Ultime note tristi e bizzarre di Giuseppe Panezio:
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«Se io dovessi pubblicare un libro, vi metterei come prefazione _la
verità, tutta la verità_, NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ, (art. 297 del
Codice di Proc. Penale).
«Vorrei poi fare stampare il mio libro su carta nera con inchiostro
bianco. Così darei ai miei lettori un magnifico effetto di ossicini
intagliati nelle tenebre di una cassa da morto; e farei del bene alla
vista del prossimo, come mi assicura un professore di ottica.»
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«Ma quale è la vera causa della voga e fortuna straordinaria di certi
capi di letteratura industriale?
«Senza essere una Commissione d’Inchiesta, rispondo, che ciò dipende
non già dal valore intrinseco dell’autore o della merce, ma da
circostanze estrinseche.
«Per esempio il _Libro di lettura per le scuole, ecc._, dell’abate
Gineprai è un libro pieno di sugo, e vale per lo meno un milione
di volte più di quello dell’abate Zuccheroni, il quale è pieno di
sgrammaticature e di minchionerie (rubate per soprammercato) e non vale
proprio niente.
Eppure l’ab. Zuccheroni con lo spaccio dei _libri di lettura_,
Sillabarii, Aritmetiche, Grammatichette, ecc., ha già potuto farsi
fabbricare una magnifica villeggiatura sui colli, mentre l’abate
Gineprai, dopo l’aumento di tariffa nei tabacchi, non può più nemmanco
fornire al suo naso del rapato a petizione.
«Il motivo si è che quel lecchino dello Zuccheroni è entrato nelle
grazie del Consiglio Superiore dell’Istruzione Pubblica e di quasi
tutti i Consigli Provinciali Scolastici, ecc.; mentre quest’istrice del
Gineprai si è fatto prendere nel sedere da tutti i magnati.
Ciò che dicemmo dei libri scolastici si può benissimo intendere delle
opere di letteratura amena. Anche per queste c’è il Consiglio Superiore
e sopratutto ci sono i Consigli Provinciali scolastici delle signore.»
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«Saggio di eloquenza, chiarezza, proprietà ed eleganza
forense-burocratica: — Voi, Corte dei Conti, prima di interinare il
cennato decreto in discorso, onde difendere ogni ulteriore rimarco,
dovevate rendervi edotta, che non si era dato competente evacuo a tutti
gli incumbenti che di ragione per l’emarginato rilievo.»
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«L’umorismo è un ferro tagliente, che attraversa un argomento e ne
svescia gli umori, come da un tumore.
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«La coreografia è il bagliore superficiale e muto dei prospetti e dei
contorni.
«Certi scrittori, braccati d’oggi dì, sono semplici coreografi di
sentimenti.»
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«Se io dovessi _partecipare_ il mio prossimo matrimonio farei imprimere
nell’intestazione della lettera listata di nero una grossa croce
nerissima coll’urna mortuaria e relativo salice piangente e terminerei
l’annunzio con
«UNA PRECE!»
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«In moltissimi uomini la Bontà non è altro, che l’impotenza di essere
cattivi.»
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«La disonestà è la maggior ricchezza delle fanciulle povere e il
miglior mezzo per maritarle.»
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«Ultima e vera sentenza sulla felicità relativa data da un povero
diavolo, mentre si sentiva stilettato profondamente dal male dei denti:
— L’uomo felice è quegli, che non ha male ai denti.»
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«Le assolute disgrazie in famiglia sono: — cani e letteratura inedita.»