ALCIBIADE e ASPASIA.
ALCIB. (_ritornando verso Aspasia, fra sè_) (Allora, a noi, inclita
maestra!)
ASP. Ebbene, Alcibiade, famoso cacciatore, par che s’insegua qualche
nuova selvaggina.
ALCIB. (_con fare indifferente ed allegro_) Eh! si passa il tempo!...
ASP. Infatti, qui siam presso il fiume: e, se non erro, è precisamente
in questi luoghi che il traditore Borea un giorno rapiva la vergine
Oritìa...[45]
ALCIB. (_indifferente, senza guardare Aspasia_)... la quale non se
n’ebbe troppo a male...
ASP. Il prestigio dei vezzi di Eufrósine è svanito ben presto; e il
catalogo de’ tuoi amori vuol essere più lungo di quello di Esiodo[46].
Tu adocchj Glicera.
ALCIB. Chi sa! E s’anco ciò fosse, non certo vorresti darmi torto
od accusarmi di gusto cattivo. Ell’è un fiore sbucciato appena nei
giardini di Venere. Quella età ha fascini strani! e poi, è tanto
innocente!... Non ha le tue arti, nè le tue astuzie, o bella Aspasia...
(_sorridente_)
ASP. Per sua sventura...
ALCIB. (_vivamente_) Per sua fortuna! vuoi dire. Poi ch’elle non
servono che a sfrondarci la poesia della vita, a inaridir la fonte
delle nostre gioie più pure, ad istrapparci ai nostri sogni più cari...
Povere fanciulle! per evitare il pericolo _incerto_ di un disinganno,
elle affronteran dunque la _certezza_ della noia e del vuoto; per non
correre rischio di essere ingannate, ignoreran dunque per sempre che
cosa sia la voluttà di _credere_; di credere ad una parola entusiasta,
ad un amor febbrile, ad una passione ardente, al sogno di un minuto che
vale mille anni di realtà!... Ma non varrebbe la pena di vivere!...
ASP. (_con accento lento, sardonico_) Infatti... di questi sogni... a
loro spese... tu _vivi_...
ALCIB. (_con forza_) Ed _elle_ vivono! E che! rinunzierei a cogliere
questi fiori leggiadri per ispendere la vita, ch’è sì breve, in imprese
di Ercole, nello assedio di cuori adamantini, esperti in ogni astuzia,
agguerriti contro ogni attacco, parati ad ogni resistenza!? Fossi
pazzo!
ASP. Eppure dicono sian queste, vincendo, le vittorie più dolci e più
gradite...
ALCIB. (_con indifferenza_) Sarà!...
ASP. Come a dire?
ALCIB. Io non mi ci son mai provato... e non ho voglia di provarmici...
ASP. (_sorridendo ironica_) Ed è Alcibiade, il conquistatore di donne
che parla?
ALCIB. Conquistatore o no, lui in persona. Queste battaglie non mi
vanno. Non ci trovo gusto. Esigono una posta troppo alta per me.
Combattere, durar fatiche e sacrificii, colla certezza di vincere,
vada: ma quando di vincere _non son sicuro_, rinuncio alla battaglia
e cedo il campo. (_Alcibiade mantiene sempre il suo accento di
artificiosa indifferenza_)
ASP. (_ironica_) È più prudente.
ALCIB. Certo. Una prima sconfitta, guai! potrebbe trarmene dietro
delle altre. Le donne queste cose non le tacciono... Più di un cuore
conosco (_getta occhiate espressive sopra Aspasia_), il cui possesso
saria stato il mio sogno, e al quale rinunziai senza colpo ferire,
solo per non urtarmi contro la sua scaltrezza. Imposi ai miei sensi di
star quieti, di non sentir nulla, come a quei soldati che la disciplina
obbliga oziosi sotto la tenda, mentre la tromba tirrena dà il segnale
della pugna.[47] E i sensi obbedirono: benchè di un altro genere, erano
sempre vittorie che riportavo su me: m’abituai a riportarle. Perciò,
ora, son altri cuori che inseguo: e da buon capitano, non sciupo i
miei soldati: non pongo assedio nè ai cuori scaltri, nè alle fortezze
inespugnabili.
ASP. Eh, non è poi detto che tutti lo siano...
ALCIB. Quasi tutti (_fingendo premura_). Oh, addio, bella Aspasia.
Lasciami inseguir Glicera.
ASP. Non sei cortese, Alcibiade. Che premura! La farfalla già non
fugge: il passero ha il volo più lungo...
ALCIB. Ma il passero a sua volta non deve incantarsi per aria, perchè
il falco potrebbe fargli qualche scherzo.
ASP. (_ridendo_) Oh! oh! sarei io il falco? Paventeresti di me?...
ALCIB. Di te, bella Aspasia? Oh, tutt’altro. Con te mi sento pienamente
sicuro.