Così ricacciato del tutto, e per colpa principale di sua madre,
nella più deplorevole superbia artistica e ristrettezza pecuniaria
— egli, dopo avere rifiutato la retribuzione, seguitò a ricorrere
alla elemosina, tanto che una sera di domenica, in una famiglia di
Torino dove si facevano giuochi di società e si tagliavano i fogli al
_Guastatore_, tre amici poterono combinare lo scherzo di estrarre nello
stesso tempo di tasca e leggere la stessa lettera circolare diretta a
ciascuno di loro dallo stesso Pinotto:
— Mio carissimo!
— Mio carissimo!
— Mio carissimo!
— Nuovamente piombato...
— Nuovamente piombato...
— Nuovamente piombato...
Poi il terzetto così seguitava: — «Nuovamente piombato nella più
profonda miseria, ti scongiuro di inviarmi al più presto, che ti
sarà possibile, la piccola somma di cento lire. Ti assicuro di
restituirle sull’onor mio a dieci per mese. Saprai comprendere le
mie dolorose necessità, senza che io ti rattristi ad enumerartele.
Fammi quest’ultimo favore, che è per me di una suprema importanza:
questione di vita o di morte. Prometto di non domandarti più nulla per
l’avvenire. Nel restituirti la somma, terrò calcolo degli interessi.
«Tuo, ecc.»
Nel leggere queste parole, i tre amici davano a divedere di sentire
nelle medesime più l’alito dello scrocco che quello della disgrazia; e
commentavano più malignamente con gli occhi che con la voce.
— Mi sembra che potrebbe bastare... Ogni cosa deve avere un termine...
— Sull’onor mio! Magra garanzia!... e quella continua ostentazione
degli interessi?
— E quel perpetuo annunzio dell’ultima rappresentazione delle sue
domande? —
Una signorina butirrosa, che in altri tempi era stata molto
perseguitata da Pinotto, su cui però essa aveva fondate grandissime
speranze, — ora volendo ingraziarsi i nuovi amici, fece trasparire
dagli occhi la maggiore volontà di mostrarsi spiritosamente ingenua
e domandò: — Ma se è sempre nella miseria, perchè non si ammazza quel
birrichino?
Un’altra signorina dal collo molto lungo, e che aveva letto _Notre
Dame_ di Vittor Hugo, allungò ancora di più il collo e rispose
con grande pretesa di malignità: — Ah! egli non si ammazza, perchè
ammazzando sè stesso avrebbe paura di ammazzare un grand’uomo.