... Timandra, ascolta. Mi ami tu
sempre?