SCENA III.

ASPASIA, GLICERA, poi ALCIBIADE in disparte.

ASP. (_vedendo Glicera sempre seduta e pensierosa_) Sì mesta e

pensierosa la mia Glicera?

GLIC. Penso al discorso di Socrate intorno all’amore.

ASP. E allora, o io m’inganno, o a qualcun altro insieme tu pensi...

GLIC. (_vivamente_) A chi?

ASP. Ad Alcibiade.

GLIC. (_cercando negare_) Che!

ASP. (_le si appressa e le parla con voce affettuosa_) Perchè

infingerti meco? Tu fosti pensierosa tutto il tempo del convito: e

più d’una volta sorpresi la direzione de’ tuoi sguardi. Glicera, bada!

tu sei una fanciulla poetica e sensibile: la classe di fanciulle più

pericolosa, e più esposta a pericolare. _Tu ami Alcibiade_, e sei

mesta, perchè anche con te egli si finse, nella sua gioviale cortesia,

indifferente.

GLIC. (_abbassa gli occhi, confusa, senza rispondere_).

ASP. (_ripigliando con far sorridente_) La lezione di Eufrosine ha

giovato molto!... Ecco il destino di noi donne con codesti eterni

ingannatori!...

(_Alcibiade in questo punto, rientrando distratto pei viali, alla

parola_ ingannatori _volge vivamente il capo, vede Glicera e Aspasia

che stan discorrendo, e si arresta_)

Alcibiade · 第 21 / 286 题