XXXII.

Per mantenere sè stesso e i propri vizi, Pinotto mandava di nuovo

lettere sopra lettere ai parenti e massimamente agli amici, da cui

invocava continui soccorsi.

Però rattenuto da un certo sentimento misto di onta, di riserbo e di

gratitudine, egli risparmiava Edoardo.

Fu questi il primo dopo un lungo silenzio a farsi vivo con lui,

affrontando egli stesso il pericolo pecuniario, mediante la seguente

lettera importantissima:

Milano, il ....

«Caro Pinotto,

«Ho rinunziato all’idea di un primato avvocatesco in una cittaduzza

di provincia, e siccome sono nato vestito, mi sono presa la libertà

calamitosa di venire a Milano per fondarvi un giornale letterario,

intitolato _Il Guastatore_, di cui ti unisco il primo fascicolo.

«Il nome ti dice abbastanza il programma.

«È, salva la modestia, una specie di _Frusta Letteraria_ adattata ai

giorni che corrono.

«Io veggo nella letteratura italiana contemporanea una specie di

selva _aspra e forte_ con relative Maremme e paludi pontine. Bisogna

diboscare, spianare, colmare, prosciugare, fognare, bonificare.... Ecco

il perchè del mio _Guastatore Letterario_ e per giunta _Scientifico_ e

_Artistico_.

«Tu mi sembri fatto per la quale.

«Con il tuo ingegno, con i tuoi studi, tu sei stampato apposta per

godere la suprema voluttà di dare dell’asino a chi se lo meriti.

«Mi pare già di vederti abbarbicato come un rovo alla letteratura di

chi so io.

«Ti creo quindi mio collaboratore con carta bianca.

«Non insisto però, affinchè tu faccia la polemica. Fa quello che vuoi;

mandami quello che stimi meglio: racconti, bozzetti, poesie, epigrammi,

schizzi di viaggi e di costumi; filosofia popolare, ecc., ecc., insomma

tutto quello che ti pare e piace, purchè mi mandi qualche cosa.

«Credo bene aggiungerti che anche in Italia i giornali letterarii

hanno presa la lodevole consuetudine di pagare. Pagano poco, ma

pagano qualche cosa per ora.... e pagheranno finchè potranno. Il mio

_Guastatore_ dà L. 2 e 50 cent. al colonnino.... È nulla, ma sono i

sigari.

«Appena riceverò un tuo manoscritto, te lo conteggierò e te ne spedirò

l’importo a volta di corriere.

«A te farò buone anche le interlinee, la firma e l’intestazione e ti

lascierò andare a capo e mettere tanti asterischi, quanti e finchè

vorrai.

«Non ti pago anticipato, perchè voglio costringerti, non solo a

scrivere, ma altresì a pubblicare.

«È mia ambizione quella di essere il primo a farti rompere il ghiaccio

con il signor Pubblico.

«Addio — manda — e credimi

«Tuo aff.mo ecc.»

Appena letta questa lettera, Pinotto corse a prendere il suo _Volar

di fiori_, che era già diligentemente copiato, un bel manoscrittone,

che ridotto in istampa avrebbe occupato per lo meno cento colonne del

_Guastatore_. Cento colonne! 250 lire! Che bazza!

Il povero giovane nel rivolgere il suo scartafaccio fra le mani, ebbe

malauguratamente una sensazione complessa, più che quadernaria, una di

quelle sensazioni, che costituiscono il pensare velocissimo dei genii

e dei pazzi. Egli sentì nello stesso punto la sua alterezza e la sua

impotenza artistica, il suo sovrano disprezzo per il pubblico e la sua

vergogna di divertire per paga con la penna, chicchessia: il ladro,

il prete, il porco, il commendatore, la marchesa, la cortigiana, la

tabaccaja, la signorina, la fame e l’indigestione, insomma qualsiasi

galantuomo o malandrino possessore di un soldo.... A un tempo sentì

echeggiare caninamente nelle orecchie la voce di sua sorella che

abbaiava smascellando dalla risa: _Bo..jno_! _Bo..jno_! — e sentì

scolpitamente la voce secca di sua madre, che aggiungeva: _faresti

meglio a studiare d’aritmetica e a imparare a servire la messa_. Più

che tutto vide stampata davanti a sè l’ultima lettera di lei...

Alzò sulla testa il manoscritto, e poi lo sfracellò per terra,

rovesciandogli sopra il motto di Cambronne con una grossa bestemmia

contro alla Divinità innocente. Quindi, raccattatolo, fece fare la fine

più turpe al suo povero ed eccelso _Volar di fiori_.

Così distrutto ignominiosamente il suo ultimo lavoro letterario, quello

che gli aveva dato maggiori contentezze e maggiori speranze, egli

si credette più grande di Dante — si credette un glorioso Vergine e

Martire dell’Arte, degno di sedere in paradiso più vicino di tutti al

trono di Dio, perchè riporterebbe intatti all’Eterno i fiori del suo

genio.

Rovine · 第 39 / 82 题