ALCIBIADE solo, poi TIMANDRA.
ALCIB. (_con voce di amarezza profonda_) La vittoria è mia... (_si cava
un rotolo di sotto la tunica_) e questo è il compenso!... Dinanzi a me
la Sicilia, l’Italia, Cartagine, la Grecia aperte alle mie armi e alla
conquista, — dietro le mie spalle la calunnia, l’invidia codarda che
mi strappano al mio sogno di gloria mentre sto per tradurlo in realtà.
Combatto per rendere grande Atene... e Atene mi richiama!... Stolto!
e io sognavo di essere più fortunato di Milziade, di Temistocle, di
Aristide, di Cimone! Anch’essi portarono ad Atene trofei... ed Atene li
ricambiò coll’esilio!... Ma essi almeno avean già condotto a termine
grandi cose — la loro gloria era già assicurata — l’ostracismo non
poteva che renderla più luminosa e più pura... (_con gesto e voce di
rabbia stringendo il pugno_) Io... io non ho ancora fatto nulla per
la fama!... È la gloria che mi si strappa! Che cosa è la patria per me
senza la gloria!...[305] (_stringe e spiegazza con moto convulso fra le
mani il rotolo, poi legge, con accento lento, sarcastico, amarissimo_)
«PITÓNICO, DIÓCLIDE, TEUCRO TI ACCUSARONO DI AVER PROFANATO I
MISTERI,[306] MUTILATE LE ERME:[307] E DI AVER SEGRETE INTELLIGENZE
CON ISPARTA[308]. FOSTI DANNATO NEL CAPO E NEI BENI.[309] LA NAVE
SALAMINIA[310] È SPEDITA A RICHIAMARTI SOTTO MENTITO PRETESTO. TESSALO
PORTATOR DEL MESSAGGIO. PROVVEDI A’ CASI TUOI...» (_interrompendo la
lettura_) Onesto Tessalo! La tua mano non poteva mancare qui dentro!
O gli Dei sono ingiusti che a tuo padre, Cimone, disonorano con simile
prole il sepolcro, — o tu, ombra di Cimone[311] perdonami, hai qualche
colpa ignorata da espiare colla ignavia di costui!... No, no, sono
ingiusti i Numi!... (_riprende a leggere, sedendo sur un masso_) «I
SACERDOTI TI HANNO SCAGLIATO L’ANATEMA...»[312] (_interrompendosi
di nuovo con sarcasmo_) Mestiere di questa gente! non sa far altro!
«MA TEANO, LA GIOVINE SACERDOTESSA DI AGRAULO...»[313] (_ancora
interrompendosi mesto_) Povera Teano!...
TIMAND. (_è entrata da qualche tempo in iscena, non vista da Alcibiade;
porta la corazza sopra la tunica femminile, e l’elmo in testa, disotto
al quale le sfuggono i capelli ricadendo sciolti sulle spalle:
ha osservato Alcibiade per alcuni istanti con aria tra il mesto e
l’affettuoso, se gli è avvicinata, e standogli dietro si china su
di lui seduto e gli cinge con un braccio il collo, mentre continua
ella stessa con voce affettuosa e dolce la lettura_)... LA GIOVANE
SACERDOTESSA DI AGRAULO[314] RICUSÒ, DICENDO OFFICIO DELL’ALTARE
BENEDIRE E NON MALEDIRE!»