I.

«C’è una qualità, fra tutte le altre, senza la quale nessun’opera può

produrre piacere profondo e durevole; questa qualità indispensabile

deve dominare la composizione e lo stile, l’idea e la forma.

Un’opera d’arte che possiede questo merito è buona; se lo possiede

in parte è mediocre; se ne manca interamente è cattiva..... Questo

merito consiste nella precisione». Se per precisione s’intendesse

l’esatta corrispondenza fra le immagini artistiche e le cose che esse

rappresentano, noi troveremmo nel Martha un propugnatore del concetto

al quale ci arrestammo; ma l’idea dell’autore è un poco diversa.

Vi fu nell’antichità un popolo, i Rodii, che usava onorare d’una statua

ogni suo eroe; ma pare che gli eroi si moltiplicassero con tanta

facilità da mettere un forte aggravio sulla finanza pubblica; talchè,

volendo conciliare il dovere del tributo da rendere ai valorosi con le

necessità dell’economia, quegl’isolani deliberarono di cancellare i

nomi posti sotto le antiche statue e di dedicarle alla memoria di altri

grandi. Dione Crisostomo scagliò i fulmini della sua eloquenza contro

il meschino espediente che privava gli antichi eroi dell’onore dovuto

e ne tributava uno molto discutibile ai nuovi; il Martha aggiunge che

queste statue, diventate in tal modo poco «precise», non dovevano

essere molto importanti per gli amatori dell’arte plastica.

Diremo noi che queste statue fossero veramente poco precise? Se un

quadro rappresentante una campagna portasse per titolo: «Marina», noi

accuseremmo l’artista di mancanza di precisione; ma non confonderemo

questo difetto con quello di un altro quadro dove, dato lo stesso

soggetto campestre, e un titolo appropriato, troveremo che non sono

rispettate le leggi della prospettiva, o che in un paesaggio nordico

fioriscono piante da serra calda, o che gli ulivi sono del colore dei

pini e viceversa. La mancanza di precisione è esteriore nel primo

caso, come nelle statue dei Rodii, interiore nel secondo; un artista

non potrebbe commettere la prima se non per burla o stravaganza;

chi cadesse nella seconda non è artista. Dinanzi a una statua rodia

dissotterrata, come farebbe il Martha per decidersi ad ammirarla o

a criticarla? Dove prenderebbe l’eroe il cui nome si legge sulla

base—se si legge ancora e se pure c’è ancora la base—per giudicare

intorno alla rassomiglianza? Evidentemente intorno alla rassomiglianza

non si può più dare un giudizio; noi non possiamo far altro che dire

se la statua dissotterrata rappresenta bene o male una figura d’uomo

con un certo abito e in un certo atteggiamento. Il nome dell’originale

importerebbe allo storico, non già all’artista; parlando d’arte, la

precisione da esigere è l’intrinseca precisione artistica, la tecnica,

la formale.

Il Martha invece attribuisce il maggior pregio al contenuto. «Vi sono

certe bellezze», dice egli con Luciano nel _Zeusi_, «che possono in

parte sfuggirmi. La squisita correzione del disegno, certe combinazioni

di colori lascio che siano lodate dai pittori che hanno il dovere

di comprenderle. Da parte mia ammiro Zeusi per aver dato al suo

personaggio lineamenti tanto ben definiti, che appartengono a lui

solo». Tutti i critici fanno come il Martha e come Luciano: dànno

maggior prezzo al contenuto; tutti gli artisti giudicano inversamente

e dànno il primo posto alle qualità tecniche e formali. Ora, se la

precisione del contenuto è una bella cosa, se bisogna ottenerla,

l’opera d’arte non esiste senza queste qualità alle quali il Martha

assegna un posto secondario.

Il suo concetto della precisione è pertanto poco preciso, o poco

precisamente spiegato. Egli dice che la poesia, considerata come arte,

non fu «se non uno sforzo per arrivare alla precisione», e che tutti

i generi poetici non furono creati «se non per stringere il pensiero,

per imprigionare cotesto vagabondo e sottometterlo a certe leggi

che i luminosi genii primitivi riconobbero come le sole capaci di

allettare lo spirito». Vuol egli dire così che l’arte poetica è capace

di conseguire una maggior precisione delle altre? Se la precisione è

una qualità dell’arte, tutte le arti non debbono conseguirla, in modo

diverso, ma in egual grado? È vero che il verso imprigiona il pensiero

più strettamente che la frase prosaica; ma, per questa ragione,

mentre esso sembra ed è, da una parte, più preciso, sembra anche ed è

meno preciso dall’altra. Questo pare un giuoco di parole, perchè le

parole adoperate dal Martha sono alquanto elastiche. Il linguaggio

dei versi non è, propriamente parlando, più preciso che il prosaico:

le frasi e le strofe possono con pari precisione significare le idee:

tranne che le strofe, per le loro particolari qualità, si adattano a

certe idee particolari. Una prima operazione, da parte dell’artista,

consiste adunque nel riconoscere le qualità delle idee da esprimere:

se queste sono di natura poetica, egli adatterà il linguaggio poetico,

in caso contrario si servirà del prosastico. Qui non si tratta tanto

di precisione quanto di convenienza. La poesia lega il pensiero con

le rigide regole del metro; un verso può esprimere il pensiero con

una forma rigorosa, concisa, incisiva; ma non più precisa di una

proposizione; anzi, se dobbiamo parlare di precisione, la proposizione

libera può adattarsi più precisamente del verso a tutti i più

particolari andamenti del pensiero.

Ancora: nel poema, nel dramma, il Martha loda come effetto di

precisione ciò che è effetto della buona composizione: il rigetto dei

particolari inutili, la proporzione delle parti, l’ordine della loro

distribuzione. Se vogliamo comprendere tutte queste cose sotto il nome

di precisione, dobbiamo anche ammettere che essa non è soltanto della

poesia epica e drammatica, ma di tutte le opere d’arte: del quadro,

della statua, della costruzione architettonica.

Ma l’autore si serve spesso, invece della parola _precisione_, dei

sinonimi, e parla di un’_esattezza_, di una _giustezza_ che l’arte

dovrebbe avere di mira. Se egli vuole che l’artista, prima d’ogni altra

cosa, definisca in tal modo il proprio soggetto, che questo non possa

andar confuso con altri più o meno simiglianti, si potrà dire, più

semplicemente, che la prima qualità dell’arte dev’essere la verità.

Il Martha cita l’esempio del quadro di Timomaco rappresentante Medea

che, sul punto di colpire i proprii figli, rivolge loro uno sguardo

meravigliosamente rivelatore dei due opposti sentimenti cozzanti

nell’animo suo: la gelosia e l’amor materno: un poeta dell’Antologia

disse che il pittore aveva dato alla figura due occhi differenti:

uno furioso e l’altro intenerito. L’eccellenza di questa espressione

consisteva nella sua verità. Se l’espressione fosse stata quella della

sola gelosia o del solo amor materno, sarebbe stata parzialmente

vera, perchè ciascuno di questi sentimenti esisteva nel cuore della

sciagurata; ma una verità parziale non è la verità: la verità vera è

la totale. Lo stesso Martha si serve della parola _verità_ come di

un altro sinonimo di _precisione_, quando dice che nell’arte degli

attori e dei pittori gli atteggiamenti sono ordinariamente d’una

«verità approssimativa», e che i soli capaci di eccitare l’entusiasmo

sono quelli di una «verità esatta». Ora non è indifferente servirsi

della parola «verità» come sinonimo di «precisione», e fare della

precisione, e non della verità, la prima qualità dell’arte; perchè

può derivarne un malinteso, specialmente quando non si sono distinte

le qualità delle cose reali dalle qualità dell’arte che le riproduce.

Si dice, per esempio, e il Martha lo nota, che la poesia tanto più

è poetica quanto più è ambigua, misteriosa e indefinita. Questo è

veramente uno dei caratteri non già dell’arte poetica, ma di certe

cose naturali ed umane. Vi sono sentimenti reconditi, fuggevoli,

indeterminati, ineffabili: noi li chiamiamo poetici prima ancora di

farli argomento di poesia. Come dovrà esprimerli la poesia? Dovrà

esprimerli, evidentemente, come sono, con i loro caratteri d’ambiguità

e d’imprecisione. Per dimostrare che anche in questo caso l’arte

dev’essere precisa, bisognerebbe ricorrere a un bisticcio e dire

che la poesia dello Chateaubriand e del Lamartine ha la precisione

dell’imprecisione, riproduce cioè precisamente le cose imprecise.

L'Arte · 第 16 / 47 题