Seguita ancora l’_Album atroce_ di Pinotto.
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«L’amore per le donne è ciò che dicesi uno sciocco _convenzionalismo_.
«La stessa bellezza delle donne è un convenzionalismo.
«Può essere, cioè parere bella una donna, che si vegga fuggitivamente,
con cui non si abbia parlato nè ballato mai.
«Allora la donna reale è bella, come la donna ideale che si trova
nei libri e in altre opere d’arte, perchè ci lavora o ci ha lavorato
intorno la fantasia.
«Ma si mangi il sale insieme e per un sol giorno con la più portentosa
e più ammirata bellezza di donna che esista realmente, e poi riuscirà
impossibile ad un osservatore coscienzioso di trovarla ancora bella,
dopo che abbia potuto osservare minutamente a tempo debito le chiazze
della sua epidermide sotto le occhiaje.
«Quindi io nego, nego recisamente l’assurdo dell’amore reale per
l’umanità presente.
«Amare realmente e naturalmente è una cosa, che potranno fare tuttavia
i fiori dei campi e gli uccelli del bosco, le cui generazioni si sono
mantenute sane e illibate ai benefizi dell’aria libera e ai lavacri
delle intemperie.
«Ma per l’Umanità, che discendendo per i secoli si è sempre più
imputridita nei fetidi cubicoli della sua civiltà, l’amore è diventato
bugiardo, benchè pochi si accorgano o vogliano ammettere, che sia tale.
«L’unico amore logico, vero e tuttavia possibile per un uomo sincero è
l’amore platonico verso una donna quasi da lui sconosciuta.
«Quanto a me, il solo ricordo delle donne, che mi hanno dato un bacio,
mi muove a stomaco.
«Sento invece, che amo furiosamente la figliuola del notaio Raffa, che
ho vista una volta sola e nella penombra.
«L’amo tanto che morirei per lei.»
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«Non saprei precisare, se la razza umana presentemente sia più vile o
più convenzionale.
«Essa si mostra convenzionale anche nell’esercizio delle sue più
importanti prerogative, per esempio nel suicidio.
«Di tanto in tanto un garzone parrucchiere disperato, perchè una
modista invece di sposare lui ha accettato il solido _trattamento_
offertole da un banchiere, pone fine miseramente ai suoi giorni
mediante asfissia, annegamento o salto mortale dal quinto piano; e si
legge costantemente nella _Cronaca Nera_ dei giornali, che in mezzo
ai pettini dell’infelice suicida, sul tavolino da notte, presso il
braciere dell’asfissiato, o sulla ghiaja del fiume d’accosto alle
scarpe dell’annegato, si trovarono aperte le inevitabili _Ultime
lettere di Jacopo Ortis_.
«Or bene queste lettere, dinanzi al nostro modo di sentire odierno,
secondo me, non sono più altro che una freddissima decorazione di
malinconia patria ed amorosa, una decorazione materiale e posticcia,
come quelle gramaglie listate di similoro, con cui i tappezzieri
addobbano le porte delle chiese e gli usci di casa invitando il
pubblico a pregare per l’anima della damigella X, Y o Z, deceduta nella
verde età di anni settantacinque.
«La lettura dell’Jacopo Ortis, a chi abbia le sue facoltà naturali in
equilibrio, può far nascere l’occasione di uno sbadiglio e l’idea di
andare a bere un bicchierone di birra, ma non mai quella di ammazzarsi.
«Eppure, chi sa fino a quando nelle rispettabili corporazioni dei
giovani parrucchieri, dei garzoni panattieri, sartine, ecc.; durerà
questa benedetta usanza di darsi volontariamente la morte, facendola
precedere dalla lettura dell’Jacopo Ortis?»
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«Molto vile è l’uomo ammodo od anche di genio, quando a porte chiuse
domanda ad una donna, che gli faccia la carità di quell’illusione che
è l’amore. Egli allora si abbassa ad adorazioni ed abbiettezze verso
una guattera o una squarquoja, con una procedura, la quale ripugnerebbe
persino all’accattone, che per avere un soldo di elemosina disegna con
la lingua una croce in terra.»
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«Ma vilissimo, e molto superlativamente vilissimo, è poi il medesimo
individuo, quando, fuori della _Camera charitatis_, — in pubblico caffè
o passeggio sforza i suoi colleghi mascolini a sentire la litania dei
suoi miracoli amorosi, millantando la propria superiorità facilissima
sopra tutte le donne e sballando di aver ricevuto da fanciulle e da
principesse certe cortesie esagerate, che forse gli rifiutarono le
vecchie cuoche. Egli allora in seduta pubblica tenta innalzarsi sul
sesso femminino, — davanti a cui poco prima, in seduta privata, si era
inginocchiato e aveva piagnucolato miseramente — tenta innalzarsi come
un pallone areostatico, ripieno di ridicolaggine, vanagloria e menzogna
vergognosissime.»
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«Uomini profondamente immorali, superbi, malefici, traditori, furfanti
di cuore leggerissimo e senza un briciolo di coscienza, bricconi
simpatici, farabutti invadenti e soverchiatori, trovano poi nella vita
un istante di debolezza morale per diventare vittime ridicolissime di
una serva o di un matrimonio.»
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«La viltà della razza umana si dimostra eziandio nelle sue più umili
manifestazioni, per esempio nella critica letteraria.
«Essa ha per iscopo patente di demolire il _vero merito_.
«Ma c’è un vero _merito_, grasso, lustro, felicemente e completamente
riuscito, riconosciuto da tutti, ben voluto da tutti, perchè non va
mai a contrappelo di niuna convenienza o convenzione sociale, — un
_vero merito_ costituito in così floride condizioni di salute o sopra
una così solida piattaforma, che sarebbe non pure cosa innocente,
ma sarebbe un bello e coraggioso esercizio ginnastico il giostrarvi
contro.
«Eppure state sicuri, che questo _vero merito_ fortunato nessuno lo
toccherà.
«Invece vi è un altro _vero merito_, forse di portata maggiore del
primo, ma tuttavia incipiente o ammalato od osteggiato da numerosi
nemici per la sua audacia di novità o funestato dalla miseria o dalla
moglie impudica.
«Ebbene questo _vero merito_ disgraziato sono quasi tutti d’accordo nel
dilaniarlo e nel cercare di ammazzarlo.»