III.

L’architettura è per lui la più nobile di tutte le arti, perchè nel

tempio, che ne è l’opera principale, essa dà simbolicamente «un’idea

del celeste abitacolo, dell’universo considerato come simbolo del mondo

invisibile, di Dio stesso». Viene dopo la scultura, perchè quest’arte

attende a riprodurre la figura dell’uomo, che è il re del creato,

l’essere fatto a immagine e simiglianza di Dio; la pittura viene dopo

la scultura, perchè, riattaccandosi alla statuaria quanto al disegno,

contiene tuttavia un elemento puramente sensuale, che è il colore.

Il suono parla soltanto al senso, non dice nulla alla ragione; la

musica esercita la sua azione nel campo della sensibilità organica,

sul sistema nervoso: quest’azione ha un carattere di necessità, di

fatalità; l’uditore deve sopportarla senza poterla discutere; quindi

l’arte che produce simili effetti è arte inferiore.

Per stabilire con questi criterii una gerarchia delle arti, bisogna

prima stabilire una gerarchia delle facoltà umane, e dire che

l’intelligenza importa più della sensibilità. Così ha fatto Max

Nordau quando, senza distinguere l’una arte dall’altra, ha relegato

all’ultimo posto i genii artistici, attribuendo i massimi onori agli

attivi e intellettivi. Ma la scienza psicologica, distinguendo le

diverse facoltà, non solamente non perde tempo a discutere qual è

più nobile e quale meno; ma ne studia le affinità, le attenenze,

le relazioni e la fondamentale unità. Nella musica, del resto, non

manca una parte puramente razionale, rappresentata dalle leggi degli

accordi e dei ritmi, nè il Laprade lo ignora; ma egli afferma che anche

questo elemento razionale, nella musica, si contraddistingue per la

sua fatalità, giacchè l’intelligenza non è libera di discuterlo, nè

capace di intenderlo. Ora, prima di tutto, non è conforme al vero che

l’intelligenza non sia assolutamente capace di intervenire a questo

riguardo: poichè il problema dell’armonia, che ha affaticato durante

lunghissimi secoli le menti, è stato finalmente risolto proprio

dall’intelligenza, e come dice il Mach in una delle sue eleganti

_Letture scientifiche_, alla domanda formulata da Pitagora ha risposto,

dopo due mila anni, Helmotz; in secondo luogo, se c’è nella parte

matematica della musica qualche cosa di fatale che l’intelligenza

deve accettare senz’altro, questa medesima fatalità è nelle

matematiche pure, e in filosofia, e in tutti i rami della conoscenza

umana. Reciprocamente: l’elemento estetico non manca neanche nelle

matematiche; tanto è vero che il visconte d’Adhémar vuole, come

vedemmo, annoverare fra le arti l’algebra e la geometria.

Se dunque la stessa scienza, la più scientifica delle scienze, non

crede di perder nulla paragonandosi a un’arte, ottenendo un effetto

estetico oltre che raggiungendo uno scopo razionale, che valore avrà

contro la musica l’addurre che quest’arte ha un effetto estetico

soltanto? Non si potranno rovesciare i termini dell’argomentazione,

e affermare che questa è arte più pura, l’arte più arte, l’arte per

eccellenza? Il Laprade la giudica inferiore perchè, sola fra tutte,

esercita qualche influenza sugli animali, sui pazzi e sugli idioti.

Ora questo sarà, se egli così vuole, un segno d’inferiorità; ma,

siccome ogni medaglia ha il suo rovescio, il segno d’inferiorità si può

considerare anche come prova di superiorità, come misura della maggiore

estensione degli effetti musicali.

Ancora: perchè il carattere delle opere musicali varia da un paese ad

un altro, il Laprade nega che la musica abbia un’influenza universale.

Ora, allo stesso modo e per la stessa ragione che non c’è una lingua

universale, ma altrettanti linguaggi quante sono le circostanze di

razza, di clima, e via dicendo, così vi sono idee melodiche diverse

secondo che diversi sono il clima, la struttura degli organi,

l’educazione. Un Turco, racconta il Laprade, richiesto del suo parere

intorno ad una sinfonia che l’orchestra aveva allora allora finito

di eseguire, rispose: «È bella, ma era meglio _prima_». Il _prima_

del Turco significava il frastuono degli strumenti che i sonatori

accordavano. Ciò non prova altro se non che il gusto e l’educazione del

Turco non sono i nostri. I Turchi vestono anche a un modo diverso dal

nostro; e i selvaggi dell’interno dell’Africa non si vestono affatto.

Un Italiano che senta parlar tedesco non ha l’orecchio piacevolmente

solleticato. Anche in musica i conoscitori distinguono lo stile delle

singole nazioni. E se l’ideale melodico, oltre che mutare di luogo in

luogo, muta in uno stesso luogo col passar del tempo, questo fatto non

è altro che una conferma della legge universale dell’evoluzione. Cambia

l’ideale musicale come cambia ogni ideale estetico, si modifica la

tecnica musicale come quella di ogni altra arte.

Una gerarchia delle arti non si può dunque fondare su questi criterii.

Il nemico della musica potrà dire che essa è inutile; ma dobbiamo

noi cercare l’utilità nell’arte? Se i varii ritrovati dello spirito

umano dovessero classificarsi secondo la loro utilità, come la

scienza sarebbe superiore all’arte, così l’architettura sarebbe la

prima delle arti; perchè gli uomini possono fare a meno di quadri e

statue, di drammi e melodrammi, non già di edifizii destinati agli usi

privati e pubblici; senonchè un edifizio non è un’opera d’arte per

la semplice ragione che è destinato a un certo scopo. Muri nei quali

siano praticate un certo numero di aperture e sui quali sia imposto un

tetto possono servire al ricovero degli individui e alla celebrazione

delle cerimonie collettive: l’arte comincia quando si aggiunge

_qualche altra cosa_, quando l’opera ha certe qualità, certi ornamenti

del tutto inutili allo scopo, alla pratica destinazione. Se c’è o

non c’è simmetria ed euritmia nel disegno d’una casa, che importa?

L’importante, riguardo alla sua utilità, è che non vi piova dentro:

una chiesa servirà egualmente bene alla celebrazione del culto tanto

se è provvista quanto se è sprovvista di colonne, di capitelli, di

guglie. Ora se l’arte è qualche cosa oltre l’utile; se è, in un certo

senso, l’inutile—il quale, in un altro senso e per altre ragioni, può

essere utilissimo—non è possibile ordinare le arti secondo l’utilità

dei loro prodotti; o, se mai, la più inutile sarà la prima. E la

musica potrebbe, per questa ragione, tenere veramente il primo posto,

se essa fosse inutile del tutto. Invece, come l’arte architettonica

si sviluppò dalle rozze costruzioni delle palafitte e dei recinti e

delle capanne dove i primi uomini si difesero dalle intemperie, così

l’arte musicale si sviluppò dai canti rauchi e dai rumori scomposti con

i quali gli stessi primi uomini credettero necessario accompagnare e

contrassegnare e provocare alcune manifestazioni della vita, come la

poesia si sviluppò dal linguaggio col quale essi appagarono il bisogno

di significare le idee.

Nell’architettura e nella scultura, soggiunge finalmente il Laprade,

c’è un’idea morale; mentre nella musica non c’è. Ma, prima di tutto,

l’idea morale, come avverte lo stesso autore, si potrà trovare

soltanto in certe opere architettoniche, nel tempio e nella statua,

e non già in tutte; secondariamente questa distinzione fra opere

architettoniche o scultorie più o meno morali, si può e si deve fare

tra le opere musicali; perchè le commozioni che queste eccitano non

sono tutte della stessa qualità; e se una marcia militare ci fa muover

le gambe in cadenza, una musica sacra ci comunica un turbamento

misterioso e ci dà quasi un’idea della potenza divina. Se noi

paragoniamo un tempio greco o una cattedrale gotica all’ultimo _cancan_

dell’ultima operetta, dovremo dire che la musica è arte inferiore; ma

se paragoniamo la messa di Papa Marcello a certi chioschi eretti in

certi luoghi appartati, diremo che è arte inferiore l’architettura.

Il Laprade, mentre loda la cooperazione delle varie arti

nell’antichità, quando il tempio era ornato di statue, di quadri,

di decorazioni, ed echeggiava dei canti e dei suoni degli strumenti

sacri, e le sacre danzatrici vi intrecciavano i loro balli, giudica

pervertimento intollerabile il teatro moderno, dove la decorazione,

la danza, la poesia e la musica si dànno la mano. Ora il concetto

della cooperazione delle arti si può accettare o combattere, ma non

accettare in un caso e combattere nell’altro. Il Wagner, come abbiamo

già visto, ha preso le mosse da quello stesso concetto antico che il

Laprade loda tanto. Se l’effetto totale dell’opera d’arte è tanto più

intenso quante più arti concorrono a produrlo, questa moltiplicazione

d’intensità si ottiene oggi nel teatro come una volta nel tempio.

La proporzione, e quasi direi la dose delle varie arti è mutata:

l’architettura era preponderante nel complesso artistico creato

anticamente, la musica aveva minor parte, la scultura maggiore; oggi

l’architettura nel teatro non ha l’importanza che aveva nel tempio, la

scultura è quasi scomparsa, la musica ha parte eminente. Qui troviamo

una naturale conseguenza delle mutate condizioni della vita morale e

delle circostanze materiali; ma non regresso nè progresso. E se la

fusione delle arti ebbe per iscopo, una volta, di parlare agli uomini

di Dio, anche ora il Wagner significa con la musica, con la poesia

e con tutto il quadro teatrale, il suo misticismo. E se egli non lo

significa sempre come in _Parsifal_, e se gli altri musicisti seguono

ordinatamente le ispirazioni profane, e se il teatro non è, insomma, il

tempio, noi potremo anche giudicare che la sostituzione dal primo al

secondo sia un danno rispetto alla religione e ai costumi; ma non già

rispetto all’arte. E dell’arte, appunto, era quistione.

Che resta dunque del concetto della gerarchia delle arti? Niente,

o ben poco. Ciascuna di esse ha un suo valore e una sua dignità

impareggiabili. Tuttavia una distinzione si può e si deve fare rispetto

ad un’arte sola: l’arte letteraria, produca essa poemi, romanzi o

drammi. Sully Prudhomme non la comprende nelle arti belle perchè si

serve di segni convenzionali, delle parole; mentre le altre creano

gruppi di sensazioni direttamente rappresentative, senza convenzione.

Ma appunto per questa convenzionalità dei segni essa ha un campo molto

più vasto che non le altre. Con le parole noi possiamo bene o male

descrivere i prodotti delle altre arti; con la musica, con la pittura,

con la scultura, con l’architettura non possiamo dire le cose che

diciamo con le parole. Nell’arte letteraria la sensibilità si unisce

più intimamente con l’intelligenza, e da questa unione nascono prodotti

che più direttamente significano la potenza dell’anima umana. Ma, ad

eccezione di lei, le rimanenti arti stanno tutte ad uno stesso grado.

Noi non abbiamo parlato sinora della coreografia e della recitazione

che Sully Prudhomme ed altri critici comprendono fra le arti belle.

È ora il momento di dire che queste ultime hanno veramente un posto

inferiore; non tanto perchè l’opera artistica, altrove distinta e

separata dall’artista che la crea, è in esse confusa con la persona di

lui; quanto perchè il loro valore espressivo è subordinato e veramente

complementare. Il Laprade chiama arte complementare la pittura,

perchè riveste le forme disegnate; ma, in natura, forme e colori,

ripetiamolo ancora una volta, fanno un tutto inseparabile; e se, in

arte, il pittore può disegnare soltanto e astenersi dal colorire,

quando colorisce, colorisce i suoi proprii disegni, non gli altrui; e

il colore, nel suo quadro, non è una cosa accessoria e trascurabile;

al contrario, dispiace che manchi. La musica non si può considerare

complementare della poesia per una ragione tutta contraria, perchè è

da essa indipendente, assolutamente distinta: può accompagnarla, ma può

non accompagnarla, senza che nessuna delle due soffra dell’isolamento:

la poesia sta da sè, e la musica strumentale, sinfonica, non serve

di complemento a niente. Se di arti complementari si deve parlare,

queste sono il ballo e la recitazione; perchè l’artista drammatico

non esisterebbe senza il drammaturgo, e perchè le ballerine non

esisterebbero senza i coreografi, nè i coreografi senza i compositori

di musica. Queste arti, nelle quali si può bensì raggiungere

l’eccellenza, ma col sussidio indispensabile di altre, traducendo

espressioni create da altri, sono propriamente da considerare come

secondarie e subordinate. Si noti ancora che, mentre l’artista

drammatico rappresenta tutte le passioni umane descritte dall’autore,

l’espressione conseguita dalle danzatrici è meno intensa e meno estesa.

I movimenti nel ballo esprimono, più che le passioni o le commozioni,

certe qualità gradevoli, la facilità, la grazia, l’eleganza; quelle

stesse qualità espresse dal semplice disegno ornamentale e dalla

pittura decorativa.

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