SCENA IV.

ALCIBIADE solo, poi TIMANDRA.

ALCIB. (_con voce di amarezza profonda_) La vittoria è mia... (_si cava

un rotolo di sotto la tunica_) e questo è il compenso!... Dinanzi a me

la Sicilia, l’Italia, Cartagine, la Grecia aperte alle mie armi e alla

conquista, — dietro le mie spalle la calunnia, l’invidia codarda che

mi strappano al mio sogno di gloria mentre sto per tradurlo in realtà.

Combatto per rendere grande Atene... e Atene mi richiama!... Stolto!

e io sognavo di essere più fortunato di Milziade, di Temistocle, di

Aristide, di Cimone! Anch’essi portarono ad Atene trofei... ed Atene li

ricambiò coll’esilio!... Ma essi almeno avean già condotto a termine

grandi cose — la loro gloria era già assicurata — l’ostracismo non

poteva che renderla più luminosa e più pura... (_con gesto e voce di

rabbia stringendo il pugno_) Io... io non ho ancora fatto nulla per

la fama!... È la gloria che mi si strappa! Che cosa è la patria per me

senza la gloria!...[305] (_stringe e spiegazza con moto convulso fra le

mani il rotolo, poi legge, con accento lento, sarcastico, amarissimo_)

«PITÓNICO, DIÓCLIDE, TEUCRO TI ACCUSARONO DI AVER PROFANATO I

MISTERI,[306] MUTILATE LE ERME:[307] E DI AVER SEGRETE INTELLIGENZE

CON ISPARTA[308]. FOSTI DANNATO NEL CAPO E NEI BENI.[309] LA NAVE

SALAMINIA[310] È SPEDITA A RICHIAMARTI SOTTO MENTITO PRETESTO. TESSALO

PORTATOR DEL MESSAGGIO. PROVVEDI A’ CASI TUOI...» (_interrompendo la

lettura_) Onesto Tessalo! La tua mano non poteva mancare qui dentro!

O gli Dei sono ingiusti che a tuo padre, Cimone, disonorano con simile

prole il sepolcro, — o tu, ombra di Cimone[311] perdonami, hai qualche

colpa ignorata da espiare colla ignavia di costui!... No, no, sono

ingiusti i Numi!... (_riprende a leggere, sedendo sur un masso_) «I

SACERDOTI TI HANNO SCAGLIATO L’ANATEMA...»[312] (_interrompendosi

di nuovo con sarcasmo_) Mestiere di questa gente! non sa far altro!

«MA TEANO, LA GIOVINE SACERDOTESSA DI AGRAULO...»[313] (_ancora

interrompendosi mesto_) Povera Teano!...

TIMAND. (_è entrata da qualche tempo in iscena, non vista da Alcibiade;

porta la corazza sopra la tunica femminile, e l’elmo in testa, disotto

al quale le sfuggono i capelli ricadendo sciolti sulle spalle:

ha osservato Alcibiade per alcuni istanti con aria tra il mesto e

l’affettuoso, se gli è avvicinata, e standogli dietro si china su

di lui seduto e gli cinge con un braccio il collo, mentre continua

ella stessa con voce affettuosa e dolce la lettura_)... LA GIOVANE

SACERDOTESSA DI AGRAULO[314] RICUSÒ, DICENDO OFFICIO DELL’ALTARE

BENEDIRE E NON MALEDIRE!»

Alcibiade · 第 135 / 286 题