III.

Pinotto, ridisceso sotto i portici, con il volto stravolto, senza

niente in testa, pareva a tutti quello che egli era: uno scappato di

casa. Benchè ardesse un sole canicolare, egli non osò rimanere sotto

i portici, e andò sul marciapiedi della via. Gli bollivano addosso

tutte le rivolte ingenue di un monello, tutte le rabbie erudite di

uno scolaretto. Giurava e rigiurava seco stesso che non sarebbe più

ritornato a casa: avrebbe anche fatto lo spazzacamino o il venditore

di zolfanelli e lo strillino di giornali; avrebbe dormito alla notte

con la testa nuda sulla gradinata delle chiese; avrebbe anche fatto il

tiraborse, se gli fosse venuto il bisogno; ma l’avrebbe fatta vedere

a sua mamma e sua sorella.... Già esse, a sua ricordanza, grande

tenerezza non glie l’avevano mai dimostrata forse per il loro perpetuo

malumore della morte del babbo.... Ma che cosa ne poteva lui, se il

buon babbo li aveva abbandonati tutti così giovane? Oh sarebbe stato

meglio per tutti e per Pinotto specialmente, che il babbo fosse ancora

vivo! Oh! se il babbo fosse ancora vivo, Pinotto non sarebbe stato

costretto a fuggire di casa per la preferenza data a una bestia.... Oh

no! sicuramente non sarebbe stato costretto... Però, via... quantunque

la mamma e la sorella non si fossero mai dimostrate pazze di affezione

per lui, pure si poteva ancora vivere prima che quel maledetto

uffiziale, il quale affittava da loro una camera mobiliata e stava

continuamente nel vano della finestra con Carolina, andandosene via,

avesse lasciato per ricordo a costei quel cagnolino. Maledetti tutti e

due! il luogotenente e il luogotenuto. Dopo che Glafir si era piantato

in famiglia, mamma e sorella non avevano visto altro di più bello;

avevano osato persino chiamarlo _bel figliuolo, angelo_, nomi che

spettavano a lui Pinotto. Invece per lui c’era venuto e c’era sempre

stato un muso più duro del solito.

E quella mattina, in cui egli aveva conquistato il secondo posto della

scuola e la promessa di un _accessit,_ che cosa gli avevano valuto

quel posto e quella promessa di un _accessit?_ Tutto ciò era stato un

bel nulla; perchè? perchè Glafir aveva la to...osse.... Oh Dio! Dio

saccoccino! Un cane guardato meglio di una creatura ragionevole, fatta

ad immagine di Dio, guardato meglio di un fratello di un figliuolo....

Pazienza, se il secondo posto egli non se lo fosse meritato? Ma egli

lo aveva guadagnato di _buon giusto,_ con i suoi sacrosanti sudori,

senza protezioni, senza raccomandazioni, senza regalare al professore

una bottiglia di vermutte, o una scatola di sardine, o un pajo di

pantofole; perchè la mamma Placida e la damigella Carolina si sarebbero

fatte ammazzare.... si sarebbero fatte.... piuttosto che portare

un grappolo d’uva o un garofano al professore del loro Pinotto, e

piuttosto che ricamargli una berretta con il fiocco! —

Rovine · 第 10 / 82 题