XXIII.

Il Capitano salutato da Pinotto era un sergente giubilato, che i

compaesani avevano accresciuto di grado con il nomignolo appioppatogli.

Pinotto lo aveva conosciuto assai famigliarmente, molti anni prima

nella villa del suo amico Edoardo, dove il Capitano era un casigliano

amatissimo, come quegli che dirigeva la preparazione del majale,

l’imbottatura del vino e tutte le altre operazioni principali della

azienda domestica.

Avendo sposato una giovane ostessa, (come capita alla maggior parte

dei bassi ufficiali in ritiro) la quale gliene aveva fatte a piedi e a

cavallo, e secondo la sua espressione, lo aveva voluto _mangiar vivo_,

— egli scorrucciato aveva abbandonato il villaggio nativo e per la

protezione del suo antico colonnello aveva ottenuto un posto da usciere

in un ministero a Roma.

Il capitano dovette far violenza a Pinotto per indurlo a ritirarsi

con lui in città, e la violenza del padrone fu superata dalla violenza

del cane, il quale per far risolvere definitivamente il renitente, gli

abboccò i calzoni, ponzando per tirarselo dietro.

Strada facendo, l’usciere per distrarre il giovane disgraziato,

acciocchè non si avvedesse della commiserazione che destava, si fece a

raccontargli allegramente vita e miracoli di Fido.

— _Porta_, sa?... Va dal panattiere, va al macello preciso come un

servitore.... Buono poi, buono come il pane. Lui si lascia mettere gli

occhiali sul naso e magari un kepì in testa.... Sa persino tenere una

pipa in bocca.... Sicuro, fuma questo demonio! Per gentilezza poi, non

discorriamone nemmeno.... _Parla_ come un bambino di due mesi, _parla_;

e se il bambino gli tira le orecchie, lui non dice mica nulla, povero

minchione! e lascia tirare.... anzi sembra che goda.... Non è vero,

Fido? —

Fido, quasi si accorgesse, che parlavano favorevolmente di lui, anzi

capisse tutto ciò che dicevano, saltellava qua e là con balzi di

modestia contenta, e di quando in quando tentava di baciare le mani a

Pinotto.

D’altra parte Pinotto pensieroso e pauroso, che il suo salvatore

sospettasse troppo male della madre di lui a cagione del motto

sfuggitogli, si fece ad accusarsi da sè stesso, dicendo che egli era

stato un cattivo originale ed aveva perso tutto al giuoco, ma che sua

mamma, povera mamma, non aveva nessuno, nessunissimo torto.

Rovine · 第 30 / 82 题