Ma se le qualità della rappresentazione sono le prime ed essenziali,
perchè si conoscono, mentre quelle delle cose rappresentate sono
ambigue e possono anche alterare le prime, diremo che l’artista debba
scegliere, per darne un’immagine nell’opera sua, le cose brutte,
comuni, volgari ed insignificanti? No, certamente. Quando l’oggetto
possiede le migliori qualità, quando perfetta ne è l’immagine
artistica, e quando lo spettatore è capace di apprezzare le due
perfezioni, allora si hanno tutte le condizioni perchè l’effetto sia
insuperabile. Ma non tutte le statue sono la Venere di Milo, nè tutti
gli spettatori sono Canova.
Diremo allora che l’artista non debba badare alle qualità delle cose da
rappresentare, e debba soltanto porre ogni sua cura nel rappresentarle
ottimamente? Negheremmo così quella scelta, della quale già dimostrammo
la convenienza e la necessità. Nessun artista, non il realista, non il
naturalista più spregiudicato, trascura di scegliere e rappresenta le
prime cose che gli capitano sotto mano.
Giacchè abbiamo parlato dell’arte narrativa, osserviamo che cosa vi
accade. Come il poema, dal quale proviene, il romanzo narra in origine
le gesta magnifiche e le avventure memorabili; la novella, secondo
dice lo stesso suo nome, riferisce gli avvenimenti nuovi ed insoliti.
Paragoniamo i romanzi di cappa e spada e le _Mille ed una notte_
all’_Educazione sentimentale_ e alle novelline del Maupassant: daremo
ragione, sul principio, a chi sostiene che non c’è più scelta, che
l’arte se n’è affrancata, che rappresenta qualunque cosa, senza badare
alle qualità della cosa rappresentata. Ma il giudizio è inesatto.
Quando l’artista pare più indifferente, allora è più vigile. Le cose
narrate dal Maupassant non sono, come sembrano, fatti di cronaca,
volgari, senza significato: riflettono, al contrario, certi lati oscuri
della vita e della natura umana, racchiudono una filosofia o amara o
ironica, hanno una loro propria bellezza. Tranne che questa bellezza
non è riconoscibile da tutti, immediatamente: lo spirito attento e
penetrante dello scrittore ha saputo coglierla. Ora, se il concetto di
bellezza, nel mondo dei fatti e delle cose, è indeterminato e relativo
come abbiamo visto, il fatto che certuni o anche molti disconoscono
la bellezza di cotesti argomenti non vuol dir nulla, non prova nulla
contro il Maupassant che li ha giudicati bellissimi, senza di che non
li avrebbe rappresentati, e contro i molti che, trovandone un’immagine
stupenda nelle sue novelline, ammirano le novelle e ne gustano i temi.
Altrettanto dicasi delle arti figurative, della scultura, della
pittura. Se il pittore fa spontaneamente il ritratto di una persona
che a noi sembra brutta, state pur sicuri che egli ha trovato in lei
qualche bellezza. E se l’opera sua è bella, cioè da un’immagine precisa
della persona reale, noi stessi discopriremo le qualità che hanno
impressionato il pittore e determinato la scelta sua.