guerra, ha creato un tipico grottesco matrimoniale: Il marito possedeva
del denaro o ne guadagnava, ora l'ha perduto e stenta a riguadagnarne.
Sua moglie lavora e trova il modo di guadagnare un denaro abbondante in
un momento in cui la vita è eccezionalmente costosa.
La moglie ha per il suo lavoro stesso la necessità di una vita poco
casalinga, il marito invece non lavorando concentra tutta la sua
attività in una assurda preoccupazione di ordine casalingo.
Rovesciamento completo di una famiglia dove il marito è diventato una
donna inutile con prepotenze maschili e la moglie ha raddoppiato il suo
valore umano e sociale.
Urto inevitabile fra i due soci, conflitto e sconfitta dell'uomo.
8.
Orgoglio italiano rivoluzionario e libero amore.
Il matrimonio è una forma di barbarie che non avrebbe potuto reggere
senza la grande valvola dell'adulterio.
La schiavitù assurda nella quale si compiace la donna fra le catene e le
trappole della cretinissima gelosia ha come unica scusa la difesa del
figlio.
Lo stato deve occuparsi della educazione fisica morale, intellettuale,
patriottica del figlio. Consacrando una educatrice a cento bambini si
liberano circa 30 madri da un'inutile fatica assorbente e si educano
virilmente cento bambini senza viltà effemminatrici e morbosità
sentimentali.
Il matrimonio deprime e avvilisce la donna abbreviandone la gioventù e
troncandone le forze spirituali e fisiche.
Il matrimonio scoraggia e soffoca lo sviluppo del figlio, tronca la
gioventù e la forza virile del padre, effemmina l'adolescente,
monotonizza e affloscia in un ambiente di mediocrità tre o più individui
che avrebbero dato il loro massimo rendimento slegati in libertà e in
piena avventura.
Il matrimonio è un nemico di ogni audacia e di ogni eroismo.
Noi non ci preoccupiamo soltanto di libertà e di sincerità, ma
specialmente di eroismo.
La conflagrazione futurista del mondo avendo centuplicato le speranze,
le volontà e le audacie dello spirito umano impone al Genio privilegiato
della razza italiana di liberarsi primo fra tutti dalle vecchie forme di
passatismo per dare al mondo tutta la sua potenza di luce e d'entusiasmo
rinnovatore.
Mediante il divorzio facile, il voto alle donne e la partecipazione
completa delle donne all'attività nazionale noi distruggeremo il
matrimonio e giungeremo all'amore libero.
Avremo un inevitabile periodo in cui regnerà una perniciosa promiscuità
sessuale, periodo breve che la donna supererà giungendo ad una maggiore
coscienza di scelta sessuale e ad una raddoppiata cerebralità.
L'individualità della donna non si può ottenere che a questo prezzo.
L'amore svalutato e rimesso a parte fra i valori della vita umana,
l'affettività e il sentimentalismo energicamente guariti come malattie,
avremo madri, padri e figli che dopo avere compiuto la loro funzione
umana saranno capaci di vivere un'alta liberissima vita di continuo
superamento, di eroismo e di sincerità solidale.
Siamo antimperialisti.
Crediamo che ogni razza sia predisposta a un primato speciale in un dato
campo della attività. Crediamo pure che non vi sia razza predisposta
alla egemonia mondiale.
L'Italia, che non può nè potrà mai vincere tutte le concorrenze
nell'agricoltura, nel commercio e nella industria, deve invece
conquistare il suo primato assoluto nel pensiero, nell'arte, nella
scienza.
La vittoria che ha liberato l'Italia dal suo nemico ereditario
minaccioso o preoccupante le impone di rompere subito tutte le
tradizioni moderatrici e tutti i passatismi ingombranti per assurgere al
suo ufficio di illuminatrice mondiale.
Si impongano dunque i seguenti sgombri immediati:
1º Papato, Monarchia, Parlamento, Senato, matrimonio, coscrizione,
burocrazia, anzianità, proprietà, latifondismo e tutte le forme di
parassitismo antiproduttore e di ricchezza stagnante.
La famiglia stabilisce una disuguaglianza di partenze con vantaggi o
svantaggi per i giovani corridori della vita.
Vogliamo una corsa con severo controllo di partenze perchè i vincitori
siano veramente i migliori, siano coloro che non privilegiati o poco
privilegiati avranno dato veramente il massimo sforzo. Tutti poveri ma
padroni assoluti di tutte le loro forze.
La nostra strepitosa vittoria militare che ha coronato quattro anni di
stupefacenti sforzi eroici impone alla nostra razza un dovere smisurato.
Noi futuristi esigiamo dunque dalla nostra razza che costringa fino allo
spasimo la sua muscolatura, faccia un nuovo spaventevole sforzo per
giungere ad ogni costo in alto, molto più in alto, dando il suo massimo
rendimento. Deve annientare tutte le sue debolezze per superarsi.
Il Futurista Arturo Blangino riassume queste nostre idee futuriste nel
seguente manifesto:
«Alla Guerra Vittoriosa e Gloriosa che l'umanità civile sta combattendo
contro l'oscurantismo, contro l'egemonie imperialistiche e dispotiche,
contro la barbarie teutona e teutonizzata, contro il passatismo
conservatore ed ammuffito, seguirà indubbiamente, stante l'ecatombe del
_sesso maschio_, primo materiale di resistenza e di offesa, lo
spopolamento di quelle Nazioni che, ubbidendo all'impulso nuovo di
conquista e di gloria, vi parteciparono. E mentre scarseggia il
materiale umano _uomo abile_, aumenta l'esuberanza della donna in
rapporto all'esiguità dei primi.
La donna, primo deposito e fabbrica di munizioni umane, deve
necessariamente in questi tempi di stasi commerciale e procreatrice,
sospendere momentaneamente la sua produzione di prole, con incalcolabile
danno delle singole Nazioni, perchè devesi solo al numero illimitato di
uomini forti del quale poterono disporre i rispettivi stati, se in
questa guerra alcuni di essi resistettero gloriosamente ad invasioni di
altri più forti, più crudeli, più sanguinarî, più ammaestrati alla
Guerra.
Per prevenire che un'inevitabile futura conflagrazione ci trovi in
condizioni da non poter far fronte vantaggiosamente e vittoriosamente ad
invasori o ad oppressori limitrofi, occorre fin d'ora provvedere ad
utilizzare tutte le forze produttrici del _sesso femmina_.
_L'abolizione del matrimonio._
Il primo e più importante provvedimento, occorrente per evitare lo
spopolamento e favorire la libera procreazione è l'abolizione del
matrimonio.
Due esseri di diverso sesso sentono nascere tra di loro una reciproca
simpatia e vorrebbero unirsi carnalmente per soddisfare il loro amore
sensuale, ma il maschio non trova sempre consenziente la femmina, la
quale si oppone perchè teme che dopo l'amplesso fecondativo, l'uomo
l'abbandoni, teme il disonore da quell'accoppiamento carnale. Il maschio
quindi, per poter godere carnalmente la donna amata, deve unirsela in
matrimonio e quando pel sacrificio di Imene la vita dell'uno è
consacrata eternamente alla vita dell'altra, quando reciprocamente essi
hanno monopolizzate le forze vitali rispettive, entrambi i coniugi
tentano allora ogni mezzo lecito od illecito per godere il più possibile
l'ebbrezza dei sensi, ma senza procreare prole numerosa, perchè le
finanze famigliari non possono permettere tale lusso.
L'uomo poi, dopo aver goduta a sazietà la sua donna, per l'istinto
stesso del maschio il più delle volte ai annoia facilmente di quella
monotonia di piacere, e va a cercare fuori delle pareti domestiche nuovi
focolari di godimento sensuale, ed entra nelle putride case di
tolleranza, covi ributtanti di insidiose malattie veneree, di
sentimentalità passatista e di mercantilismo, per trovar nuove ebbrezze
sconosciute che lo snervino e lo soddisfino, e ciò con incalcolabile suo
danno morale e materiale.
Ma non è a lui _uomo maschio_ che si deve imputare la colpa di quel
pervertimento sensuale, non è a lui che si deve imputare la colpa di
quell'avidità di piacere nuovo che egli si procura ovunque e comunque
pur di sfogare il suo desiderio di procreazione: la colpa è della
società passatista, ignorante e fossilizzata dai convenzionalismi
antichi, dai vecchi pregiudizii, la quale lo obbliga ingiustamente a
monopolizzare il suo istinto sensuale, la sua mascolinità,
congiungendolo in matrimonio con una donna sola!...
Gettiamo lontano da noi le ultime vestigia barbariche di passatismo che,
simili a impure scorie di infami putridità millenarie, ancora aderiscono
alle nostre coscienze, che il clericalume retrogrado ha voluto foggiare
a sua immagine con raschiature rancide di inutili religioni, con
belletti di ridicola serietà, con masturbazioni di falsa morale, con
siringate di ambigua convenienza, con stroncature di inutile buon gusto,
con scampoli tarlati d'arte a buon mercato; liberiamoci da tutto ciò che
è convenzione, che è tradizione, da tutto ciò che si fa perchè _si è
sempre fatto_, seppelliamo la esperienza barcollante dei vecchi
rimbecilliti, glorifichiamo la bellezza futurista cruenta e
purificatrice della Guerra, immenso pennello che stria di rosso violento
la superficie giallo-nera del nostro globo troppo sacro, troppo
decrepito per sostenerci e del quale cantiamo il prossimo sfacelo e il
rinnovamento novello, esaltiamo la poesia sublime della violenza
carnale, propugniamo l'abolizione delle false verginità claustrali,
gridiamo l'inno di odio contro le rovine putride delle città passatiste,
contro i musei, contro le biblioteche, contro tutto ciò che è bello, che
è regolare, che è perfetto, ed allora nulla ci parrà paradossale, di
nulla ci parrà dubbia l'attuazione, liberiamo le nostre coscienze dalle
catene che le rendevano schiave della tradizione e allora si
schiuderanno le vie dell'antiveggenza e del progresso!
_La Tassa di filiatico e gli Istituti di allevamento della prole._
Liberate l'uomo e la donna dal rito passatista del matrimonio,
lasciateli liberi di pensare, di agire e di liberamente procreare come i
loro sensi e le loro volontà dettano, date anche alla donna
l'indipendenza e il mezzo per decorosamente vivere, non esecrate la
giovane colpevolmente incinta, anzi all'opposto rendetele onore perchè
solo se è madre essa può degnamente chiamarsi donna, se è sterile essa è
una femmina ignobile mercantessa di piacere; istituite una nuova tassa
da pagarsi da tutti gli uomini abili a procreare, dai 18 ai 50 anni,
tassa che potrà giustamente chiamarsi _tassa di filiatico_: coi proventi
di questa imposta che renderà indubbiamente parecchi milioni (perchè
nessuno ricuserà di pagare una somma annuale anche elevata sapendo che
egli è completamente libero di amare a suo piacimento, senza il
torturante assillo delle conseguenze dei suoi atti, sapendo che con tale
piccolo sacrificio pecuniario resta liberato dalle noie della famiglia e
dei figli) fondate in tutte le città degli _Istituti Governativi di
allevamento e di educazione della prole_, eguagliate, abolite la
differenza morale tra il _figlio bastardo_ e il _figlio legale_, evitate
la miseria delle famiglie con prole numerosa, abolite i postriboli che
infestano indecorosamente le vostre città; non lasciate sprecare
inutilmente l'umore fecondante del maschio in uteri sterili e putridi,
fate che ogni goccia della sua vitalità sia germe di nuova vita per un
suddito, per un soldato futuro, ed ecco che allo Stato non mancherà mai
materiale umano per difenderlo, per sfruttare le sue ricchezze, ecc.
Nell'_Istituto di allevamento e di educazione della prole_, che dovrà
essere _gestione di Stato_, le donne prossime ad aver figli saranno
gratuitamente ricoverate, circondate dalle maggiori cure ed attenzioni
ed il figlio loro, al quale sarà assegnato un numero progressivo di
matricola, sarà ricoverato ed allevato con cure più che materne. Giunto
in adeguata età si darà a lui una libera educazione senza pregiudizî di
false religioni, curando essenzialmente la sua educazione fisica, si
cercherà attentamente di scoprire le sue attitudini, le sue tendenze più
spiccate, e si avvierà ad un'arte, ad una professione o ad un mestiere
secondo la sua volontà e la sua capacità. Esso non dovrà avere alcuna
riconoscenza, alcun obbligo di affetto nè verso l'Istituto, nè verso i
genitori: non al primo perchè egli, appena ne avrà la capacità, pagherà
allo stesso la sua tassa di filiatico, non ai secondi perchè non li
conoscerà.
Quanti artisti, quanti innovatori, quanti genii fervidi e potenti ai
quali d'umanità e le stupide convenzioni passatiste hanno impedito il
prodursi e l'espandersi perchè questi avendo i genitori poveri hanno
dovuto troncare gli studi per andare in età ancor giovine alle fumiganti
officine, ai campi fertili per rendere come merce, come schiavi!....
L'Istituto poi oltre ai proventi che percepirà dal comune pagamento
della tassa di filiatico, avrà anche facoltà di ricevere i lasciti
ereditarî che genitori ricchi di figli ricoverati devolveranno allo
Istituto, altamente utile e umanitario, perchè con essi provveda alle
migliori comodità al miglior modo di educare ed allevare i giovani ad
esso assegnati.
In questo modo avverrà la diminuzione delle grandi proprietà private,
dei ricchi speculatori, accomunando le sostanze ed eguagliando equamente
ogni singolo cittadino.
_L'emancipazione della donna._
Alla donna poi non si dovrà dare una educazione diversa di quella che si
dà all'uomo, essa dovrà, come lui, avere una cultura o un impiego,
sempre secondo la sua volontà, le sue tendenze, le sue aspirazioni, che
le permetta di agiatamente vivere senza che ella abbia a gravare
sull'uomo, e l'Istituto di allevamento, oltre ad uno speciale compenso
fisso che darà alla donna che ricoverata in istato interessante avrà
figli sani, sarà anche tenuto ad indennizzarla per le giornate di lavoro
o d'impiego perdute durante il corso della malattia e la convalescenza,
con l'obbligo da parte del principale di riaccettare l'impiegata o
l'operaia da lui dipendente non appena essa sarà in grado di nuovamente
e bene attendere alle sue mansioni.
In tal modo non vi saranno più povere donne che scoraggiate per
l'abbandono e l'abiezione in cui la ignorante società passatista le
getta perchè un momentaneo impulso di esuberante giovinezza ha fatto
loro perdere ciò che chiamasi l'onore, si dànno alla prostituzione,
rendendosi vili schiave di drudi laidi, schiave delle voglie sensuali di
uomini che, se pienamente scusabili ora non lo sarebbero certamente se
la teoria nostra fosse concretata, sperdono inutilmente le loro forze
vitali senza proficuità alcuna; non vi saranno più femmine che si
sposano coll'illusione di poter campare alle spalle di un qualunque
minchione «_che di lor si carca_» e che invece fanno della
compassionevole miseria resa ancor più triste e dolorosa quando a
completare lo straziante quadro s'aggiungon altri piccoli esseri umani
innocenti che crescono ignoranti e brutali e che, lasciati in continuo
abbandono da genitori più disgraziati che colpevoli, il più delle volte
nell'impossibilità materiale di curare la loro educazione, s'aggiungono
allo stuolo, non esiguo certo, dei teppisti da strada, dei malviventi,
fannulloni, ecc.
Se i moderni legislatori invece di perdere del prezioso tempo in inutili
diatribe su puerili questioni personali o in facili discorsi, recipienti
di vento ricolmi di vacue parole inconcludenti, su ridicole limitazioni
di consumi e di orari, s'occupassero della miseria incipiente e del
pauperismo doloroso in cui versa il proletariato mondiale, vedrebbero ad
esuberanza l'utilità, la praticità e l'umanità della nostra proposta.
Non occorre solo recriminare lo spopolamento degli Stati in cui la
Guerra ha esaurito il materiale più necessario e più giovane, ma
prevenirlo bisogna e non attendere oltre evitando che la piaga
s'allarghi disastrosamente e irrimediabilmente.
Il maggior incubo per i genitori poveri o quasi (sono il 90 per cento!)
è il mantenimento dei figli: il peggior legame per i figli è la continua
attestazione di riconoscenza, di affetto e di servilismo a quei genitori
che li hanno procreati per un loro bisogno, per un loro piacere erotico
costato troppo caro e con troppo tristi conseguenze e poi non li hanno
lasciati liberi di agire e di pensare come credevano, non li hanno
lasciati studiare o lavorare a loro piacimento o perchè le finanze della
famiglia non erano tali da permettere il lusso di un figlio
all'Università o perchè il decoro della famiglia non permetteva ad un
figlio l'esercizio di una professione manuale.
_Conclusioni futuriste._
Per evitare lo spopolamento, terribile per la garanzia futura
dell'integrità dei territori nazionali
occorre:
1º Abolire il matrimonio perchè dannoso alla libera procreazione e non
rispondente ai giusti scopi di umanità e di libertà;
2º Permettere all'uomo maschio il possesso di più femmine e viceversa;
3º Favorire il libero amplesso;
4º Rendere la donna indipendente al pari dell'uomo dando ad essa il
mezzo di vivere senza bisogno di fare la mantenuta del maschio. Onorarla
se s'approssima a diventare madre, proteggerla, glorificarla perchè essa
è il simbolo della proprietà di uno stato;
5º Istituire la _tassa di filiatico_ a carico di tutti quegli uomini
atti a procreare figli sani;
6º Col reddito di questa tassa fondare in tutte le città degli _Istituti
di allevamento e di educazione della prole_, la cui gestione appartenga
allo stato, ove i figli saranno allevati, educati ed avviati ad un'arte,
professione o mestiere secondo le loro tendenze e volontà, tutto a spese
del Governo, senza alcuna ingerenza o compartecipazione dei genitori;
7º Eguagliare i figli bastardi ai figli legali;
8º Dichiarare in seguito alla libertà di procreazione l'inutilità dei
postriboli ed abolirli e vietarli come pericolosi e nocivi alla salute e
agli interessi della Nazione;
9º Spogliarsi dal ridicolo sentimentalismo della santità della famiglia,
dell'amore fraterno, paterno, figliale, materno, liberarsi da tutto ciò
che significa poesia, sentimentalismo, gelosia, amore ideale o
platonico, da tutto ciò che in una parola sola suona convenzioni
passatiste, tradizione, usanza, esperienza, sapienza e castità.
_Arturo Blangino_».
9.
La Democrazia futurista.
L'orgoglio italiano non deve essere, non è imperialismo che spera
imporre industrie, accaparrare commerci, inondare di prodotti agricoli.
Noi difettiamo di materie prime, e siamo una potenza di ricchezza
agricola mediocre.
Il nostro orgoglio italiano è basato sulla superiorità nostra come
quantità enorme di individui geniali.
Vogliamo dunque creare una vera democrazia cosciente e audace che sia la
valutazione e l'esaltazione del _numero_ poichè avrà il maggior numero
di individui geniali.
L'Italia rappresenta nel mondo una specie di minoranza genialissima
tutta costituita di individui superiori alla media umana per forza
creatrice innovatrice improvvisatrice.
Questa democrazia entrerà naturalmente in competizione con la
maggioranza formata dalle altre nazioni, per le quali il numero
significa invece massa più o meno cieca, cioè democrazia incosciente.
Su 1000 slavi vi sono due o tre individui.
L'ultima fulminea nostra vittoria ha dimostrato che non vi è gruppo
d'italiani (20, 30 o 40) che non contenga almeno 10 o 15 individui
capaci di iniziativa e di direttiva personale.
Abbiamo ancora da sgombrare papa, monarchia, parlamento, senato e
burocrazia e da bonificare le zone morte dell'analfabetismo.
Questo còmpito molto arduo con un nemico minaccioso alle porte è oggi
còmpito facile e senza pericoli per la unità e indipendenza nazionale.
Nazione ricca di individui geniali, democrazia intelligentissima.
Quantità di personalità tipiche, massa di tipi unici, democrazia che non
vuole imporsi bancariamente, industrialmente, colonialmente, ma può e
deve dominare il mondo e dirigerlo con la sua maggiore potenzialità e
altezza di luce.
Noi crediamo che l'ora è venuta di tentare tutte le rivoluzioni per
liberare il popolo italiano da tutti i pesi morti e da tutti i ceppi
(matrimonio e famiglia cattolica soffocatrice, pedantismo professorale,
elettoralismo, mentalità pessimistica, provinciale mediocrista e
quietista).
Liberata dal giogo della vecchia famiglia tradizionale, dal dogma
dell'anzianità, dal parlamento, dal senato, dal papato e dalla
monarchia, l'Italia manifesterà finalmente la sua potenza di 40 milioni
d'individui italiani tutti intelligenti e capaci di autonomia.
Concezione assolutamente opposta alla cretinissima concezione
germanofila che voleva svalutare i 40 milioni di individui italiani per
organizzarli meccanicamente.
Sul palcoscenico della razza italiana dobbiamo mettere in luce i 40
milioni di ruoli diversi perchè in questa luce possa perfettamente
svolgersi il valore tipico di ognuno.
Disfatto l'impero austro-ungarico il popolo italiano non deve temere le
scosse anche disastrose (promiscuità sessuale, distruzione di ricchezza)
prodotte da una rivoluzione profonda.
Saranno scosse brevi. Da una rivoluzione, oggi il popolo italiano
risorgerà più vivo e potente, più ricco di individui geniali, più agile,
più dinamico.
Noi non abbiamo la nevrastenica pigrizia, la neghittosità, il
misticismo, il bizantinismo ideologico, l'ossessione teorificatrice
della Russia.
Siamo pieni di senso pratico, di tenacia costruttrice di ingegnosità
inesauribile, di eroismo bene impiegato.
Possiamo dunque dare tutti i diritti di fare e disfare _al numero, alla
quantità, alla massa_ poichè da noi _numero quantità e massa_ non
saranno mai come in Germania e Russia numero quantità e massa di
mediocri d'inetti e di sconclusionati.
Arturo Labriola definisce la democrazia «come sentimento dei diritti
concreti della massa sullo Stato e sulla Economia».
Noi futuristi consideriamo la democrazia non in astratto ma bensì la
«democrazia italiana».
Parlare di democrazia _in astratto_ è fare della retorica. Vi sono
numerose democrazie; ogni razza ha la sua democrazia, come ogni razza ha
il suo femminismo.
Noi intendiamo la democrazia italiana come massa di individui geniali,
divenuta perciò facilmente cosciente del suo diritto e naturalmente
plasmatrice del suo divenire statale.
La sua forza è fatta di questo diritto acquisito, moltiplicata dalla sua
quantità valore, meno il peso delle cellule morte (tradizione), meno il
peso delle cellule malate (incoscienti, analfabeti).
La democrazia italiana, è per noi un corpo umano che bisogna liberare,
scatenare, alleggerire, per accelerarne la velocità e centuplicarne il
rendimento.
La democrazia italiana si trova oggi nell'ambiente più favorevole al suo
sviluppo. Ambiente di rivoluzione-guerra nel quale è costretta a
risolvere tutti i suoi casi-problemi, fra le mille punte di altri
problemi insoluti, le cui soluzioni possono esercitare una influenza sul
suo avvenire. Necessità igienica di continua ginnastica trasformatrice,
improvvisatrice.
Il governo si allarma oggi nel vedere formarsi innumerevoli associazioni
di combattenti. Se non fosse un governo di miopi reazionari tremanti di
paura accoglierebbe favorevolmente questo nuovo ritorno di vitalità
italiana.
La guerra ha semplicemente svegliate le coscienze di 4 o 5 milioni di
italiani che tornano oggi dalla guerra, arricchiti di una personalità
politica.
È la prima volta nella storia che più di quattro milioni di cittadini di
una nazione hanno la fortuna di subire in soli 4 anni un'educazione
intensiva e completa con lezioni di fuoco, di eroismo e di morte.
Spettacolo meraviglioso di tutto un esercito partito per la guerra quasi
inconsciente e ritornato politico e degno di governare.
La democrazia futurista è ormai pronta ad agire, poichè sente vibrare
tutte le sue cellule vive.
Naturalmente ha un bisogno urgente di spalancare le porte e di uscire
all'aperto. Il governo si allarma, reprime e trema, come la nonna
leggendaria teme che il nipotino pigli un raffreddore.