liquido quasi solido saporito, azzurro, tutto spumante di raggi, tutto
da bere fino all'ultimo sorso.
10.
Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo.
Inutile enumerare le ragioni politiche che rendono indispensabile per
l'Italia vittoriosa il liberarsi, al più presto, del Papato.
Cavour e Crispi e cento altri italiani hanno dimostrato come il Papato
sia in tempo di pace un peso ingombrante e in tempi convulsi o
guerreschi un nemico in casa o per lo meno una spia.
Io domando l'espulsione del Papato per sgombrare l'Italia dalla
mentalità cattolica.
Non si può toccare il principio della famiglia e la concezione giuridica
del matrimonio fintanto che permane la forza del prete.
Questi fa pesare sulla vita l'assurda idea antivitale di eternità.
Eternità dei valori spirituali, eternità di gioia nel paradiso extra
terrestre e perciò eternità assurda dell'amore sulla terra.
Un uomo che ama una donna deve amarla per tutta la vita.
Se cessa di amarla dopo tre anni, grave disordine morale, allarme,
spavento.
Se cessa di amarla dopo tre mesi, scandalo diabolico, peccato infame,
sanzioni infernali.
Il prete creò il più assurdo dei carceri, il matrimonio indissolubile.
Così per evitare che la legge dell'amore eterno sia violata, il prete
imprigionò il cuore e i sensi della donna, costringendola a fingere
l'amore, a prostituirsi ogni sera ad un uomo odiato, sviluppando nella
sua sensibilità e intorno a sè e ciò che è più grave -- nei suoi figli
-- la necessità schifosa di una ipocrisia continua.
Assurda concezione dell'amore eterno, assiduità artificiale delle
attrazioni erotiche, il prete non si contenta di questi veleni
perniciosi, ma combatte anche l'istinto coraggioso dell'avventura e del
rischio e il meraviglioso spirito d'improvvisazione che anima gli
individui forti e i temperamenti ricchi.
Il prete odia il provvisorio, il momentaneo, la velocità, lo slancio, la
passione. E in ciò cancella brutalmente l'essenza ardente, preziosa,
della morale di Cristo che accordava tutti i diritti e tutti i perdoni e
tutte le simpatie al fervore appassionato, alla fiamma volubile del
cuore. Il prete dimentica che la frase di Cristo alla Maddalena: Molto
sarà perdonato a chi molto ha amato. E quest'altra: Colui che è senza
peccato scagli la prima pietra, sono due glorificazioni del libero amore
e due calci alla indissolubilità del matrimonio.
Se la donna, come avviene sovente, è stata desiderata, presa e fecondata
spensieratamente dal maschio il prete vuole che questa donna non sia
sottoposta a nessun rischio, a nessuna nuova avventura. Subito, nel
carcere del matrimonio, a braccetto con un uomo che non la vuole più,
che la odia come un ingombro. Due pugnali legati insieme, entrambi
inutilizzabili e che sognano di lottare fra di loro, si smusseranno i
tagli e finiranno per ferire il figlio. Questo nasce florido come un
frutto, ma diventa presto una palla che inciampa i due galeotti.
Assurda concezione dell'amore eterno, legami indissolubili fra
corpi-anime che si ripugnano, legge della ipocrisia e spettacolo di odio
dato quotidianamente come educazione al figlio. Ma il prete non si
contenta. Dice, non siete felici? Lo sarete in Paradiso! Sfiorite tutte
e due! Logoratevi! Sciupate tenerezza, bellezza, baci, forza
fisiologica, nervi, rimandate il vostro adulterio a quando sarete in
Paradiso.
Così il matrimonio è il comune purgatorio di tutti i temperamenti
rigogliosi e potenti. Purgatorio di peccati inesistenti, logorìo di
gioventù, tutto in omaggio a un'assurda mentalità negatrice, deprimente,
sopraffattrice che non ammette il trionfale sviluppo della gioia
fisiologica e della libertà rischiosa e temeraria.
Il prete vuole ed impone le leggi immonde della rinuncia e della
lentezza.
Così dovunque in questa nostra Italia sana e forte noi troviamo tante
anime agonizzanti, stroncate: donne che non han saputo decidersi, che
hanno amato l'uno e si son date all'altro, sperano nel terzo e si
daranno al quarto. Sempre sbagliandosi, aspettando sempre con una
cretinissima pessimistica valutazione della vita, condannate,
condannati, incapaci di concedersi le assoluzioni fulminee e le
liberazioni allegre dell'uragano, della pioggia, e del suicidio.
Per giungere alla concezione futurista del provvisorio, del veloce e
dell'eroico sforzo continuo, bisogna bruciare la tonaca nera, simbolo di
lentezza e fondere tutte le campane per farne altrettante rotaie di
nuovi treni ultra-veloci.
La lentezza, il prepararsi quotidianamente ad una gioia lontana poco
sicura che involontariamente l'immaginazione butterà poi al di là della
morte in paradiso, questo paziente preparazionismo cattolico misticoide
è molto simile al preparazionismo militare tedesco che è crollato ora --
fortunatamente -- in una grande sconfitta.
La nostra fulminea vittoria italiana, dieci giorni di offensiva e tutte
le terre riconquistate, i sogni politici dei nostri padri colti al volo,
realizzati, inchiodati, tutte queste glorie nostre sono anticattoliche.
Finalmente la lentezza imposta dal prete è stata travolta. La velocità
tempestosa del genio italiano ci libera da tutto un medioevalismo
minuzioso a base di sacrificio, di sogno estatico, di mani mendicanti,
d'inginocchiatoi, di diplomazie, d'irredentismi platonici e di nostalgie
professorali.
Finalmente non guardiamo più dietro di noi i lontanissimi cortei di eroi
romani. Ci guardiamo nello speccchio: noi, siamo noi. Gli italiani
d'oggi veloci che a dispetto di tutte le prudenze storiche, a dispetto
di tutti i pessimismi, balzati fuori da una famiglia cattolica
mediocrista soffocata da ruderi illustri, fuori dall'elettoralismo
miserabile di provincia e dalla taccagneria degli impieghi governativi,
siamo noi che abbiamo sfasciate in dieci giorni -- giocondamente come
ragazzi -- il grande esercito austroungarico invincibile nel sogno --
giuocattolo fra le nostre mani potentissime, in realtà.
Questa famiglia provinciale col suo matrimonio ipocrita, il prete lurido
custode, gli scorpioni del moralismo a tutte le crepe dei muri, bisogna
al più presto col fuoco annientarla.
Dopo il fuoco, per spegnerlo, abbondanti sputacchi in velocità.
Il prete è fratello del carabiniere. Carcere del matrimonio
indissolubile. _Il divorzio_ e _il libero amore_ sono due _arditi_
pericolosi. Cantano quando gli altri dormono e spaccano sovente i vetri
-- ventri ai passatisti. È passatista colui che teme, che si acquatta,
che non accetta responsabilità, che ricorda malinconicamente, che prende
le idee dal quotidiano più saggio, che non osa interrogare suo figlio
sulla sua evidente blenorragia, che crede cementare il sesso vivace
della sua bambina sedicenne chiudendola in casa con catenacci di
paternali idiote.
Mentre egli va -- ipocritamente -- a fumare la pipa in un bordello per
narrare omericamente sull'origliere a una prostituta i difetti di sua
moglie, sua figlia chiusa in casa spalanca la finestra e le gambe allo
studente che dalla finestra di faccia le spiega la _virtus_ latina.
La vita italiana di domani altro non deve essere che una serie di bombe
a mano lanciate nelle gambe degli importuni pesantissimi due nemici: il
prete e il carabiniere. La primavera ride e scoppia sotto le leggi, i
divieti, i confessionali, i senati, vince e vincerà _sempre_; ma quanto
sarebbero più splendidi i suoi frutti se un giorno si sentisse
finalmente una voce riempire l'azzurro: il Papato è fuori, fuori
d'Italia con l'ultimo dei Preti e l'ultimo dei Carabinieri!
La nostra guerra vittoriosa ha rivelato un antagonismo feroce fra i
combattenti e i carabinieri. Come tra gli interventisti e i preti d'ogni
specie: clericali, professori e socialisti.
Gli _arditi_ odiano i carabinieri. Questi hanno sognato di mettere le
manette agli Eroi.
Secondo loro gli Eroi devono essere gente quieta, che non grida, che
prevede, ha paura, va adagio, non ha gomiti nelle folle, aspetta
pazientemente agli sportelli dove l'abrutitissimo impiegato di stato fa
tutti i suoi comodi e distribuisce la lentezza.
Gli _arditi_ disprezzano i reticolati e la disciplina militare, queste
manette imposte dal professoralismo strategico e dalla scienza
teutonica.
Improvvisano tutto e specialmente la vittoria. Sono futuristi: non si
curano dei «rincalzi» romani, forniti dalla storia e non vogliono essere
preceduti da bombardamenti sapienti.
Sorprendono la trincea nemica che ha la forma di un banchiere panciuto,
la sfondano, la svaligiano e così, di slancio, a Trieste.
I carabinieri durante la guerra avevano il còmpito di verificare
minuziosamente i passaporti per afferrare al passaggio le numerosissime
spie. Ne lasciarono passare molte, impiegarono 4 anni ad imparare questo
mestiere di controlli ed ora, finalmente lo sanno fare così bene che non
smettono più di verificare i passaporti di noi vincitori.
Preti come i preti, custodi della lentezza e della burocrazia,
medioevali, perniciosissimi imprigionatori della Primavera ardita e
veloce piena di fiumi rivoluzionari!
Concludendo, bisogna:
Sostituire all'attuale anticlericalismo retorico e quietista un
anticlericalismo d'azione, violento e reciso per sgombrare l'Italia e
Roma dal suo medioevo teocratico che potrà scegliere una terra adatta
dove morire lentamente.
Il nostro anticlericalismo intransigentissimo e integrale, costituisce
la base del nostro programma politico, non ammette mezzi termini nè
transazioni, esige nettamente l'espulsione.
Il nostro anticlericalismo vuole liberare l'Italia dalle chiese, dai
preti, dai frati, dalle monache, dalle madonne, dai ceri e dalle
campane.
Unica religione, l'Italia di domani. Per lei noi ci siamo battuti senza
curarci delle forme di governo destinate necessariamente a seguire il
medioevo teocratico e religioso nella sua fatale caduta.
11.
Patriottismo futurista.
L'Idea di patria non è per noi un prolungamento ideale del sentimento
della famiglia.
Il sentimento della famiglia è un sentimento inferiore, quasi animale,
creato dalla paura delle grandi belve libere e delle notti gonfie
d'agguati e d'avventure. Nasce coi primi segni della vecchiaia che
screpolano la metallica gioventù. Primi segni di quietismo, di saggia
prudenza moderatrice, bisogno di riposarsi, di ammainare le vele in un
porto di calma e di comodità.
La lampada familiare è una luminosa chioccia che cova delle uova putride
di vigliaccheria. Padre, madre, nonna, zia e figli dopo alcune stupide
schermaglie finiscono sempre per complottare insieme contro il divino
pericolo e l'eroismo senza speranza. E la zuppiera fumante è
l'incensiere di questo tempio della monotonia.
L'Idea di patria invece è una idea assolutamente superiore.
Rappresenta il massimo allargamento della generosità dell'individuo
straripante in cerchio verso tutti gli esseri umani simili a lui o
affini, simpatizzanti e simpatici.
Rappresenta la più vasta solidarietà concreta d'interessi agricoli,
fluviali, portuali, commerciali, industriali legati insieme da un'unica
configurazione geografica, da una stessa miscela di climi e da una
stessa colorazione di orizzonti.
Rappresenta precisamente la distruzione del sentimento di famiglia
egoistica, ristretta, divenuta inutile o dannosa all'individuo.
Alcuni dicono: la patria è la nostra grande famiglia. Altri possono dire
che la famiglia è una piccola patria. Noi dichiariamo che il cuore
dell'uomo spacca e annulla nella sua espansione circolare il piccolo
cerchio soffocatore della famiglia per giungere fino agli orli estremi
della Patria dove sente palpitare i suoi connazionali di frontiera come
se fossero i nervi periferici del suo corpo.
L'idea di patria annulla l'idea di famiglia. È un'idea generosa, eroica,
dinamica, futurista, mentre l'idea di famiglia è gretta, paurosa,
statica, conservatrice, passatista.
La vera concezione di patria nasce per la prima volta oggi dalla
concezione futurista del Mondo. È stata prima d'ora una confusa miscela
di campanilismo, di retorica greco-romana, di eloquenza commemorativa e
d'istinto eroico incosciente. Hanno stupidamente poggiata questa idea
sulla commemorazione degli Eroi, sulla sfiducia nei vivi, sulla paura
della guerra, sulla restaurazione conservatrice di tutto ciò che era
morto.
Il patriottismo futurista è invece la passione accanita, violenta e
tenace per il divenire-progresso-rivoluzione della propria razza
lanciata alla conquista delle mete più lontane.
Come massima potenza affettiva dell'individuo il patriottismo futurista
pur essendo di essenza disinteressata, si trasforma in utilità pratica
per la continuità e lo sviluppo della razza che favorisce.
Il patriotta italiano invece di lavorare per i suoi figli, lavora, si
batte e muore per gli italiani di domani. Massima potenza di amore
paterno: invece di 4 o 5 figli sentirne nel cuore 40 milioni.
Il cerchio affettivo del mio cuore italiano tendendosi smisuratamente
abbraccia la patria cioè la massima quantità manovrabile di ideali,
interessi, bisogni miei, nostri, legati fra loro e non in contrasto fra
di loro.
Data la conformazione della nostra divina penisola, la varietà piacevole
dei suoi climi, dato il sangue straricco di qualità varie, ma unico e
tipico della nostra razza, la massima quantità manovrabile d'interessi e
d'ideali nostri legati fra di loro e non in contrasto include il
Trentino, l'Istria, la Dalmazia, Vallona, Rodi, Smirne, Bengasi,
Tripoli.
Concludendo: la patria è il massimo prolungamento dell'individuo o
meglio: il più vasto individuo vivo capace di vivere lungamente, di
dirigere, dominare e difendere tutte le parti del suo corpo.
12.
Pacifismo e Società delle Nazioni carabiniera.
La Società delle Nazioni è una vecchia idea mazziniana rinata oggi e
riverniciata a nuovo. Idea passatista fondata su una spasmodica speranza
di pace universale eterna che presuppone il miracoloso cambiamento in
latte e miele di tutto il sangue che scorre nelle vene delle razze.
Presuppone inoltre un'eguaglianza assoluta spirituale e fisica dei
popoli. Fa astrazione completa dalla varietà infinita di tipi diversi di
popoli che occupano ognuno un loro gradino sulle numerose scale di
valori e di sviluppi, dal cannibale salendo un poco al Tuareg, salendo
un poco al Prussiano, salendo un poco al Croato, salendo molto fino al
Francese, all'Inglese, salendo molto fino all'Italiano.
La concezione della Società delle Nazioni rinasce oggi:
1) Dalla stanchezza della guerra e dalla paura di una nuova guerra.
2) Dalla paura di una rivoluzione.
Il corridore che buttandosi sul letto dopo una corsa frenetica, sfinito
dalla stanchezza maledice la corsa è altrettanto naturale che il
combattente che dopo una guerra violenta e sanguinosa maledice la
guerra.
Essi trasformano tutte le loro fatiche logicamente mescolate di
disillusioni e di piccoli rancori in un motivo sufficiente per
condannare in blocco la gioia di correre e l'entusiasmo di combattere.
La pace non può essere l'ideale assoluto di un'anima virile come il
sonno non può essere l'ideale assoluto di un corpo sano.
La Società delle Nazioni è una delle tante ideologie fiorite dalla
stanchezza e dall'esaurimento nervoso.
La Società delle Nazioni se verrà realizzata come fu sognata, sarà o
_platonica_, specie di nuovo tribunale dell'Aia, senza efficacia, o
_attiva_, e diventerà in questo caso soffocatrice d'ogni libertà e
d'ogni sviluppo nazionale.
In questo secondo caso avendo bisogno di sanzioni, pene e minaccie dovrà
avere un esercito di terra e di mare internazionale. Questo esercito per
garantire il disarmo e impedire eventuali subdoli armamenti dovrà
contare per lo meno 600.000 uomini. Avremo così il ridicolo e il
pericolo e l'assurdità di una smisurata forza poliziesca al servizio di
questo nuovo tribunale dell'Aia o Tempio della Pace. È cretino che per
evitare la guerra si giunga così a trasformare tutti i soldati in
poliziotti. Tutti temendo lo scoppio di una rissa o di una rivolta sulla
gran piazza dell'Europa o sulla smisurata piazza del Mondo, ogni nazione
verrà sorvegliata come una specie di dimostrante riottoso o di anarchico
sospetto da acciuffare e da imprigionare al primo grido d'allarme.
Non _Società delle Nazioni_, ma semplicemente carabinierismo universale.
L'arma dei carabinieri a custodia dei popoli grandi borghesi intimoriti.
Vinta, umiliata e diminuita la Germania, sfasciato l'Impero
austroungarico, l'unica Società delle Nazioni possibili, cioè la Società
delle Nazioni vittoriose, è di fatto già formata in tutto il suo massimo
valore di diritto-forza contro la possibile vendetta della _Forza senza
diritto_. Se i vinti accenneranno un movimento di rivincita, questa
Società delle Nazioni vittoriose reprimerà e sopprimerà.
Nella Società delle Nazioni concepita dagli utopisti, costituita da
Popoli vittoriosi, vinti, neutri, neonati sani e rachitici, vecchi e
invalidi avverrà fatalmente che quello migliore fra tutti e più potente
alzerà la voce.
La Società interverrà minacciando. Discussioni violente. L'esercito
internazionale non interverrà subito con la forza perchè sarà legge
fondamentale della Società che la forza è da condannarsi
sistematicamente. Si discuterà, ma pur discutendo la Nazione forte e
minacciata dal carabinierismo della Società si armerà nascostamente o
apertamente.
Avremo allora in presenza l'uno dell'altro due eserciti. La Società avrà
una minoranza e una maggioranza, vi saranno coalizioni di tre, quattro o
cinque nazioni simpatizzanti fra loro e camorre nascoste per sventarle o
tradirle. Un ambizioso rappresentante di nazione rappresenterà in realtà
un dato gruppo industriale a scapito e in contrasto con gli interessi
della Nazione da lui rappresentati.
Vi sarà un parlamentino o un parlamentone con tutte le bassezze, i
personalismi, le burocrazie cretine che caratterizzano i Parlamenti.
Lo spirito emulativo delle razze e l'impeto rivoluzionario che le agita
igienicamente interverrà ad ogni modo e il solito ciclone d'eroismo e di
distruzione che investe di tempo in tempo i popoli travolgerà la Società
delle Nazioni.
L'aureola luminosa che orna il capo di Wilson Messia della Pace Eterna
non può durare. Il glorioso rappresentante del poderoso intervento
americano non detiene la formula pacificatrice della guerra. Fiducia e
pretesa assurda quella di abolire per sempre la guerra; simile alla
pretesa e fiducia assurda dei bolsceviki russi che credettero di trovare
(dopo il fallimento di tante rivoluzioni) la formula unica definitiva
della questione sociale (capitalismo, proletariato, contadini,
diseredati) in un comunismo semplificatore e livellatore oggi già irto
di feroci vendette e tutto ineguale come un mare in tempesta.
La Società delle Nazioni essendo nata dalla paura di una seconda guerra
e ancor più dalla paura di una Rivoluzione probabile, nasconde un
desiderio spasmodico di ordine carceriere, di autocrazia, di reazione
moralistica e poliziesca. Questo desiderio è mascheratissimo, si
comprende, poichè in contrasto assoluto con tutte le ideologie
libertarie sventolate sui combattenti della Intesa per sorreggerne lo
slancio eroico.
Noi futuristi che non abbiamo paura nè della Rivoluzione nè della
guerra, noi futuristi senza stanchezza e pronti a tutto per il Divenire
anche esplosivo della nostra razza, rivolgiamo a Wilson, quale tipico
rappresentante della formula Società delle Nazioni, le seguenti domande:
1) La Società delle Nazioni sarà animata da spirito rivoluzionario o da
spirito conservatore?
2) La Società delle Nazioni essendo nata dalla conflagrazione
rivoluzionaria riuscirà -- come speriamo -- ad escludere i
rappresentanti reazionari delle Nazioni?
3) La Società delle Nazioni interverrà o si disinteresserà nelle
questioni interne capitali delle Nazioni rappresentate?
4) La Società delle Nazioni aiuterà ogni nazione a rinnovarsi
internamente e a sgomberare i suoi decrepiti passatismi?
5) Nel caso tipico italiano la Società delle Nazioni favorirà il nostro
necessario urgente svaticanamento dell'Italia o lo contrarierà?
_That is the question, dear Wilson!_
6) La Società delle Nazioni sarà dunque una specie di Paradiso
terrestre, la mèta della umanità. Dovremo fermarci in questo paradiso?
Temo che Wilson essendo stato trascinato dalla conflagrazione futurista
del mondo ad una concezione di Società futura, sia in realtà mal
convertito al Futurismo e rimanga un elegante professore di diritto che
ha trovato non in trincea, ma nei suoi vecchi libri, la formula
pacificatrice della guerra, una specie di Dio-_bonne à-tout-faire_ per
beghina in transatlantico. Naufragheranno insieme nell'Oceano...
Pacifico!
Combattiamo la concezione della Società delle Nazioni non per
imperialismo, ma per amore della Rivoluzione.
Non bisogna temere nè guerra nè rivoluzione. Ogni nazione superando il
periodo naturale di stanchezza deve passare serenamente dalla guerra
alla pace vigile e laboriosa, governandosi da sè e mettendosi in grado
di difendersi e svilupparsi senza il carabinierismo assurdo della _Lega
delle Nazioni_.
Crollati gli Imperi della Germania, dell'Austria-Ungheria, della Russia,
della Turchia col loro decrepito semplicismo autocratico barbarico
medioevale, clericale, poliziesco, grossolano, la paura di una nuova
guerra è una indegnità.
La paura è pessima consigliera. Cosicchè -- dopo il crollo del Kaiser e
della Germania si vuole copiare la Confederazione germanica creando una
grande Confederazione pacifista della vigliaccheria e del quieto vivere.
Il mondo dovrebbe diventare una smisurata Germania pacifista con una
Prussia di cocciuto pacifismo alla testa, una Berlino di ostinato e
retrogrado, cubico quieto-vivere, un'enorme burocrazia per archivizzare
le diverse paure dei popoli e naturalmente un grande Kaiser di
decorativo latte-miele sopra tutto.
Concezione tedesca pletorica, professorale, antiumana, strangolatrice,
reazionaria, stagnante, regressiva, arteriosclerotica, passatista.
Ridicolo collettivismo delle nazioni evirate con obbligatoria
deposizione dei testicoli in comune.
Concezione aprioristica contraria ad ogni futurismo nazionale. Ogni
nazione è etnicamente e geograficamente un grande individuo, il più
grande individuo capace di vivere. È inoltre il massimo prolungamento
dell'individuo. È inoltre la più vasta solidarietà concreta, naturale,
cosciente e sincera, il massimo aggregato di forze umane legate da
interessi comuni e simpatie profonde.
È il massimo numero d'uomini che possano vivere in una solidarietà
assoluta di interessi e di ideali.
Bisogna dunque rispettare la sua libertà e il suo sviluppo.
La possibilità di una guerra lontana è un'atmosfera sana per un popolo.
L'atmosfera di una rivoluzione possibile è una atmosfera ancor più sana
per un governo che non può così nè addormentarsi nè tradire.
La Società delle Nazioni è specialmente concepita come una morfina o una
questura antirivoluzionaria.
Noi futuristi la condanniamo recisamente perchè è la negazione di ogni
_interventismo_ (questa parola divina).
13.
Contro l'immonda anzianità, la burocrazia, per il decentramento.
Esempi tipici della nostra barbara, pedantesca burocrazia: Per
impiantare la luce elettrica nella stazione ferroviaria di Caltagirone
occorsero 3 anni di laboriose trattative e un volume di carta scritta, e
per la consegna del piazzale esterno della Stazione Ferroviaria al
Comune di Caltagirone si discute da 13 anni. I fascicoli voluminosi
della pratica del Comune sono già 3, fin'oggi. 20 convegni sul posto con
ispettori, ingegneri e simili.