III.

A stabilire razionalmente le analogie fra le varie arti occorre prima

vedere le analogie fra le impressioni dei diversi sensi sui quali esse

agiscono. Queste analogie esistono innegabilmente. Quando noi chiamiamo

con uno stesso nome, col nome di senso, le varie facoltà del tatto,

del gusto, dell’odorato, dell’udito e della vista, già ammettiamo,

senza ancora saperlo, che qualche cosa di affine è tra loro, che

comune è il fondo o il sostrato sul quale risiedono, o il modo col

quale si esercitano. La teoria dell’espressione enunziata da Sully

Prudhomme ci ha mostrato che tutte le sensazioni sono coscienti, che

tutte sono complesse, che in tutte vi sono movimenti e diversi gradi

d’intensità e diverse qualità affettive. Alcuni pensano che i sensi

corrispondano più intimamente, che vi sia una sola cellula sensitiva

nella quale risieda l’unico e multiforme senso baudeleriano; ma questa

è affermazione ipotetica. L’audizione colorata della quale già tenemmo

parola non si può negare; ma se non dipende dalla suggestione o dalla

associazione delle idee, è con tutta probabilità un fenomeno morboso.

Le trasposizioni dei sensi sono proprie dell’isterismo, e patologiche

senz’altro. Nello stato di salute le sensazioni provenienti dai diversi

sensi hanno di comune soltanto i caratteri dianzi definiti; del resto

esse sono singolari e intraducibili. Dall’accettata comunanza di

caratteri deriva una innegabile analogia fra le arti; l’irriducibilità

dimostra come, tranne che nei casi morbosi, si burlino del pubblico

quegli artisti che pretendono eccitare sensazioni diverse da quelle

proprie alla loro arte.

Teofilo Gautier narrava le sue impressioni di audizione colorata solo

quando era in preda all’_hascisch_. Artisti la cui costituzione sia

isterica o in generale neuropatica sono sinceri nei loro tentativi

d’inversione artistica; e questa nostra età li gusta perchè le malattie

nervose e gli squilibrii cerebrali sono purtroppo molto frequenti.

Eccettuati i casi patologici, ogni arte ha il suo linguaggio e le

sue forme. Una stessa idea non si può, come vuole il Cremonese,

riprodurre variamente in un quadro, in una statua, in una strofe, in

una sinfonia, in un edifizio, in un romanzo; ma, al contrario, bisogna

riconoscere, col Sully Prudhomme, che inventare, in un’arte qualunque,

vuoi dire «pensare in quest’arte», e che vi sono idee pittoriche,

musicali, architettoniche «assolutamente irriducibili»; queste idee

sono i _motivi_, che non bisogna confondere con i soggetti. Uno stesso

soggetto può convenire a parecchie arti insieme; per esempio: una madre

che allatta il suo bambino è un soggetto per lo scultore ed il pittore;

ma finchè questo soggetto è sprovvisto d’ogni speciale forma sensibile

non è _motivo_ d’arte: diventa _motivo_ quando è pensato dallo scultore

o dal pittore. E bisogna anche soggiungere che non tutti i soggetti

convengono a più d’una arte: la madre che allatta il bambino non si

può rappresentare in musica nè in architettura. Pittura e scultura si

possono scambiare molte volte i soggetti perchè, fondate entrambe sul

senso della vista, imitano gli aspetti, le figure, le forme delle cose;

nessuna delle due può scambiare i soggetti con l’architettura, che

non imita cose esistenti. La musica può, in taluni casi, scambiare i

soggetti con la pittura: la vita nella foresta che il Wagner descrive

nel _Siegfried_, può essere descritta da un pittore; ma ciascuno dei

due artisti coglie nell’oggetto da rappresentare una sola serie di

sensazioni: il musicista le acustiche, il pittore le visive. Udendo

la sola esecuzione orchestrale del pezzo wagneriano noi possiamo, a

occhi chiusi od aperti, vedere il verde degli alberi; ma questa visione

non è eccitata in noi direttamente, sibbene per associazione. Nel

mondo sensibile quasi tutti gli oggetti parlano a più di un senso in

una volta: quando noi pensiamo alla rosa ci rammentiamo la forma e il

profumo di questo fiore: vedendola dipinta ci potrà parere di sentirne

l’olezzo, senza che nessun effluvio impressioni le papille olfattive.

E l’associazione delle idee, molto più che la comunanza dei caratteri,

spiega il valore di molte espressioni. Quando giudichiamo nero il

tradimento, facciamo così associando all’idea della perfidia quella

delle condizioni nelle quali essa ordisce le sue trame: le tenebre

della notte e dei luoghi chiusi.

L’analogia delle arti dipende dai caratteri comuni delle sensazioni.

Esse sono, in primo luogo, tutte coscienti; ma l’analogia dipendente

da questo carattere è molto larga e lontana. Esse sono poi tutte

combinabili, e questa è la ragione per la quale tutti i prodotti

delle arti sono da noi chiamati composizioni: noi parliamo di

composizioni architettoniche, come di musicali: un quadro e un poema

sono composizioni come un romanzo e un dramma. La composizione delle

sensazioni è espressiva dell’ordine, dell’armonia: in tutti i prodotti

di tutte le arti possiamo trovare queste qualità—o il loro difetto.

Il terzo carattere comune alle sensazioni è il movimento: quantunque

esso appartenga principalmente alle sensazioni della vista, dicemmo

già nel precedente capitolo come e perchè il ritmo musicale è anch’esso

un movimento espressivo. Quando i musicisti parlano di un _disegno

melodico_, l’analogia che essi stabiliscono non è arbitraria; perchè,

quantunque i punti di un disegno coesistano nello spazio, mentre

nella melodia le note sono emesse una dopo l’altra, tuttavia queste

note coesistono nella memoria, e la loro composizione nella memoria è

paragonabile alla composizione delle linee nel disegno. Ma se c’è un

disegno melodico, ciò non vuol dire che per via dei suoni si possano

rappresentare le forme delle cose.

Tutte le sensazioni sono suscettibili di diversi gradi d’intensità,

e questo è il quarto carattere che hanno in comune: ne deriva una

analogia che bisogna contenere dentro i limiti naturali. Come in ogni

suono si trovano tre cose diverse: l’intensità, l’altezza e il timbro,

così, dice Sully Prudhomme, nelle sensazioni visive il maggiore o

minor grado d’illuminazione corrisponderebbe all’intensità acustica,

la vivacità del colore all’altezza del suono e il colore al timbro.

Ma qui già si vede una confusione. Se il colore è l’equivalente

del timbro, le sfumature del colore dovrebbero corrispondere alle

sfumature del timbro; ora il timbro non è suscettibile di sfumature,

di gradazioni: è quello che è. E le sfumature del colore non sono, più

propriamente parlando, alterazioni? Il rosa e il vermiglio non sono due

colori diversi? Da un colore fondamentale all’altro vi sono gradazioni

infinite, tutte distintamente percettibili; da una nota all’altra vi

sono intervalli. E Sully Prudhomme, mentre dice che «la gamma continua

è la stessa per tutti i colori come la gamma discontinua è la stessa

per tutti i timbri», avverte anche che «non è esatto dire la _gamma dei

rossi_ o _dei verdi_, come non si può dire la _gamma dei timbri_».

In questa ed in peggiori confusioni si cade quando si spinge troppo

oltre il paragone di due arti diverse come la musica e la pittura,

perchè la loro analogia è più ideologica che reale.

L'Arte · 第 26 / 47 题