NON bisogna fare assegnamento sulla storia delle arti per dimostrare,
considerando le opere del tempo nostro, l’indefinita perfettibilità del
genio umano». Sono queste le parole con le quali Victor de Laprade,
l’avversario della musica e della pittura, significa la sua ammirazione
per l’arte antica e il suo disprezzo per la presente. Altri pensatori
hanno affermato, senza dolersene come lui, anzi compiacendosene, che
se il genio umano è in continuo progresso rispetto alla scienza, dà
indietro, quasi per uno scotto inevitabile, riguardo all’arte. La
scienza, dicono, è fatale all’arte; il regno della poesia è finito
quando è cominciato quello della critica e dell’analisi. Un poeta,
Francesco Coppée, ha detto che i poeti «sono poco meno che banditi
dalla società moderna». La società futura ricorderà veramente la poesia
e l’arte come il paleontologo ricorda i fossili delle antiche età?