Sconfitto da tutte le parti, non conoscendo più altro rifugio, egli
finalmente accondiscese alle istanze di Edoardo, che da più mesi lo
sollecitava a presentarsi da sua madre. Bisogna dire che egli salì
gli scalini materni, più per togliersi ogni appicco di biasimo davanti
all’amico, che per fondata speranza di riuscire nell’intento.
Fu breve e secco il colloquio fra madre e figlio. La signora Placida
diede un piccolo soprassalto, quando si vide dinanzi il suo Pinotto, ma
poi si rattenne e assunse il contegno più dignitoso, che possa assumere
una madama borghese, quando voglia dare una lezione di civiltà a una
odiata amica.
Lo condusse nella sala di ricevimento, e senza accennargli che si
sedesse, gli domandò: — Ebbene, che cosa si vuole da me? —
In quel punto fecero per entrare Carolina e i cani, ma la signora
Placida ordinò loro di ritornare premurosamente indietro, quasi essi
non dovessero onorare di loro presenza quel discolo. Quindi ripigliò: —
Ebbene che cosa si vuole da me?
— Signora madre.... Scusi del disturbo.... È una specie di ritorno del
_figliuol prodigo_. Ho già consumato le mie ottantamila lire, ed ora
vivo a spese degli amici, e cerco un impiego con il loro aiuto. Sono
venuto a vedere, se mia mamma alle volte avesse dispiacere che gli
amici prendessero il suo posto....
— No, no, no.... Io non voglio saperne di niente. Sta pure con gli
amici, facciano pure loro quello che vogliono, essi che ti avranno
aiutato a disperdere e divorare le sostanze guadagnate da tuo padre....
Io non ci entro per niente.... Ah, gli amici, gli amici!
— Allora.... — E fece a sua mamma un inchino. Questa gli rispose con un
cenno di testa pieno di dignità borghese.
Discendendo le scale, mentre gli si spezzava il cuore, il povero
giovane diceva: — E pure mia mamma non è cattiva! Non mi capisce, ma
non è cattiva.... —
Girando per la città, con la testa bassa, inciampò in quel rospo di
Aurelio Auricola.
— Ecco lì, — disse fra sè, — ecco lì sotto quell’untume da cappellano
e sotto quella fronte da cretino, ecco lì dove ci sono dei pozzi di
ricchezza mobile. E gli passò per il cervello la voglia di strangolarlo
e depredarlo; ma fu una voglia semplicemente ridicola; tanto è vero,
che lo fece ridere di cuore.
— Che cosa hai, Giuseppe, che ridi come un maniaco?
— Ho.... ho, che non ho nemmanco un soldo da far cantare un cieco....
E non so proprio più dove battere la testa. Guarda tu, che sei
procuratore, non potresti regalarmi un’azione di qualche compagnia
di ladri.... oppure indicarmi qualche posto vacante da assassino? Lo
accetterei e comincierei dallo svaligiare te.
— Grazie tante.... Hai voglia di scherzare?... — rispose Aurelio un po’
livido per un quissimile di paura. — Aspetta....
Ed accese il suo perpetuo mozzicone di sigaro.
— Aspetta.... Tu devi ancora avere la proprietà di ciò che tua madre
gode in usufrutto sulla eredità di tuo padre.... Vendi la _quarta
uxoria_ di tua madre.
— Sei un’aquila. —
Secondo il solito, il sostituito procuratore si incaricò egli stesso di
trovare lo strozzino e il notajo dello strozzino.
Alle cinque di un pomeriggio invernale, nello studio del commendatore
notajo Raffa, mentre la luce grigio-scura del giorno morente si
allontanava, e la raggiera gialla di una lucerna si allargava nello
spazio, dentro una mutezza strangolatrice, si sentiva saltellare ed
intaccare lo scricchiolío di una penna. Si rogava il contratto, per
cui Giuseppe Panezio vendeva il suo restante patrimonio usufruito
dalla madre, del valore approssimativo di lire trentamila al signor
Abraam Isacco X del fu Giacobbe, il quale, dopo essersi accertato della
età legale del venditore, mediante la produzione della costui fede
di nascita, gli concedeva in corrispettivo lire millecinquecento, di
cui cinquecento in contanti, cinquecento che si dichiaravano ricevute
prima del rogito e le altre cinquecento valutate in altrettanti effetti
di merce, fra cui alcuni elmi di cavalleria di antico modello e la
scrittura di un basso profondo, protestato da un teatro di provincia.
Mentre scricchiolava la penna del notajo, una ragazza bionda come una
stella attraversò lo studio sulla punta dei piedi.