XXX.

Queste cose egli disse press’a poco, sebbene in forma più popolare,

al Capitano, quando fu raggiunto da costui e da Fido, il quale voleva

persuadergli, chi sa che cosa, stampandogli le impronte delle sue zampe

sul panciotto.

Ritornato a dormire nella cameretta del suo ospite, egli provò un

estremo disagio per tutta la notte: sentiva emanare dalla compagnia di

lui un odore caprino insopportabile, che egli non aveva mai avvertito

prima di ricevere l’ultima scomunica materna.

Nel mattino seguente egli spifferò senza ambagi al suo benefattore:

— Caro mio, io soffro a dormire nella stessa camera con altri; non

sono assuefatto a questo, e ce ne andrebbe di mezzo la mia salute,

se seguitassi; quindi io vi ringrazio e mi affitto una stanza da

me. —

L’usciere restò quasi mortificato e anche pauroso, che il giovane

avesse trovato quel pretesto per non incomodarlo maggiormente, dopo che

aveva ricevuto quelle cento lire da Edoardo.

— Senta, signor ingegnere: tra noi non dobbiamo fare complimenti. Mi

senta: è molto meglio, che rimanga con me.

— No, no, no! — rispose con fuoco Pinotto.

— Non si offenda, mio caro signore. Tra noi, veda, si farebbe più

economia...

— Non voglio! — ribattè Pinotto con rabbia vivace. — ... E non mi

secchi.

L’usciere rimase mortificato del tutto.

— Senta, signorino, io sono un contadino rispetto a lei, e non mi

ricordo più nemmanco di essere stato militare, quando discorro con lei.

Quindi mi scusi..... Quanto alla stanza, faccia pure come vuole.....

poichè ella vuole assolutamente così. Io dicevo soltanto... perchè mi

rincresce privarmi della sua compagnia..... dicevo.... —

Ma vedendo contro di sè una terribile morsicatura di baffi, cambiò

discorso.

Rovine · 第 37 / 82 题