FARINATE.

=198. Farinata bianca.= Prendete la quantità che vi occorre di farina

bianca di prima qualità, stemperatela in un recipiente con alquanto

brodo tiepido, che vi verserete sopra a poco a poco, mentre con un

mestolo agiterete l'intriso, onde non si formino grumi. Quando la

farina si sarà così stemperata, e l'intriso ridotto alla densità d'una

crema, verserete il tutto in una pentola, ove già siavi altro brodo

caldo, e farete bollire per un quarto d'ora seguitando a rimestare col

mestolo.

Questa farinata, che deve riuscire alquanto liquida, è un'eccellente

minestra pei convalescenti, atta a riparare le forze, rinfrescante

ed insieme nutriente. Si serve calda, spargendovi anche del formaggio

grattato se aggrada.

=199. Farinata bianca coll'uovo.= Fatela come quella descritta qui

sopra, aggiungendovi quando è cotta alcuni tuorli d'uovo, già frullati

a parte, che verserete nella farinata dopo che questa ha perduto il

bollore, rimestando intanto prestamente con un mestolo affinchè l'uovo

non si rappigli. Vi si può anche aggiungere un pezzo di burro e del

formaggio parmigiano grattato.

Anche questa farinata si usa come minestra rinfrescante per i

convalescenti: ma più per le persone sane, essendo maggiormente

nutriente.

=200. Farinata di sagù.= Il sagù è una fecola gommosa prodotta da una

specie di palma che cresce nell'Asia.

Si lava con acqua bollente e si fa cuocere nel brodo che si aumenta

a poco a poco finchè il sagù sia intieramente disfatto e prenda la

consistenza d'una polentina.

Per rendere questa farinata più saporita e più nutritiva, vi si può

aggiungere uno o due rossi di uova sbattuti, mescolandoveli bene

insieme dopo ritirata dal fuoco, acciò l'uovo non si rappigli.

Si fa anche cuocere il sagù in semplice acqua che abbia prima bollito

con alcuni pezzi di cannella pel corso di due ore. Quando poi il sagù

è cotto, vi si aggiunge del vino bianco dolce, oppure del latte, poco

zucchero, e gli si fa alzare due altri bollori: indi si ritira dal

fuoco, e gli si uniscono due tuorli d'uova bene sbattuti. Finalmente si

serve in tavola.

=201. Farinata di tapioca.= Chiamasi tapioca una fecola che si estrae

dalla radice di _manioc_, pianta coltivata in America e poco conosciuta

da noi. Poca quantità di questa fecola disfatta e cotta in buon brodo,

costituisce una buona farinata assai riparatrice pei convalescenti e

molto rinfrescante. Si serve come il sagù (num. 200).

=202. Fecola di patate.= Anche con questa fecola si preparano

eccellenti farinate, procedendo in tutto come il sagù (num. 200).

=203. Paniccia.= Ponete dell'acqua in una pentola, salandola

convenientemente, e fatela divenir tiepida, indi ritiratela dal fuoco

e gettatevi a poco a poco con una mano 275 grammi di farina di ceci

per ogni litro di acqua, mentre coll'altra mano, munita di un mestolo,

rimesterete continuamente a fine di stemperare bene tutta la farina.

Ottenuto ciò, rimettete la pentola o caldaia sul fuoco, e lasciate

cuocere per cinque quarti d'ora, non cessando dal rimenare lentamente.

Allorchè poi la vostra farinata sarà cotta, versatela in un piatto,

conditela con olio, sugo di limone e poco pepe, e servitela calda.

=204. Paniccia fritta.= Fate la paniccia come abbiam detto sopra, solo

che invece di 275 grammi di farina di ceci, ne adoprerete 300 grammi ed

anche di più per ogni litro d'acqua, dovendo in questo caso la farinata

riuscire più densa e più consistente. Quando poi è cotta, versatela in

uno o più piatti secondo la sua quantità, e senza condirla lasciatela

completamente raffreddare. Allora tagliatela a striscie in forma di

biscotti reali, ma più sottili, e friggete queste in padella con olio

bollente, facendo prendere loro un colore dorato e rendendole alquanto

croccanti; indi spargetevi sopra un poco di sale e servite caldo.

=205. Paniccia arrosto.= Fate soffriggere in una casseruola della

cipolla minutamente trinciata e del prezzemolo con olio abbondante

e sale; indi gettatevi la paniccia già preparata come abbiamo detto

sopra, raffreddata e tagliata a dadi, e lasciatela rosolare bene, per

servirla finalmente così calda in tavola.

=206. Favetta.= Mettete in una pentola oltre un litro di acqua, due

ettogrammi di favetta e sale necessario; passate quindi la pentola al

fuoco, e fate cuocere per circa un'ora rimestando come se si trattasse

di fare una polenta. Quando la favetta è cotta, versatela in un piatto

adatto, lasciatela raffreddare, e poscia servitela condita con olio e

poco pepe.

Si usa anche a mangiare la favetta con cipollette fresche, dopo averla

fatta riscaldare in una casseruola in cui siasi preparato un soffritto

di cipolla minutamente trinciata e olio.

=207. Farinata in tegghia.= La farinata (_fainà_) propriamente detta

dai genovesi, si fa stemperando bene in una catinella la quantità

necessaria di farina di ceci con tanta acqua quanta ne occorre per

formare un intriso talmente liquido, che lasciandolo scorrere sul

mestolo vi lasci un leggerissimo strato a guisa di un velo. Vi si

aggiunge conveniente dose di sale in polvere, e si lascia il tutto

in fusione per circa un'ora, rimestando in questo frattempo tre o

quattro volte con un mestolo. Prendete poscia una gran tegghia di rame,

versatevi e spandetevi abbondante olio sopraffino, indi versatevi pure

l'intriso suddetto dopo di averlo purgato della schiuma che vi si sarà

formata, e rimestate nuovamente un poco onde l'olio galleggiante si

distribuisca il più uniformemente possibile per tutta l'estensione

della tegghia. Ciò fatto, ponete questa in forno, livellandola

esattamente, affinchè la farinata riesca tutta dello stesso spessore,

e lasciate cuocere fino a che abbia preso un bel colore dorato;

toglietela allora dal forno, spolverizzatela con poco pepe, tagliatela

a piccoli pezzi, e servitela calda in un piatto.

=208. Farinata con lievito.= Fate sciogliere un ettogramma di lievito

di farina bianca in una catinella con mezzo litro d'acqua tiepida;

indi aggiungetevi a poco per volta tre ettogrammi di farina di ceci,

rimestando bene con un mestolo, e ponete poscia la catinella in luogo

caldo a fine di far fermentare l'intriso, dopo di che unitevi 45 grammi

di sale ed altro mezzo litro di acqua tiepida, e rimestate nuovamente

finchè siate sicuro che il sale sia ben disciolto; allora aggiungete

altri sei ettogrammi di farina di ceci, gettandovela a poco a poco,

poscia un altro litro e mezzo di acqua tiepida, e continuando a

rimestare, fate che il tutto bene si unisca, e poi mettetelo al caldo

a lievitare per circa due ore. Prendete in appresso mezzo litro di

olio e con un poco di esso ungete l'interno di una gran tegghia, nella

quale indi verserete l'intriso suddetto, tagliate sottilmente due o

tre cipolle, spargetele sulla superficie del liquido, e parimente su

questo versate il restante del mezzo litro di olio, spargendovelo il

più uniformemente possibile. Mandate allora la tegghia al forno in cui

siano mantenute accese delle legna in disparte, e quando la superficie

della farinata avrà preso il colore, riunite il fuoco sotto alla

tegghia e fate rosolare anche la parte inferiore.

Anche questa farinata si serve calda tagliata a pezzi.

=209. Farinata bianca in tegghia.= Fate la farinata in tutto come

quella di farina di ceci (num. 207), solo sostituendo a questa farina

la stessa quantità di farina di grano, ed aggiungendovi, prima di

metterla al forno, alquanta cipolletta ben trinciata che spargerete

sulla superficie della farinata. Servitela calda spolverizzata con

pepe.

=210. Castagnaccio.= — Questa specie di farinata, fatta con farina di

castagne, è chiamata dai genovesi _castagninn-a_, e si fa nel seguente

modo. Stemperate in una catinella, od in altro recipiente adattato, la

quantità che vi occorre di farina di castagne (che avrete prima passata

allo staccio per separarne i grumenti che di solito vi si formano)

con tanta acqua quanta ne abbisogna per formare una assai liquida

poltiglia, a cui aggiungerete poco sale, rimestando continuamente con

un mestolo, finchè la farina siasi ben disciolta ed unita coll'acqua.

Allora ungete con olio l'interno d'una tegghia più o meno grande,

secondo vorrete far riescire il castagnaccio di maggiore o minore

spessore: versate indi nella tegghia stessa l'intriso suddetto, e sulla

superficie di questo spargete altr'olio, pinocchi mondati, un po' di

finocchio ed uva passola o zibibbo se vi aggrada. Così preparato il

tutto, passate la tegghia al forno, livellandola il meglio possibile, e

fate cuocere a lento calore finchè il castagnaccio abbia formato sopra

una crosta ben rosolata. Cotto che sia, servitelo caldo o freddo a

piacere, senza aggiungervi altro. È bene però avvertire che se avrete

fatto l'intriso troppo denso, ossia con poca acqua, il castagnaccio

diverrebbe assai duro, raffreddandosi, e perciò in tal caso dovrebbesi

preferire di mangiarlo appena uscito dal forno.

La vera cuciniera genovese facile ed economica, ossia maniera di preparare e cuocere ogni sorta di vivande all'usanza di Genova · 第 25 / 45 题