Queste cose egli disse press’a poco, sebbene in forma più popolare,
al Capitano, quando fu raggiunto da costui e da Fido, il quale voleva
persuadergli, chi sa che cosa, stampandogli le impronte delle sue zampe
sul panciotto.
Ritornato a dormire nella cameretta del suo ospite, egli provò un
estremo disagio per tutta la notte: sentiva emanare dalla compagnia di
lui un odore caprino insopportabile, che egli non aveva mai avvertito
prima di ricevere l’ultima scomunica materna.
Nel mattino seguente egli spifferò senza ambagi al suo benefattore:
— Caro mio, io soffro a dormire nella stessa camera con altri; non
sono assuefatto a questo, e ce ne andrebbe di mezzo la mia salute,
se seguitassi; quindi io vi ringrazio e mi affitto una stanza da
me. —
L’usciere restò quasi mortificato e anche pauroso, che il giovane
avesse trovato quel pretesto per non incomodarlo maggiormente, dopo che
aveva ricevuto quelle cento lire da Edoardo.
— Senta, signor ingegnere: tra noi non dobbiamo fare complimenti. Mi
senta: è molto meglio, che rimanga con me.
— No, no, no! — rispose con fuoco Pinotto.
— Non si offenda, mio caro signore. Tra noi, veda, si farebbe più
economia...
— Non voglio! — ribattè Pinotto con rabbia vivace. — ... E non mi
secchi.
L’usciere rimase mortificato del tutto.
— Senta, signorino, io sono un contadino rispetto a lei, e non mi
ricordo più nemmanco di essere stato militare, quando discorro con lei.
Quindi mi scusi..... Quanto alla stanza, faccia pure come vuole.....
poichè ella vuole assolutamente così. Io dicevo soltanto... perchè mi
rincresce privarmi della sua compagnia..... dicevo.... —
Ma vedendo contro di sè una terribile morsicatura di baffi, cambiò
discorso.