SCRITTORI classici: come giudicati nel medio evo, II, 154-5,

157; — come giudicati dalla Chiesa, 155-6, 167-8; — terrori

superstiziosi da essi inspirati, 157, 158-9; — citati,

163-4; — tenuti in gran conto e in grande riverenza, 164-7;

— studiati, 172-4; — imitati, 174-5; — strani errori intorno

ad essi, 177-8; — leggende e stravaganze, 179-87; — creduti

astrologi, 183; — fatti cristiani, 183-4; — presentirono il

cristianesimo, 184-7; — l'allegoria nei loro scritti, 187-8.

V. Poeti, Filosofi.

SCUOLA DI VIRGILIO, v. Settizonio.

SCUOLE nel medio evo, II, 169.

SECONDO, filosofo, II, 44-5, 194.

SEGNI che annunziarono la venuta di Cristo, I, 321-7.

SEMELE, II, 383.

SENATO romano, I, 33.

SENECA, II, 164, 178, 183, 186, 188, 189, 194, 265, 268,

270, 586; — considerato principalmente come moralista,

279; — citato 279-80; — stimato uno dei maggiori savii

dell'antichità, 280; — carteggio di lui con S. Paolo, 281-9;

— sua morte, 290-3.

SETTE SAVII in Roma, I, 228.

SETTESOGLIO, v. Settizonio.

SETTIZONIO, II, 569-71.

SIENA, I, 26.

SILIO ITALICO, II, 186.

SILVESTRO (S.), II, 79, 80, 81, 82, 83, 84, 85, 86, 88, 91,

100-1; — lega un drago, 83, 87-8, 91-4, 586.

SIMMACO, II, 333, 334, 344, 352, 356, 360, 361.

SIMON MAGO, I, 346-9, 351, 382; II, 288.

SISIFO, II, 375.

SOCRATE, II, 167, 171, 179-80, 184, 185, 186, 190.

SOFOCLE, II, 178.

SOLINO, II, 164, 165.

SORTES VIRGILIANAE, II, 216.

SPADA di Carlo Magno, II, 466.

SPADA di S. Maurizio, II, 466.

SPECCHI MAGICI, I, 208-9; II, 575.

STATUA di Nabuccodonosor, II, 425-6.

STATUA di Romolo, II, 413.

STATUE che additano tesori, I, 161-71.

STAZIO, II, 167, 172, 173, 186, 190; — sua _Tebaide_, 177,

318; — sua _Achilleide_, 318; — sue Selve, 318; — nativo

di Tolosa, 319; — sua celebrità, 319; — cristiano e salvo,

320-1.

STORIA romana nelle cronache, I, 4.

STORIE antiche rifatte, II, 176-7.

STUDII classici nel medio evo: giudicati inutili, II, 159;

— nocivi, 159-60; — coltivati da religiosi, 160-3, 172; —

vietati, 161; — avuti in gran pregio, 171-4.

SVETONIO, II, 178.

TANNHAEUSER, leggenda di, II, 403-6.

TANTALO, II, 375.

TARTARO, v. Inferno pagano.

TAVOLA argentea di Carlo Magno sulla quale era incisa la

pianta di Roma, I, 6.

TELESMI che custodiscono città, I, 198-9.

TEMPIO della Concordia, I, 191-2, 193-5, 323.

TEMPIO della Pace, I, 321-3.

TEMPIO del Sole e della Luna, v. Settizonio.

TEMPIO di Bellona, II, 421.

TEMPIO di Giano, I, 193-5.

TEMPIO di Marte, I, 288-9.

TEMPIO di Minerva, I, 280-1, 330.

TEMPLI di Venere, II, 382, 383.

TEMPLI in Roma, I, 110, 134-5.

TEODORICO, II, 87, 116, 117, 332, 333, 334, 340, 341, 343,

347, 348, 351, 352; — restauratore, di Roma, I, 44-5; — sua

morte e dannazione, II, 359-67.

TEODOSIO, I, 240, 241.

TERENZIO, II, 158, 172, 173, 174, 186, 189, 194.

TERME in Roma, I, 137, 139; II, 566.

TESEO, II, 304.

TESORI in Roma, I, 157-9, 161-5; — dei sette re, 160-1; —

di Augusto, 171-80; II, 574; — inviolabili, I, 146-7; — di

Augusto inviolati, 178-9.

TESORI scoperti, I, 156-7.

TEVERE: sue acque salubri ai cavalli, nocivo agli uomini, I,

140; — lastricato di rame, I, 147; II, 571.

TIBERIO, I, 240, 241, 330, 371, 372, 375, 376, 377, 378, 379,

380, 381, 382, 383, 386, 387, 389, 390, 391, 392, 398; II,

186, 451, 454, 566; — vendica la morte di Cristo, I, 377-81.

TITO, I, 240, 245, 369, 371, 391, 392, 394, 396, 398, 399,

400; II, 253, 537; — sua generosità, I, 402; — sua morte,

492; — vendica la morte di Cristo, 391-2.

TITO LIVIO, II, 164, 167.

TIZIO, II, 375.

TOLOMEO, II, 166, 181-2, 194, 586.

TORINO, sua origine, I, 28.

TORRE di Boezio in Pavia, II, 353.

TORRE di Nerone, I, 355-6.

TOTILA, I, 268, 271.

TRADIZIONE romana, I, 1-2, 21-2; II, 168-9.

TRAJANO: persecutore dei cristiani, II, 1-2; — leggenda

della sua liberazione dalle pene dell'inferno, 3, 34, 566;

— origini di essa, 34-40; — opinioni dei teologi intorno ad

essa, 40-1.

TREVIRI, I, 18, 28-9, 229.

TRIBUTI pagati a Roma, I, 153-4.

TRIONFI romani, I, 33; II, 572.

UBERTI (famiglia), I, 29.

ULISSE, II, 176, 177, 206.

VALERIO MASSIMO, II, 164, 166, 186.

VEGEZIO, II, 183.

VENDETTA di Cristo, I, 345-7; — celebrità della leggenda,

365-8; — sue origini, 368-78; — la _Cura sanitatis Tiberii_,

379, 388-90; — la _Vindicta Salvatoris_, 391-6; — schema

della leggenda, 401; — redazioni latine, 403-4; — redazioni

francesi, 404-6; — redazioni italiane, 407-12; — redazioni

provenzale, catalana, spagnuola, portoghese, 412-3; —

redazioni tedesche, 413-4; — redazioni neerlandesi, 414; —

redazioni anglo-sassoni e inglesi, 415; — misteri, 415; —

poema francese, 429-30.

VENERE, II, 175, 304, 371, 374, 381; — suo mito specialmente

ricordato, 382-3; — culto poetico ad essa tributato, 383-4;

— descritta, 384-5; — suo pianeta, 385-6; — trasformata

in demonio, 387-8; — leggende medievali in cui comparisce,

388-406; — la leggenda del giovane patrizio romano, 388-97;

— statua di V. in Roma, 389, 394-6, 397-8; — la leggenda

di Astrolabio, 397-8; — leggende affini alle precedenti,

390-402; — leggenda di Tannhäuser, 403-6.

VERONICA, I, 378, 381, 382, 383, 384, 385-6, 387, 388, 390,

392; — sua leggenda, 383-6.

VESPASIANO, I, 239, 240, 369, 371, 391, 392, 394, 396, 398,

399; II, 587; — suo matrimonio, 401-2; — vendica la morte di

Cristo, 391-2.

VESSILLO di San Maurizio, II, 465.

VILGARDO; grammatico da Verona, storiella che di lui si

racconta, II, 158.

VIRGILIO, I, 169, 196, 206-8, 213, 219, 272-3, 297, 301,

357; II, 139-40, 155, 157, 165, 167, 171, 172, 173, 174,

178, 179, 183, 186, 188, 189, 190, 263, 293, 319, 413, 567,

574; — leggende paurose in cui è introdotto, 158-9; — sua

celebrità e leggenda, 196-9; — riputazione di cui godette nel

medio evo, 200-4; — profeta di Cristo, 204-7; — pianto da S.

Paolo, 207-8; — cristiano, 207-8; — salvo, 208-9; — pagano

e dannato, 209-10; — mago, 210-26, 237-58; — suoi nomi,

214-5; — suo carattere nel _Dolopathos_, 216-21; — sepolto in

Sicilia, 220-1; — sue opere meravigliose in Napoli, 222-6;

— la leggenda popolare napoletana, 226-36; — sepolcro di V.

in Napoli, 231-3; — la tradizione letteraria, 236-7; — altre

meraviglie operate da V., 225, 226, 240; — meraviglie da lui

operate in Roma, 241-3; — innamorato e ingannato si vendica,

249-52; — leggenda allargata e depravata, 254-5; — morte di

V., 255-8.

VIRTÙ romane, I, 222-7.

VITELLIO, I, 238-9.

VOLUSIANO, I, 380, 381, 382, 388, 392, 396.

VULCANO, II, 375.

ZALEUCO, II, 28.

INDICE

dei Capitoli del secondo Volume.

CAPITOLO XII.

Trajano _pag_. 1

CAPITOLO XIII.

Costantino Magno » 46

CAPITOLO XIV.

Giuliano l'Apostata » 121

CAPITOLO XV.

Gli autori latini nel medio evo » 153

CAPITOLO XVI.

Virgilio » 196

CAPITOLO XVII.

Cicerone, Catone, Orazio, Ovidio, Seneca,

Lucano, Stazio » 259

CAPITOLO XVIII.

Severino Boezio » 322

CAPITOLO XIX.

Gli dei di Roma » 368

CAPITOLO XX.

Roma e la Chiesa » 407

CAPITOLO XXI.

L'impero nel medio evo » 423

CAPITOLO XXII.

La fine di Roma e del suo impero » 470

APPENDICE.

La leggenda di Gog e Magog » 507

§ 1. La leggenda biblica » 509

§ 2. La leggenda epica » 517

§ 3. La leggenda storica » 548

§ 4. Il mito geografico » 557

Aggiunte e correzioni al volume I » 565

Aggiunte e correzioni al volume II » 583

Indice analitico delle materie » 589

NOTE:

[1] _Parad_., c. XX, v. 44-48.

[2] Plinio il Giovane, mandato a reggere la provincia di Bitinia,

scrisse una lettera a Trajano per chiedere quali modi egli dovesse

tenere nel procedere contro ai cristiani. Nel Passio di sant'Ignazio

Trajano fa un'assai trista figura (V. la _Legenda aurea_ del VORAGINE,

c. 36: lo stesso nel racconto di un codice coptico che si conserva

nel Museo egizio di Torino). Sant'Agostino non lascia di ricordare,

fra le dieci persecuzioni che sino al tempo suo avevano afflitto la

Chiesa, anche quella di Trajano, che era stata la terza. (De Civ. Dei,

t. XVIII, c. 52). NICEFORO racconta nella _Historia ecclesiastica_,

l. III, c. 23, la storia seguente. Espugnata Antiochia, Trajano fece

mettere a morte, insieme con altri cristiani, cinque vergini, e ordinò

che delle ceneri di queste, miste con bronzo, si facessero vasi da

servire nelle pubbliche terme da lui costruite. Avvenne che chiunque

andava per lavarvisi era soprappreso da repentino malore. Conosciuta la

causa di ciò, Trajano ordinò si provvedessero alle terme altri vasi,

e di quelli, rifusi, fece fare cinque statue che rappresentavano le

cinque vergini, e furono erette davanti alle terme.

[3] _Hist. rom._, LXVIII, 7.

[4] Un esempio di tale amore riporta lo stesso Niceforo, l. c.

[5] _De laudibus divinae sapientiae_, dist. V, v. 231.

[6] Cf. C. DE LA BERGE, _Essai sur le règne de Trajan_, fasc. XXXII

della _Bibliothèque de l'École des hautes études_, 1877, p. 292.

[7] V. intorno a tale leggenda G. Paris, _La légende de Trajan_ nel

fasc. XXXV della _Bibliothèque de l'École des hautes études_, 1878,

p. 261-298. Di questo lavoro eccellente dell'illustre erudito mi sono

molto giovato nel presente capitolo, sebbene me ne scosti in alcune

conclusioni. V. inoltre MASSMANN, _Kaiserchronik_, v. III, p. 753-64

e D'ANCONA, _Le fonti del Novellino in Studi di critica e storia

letteraria_, Bologna 1880, p. 330-1.

[8] _Vita S. Gregorii Magni_, 22, ap. MABILLON, _Acta sanctorum ordinis

S. Benedicti_, sacc. I, p. 387-8. Precede il racconto di altri miracoli

operati dal santo pontefice. Ecco il testo: «Idem vero perfectissimus

et acceptabilis Deo Sacerdos, cum quadam die per forum Trajani,

quod opere mirifico constat esse extructum, procederet, et insignia

misericordiae ejus conspiceret, interque memorabile illud comperiret,

videlicet quod cum idem orbis princeps in expeditionem circumvallatus

militum cuneis pergeret, ibidem obviam habuerit vetustissimam viduam

senio simulque dolore ac paupertate confectam, cujus lacrymis atque

vocibus sic conpellatur: «Princeps piissimo Trajane; ecce hic sunt

homines qui modo mihi unicum filium, senectutis videlicet meae baculum

et omne solatium, occiderunt, meque una cum eo nolentes occidere,

dedignantur etiam mihi pro eo rationem aliquam reddere.» Cui ille

festinato, ut res exigebat, pertransiens: «Cum rediero, inquit, dicito

mihi, et faciam tibi omnem justitiam.» Tum illa «Domine, inquit, etsi

tu non redieris ego quid faciam?» Ad quam vocem substitit, et reos

coram se adduci fecit. Neque cum suggeretur a cunctis accelerare

negotium, gressum a loco movit, quousque et viduae a fisco quod

juridicis sanctionibus decretum est, persolvi pro re fecit, demumque

supplicationum precibus et fletibus super factis suis poenitentes

viscerali clementia flexus, non tam potestate quam precatu et lenitato

vinctos Praetorialibus catenis absolvit. Hujus rei gratia compunctus

venerabilis Pontifex, coepit lacrymosis gemitibus secum inter verba

precantia haec siquidem Prophetica et Evangelica revolvere oracula:

«Tu Domine dixisti: _Judicate pupillo, defendite viduam et venite et

arguite me_. Et alibi: _Dimittite et dimittetur vobis_. Ne immemor

sis quaeso. Peccator ego indignissimus propter nomen gloriae tuae et

fidelissimae promissionis tuae, in hujus devotissimi viri facto pietati

tuae humiliter supplico». Perveniensque ad sepulchrum Beati Petri, ibi

diutius oravit, et flevit, atque veluti somno correptus, in extasim est

raptus. Quo per revelationem exauditum se discit, et ne ulterius jam

talia de quoquam sine Baptismate sancto defuncto praesumeret petere,

promeruit castigari».

[9] Cap. 17. «Iam vero utrum aliquibus vir iste tanti meriti miraculis

claruerit, superfluo quaeritur, quod luce clarius constat quod is qui

virtutum signa suis meritis valuit aliis quocque Christo largiente

acquirere, si exegisset opportunitas, facilius poterat haec etiam

ipse promereri». L'interpolazione comincia subito dopo con le parole

_Sed ne his_, ecc. V. BETHMANN, _Paulus Diaconus Leben und Schriften_,

nell'_Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde_ del

Pertz, v. X, 1851, p. 305. Ad ogni modo l'argomento migliore per negare

l'autenticità a quei capitoli lo porge il fatto che Giovanni Diacono,

sebbene conosca la Vita scritta da Paolo, non solo non attinge da essa

quanto narra di Trajano, ma non fu neppure cenno di un racconto di

Paolo che a quella leggenda si riferisca.

[10] L. II, c. 44, ap. Mabillon, op. cit., sacc. I, p. 415-6.

[11] Legitur etiam penes easdem Anglorum Ecclesias, quod Gregorius per

forum Trajani, quod ipso quondam pulcherrimis aedificiis venustaret,

procedens, judicii ejus, quo viduam consolatus fuerat, recordatus atque

miratus sit: quod scilicet, sicut a prioribus traditur, ita se habet.

Quodam tempore Trajano ad imminentis belli procinctum vehementissime

festinanti, vidua quaedam processit debiliter dicens: Filius meus

innocens, te regnante peremptus est: obsecro, ut quia eunt mihi

reddere non vales, sanguinem ejus legaliter vindicare digneris. Cumque

Trajanus, si sanus reverteretur a proelio, hunc se vindicaturum per

omnia responderet, vidua dixit: Si tu in proelio mortuus fueris, quis

mihi praestabit? Trajanus dixit: Ille qui post me imperabit. Vidua

dixit: Et tibi quid proderit, si alter mihi justitiam fecerit? Trajanus

respondit: Utique nihil. Et vidua: Nonne, inquit, melius tibi est, ut

tu mihi justitiam facias, et tu pro hoc mercedem tuam recipias, quam

alteri hanc transmittas? Tunc Trajanus ratione pariter, pietateque

commotus, equo descendit, nec ante discessit, quam judicium viduae per

semel imminens profligaret. Hujus ergo mansuetudinem judicis asserunt

Gregorium recordatum ad sancti Petri Apostoli Basilicam pervenisse:

ibique tamdiu super errore tam clementissimi Principis deflevisse,

quousque responsum sequenti nocte cepisset, se pro Trajano fuisse

auditum, tantum pro nullo ulterius pagano preces effunderet.

[12] _Lectiones antiquae_, ed. del Basnage, t. II, parte II, p. 261.

[13] L'identità dura per tutto il tratto del racconto di Giovanni

Diacono compreso fra le parole: _Quodam tempore Trajano — pro nullo

ulterius pagano preces effunderet_.

[14] V. la dissertazione V del Lequien in testa al primo volume delle

opere di san Giovanni Damasceno nell'edizione da lui curata, p. LXIV,

col. 1.

[15] Da non confondere col poema provenzale di Girart de Rossilho, del

quale esiste un frammento di versione francese pubblicato dal MICHEL,

_Gerard de Rossillon_, Parigi 1856.

[16] _Le Roman en vers de très-excellent, puissant et noble homme

Girart de Roussillon_, pubblicato dal MIGNARD, Parigi, 1858, v. 2970.

[17] Tuttavia non è improbabile che prima di Giovanni Sarisberiense,

e fuori d'Inghilterra, da qualcun altro sia stato fatto ricordo della

leggenda. È da deplorare a tale proposito che i Bollandisti non abbiano

stimato opportuno di pubblicare un poema assai antico della vita di

Gregorio, scritto in forma di dialogo, in versi leonini, e del quale

si dà un brevissimo saggio nel vol. II del mese di Marzo degli _Acta

sanctorum_, p. 122, col. 2ª.

[18] _Polycrat_., l. V, c. 8.

[19] L'auteur du _Policraticus_ parait, comme je l'ai dit, avoir eu

sous les yeux les deux versions anciennes: il a emprunté à Paul le

nombre pluriel des meurtriers, les expressions _quum rediero_ (dans

Jean _si sanus reverteretur_) et si _non redieris_ (dans Jean _si tu

in proelio mortuus fueris_); il a pris à Jean l'épithète d'innocent

donnée au fils, l'amplification du dialogue (qu'il a lui-même varié et

allongé en partie, bien qu'en supprimant la réplique de Trajan: _utique

nihil_), et enfin la mention du cheval. Il a ajouté de son chef, outre

les réflexions insérées dans le dialogue, un détail pittoresque: la

veuve arrête l'empereur à cheval en le saisissant par le pied. Dissert.

cit., p. 264.

[20] Citati dal MASSMANN, _Kaiserchronik_, v. III, p. 753 e da Gaston

Paris, p. 263.

[21] Ap. PERTZ, _Scriptores_, t. XVI, p. 112.

[22] _Summa praedicantium_, lett. J, XIII, 8.

[23] Ap. LEIBNITZ, _Scriptores rerum brunsvicensium_, t. II, p. 1025.

[24] _Speculum Regum_, ap. PERTZ, _Script._, t. XXII, v. 948-68.

Gotofredo aggiunge al racconto di Giovanni alcune particolarità:

Prelia gesturus procedit ab Urbe monarchus,

Pontis aput Tiberim properans dum transiit arcus,

Obvia stat vidua, mota querela sonat.

_Stes_, ait illa, _meum reddens ulciscere natum;_

_Nam morior, dum sic video cervice necatum._

_Hoc scelus imperium vindicet: ecce capud._

Cesar ait: _Pugnabo prius studeamque redire._

Illa refert: _Si non redeas, quo vindice fiet?_

_Nec Deus hic laudem te meruisse sciet._

Rex stetit attonitus; iubet ut vindicta feratur.

Post abiit, set non rediit quia marte necatur,

Unde sibi laudem, rex meruisse datur.

Hoc pietatis opus dum Gregorio memoratur,

Ingemuit pro morte viri, digne lacrimatur,

Orat, ut alma Dei dextera parcat ei.

Dum iacet in precibus, stans angelus increpat illum:

_Scis quia non habuit baptismatis ille sigillum,_

_Quomodo cum lacrimis dona neganda petis?_

_Ast homo tu pacis opus expetis hoc pietatis,_

[_Quo semel indulto, non amplius ista petatis,_]

_Iste modo requiem te lacrimante capit._

Per quanto io so, Gotofredo, e un suo commentatore di cui dirò più

oltre, sono i soli che facciano morire Trajano in guerra. Confrontisi

col racconto che lo stesso Gotofredo introduce nel _Pantheon_, partic.

XV, ap. PISTORIUS, _Rer. germ. script._, ed. dello Struvio, t. II, p.

258.

[25] L. XI, c. 46. Notisi tuttavia che in questo luogo Vincenzo

Bellovacense narra la sola prima parte della leggenda, quella cioè che

si riferisce all'atto di giustizia di Trajano, mentre della seconda,

che concerne il miracolo, tocca appena di volo molto più innanzi, nel

c. 22 del l. XXIII, raccontando la vita di san Gregorio. Ciò importa

non poco alle cose che seguono. La cronaca di Elinando pare sia andata

perduta, meno i cinque ultimi libri (erano in tutto quarantanove) che

furono pubblicati, e nemmeno per intero, nel t. VII della _Bibliotheca

patrum Cistercensium_ del Tissier. In alcuno dei libri perduti era la

storia di Trajano. Se Vincenzo abbia trascritto senz'altro le parole di

Elinando è dubbio; ma la dicitura di alcuni testi che citano Elinando

direttamente farebbe credere che Vincenzo v'avesse fatta qualche

piccola alterazione.

[26] Il _Fiore di filosofi e di molti savi_ fu pubblicato primamente

dal Nannucci, che lo attribuì, con assai poco fondamento, all'autore

del Tesoro. (V. _Manuale della letteratura del primo secolo della

lingua italiana_, 3ª ed., Firenze, 1874, p. 300-23; il racconto

_Della giustizia di Trajano_ sta a p. 315-6); poi dal Palermo nella

_Raccolta di testi inediti del buon secolo_ stampata a Napoli nel

1840; finalmente da Antonio Cappelli, _Scelta di curiosità letterarie_,

disp. LXIII, Bologna, 1865. Qui il racconto della giustizia di Trajano

(Troglano) sta a p. 58-61. A proposito della falsa attribuzione

di questo scritto fatta a Brunetto Latini, v. SUNDBY, _Brunetto

Latinos Levnet og Skriften_, Kopenhagen, 1869, p. 54-5; CAPPELLI,

op. cit., prefazione, p. XVI-XVIII; D'ANCONA, op. cit., p. 258-9.

Gli è certamente per una svista che Gaston Paris dice il racconto del

_Fiore di filosofi_ derivare dal racconto del _Policratico_. Ecco le

sue proprie parole: «C'est sans doute directement du Policraticus que

notre récit avait passé dans une compilation latine qui ne s'est pas

encore retrouvée, mais dont nous possédons une traduction italienne,

intitulée _Fiore di filosofi_, et attribuée sans motifs suffisants à

Brunetto Latino. L'auteur, qui écrivait certainement au XIII siècle,

a traduit exactement son original, ajoutant seulement quelques mots à

la seconde réplique de la veuve. Trajan lui dit: «E s'io non reggio,

e' ti soddisfarà il successore mio». Elle répond: «_E io come il

so? E pognamo ch'elli lo faccia,_ a te che fia se quell'altro farà

bene?» A la fin aussi, le traducteur italien (ou peut-être déja le

compilateur latin qu'il traduisait) a cru devoir ajouter: «E poscia

salio a cavallo, e andò alla battaglia e sconfisse li nimici». — Anzi

tutto è da chiedere: ci fu egli una compilazione latina di cui il

_Fiore di filosofi_ non sarebbe se non la versione? Il Sundby, citato

dal Paris a questo punto, dice solo, parlando in generale (op. cit.,

p. 52) che le raccolte di detti di filosofi di cui vanno largamente

provvedute le letterature del medio evo risalgono a sorgenti latine,

e ciò non si può mettere in dubbio. Ma da questa sorgente comune il

_Fiore di filosofi_ pare che siasi scostato appunto a proposito della

storia di Trajano, della quale in altre raccolte consimili non si trova

fatto ricordo (V. l'op. cit. del Sundby, p. 52-4, e i testi spagnuoli

pubblicati dal KNUST, _Mittheilungen aus dem Eskurial, Bibl. d. litter.

Vereins_, 1879). Che poi il racconto inserito nel Fiore derivi da

quello dello _Speculum_ e non da quello del _Policratico_, si può

dimostrare agevolmente con un confronto di testi. A tal uopo io reco

qui parallelamente i due primi, ponendo in corsivo quanto, essendo a

entrambi comune, non si riscontra nel terzo, il che, se non è molto, è

pur tuttavia sufficiente a far pienissima prova.

SPECULUM HISTORIALE

(_Ed. principe di Giov. Mentellin._)

Hic aliquando cum profecturus ad bellum iam equum ascendisset,

vidua quaedam apprehenso pede illius miserabiliter lugens iusticiam

sibi fieri de his qui filium ejus iustissimum et innocentissimum

occiderant prosceba(n)t. Tu, inquiens, Auguste, imperas, et ego

tam atrocem iniuriam pacior? Ego, ait ille, satisfaciam tibi cum

rediero. Quid si non redieris? ait illa. Successor, inquit, meus

satisfaciet tibi. At illa: _Quomodo hoc sciam?_ Quod et si facturus

est, quid tibi proderit si alius bene fecerit? Tu michi debitor

es, secundum opera tua mercedem recepturus. Frans autem est nolle

reddere quod debetur. Successor tuus iniuriam pacientibus _vel

passuris_ per se tenebitur; te non liberabit iusticia aliena.

Bene agetur cum successore tuo si liberaverit seipsum. His verbis

motus Traianus descendit de equo, et causam vidue presencialiter

examinavit, et condigna satisfactione viduam consolatus est.

FIORE DI FILOSOFI

(_Testo del Nannucci._)

Trajano fue imperadore molto giusto, ed essendo uno die salito

a cavallo per andare alla battaglia colla cavalleria sua, una

femmina venne e preseli l'un piede, e piangendo molto teneramente

domandavalo e richiedevalo che li facesse diritto di coloro, che

l'aveano morto uno suo figliuolo, il quale era _giustissimo_, sanza

cagione. E _quegli_ rispose e disse: Io ti soddisfarò quando io

reddirò. E quella disse: E se tu non riedi? E que' rispose: E s'io

non reggio, e' ti soddisfarà il successore mio. E quella disse:

_E io come il so?_ e pognamo ch'elli lo faccia, a te che fia, se

quell'altro farà bene? tu mi se' debitore, e secondo l'opere tu

sarai giudicato: frode è non volere reddere quello che l'uomo dee;

l'altrui giustizia non libera te, e ben sarà al successore tuo

s'elli liberrà se medesimo. Per queste parole mosso l'imperadore

scese da cavallo e fece la giustizia e consolò la vedova, e poscia

salio a cavallo, e andò alla battaglia, e sconfisse li nemici.

Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medio Evo vol. II · 第 30 / 43 段