πατρὶ κατά τινας γνωρίμους τρόπους· ὃς κατά τινα τύχην ἔγνω τοὺς τόπους
καταλιπεῖν, ἐν οῖς διέτριβεν, ἐξορμῆσαι δὲ πρὸς τὸν πατέρα Κωνστάντιον,
ἐν τοῖς ὑπὲρ τας Ἄλπεις ἔθνεσιν ὄντα καὶ Βρετανίᾳ συνεχέστερον
ἐνδημοῦντα. θεασάμενος δὲ αὐτὸν ὁ πατὴρ χειροτονεῖ βασιλέα, τοὺς ἐκ τῆς
Θεοδώρας ὐἱεῖς καταλιπών, ἰδὼν αὐτὸν εῦ ἔχοντα σώματος.
[88] _Historiae novae_, I. II, 8, 9: ἐξ ὃμιλίας γυναικὸς οὐ σεμνῆς οὐδὲ
κατὰ νόμον συνελθούσης.
[89] _Brev. hist. rom._, I. X, 2: Constantinus Constantii filius ex
obscuriore matrimonio.
[90] V. gli _Acta Sanctorum_, v. III del mese di Maggio, p.
548-80; HARTMANN, _Dissertatio historica de Helena Constantini
Magni imperatoris matre_, Marburgo, 1733; DOUHET, _Dictionnaire
des légendes_, p. 513-23; LUCOT, _Sainte Hélène mère de l'empereur
Constantin, d'après des documents inédits_, Parigi, 1877.
[91] Ed. di Bonna, v. I, p. 517.
[92] _Chronographia_, ed. di Bonna, 1839-41, v. I, p. 24.
[93] _Histor. comp_., ed. di Bonna, v. I, p. 476: ἀλλὰ καὶ τὸ ὡς
νόθον διαβάλλειν αὐτόν πασης κακίας ἐστίν. Se Costantino sia nato
spurio discusse lo Scaligero nelle note ad Eusebio, e discussero poi
più altri. V. WEIDENER, _Dissertatio historica de Constantino Magno,
qua illum honeste et ex legitimo matrimonio natum contra G. Arnoldum
vindicatur ac defenditur_, Rostock, 1702.
[94] Per quanto concerne quest'ultima pretensione v. TOLA, _Corona
de los triumphos de los santos del regno de Sardeña, en el cual se
prueba con algunas breves y succintas razones que S. Elena, madre del
emperador Constantino Magno, fue Sarda,_ Roma, 1653.
[95] V. il poema di Sant'Elena pubblicato insieme con quello di
Sant'Andrea da Giacomo Grimm a Cassel nel 1840.
[96] _Vita Helenae, Acta Sanctorum_, v. III del mese di Agosto, p.
580-99.
[97] _De inventione Sanctae Crucis, Opera_, ed. del Beaugendre, col.
1255-60.
[98] _Legenda aurea_, c. LXVIII (ed. del Grässe), _De inventione
sanctae crucis_.
[99] V. 7623-96. La tradizione è ricordata anche da Ottone di Frisinga
e da Hermann von Fritslar. V. MASSMANN, _Kaiserchronik_, v. III, p.
847.
[100] Jean de Waurin dice (_Recueil des chroniques et anchiennes
istories de la Grant Bretaigne_, l. II, c. 43) che Costanzo sposò Elena
in legittime nozze; nell'_Eulogium_ si dice invece (v. I, p. 337) che
la tenne come concubina, il che è ripetuto da Jacob von Königshofen.
In una _Historia Brutonum_ in anglosassone, scritta da Laghamon,
contemporaneo di Gualtiero Mapes (cod. Cottoniano Caligula, A, IX, f.
64 v.), il re Coel dà la figliuola in isposa, e cede in pari tempo
il regno a Costanzo. Goffredo di Monmouth racconta invece nella sua
_Historia Britonum_, l. V, c. 6-11 (seguito da WACE, _Roman de Brut_,
v. 5713-77), che avendo il duca Coel di Colcester ucciso Asclepiodoto,
ed essendo salito sul trono di Bretagna, da Roma fu mandato Costanzo,
al quale Coel diede prova di sommessione, e chiese di poter essere
investito del regno in qualità di vassallo. Prima che si fermassero i
patti, morto Coel, Costanzo tolse la corona, e sposò Elena, figlia di
quello. Pietro di Langtoft nella sua cronaca (v. I, p. 76) narra presso
a poco lo stesso. A tutta questa tradizione manca qualsiasi fondamento
storico. V. WRIGHT, _The Celt, the Roman and the Saxon, Londra_, 1875,
p. 143.
[101] VON DER HAGEN, _Gesammtabenteuer_, v. II, p. 579.
[102] Non so quale tradizione siasi seguita in una _Historia di Santa
Elena_, stampata in Siena senza indicazione di anno (XVI secolo), la
quale non mi venne fatto di vedere.
[103] _Incerti auctoris de Constantino Magno eiusque matre Helena
libellus, e codicibus primus edidit Eduardus Heydenreich_, Lipsia,
1879. Per quanto concerne questa pubblicazione, che lascia non poco
a desiderare, vedi un eccellente scritto di Achille Coen, intitolato
_Di una leggenda relativa alla nascita e alla gioventù di Costantino
Magno_, nell'_Archivio della Società Romana di Storia patria_, v. IV
(1881), p. 1-55, 293-316, 535-61; v. V, p. 33-6. Mentre scrivo questa
nota, esso non è ancora finito di pubblicare.
[104] «Qualiter autem Constantinus mortuo suo patre Constantio in
Romano imperio et mortuo suo socero in Graecorum imperio successerit
et factus fuerit totius saeculi monarcha, qualiter a Sancto Silvestro
papa a lepra curatus et ad fidem Christi conversus fuit ac usque ad
mortem suam in utroque imperio potentissime regnavit et qualiter sancta
Helena, mater Constantini, Hyerosolimam iverit et sanctam crucem ibidem
invenerit, require in suis locis». Notisi che l'autore non si avvede
per nulla della contraddizione in cui cade quando dice che Costantino
fu convertito da San Silvestro, dopo aver rappresentato Elena in tutto
il racconto quale ottima cristiana.
[105] Cod. della Vallicelliana D, 13, f. 67 v., col. 2ª, a 69 v., col.
2ª.
[106] L. VII, c. 73.
[107] Cap. LVII, ed. di Milano, per Ulderico Scinzenzeler, 1487.
[108] L. II, c. 11.
[109] _Chronicon Imaginis Mundi, Monumenta Historiae patriae_, t. III,
p. 1390-2.
[110] V. il già citato scritto del Coen, p. 29-50.
[111] Giovanni da Verona cita come sua fonte una _Historia Britonum_,
Giacomo da Acqui una _Cronica Trevirensis_. L'Anonimo comincia con una
piccola introduzione, la quale non ha nulla che fare col racconto che
segue, e non cita fonte di sorta. Vedremo più oltre che cosa sia da
pensare delle due fonti citate da Giovanni e da Giacomo.
[112] LAMBECIUS, _Commentarii de August. Biblioth. Caes. Vindobonensi_,
v. VIII, p. 100 e segg.; _Acta Sanctorum_, t. cit., p. 551; Coen, p.
296 segg.
[113] L. VII, c. 18; _Acta Sanctorum_, ibid.; Coen, p. 300-7.
[114] _Acta Sanctorum_, t. VIII del mese di Ottobre, p. 854 segg.
[115] Traduzione latina di Edoardo Pockoke, Oxford, 1658-9, v. I, p.
408.
[116] Riferito il passo di Sant'Ambrogio, il Coen soggiunge molto
opportunamente (p. 312-3): «In questo non è da notarsi soltanto la
parola _stabulariam_; meritano attenzione anche due altre: _asserunt_
e _cognitam_; la prima di queste sembra indicare che la notizia
dell'essere nata Elena una albergatrice era ripetuta con insistenza
(non dice l'autore _ajunt_ o _dicunt_) da parecchi e specialmente da
coloro che volevano e credevano con ciò denigrare la memoria di lei; la
seconda pare scelta per ricordare velatamente e decentemente la specie
dei rapporti passati fra Elena e Costanzo. Inoltre la proposizione
_qui postea regnum adeptus es_t non può essere un inciso destinato a
spiegare di qual Costanzo si tratti, cosa che non avea bisogno alcuno
di essere spiegata; essa suona _priusquam regnum adipisceretur_; e ciò
forse è un modo indiretto di rammentare anche l'altra ragione per cui
Elena era da alcuni reputata inferiore a Teodora, alla sposa imperiale
di Costanzo».
[117] _De laudibus virginitatis_, c. 25, nella ed. della _Bibliotheca
Patrum_ di Lione, t. XIII; c. 48, nella edizione delle Opere di
Sant'Aldelmo data dal Giles, Oxford, 1846.
[118] Per la discussione delle testimonianze e per il pieno svolgimento
del tema di cui si è trattato sommariamente qui sopra, v. la
dissertazione del Coen.
[119] Cap. I.
[120] Pubblicata dal Zambrini di su un codice Magliabechiano del
secolo XIV nella prima dispensa della _Scelta di curiosità letterarie_,
Bologna, 1861. V. Coen, p. 535.
[121] Degli autori che negli ultimi tempi trattarono tali questioni
v. più particolarmente KEIM, _Der Uebertritt Constantins des Grossen
zum Christenthum_, Zurigo, 1862; ZAHN, _Constantin der Grosse und
die Kirche_, Hannover, 1876; UHLHORN, _Der Kampf des Christenthums
mit dem Heidenthum_, 3ª ed., Stoccarda, 1879; BURCKHARDT, _Die Zeit
Constantin's des Grossen_, 2ª edizione, Lipsia, 1880.
[122] V. tra l'altro KOEBER, _Dissertatio de Philippo Arabe, utrum
primus christianus imperator fuerit an potius Constantinus Magnus?_
Gera, 1680. Orosio dice di Filippo (_Histor._, l. VII, c. 28): «.....
Christianus annis admodum paucissimis ad hoc tantum constitutus fuisse
mihi visus est, ut millesimus Romae annus Christo potius quam idolis
dicaretur». Che Filippo fosse cristiano ammisero il Baronio e l'Huet,
negò il Pagi.
[123] LAMPRIDIO, _Vita Alexandri Severi_.
[124] GOTOFREDO DA VITERBO, _Speculum Regum_, v. 1026-31:
Suscipit imperium populo plaudente Philippus;
Iste prior cesar voluit cognoscere Christum
Et dedit ecclesiis predia lata suis.
[125] ἄλλως προέδρων τόνδε μὴ δεδεγμένων. _Caesares_, ap. MAI,
_Scriptores veteres_, v. III, 6. Secondo la tradizione vulgata Filippo
fu respinto dalla chiesa finchè non ebbe purgato i suoi peccati.
[126] πρῶτος ἀνάκτων τῷ Χριστῷ προσκολληθεὶς γνησίως. _Compendium
chronicon_, v. 2329.
[127] _Chronicon_, dist. III, c. 5.
[128] V. SETTEGAST, _Calendre und seine Kaiserchronik_, nei _Romanische
Studien_ del Böhmer, v. III, p. 121.
[129] V. Zahn, op. cit., p. 13-5. Le monete costantiniane diedero luogo
a molte dispute. L'Eckhel affermò giustamente non potersi argomentare
da esse che Costantino nutrisse odio contro le vecchie credenze e
grande amore per le nuove; il Tanini mostrò che in esse era la prova
di una singolare confusione di paganesimo e di cristianesimo; il
GARRUCCI si studiò di confutare le loro opinioni nel suo _Esame critico
e cronologico della numismatica costantiniana_, Roma, 1858. V. anche
ALESSANDRO VISCONTI, _Dissertazione sopra la cristianità di Costantino
Magno, Dissertazioni dell'Accademia Romana di Archeologia_, v. VI,
1835, p. 209-28.
[130] Nella leggenda di Santa Caterina, che in prosa e in verso si ha
in tutte le letterature del medio evo, Massenzio è rappresentato quale
signore di Alessandria, dove convoca tanto i ricchi quanto i poveri
perchè sacrifichino agl'idoli. V. la _Legenda aurea_, c. CLXXII (167),
ed. del Grässe. Reco qui il principio di un testo francese in versi
della leggenda, contenuto nel cod. M, VI, 7 della Nazionale di Torino.
In esso Massenzio è un usurpatore che si rifugia in Alessandria dopo
essere stato vinto da Costantino. È noto invece che Massenzio annegò
nel Tevere insieme con molti de' suoi.
Nous trouuons en notre escript
Q'ung empereur fu iadis
Qui Constantin fu appellez.
Cilz ot ung filz vaillant assez:
Le filz ot le nom de son pere
Et apres lui fu emperere.
Il tint l'empire en grant repos,
Moult fut preudons et de bon los,
En moult grant pris tint sainte eglise
Et moult ama le dieu service.
Il vint en la terre de France,
Mais par sa longue demourance
Lui deust estre mesaduenu,
L'empire en deust auoir perdu,
Car ses barons qui adonc estoient (_sic_)
Leur laulte vers lui fausserent,
Contre leur droiturier seigneur
Maxence ont fait empereur.
Quant Constantin oit ces nouuelles,
Qui ne lui furent pas bien belles,
Arrier vint plus tost que il peust,
Atant de gens comme auoir peust,
A Maxence se combaty
La mercy dieu et le vaincquy.
L'emperere Maxentius,
Quant en bataille fu vaincus,
Tout desconfit s'en va fuyant
Iusques en Alixandre la grant
Pour estre sire du pays.
Par Alixandre fist crier,
Et par sa terre commander,
Qu'au tier iour chacun soit pres
Pour aourer ses Mahommes,
Et qui ne venra la aourer
Il leur fera les chiefz copper.
Ecc.
Così ancora nella leggenda francese in versi composta da Suor
Dimence (v. _Hist. lit. d. l. Fr._, t. XXVIII, p. 253-61) e in
una leggenda anglosassone. (V. EINENKEL, _Ueber den verfasser der
neuangelsächsischen legende von Katharina_, nell'_Anglia_, v. V, p.
110). Parlando di Massenzio Roma dice a Fazio degli Uberti nel l. II,
cap. 13 del _Dittamondo_:
Qui passo a dirti la mortal ruina
Che di qua fece di ciascun cristiano,
Ed oltre mar ancor di Caterina.
Nel _Florilegium Casinense_, in appendice alla _Bibliotheca
Casinensis_, t. III, 1877, p. 74-6, 184-7, sono pubblicati due racconti
latini del martirio di Santa Caterina. Nel primo figura da persecutore
Massenzio, nel secondo Massimiano.
[131] V. la _Legenda aurea_, c. LXVIII[64], il _Sanctuarium_ di Bonino
Mombrizio, _Sanctae crucis inventio_, il poema _De inventione sanctae
crucis_ attribuito a Ildeberto Cenomanense, ecc. Narrando questa storia
gli scrittori non andarono troppo d'accordo. Chi dice che Costantino si
fece battezzare da San Silvestro e chi da Eusebio; quale attribuisce
il fatto a Costantino e quale a Costanzo suo padre. Non è possibile
di sbrogliare in breve queste confusioni, intorno alle quali veggasi
il già citato capitolo della _Legenda aurea_. Noto qui di passaggio,
non un riscontro, ma una derivazione. Secondo una leggenda tedesca,
San Giorgio apparve in Terra Santa ad un langravio di Turingia e gli
consegnò un vessillo segnato di una croce, dicendogli: In questo segno
vincerai. RICHTER, _Deutscher Sagenschatz_, Eisleben, 1877, fasc. II,
p. 12.
[132] Cod. L, II, 11 della Nazionale di Torino, f. 145 r.
[133] _Ly myreur des hystors_, v. II, p. 54.
[134] V. i _Mirabilia Romae_ del PARTHEY, p. 48.
[135] V. la la _Rappresentazione di Costantino imperatore, San
Silvestro papa e Sant'Elena_, molte volte stampata, e finalmente anche
dal D'ANCONA, _Sacre rappresentazioni dei secoli XIV, XV e XVI_, v. II,
p. 187-234. Un _Miracle de Saint Sevestre_ è tra i _Miracles de Nostre
Dame par personnages_ pubblicati da Gaston Paris e Ulysse Robert,
Parigi, 1876-8, v. III, p. 186-240.
[136]
Ma come Costantin chiese Silvestro
Dentro Siratti a guarir della lebbre.
_Inferno_, c. XXVII, v. 94-5. La leggenda è narrata anche nel l. I dei
_Reali di Francia_, ma con alcuna variante. Temendo la persecuzione,
San Silvestro lascia il monte Soratte e ripara in Aspromonte, dove poi
Costantino lo manda a cercare. Questi deve lavarsi col sangue di sette
fanciulli. Il cavaliere mandato da Costantino a cercare San Silvestro
si converte per certo miracolo di una rapa cresciuta appena seminata.
[137] L. III, c. 12.
[138] S. GEROLAMO, _Chronicon_, ad a. 340; ISIDORO DI SIVIGLIA,
_Chronicon_, a. ab. o. c. VMDXXXV. Notisi per altro che il passo del
secondo, ove di ciò si parla, manca in alcuni manoscritti.
[139] Nella orazione _De obitu Theodosii_ Sant'Ambrogio dice bensì che
Costantino si fece battezzare nell'ultimo tempo di sua vita, ma non
muove dubbio circa la ortodossia della sua fede, mentre San Gerolamo
apertamente lo dice infetto di ariana eresia.
[140] _Chronicum, Nepotiano et Facundo Css_., nella edizione parigina
delle Opere, 1711, col. 727.
[141] _Chronicon_, l. II, c. 42, ap. CANISIUS, _Lectiones antiquae_,
ed. del Basnage, t. I, parte 1ª, p. 180.
[142] _Vita Constantini_, l. IV, c. 24, 61, 62.
[143] _Hist. eccl_., l. I, c. 39.
[144] _Hist. eccl._, l. II, c. 34.
[145] _Hist. eccl._, l. I, c. 32.
[146] V. PIPER, _Einleitung in die monumentale Theologie_, Gotha, 1867,
p. 217, 318, 322.
[147] Pubblicata dal COMBEFIS, _Illustrium Christi Martyrum lecti
triumphi_, Parigi, 1660, p. 258-336.
[148] _Die Papstfabeln des Mittelalters_, Monaco, 1863, p. 53 e
seguenti.
[149] Ibid., p. 53. Questo, che è il battisterio di San Giovanni in
Laterano, si trova ricordato da molti scrittori del medio evo. Giovanni
Colonna dice nel _Mare Historiarum_, cod. Vatic. 4963, f. 261 r., col.
2ª: «Vas autem illud pulcerrimum ubi Constantinus baptizatus est, in
quo adhuc squame lepre lapidi adherentes apertissime apparent, quas
pluries propriis aspexi oculis, est autem vas illud quod vulgari
appellatione concha dicitur ex integro lapide politissimo, quem
Constantinus in tam magni beneficii memoria pulcerrime fecit ornari».
Una descrizione più particolareggiata del vaso si trova nei _Mirabilia
Urbis Romae_, di Stefano Planck.
[150] Döllinger, op. cit., p. 55.
[151] _De laudibus virginitatis_, c. XXV.
[152] _Sermo de inventione Sanctae Crucis_, Opera, Colonia, 1612, t.
VII, col. 356. Il racconto di Beda differisce notabilmente da tutti
gli altri. Chi uccide il drago è, non San Silvestro, ma Costantino,
che per infezione del veleno ammala di lebbra. Prescrittogli il bagno
di sangue, e abborrendo egli dalla uccisione dei bambini, ode in sogno
San Pietro e San Paolo promettergli la guarigione per opera di San
Silvestro. Chi va a cercare il papa è Sant'Elena. Battezzato e guarito,
Costantino passa in Levante, fonda Costantinopoli, vince con l'ajuto
del cielo i Saraceni, e manda sua madre a Gerusalemme a cercarvi la
croce.
[153] XXXIV, _S. Silvester_. V. anche tre inni latini, contenuti in
un codice Vaticano del IX secolo, e pubblicati dall'OZANAM, _Documents
inédits pour servir à l'histoire littéraire de l'Italie_, Parigi, 1850,
p. 236-41.
[154] _Chronographia_, ed. di Bonna, 1839-41, v. I, p. 24-5.
[155] _Histor. comp._, ed. cit, v. I, p. 476.
[156] Erigero, abate Leobiense, scriveva, verso il 1000, in una
epistola ad Ugone monaco: «Dicunt autem haeretici baptismum eum
(_Constantinum_), ut in Jordane baptizaretur, differre voluisse, sed
in Nicomedia praeventum morte noviter ab Eusebio Ariano baptizatum
esse. Verior autem est historiae Graecorum assertio, ubi habetur
ab haereticis propter invidiam christianorum, quod de concubina
sit natus, et rebabtizatum confictum esse, cum et baptisterium ejus
quo a Sylvestro baptizatus est, adhuc Romae appareat, et pragmatica
ipsius omnem veritatem contineat». Ap. MARTENE ET DURAND, _Thesaurus
anecdotorum_, t. I, col. 118. Ma Elipando di Toledo scriveva ad
Alcuino: «Guardati di fare del glorioso re Carlo ciò che Ario fece di
Costantino». _Alcuini Opera_, ed. Froben, p. 868.
[157] _Chronicon universale_, ap. PERTZ, _Script_., t. VI, p. 112.
[158] Riferisco qui per curiosità quanto a tale proposito si legge
nella già citata _Cronica degl'imperatori romani_ pubblicata dal
Ceruti, p. 46-7: «Algun a dito che Constantin in lultimo tempo de
la vita soa fo rebatizado da Eusebio veschouo de Nicomedia, e per la
dotrina soa Martiano (sic) se conuerti; ma questo da Constantino ven
dito mendosamente, imperzo chel beato Grigolo in lo registro so quando
el parla a Mauritio, ello lu appella de bona memoria in la ystoria
tripartita. La sua morte e li soi fatti ven trouati boni[160], e soura
lo salmo XIII el beado ambrosio disse quello esser de gran merito
apresso de dio, imperzo che lo primo da li imperadori la via de la fe
e de la deuocion alli principi ello lassa, e ysidoro in le Cronice
suoe reprouando queste chosse, al pestuto disse quello beadamente
auer terminado; onde li Griexi anumera Constantino in lo cathalogo
de li santi, e con solennita la festa de quello a XXI di de mazo. Ma
quelle chosse, le quale mendosamente del predito Constantino e dito, do
Constanzo so fyo tute verasie ven trouade, ecc.» La difesa e l'elogio
di Costantino seguitano ancora per un buon tratto: come si vede, le
testimonianze recate nel testo son tutte falsate meno quella di San
Gregorio.
[159] Cf. lo _Speculum Regum_, ap. PERTZ, _Scriptores_, t. XXII, v.
1074 segg.
[160] Leggi: In la ystoria tripartita la sua morte e li soi fati ven
trouati boni.
[161] Dittamondo, l. II, c. 13.
[162] Döllinger, op. cit., p. 57-8.
[163] _Sanctuarium, Inventio sanctae crucis._
[164] Loc. cit.
[165] Secondo la _Kaiserchronik_, v. 10383-4, ricevettero allora il
battesimo più di 400.000 pagani; la versione in prosa dice a dirittura
1.300.000. Nell'anno 315 Silvestro ebbe veramente una disputa con gli
Ebrei.
[166] Dei troppi santi uccisori, o domatori di draghi, ricorderò San
Giorgio, San Vittore, San Secondo d'Asti, Sant'Amando, Santa Vittoria,
San Materno, Sant'Ilarione, Sant'Ammone, Santa Marta, San Marcello.
Ai tempi di Arcadio e di Onorio il vescovo Donato uccise un drago
sputandogli in bocca. Parecchi storici narrano che ai tempi di Leone
IV apparve in Roma, dentro certe caverne, un terribile basilisco, che
col fiato appestava la città: il pontefice ne lo cacciò. Roma fu più
volte afflitta da simili mostri. Della famiglia Anguillara si racconta
che prese il nome da due nobili romani, i quali uccisero uno smisurato
serpente che era cresciuto in un luogo vicino a Roma, detto Malagrotta,
e spopolava con l'alito quel contorno.
[167] V. 10596. Heinrich von München dice Wendelberg. MASSMANN,
_Kaiserch_., t. III, p. 859.
[168] Vedi più oltre.
[169] V. Massmann, op. cit., t. III, p. 861.
[170] Cod. Marciano cl. IX, XI, f. 114 r. Era una grocta sopto terra
nella quale era uno gran serpente, lu quale tucta Roma tenea in pagura.
Quando illo uscia de quilla fossa cupa el suo feto l'ayro corrompea
et quanti ne trovava tucti ad morte li mectea. Allora dixero li savii
nevini che se alcuno fosse che intrar volesse in quilla grande grocta
ove lu serpente stava quilla pestilentia tutta cessaria. Uno cavaleri
fo c'avea nome Metello, lu quale in conspectu de tucta la gente armato
sopra un bon destrieri intrao in quilla grocta ove de lui mai non se
seppe novella. Allora cessao et mai non apparse più quillo serpente
dello quale yo dixi.
[171] Per esempio, nella leggenda di Santa Margherita.
[172] _Vita Constantini_, l. III, c. 3.
[173] LIPOMANO-SURIO, _De vitis Sanctorum_, Venezia, 1581, v. VI, p.
337.
[174] Pubblicato da Guglielmo Grimm, Gottinga, 1841. Una _Storia di San
Silvestro_, testo del XV secolo, diversa dalla leggenda volgarizzata
del Voragine, pubblicò il Melga in Napoli nel 1859.
[175] Cf. LASAULX, _Untergang des Hellenismus_, Monaco, 1854, p. 32;
THOMAS, H., DYER, _A History of the city of Rome its structures and
monuments_, Londra, 1865, p. 284.
[176] Esse sono: San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano, San
Paolo fuori le Mura, Santa Croce in Gerusalemme, Santa Agnese fuori
Porta Nomentana, San Lorenzo fuori le Mura, San Pietro e Marcellino. La
sola che a Costantino possa essere attribuita con qualche fondamento
è quella di San Giovanni in Laterano, che lungamente, in parte per
ragione di tali origini, si arrogò il primato sopra tutte le chiese
dell'orbe cattolico. In essa si leggevano un tempo i seguenti versi (v.
ONOFRIO PANVINIO, _Le sette chiese di Roma_, Roma, 1570, p. 138).
Agnoscant cuncti sacro baptismate functi
Quod domus haec munda, nulli sit in orbi secunda
Nam cum Papalis locus hic sit, et cathedralis
Primatum mundi meruit sine lite rotundi,
Contendat nemo secum de iure supremo,
Omnis ei cedit locus, et reverenter obedit:
Hunc Constantinus in coelum mente supinus
Lepra mundatus intus forisque novatus
Fundavit primus, factum quod in ordine scimus,
Et series rerum cogit nos scribere verum,
Christi successor primus, fideique professor
Petrus ab hac sede laxavit retia praedae
Clave potestatis recludens regna beatis.