Pinotto, ridisceso sotto i portici, con il volto stravolto, senza
niente in testa, pareva a tutti quello che egli era: uno scappato di
casa. Benchè ardesse un sole canicolare, egli non osò rimanere sotto
i portici, e andò sul marciapiedi della via. Gli bollivano addosso
tutte le rivolte ingenue di un monello, tutte le rabbie erudite di
uno scolaretto. Giurava e rigiurava seco stesso che non sarebbe più
ritornato a casa: avrebbe anche fatto lo spazzacamino o il venditore
di zolfanelli e lo strillino di giornali; avrebbe dormito alla notte
con la testa nuda sulla gradinata delle chiese; avrebbe anche fatto il
tiraborse, se gli fosse venuto il bisogno; ma l’avrebbe fatta vedere
a sua mamma e sua sorella.... Già esse, a sua ricordanza, grande
tenerezza non glie l’avevano mai dimostrata forse per il loro perpetuo
malumore della morte del babbo.... Ma che cosa ne poteva lui, se il
buon babbo li aveva abbandonati tutti così giovane? Oh sarebbe stato
meglio per tutti e per Pinotto specialmente, che il babbo fosse ancora
vivo! Oh! se il babbo fosse ancora vivo, Pinotto non sarebbe stato
costretto a fuggire di casa per la preferenza data a una bestia.... Oh
no! sicuramente non sarebbe stato costretto... Però, via... quantunque
la mamma e la sorella non si fossero mai dimostrate pazze di affezione
per lui, pure si poteva ancora vivere prima che quel maledetto
uffiziale, il quale affittava da loro una camera mobiliata e stava
continuamente nel vano della finestra con Carolina, andandosene via,
avesse lasciato per ricordo a costei quel cagnolino. Maledetti tutti e
due! il luogotenente e il luogotenuto. Dopo che Glafir si era piantato
in famiglia, mamma e sorella non avevano visto altro di più bello;
avevano osato persino chiamarlo _bel figliuolo, angelo_, nomi che
spettavano a lui Pinotto. Invece per lui c’era venuto e c’era sempre
stato un muso più duro del solito.
E quella mattina, in cui egli aveva conquistato il secondo posto della
scuola e la promessa di un _accessit,_ che cosa gli avevano valuto
quel posto e quella promessa di un _accessit?_ Tutto ciò era stato un
bel nulla; perchè? perchè Glafir aveva la to...osse.... Oh Dio! Dio
saccoccino! Un cane guardato meglio di una creatura ragionevole, fatta
ad immagine di Dio, guardato meglio di un fratello di un figliuolo....
Pazienza, se il secondo posto egli non se lo fosse meritato? Ma egli
lo aveva guadagnato di _buon giusto,_ con i suoi sacrosanti sudori,
senza protezioni, senza raccomandazioni, senza regalare al professore
una bottiglia di vermutte, o una scatola di sardine, o un pajo di
pantofole; perchè la mamma Placida e la damigella Carolina si sarebbero
fatte ammazzare.... si sarebbero fatte.... piuttosto che portare
un grappolo d’uva o un garofano al professore del loro Pinotto, e
piuttosto che ricamargli una berretta con il fiocco! —