Alloggiato nella camera sublime del Capitano, egli pensò che non doveva
rimanere lungamente parassita di un povero usciere: e in quello stremo,
l’unica àncora di salvezza naturale e decorosa gli parve la mamma
ricordatagli dal buon vecchio, per cui nel mattino seguente gli disse
festosamente: — Scrivo a mia mamma.
— Bravissimo! gli rispose quegli, bevendo una lacrima, mentre si
incamminava all’ufficio.
Pinotto scrisse:
_Cara mamma!_
«Sai che pur troppo sono sempre stato superbo come Lucifero e il tuo
Signore m’ha castigato.... Quasi mi sento ancora superbo adesso; ma
so magnificamente, che non c’è nessuna umiliazione di un figlio verso
la propria madre. Anzi io sono fiero di umiliarmi davanti a te e
domandarti perdono in ginocchio, anche con i gusci di noce sotto.
«Che cosa vuoi? mamma, sono stato un disgraziato. Credevo certe cose
ed erano certe altre. Ho proprio fatto come il _Figliuol Prodigo_,
della Sacra Scrittura, che è andato fra gli animali immondi.... Ma non
voglio mica che tu mi ammazzi il vitello più grasso per questo. Oh no,
no! Guarda, mamma, solo perchè scrivo a te, sono tutto rasserenato, mi
sento allegro.... Ho fatto delle cattive vite e meritamente. Ho fatto
delle lunghe astinenze e mi sono nutrito alcuni giorni solo con un po’
di pane puro, ed era una grazia per me l’averne.
«Pensa, mamma, che vita!... Io che ero assuefatto da te ai buoni
piatti e sani della tua cucina casalinga. Però, ti assicuro, mamma.
Mi sarò fatto del male a me stesso, oh questo sì! Ma non ho mai fatto
del male al prossimo, a nessuno; te lo giuro! Sono ancora un ragazzo
onorato. Piuttosto che far torto con una cattiva azione al buon nome
della nostra famiglia e alla sacra memoria del povero mio padre, che
ci guarda di lassù, piuttosto.... avrei preferito di morire per la
strada.... e di fame, peggio che il conte Ugolino.
«Ora sono stato raccolto da un buon vecchio, da un usciere al
Ministero, che avevo conosciuto in casa del mio ottimo amico
Edoardo.... Sto qui con lui, via dei Giubbonari, N.... È una carissima
persona, di gran cuore, un galantuomo proprio dei tempi patriarcali
di una volta.... Mi usa ogni riguardo.... Insomma sto bene. Mi sento
rinato, massimamente perchè penso a te, perchè fondo tutte le mie
speranze sopra di te.... Ha poi un cane l’usciere, un cane, che è una
meraviglia. Si chiama _Fido_ e non usurpa il suo nome. Vorrei che tu
lo vedessi, mamma, e lo vedesse anche Carolina! È un grosso barbone,
bianco come la giuncata. Va lui in piazza con la sporta fra i denti, e
pare dica ai passeggeri come Napoleone I con la corona di ferro: Guai
a chi me la tocca!... Vedi, mamma, se non sono diventato buono. Mi sono
persino riconciliato con i cani....
«Adesso mi sento ancora addosso mille forze e una smania di adoperarle,
ma tutte a fine di bene.... Te lo giuro; non ho più nessuna pazzia
per la testa. Un po’ di digiuno me le ha fatte passare via tutte. Se
tu vuoi aiutarmi, mamma, farò l’agrimensore, l’impiegato, metterò su
una bottega da sellajo o da cappellajo, purchè tu lo voglia, mamma....
Ma ho bisogno del tuo soccorso e di una tua parola.... Capirai che
io non posso restare sulle spese a un povero usciere.... Non sarebbe
neppure nostro decoro.... Da me solo, ah! l’ho provato pur troppo
alle mie spalle: io non sono buono a nulla, non sono nemmeno capace di
guadagnarmi l’acqua che bevo. Ma con te, con la tua protezione sento
che anderei fino alla fine del mondo e che farei l’impossibile.... Per
riuscire a qualche cosa di buono su questa terra, mia cara, ci vuole
proprio la stella, _l’omen, l’amen, l’amen dico vobis_ di una mamma.
Scusa, mamma. Non so più quello che mi dica.... Parlo persino latino.
«Tu non me lo negherai, mamma, questo soccorso, questa parola, che ti
domando piangendo e contrito. Pensa, mamma, che ho patito la fame. No,
non pensarci più.... Consolami subito tu, che lo puoi.... tu sarai la
mia risurrezione, tu mi darai un’altra volta la vita, che ti devo...
Consolami presto.
«Il più affettuoso abbraccio a te, mia mamma! lasciami ripetere questa
parola: mia mamma! Ripetendola, mi pare di essere ricco di un tesoro
immenso, e lo sono.
«Un altro bacio a te e a Carolina.
«_Sempre tuo figlio_
«PINOTTO.»
«_PS._ — Sono un po’ ammalato, mamma, sfinito per causa delle midolle
vuote.... No, no; sto benissimo, mamma. Consolami, benedicimi, mamma!
«Altro _PS._ — Salutami i cagnolini, e dà loro per me uno zuccherino.»