XXXI.

Sbalzato un’altra volta dall’orbita della famiglia, Pinotto ritornò

nuovamente un individuo buono a nulla e vizioso come un somarello, dove

poco prima fidando negli auspicii della mamma si era sentito capace di

afferrare con dita di ferro la rettorica chioma della Fortuna, e il suo

povero cuore era già divenuto tutta un’iride di magnifiche speranze.

D’allora in poi nel suo ufficio egli si adoperò non solo rimessamente

ma poltronescamente. Quando dal piano superiore doveva trasportare

qualche grosso volume ipotecario nel piano inferiore, egli anzichè

recarselo in mano o sulle spalle, lo pigliava a calci per farlo

rotolare giù dalle scale.

Egli si dimenticava persino di andare a trovare l’usciere suo

salvatore. Un giorno questi, mosso dall’affetto e dalla puntura di

non averlo visto da un pezzo, si recò a cercar lui. Trovò l’uscio

chiuso; girò invano la maniglia, orecchiò e sentì bisbigliare dentro la

cameretta la voce squarrata di una ragazzaccia che nella sua raucedine

cronica, accusava le scollacciature dei veglioni. Dondolò la testa,

come un bue offeso, e ritornò indietro borbottando!

— Questa poi mi dispiace veramente.... Brutto.... Mah! mah! —

Fido abbajò, come ci fossero stati i ladri.

Rovine · 第 38 / 82 题