Idee a braccetto da separare brutalmente.

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DEMOCRAZIA FUTURISTA

434 -- IV-1919 -- Cooperativa Grafica degli Operai.

F. T. MARINETTI

DEMOCRAZIA

FUTURISTA

DINAMISMO POLITICO

1919

FACCHI, EDITORE -- MILANO

18, VIA DURINI

_Dedico questa prima opera di politica futurista ai_ _*Fasci

politici futuristi*_ _di MILANO, ROMA, FIRENZE, FERRARA,

TARANTO, PERUGIA, ecc. e all_'_*Associazione degli Arditi*_.

_F. T. M._

INDICE

1. Un movimento artistico crea un Partito Politico.

2. La servaccia e i quadri degli antenati.

3. Ideologie sfasciate dalla conflagrazione.

4. Vecchie idee a braccetto da separare.

5. Crollo di filosofi e storici, sibille a rovescio.

6. Idee-muri da sfondare.

7. Contro il matrimonio.

8. Orgoglio italiano rivoluzionario e libero amore.

9. La Democrazia futurista.

10. Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni

passatismo.

11. Patriottismo futurista.

12. Pacifismo e Società delle Nazioni carabiniera.

13. Contro l'immonda anzianità, la burocrazia, per il decentramento.

14. Il proletariato dei geniali.

15. Governo tecnico senza parlamento, senza senato e con un

Eccitatorio.

16. Contro il diritto di successione.

17. Sintesi della concezione marxista.

18. L'Azionariato sociale.

19. Sintesi della concezione di Mazzini sulla proprietà e la sua

trasformazione.

20. La riforma fondiaria di Henry George.

21. Denaro ai combattenti!

22. Abolizione della coscrizione, esercito volontario, scuole di

forza, coraggio e patriottismo; corsi di strategia e d'armi.

23. Il cittadino eroico, l'abolizione delle polizie e le scuole di

coraggio.

24. Morale del pericolo: la libertà elastica senza carceri e

carabinieri.

25. Eroismo dinamico e antigloria.

26. Gli Arditi, avanguardia della Nazione.

1.

Un movimento artistico crea un Partito Politico.

Il nostro Partito Politico Futurista è nato naturalmente dalla grande

corrente spirituale del movimento artistico futurista.

Unico nella storia il nostro Partito è stato concepito, voluto e attuato

da un gruppo di artisti poeti, pittori, musicisti, ecc.: che, carichi di

genio e di coraggio ormai provati, dopo avere svecchiato brutalmente e

modernizzato l'arte italiana sono giunti logicamente ad una concezione

di politica assolutamente sgombra di retorica, violentemente italiana e

violentemente rivoluzionaria, libera, dinamica e armata di metodi

assolutamente pratici.

Poichè un passato illustre schiacciava l'Italia e un _avvenire

infinitamente glorioso_ ribolliva nel suo seno, appunto in Italia, sotto

il nostro cielo troppo voluttuoso, l'energia futurista doveva nascere,

dieci anni fa, organizzarsi, canalizzarsi, trovare in noi i suoi motori,

i suoi apparecchi di illuminazione e di propagazione. L'Italia, più di

qualunque altro paese, aveva un bisogno urgente di futurismo, poichè

moriva di passatismo. L'ammalato inventò il proprio rimedio. _Noi siamo

i suoi medici occasionali._ Il rimedio vale per gli ammalati di ogni

paese.

Il nostro programma immediato era di combattimento accanito contro il

passatismo italiano sotto le sue forme più ripugnanti: archeologia,

accademismo, senilismo, quietismo, vigliaccheria, pacifismo, pessimismo,

nostalgia, sentimentalismo, ossessione erotica, industria del

forestiero, ecc. Il nostro movimento ultra-violento, anticlericale,

antisozzalista e antitradizionale si fondava sul vigore inesauribile del

sangue italiano e lottava contro il culto degli avi che, ben lungi dal

cementare la razza, l'anemizza e l'imputridisce.

Il futurismo, nel suo programma totale, era un'atmosfera d'avanguardia;

la parola d'ordine di tutti gl'innovatori o franchi-tiratori

intellettuali del mondo; l'amore del nuovo; l'arte appassionata della

velocità; la denigrazione sistematica dell'antico, del vecchio, del

lento, dell'erudito e del professorale; un nuovo modo di vedere il

mondo; una nuova ragione di amare la vita; una entusiastica

glorificazione delle scoperte scientifiche e del meccanismo moderno; una

bandiera di gioventù, di forza, di originalità ad ogni costo; un

colletto d'acciaio contro l'abitudine dei torcicolli nostalgici; una

mitragliatrice inesauribile puntata contro l'esercito dei morti, dei

podagrosi e degli opportunisti, che volevamo esautorare e sottomettere

ai giovani audaci e creatori; una cartuccia di dinamite per tutte le

rovine venerate.

La parola futurismo conteneva la più vasta formula di rinnovamento;

quella che, essendo a un tempo igienica ed eccitante, semplifica i

dubbî, distrugge gli scetticismi e raduna gli sforzi in una formidabile

esaltazione. Tutti i novatori s'incontrarono sotto la bandiera del

futurismo, perchè il futurismo proclamava la necessità di andar sempre

avanti, e perchè proponeva la distruzione di tutti i ponti offerti alla

vigliaccheria. Il futurismo era l'ottimismo artificiale opposto a tutti

i pessimismi cronici, il dinamismo continuo, il divenire perpetuo e la

volontà instancabile. Il futurismo non era dunque sottoposto alle leggi

della moda nè al logorìo del tempo, non era una _chiesuola_ nè una

_scuola_, ma piuttosto un grande movimento solidale di eroismi

intellettuali, nel quale l'orgoglio individuale è nulla, mentre la

volontà di rinnovare è tutto.

Il futurismo italiano, profeta della nostra guerra, seminatore e

allenatore di coraggio e d'orgoglio italiano, ha aperto undici anni fa

il suo primo comizio artistico col grido: _W. Asinari di Bernezzo!

Abbasso l'Austria!_

I futuristi organizzarono _Le due prime dimostrazioni_ contro l'Austria

nel Settembre 1914 a Milano in piena neutralità, bruciarono in piazza

otto bandiere austriache e furono incarcerati a S. Vittore.

Vollero la guerra, lottarono per la guerra e fecero la guerra.

FUTURISTI

_Morti in prima linea._

_Cantucci_ (medaglia d'argento).

_Stojanovich._

_Sant'Elia_ (medaglia d'argento).

_Carlo Erba._

_Athos Casarini._

_Luca Labozzetta._

_Luigi Peron-Cabus._

_Visone._

_Occhinegro._

_Angelo Della Santa._

_Annunzio Cervi_ (medaglia d'argento).

_Ugo Tommei._

_Feriti in prima linea._

_Guizzi Doro._

_Nino Zuccarello._

_F. T. Marinetti._

_Nino Formoso._

_Jamar_14.

_Bolongaro_ (medaglia di bronzo).

_Racchella_ (5 ferite -- mutilato -- medaglia di bronzo).

_Raffaele Merola_ (mutilato).

_Berr_ (4 ferite -- 2 medaglie d'argento).

_Piero Bolzon._

_Gennari_ (mutilato -- 3 medaglie d'argento).

_Soffici_ (medaglia di bronzo).

_Russolo_ (mutilato -- medaglia d'argento).

_Vann'Anto'._

_Dessy._

_Olao Gaggioli_ (4 medaglie).

_Steiner_ (mutilato).

_Mario Carli._

_Marcello Manni._

_Ugo Piatti._

_Ottone Rosai_ (medaglia d'argento).

_Enrico Rocca._

_Cerati._

_Astarita_ (medaglia d'argento).

_Morpurgo._

_Catapano_ (medaglia di bronzo).

_Paolo Rubio._

_Businelli_ (medaglia d'argento).

_Raffaello Franchi._

_P. P. Carbonelli._

_Urrico Foa._

_Berto Ronchis_ (mutilato -- 3 medaglie).

_Romano Imegli_ (2 medaglie).

_Renato Beccati_ (2 medaglie).

_Renato Zamboni_ (mutilato).

_Giorgio Forlai._

_Giovanni Brunetti._

_Nino Scotto_ (4 ferite).

_Corrado Giusti._

_G. Benasciuti._

_Arturo Breviglieri._

_Morto sotto le armi._

_Umberto Boccioni_.

Convinti di avere col genio profetico, il coraggio, il sangue e la

tenacia collaborato ampiamente alla formidabile vittoria italiana, i

futuristi italiani sentono oggi la necessità di partecipare direttamente

alla direzione politica dell'Italia, lanciando in avanti un sogno

rinnovatore infinitamente più audace e un programma di libertà

infinitamente più rivoluzionario.

Il _Corriere della Sera_ diceva nell'aprile 1917: «Purchè l'Italia non

sia, come a volte pare, un organismo sociale _sui generis_, nè

aristocrazia nè democrazia, ma gerontocrazia, una gelosa repubblica

senile ove -- salvo strabilianti eccezioni -- è preclusa la strada a chi

non sia tanto stagionato e infiacchito da non dare ombra a nessuno».

Sì: è così. È assolutamente così, ed è contro questa Italia schifosa --

sostenuta in realtà dal _Corriere_ stesso -- che noi combattiamo da

dieci anni.

Il manifesto del Partito Politico Futurista Italiano, pubblicato e

lanciato l'11 febbraio 1918, dichiara:

«Bisogna portare la nostra guerra alla sua vittoria totale, cioè allo

smembramento dell'impero austro-ungarico, e alla sicurezza dei nostri

naturali confini di terra e di mare, senza di che non potremmo avere le

mani libere per sgombrare, pulire, rinnovare e ingigantire l'Italia».

La nostra profezia, come altre nostre, si è pienamente realizzata. Il

nostro ottimismo futurista molte volte deriso, combattuto da quasi

tutti, ha avuto pienamente ragione.

Abbiamo le mani libere. Incominciamo dunque senza ritardo a sgombrare,

pulire, rinnovare e ingigantire l'Italia, liberandola dal peso del

passato e dello straniero.

Il Partito Futurista vuole una Italia libera, forte, non più sottomessa

al suo grande Passato, al forestiero troppo amato e ai preti troppo

tollerati: una Italia fuori tutela, assolutamente padrona di tutte le

sue energie e tesa verso il suo grande avvenire.

Il Partito Politico Futurista sarà nettamente distinto dal movimento

artistico futurista. Questo continuerà nella sua opera di svecchiamento

e rafforzamento del genio creativo italiano. Il movimento artistico

futurista, avanguardia della sensibilità artistica italiana, è

necessariamente sempre in anticipo sulla lenta sensibilità del popolo.

Rimane perciò una avanguardia spesso incompresa e spesso osteggiata

dalla maggioranza che non può intendere le sue scoperte stupefacenti, la

brutalità delle sue espressioni polemiche e gli slanci temerari delle

sue intuizioni.

Il Partito Politico Futurista invece intuisce i bisogni presenti e

interpreta esattamente la coscienza di tutta la razza nel suo igienico

slancio rivoluzionario. Potranno aderire al Partito Politico Futurista

tutti gli italiani, uomini e donne d'ogni classe e d'ogni età, anche se

negati a qualsiasi concetto artistico e letterario.

Le ostilità suscitate dal Futurismo artistico non devono turbare i nuovi

aderenti al Partito Politico Futurista.

Le opere artistiche del movimento futurista possono apparire ai loro

occhi troppo programmatiche e violente, troppo cariche di voluto e di

teorico.

Ciò è naturale.

Le faccie di coloro che scavano un _tunnel_ sono contratte dallo sforzo

violento e tenace.

Le faccie di coloro che entrano in un _tunnel_ sdraiati in un treno di

lusso veloce sono calme, allentate, appagate, soddisfatte e senza

contrazioni.

Il nostro Partito Politico vuole creare una libera democrazia futurista

che disprezzando le utopie pacifiste al latte-e-miele tragga la sua

potenza di sviluppo dal valore tipico energetico di tutto il popolo

italiano.

Questa italianità provata e glorificata nelle vittorie sanguinose dal

più umile fante, deve trasformarsi domani, nel più umile fante (operaio

o contadino) in un saldo orgoglio di sentirsi italiano.

Tutte le audacie, tutti i progressi e tutte le libertà in questa grande

luce che si chiama Italia.

L'Italia unico sovrano.

Tutto, tutto per la libertà il benessere il miglioramento fisico e

intellettuale la forza il progresso la grandezza e l'orgoglio italiano

del più umile e più piccolo italiano.

Essere italiano è oggi un titolo di nobiltà altissimo, un grande

diritto, un valore incalcolabile.

Noi Futuristi esigiamo dunque da ogni italiano un nuovo sforzo eroico

perchè superando tutte le debolezze della razza calpestando e uccidendo

ogni viltà e ogni abitudine del cervello del cuore e dei nervi tronchi

brutalmente con tutto il suo passato e appaia finalmente virilissimo,

_nuovissimo_, _italianissimo_.

Il Partito Politico Futurista si dichiara dunque nettamente

antimonarchico, ma non contentandosi del rancido e floscio ideale

repubblicano vuole giungere ad un governo tecnico di 30 o 40 giovani

direttori competenti senza parlamento, eleggibili da tutto il popolo

mediante sindacati.

Il Partito Politico Futurista avendo per obbiettivo la _massima_

libertà, il _massimo_ benessere e la _massima_ potenza di produzione di

tutti gli italiani, tutti portati al loro massimo valore, vuole

l'abolizione graduale del matrimonio mediante il divorzio facilissimo,

il voto alle donne e la loro partecipazione all'attività nazionale.

Inoltre abolire l'attuale sistema di Polizie e di Questure riducendo al

minimo l'attuale complicata inefficace difesa del cittadino che deve --

_anzitutto_ -- difendersi da sè.

Il Partito Politico Futurista vuole inoltre con un anticlericalismo

intransigentissimo liberare l'Italia dalle chiese, dai preti, dai frati,

dalle monache, dai ceri e dalle campane.

Il Partito Futurista ha come unica religione l'Italia di domani, non

ammette mezzi termini, esige senz'altro l'espulsione del Papato.

Il manifesto del Partito Politico Futurista dichiarava nel febbraio

1918:

«Mantenere l'esercito e la marina in efficienza fino allo smembramento

dell'Impero austro-ungarico. Poi, diminuire gli effettivi al minimo,

preparando invece numerosissimi quadri di ufficiali con rapide

istruzioni. Esempio: duecentomila uomini con sessantamila ufficiali, la

cui istruzione può essere suddivisa in quattro corsi trimestrali ogni

anno. Educazione militare e sportiva nelle scuole. Preparazione di una

completa mobilitazione industriale (armi e munizioni) da realizzarsi in

caso di guerra contemporaneamente alla mobilitazione militare. Tutti

pronti, con la minore spesa, per una eventuale guerra o una eventuale

rivoluzione».

Poichè lo smembramento dell'Impero austro-ungarico è un fatto compiuto,

noi crediamo di superare questa concezione propugnando senz'altro

l'abolizione della coscrizione, la creazione di un piccolo esercito

volontario che organizzerà le nostre colonie e sarà il punto di partenza

di una eventuale improvvisazione di grande esercito in caso di guerra.

2.

La servaccia e i quadri degli antenati.

La vita italiana si riduce a una convivenza cretina di quadri d'antenati

e di una lurida servaccia.

Sotto i quadri d'_antenati_ senza autorità e senza prestigio che

spandono intorno in una penombra tediosa pessimismo, pedantismo,

austerità professorale, verbalismo patriottico e polvere di Roma antica,

s'aggira sporca taccagna provinciale brindellona la servaccia che fa

tutto male, tiene malissimo la casa, non vuole migliorare nulla, perde

le giornate a verificare le spese di cucina, ha sempre paura di spendere

e di rovinarsi ed è tronfia perchè sa fare una minestra non troppo

salata che costa poco.

I quadri d'antenati sussurrano: «ricordate le legioni romane, l'urbe....

I padri conversanti lunghesso il Fiume Sacro....».

La servaccia spiega freneticamente come mediante le sue chiacchiere coi

fornitori e la sua pertinacia turbolenta sa conservare il prestigio del

padrone di casa, si tiene in buoni rapporti col dottore, ecc.

Vanta il suo eroico libero pensiero perchè fa le corna dietro le spalle

ai preti.

Va però in chiesa, è amica del delegato e sa veramente strangolare una

_spaventosa_ economia.

La servaccia e i quadri d'antenati si rivoltano ferocemente all'idea di

cambiar casa.

Sono d'accordo anche sulla conservazione della polvere, dei tarli, dei

topi, della muffa, dei prefetti, ecc.

I quadri d'antenati si chiamano Boselli e Salandra, la servaccia si

chiama Giolitti o Bissolati.

3.

Ideologie sfasciate dalla conflagrazione.

1º La conflagrazione ha prodotto lo sfasciamento del concetto religioso

della Provvidenza e dell'intervento divino negli avvenimenti terrestri.

2º La conflagrazione ha prodotto lo sfasciamento delle logiche e dei

sistemi filosofici quadrati e chiusi. Un sintomo: il suicidio tentato

dal filosofo Ardigò.

3º La conflagrazione ha prodotto la glorificazione della forza brutale e

del diritto compenetrati.

La conflagrazione cominciò con una aggressione della Forza Bruta al

Diritto. Il Diritto, invenzione audace del cervello umano come l'Amore

Puro Eterno Unico è un freno ideale creato per contenere nei limiti le

forze brutali. Il Diritto però esagerò le sue pretese esagerando in

quietismo, pietismo, pacifismo internazionalista, rammollimento

fisiologico, ipertrofia del cervello a scapito della muscolatura. Il

Diritto così gradualmente minacciava di evirare sviare e ammosciare

l'umanità.

Gli Imperi Centrali furono evidentemente scelti dal _grande Equilibrio

Universale_ delle forze per ristabilire i diritti della forza brutale

contro gli eccessi del Diritto.

Scoppiò la lotta fra il Diritto, gran freno spirituale, e la Forza che

ha per ragione d'essere la sua stessa sfrenatezza.

Se gli Imperi Centrali avessero avuto oltre alla forza il genio elastico

improvvisatore avrebbero vinto e soppresso le razze avvelenate di

pacifismo, che credevano di potersi difendere con l'unica arma del

Diritto.

Gli Imperi Centrali avevano invece come zavorra pericolosa il

preparazionismo pedantesco professorale, aprioristico della loro razza,

che tolse loro ogni divinazione, ogni agilità improvvisatrice.

L'Intesa, formata di razze malate di pacifismo e padrone assolute del

Diritto, fu più volte colpita e quasi atterrata imparando così a proprie

spese a valutare la forza brutale e la necessità della violenza e

imparando inoltre a svalutare un poco la fragile benchè esistente

divinità del Diritto.

L'Intesa vinse gli Imperi Centrali poichè seppe -- combattendo --

imparare da loro quel poco che potevano insegnare. Dall'Intesa

vittoriosa nasce una concezione di nuova umanità veramente futurista,

fatta di violenza rivoluzionaria, elastica, improvvisatrice, eroica di

spirito, muscoli, ferro.

Gli Imperi Centrali servirono unicamente a dare con la loro aggressione

una lezione di forza brutale al Diritto. Il Diritto esce dalla lotta

agilissimo ma inguainato di duttile acciaio.

Non dimentichiamo il favoritismo esplicito e palese che le forze

misteriose dimostrarono nel dosare sui campi di battaglia le

temperature, le intemperie invernali alle offensive germaniche. Uragani,

pioggie, nevi, collaborarono fino all'ultima fase con Hindenburg e

Ludendorff.

Le forze misteriose dirigevano così la guerra, formidabile coito che

tendeva a mescolare e ad equilibrare la Forza e il Diritto,

compenetrandoli in un corpo a corpo sanguinario.

La Forza doveva sverginare il Diritto, fecondarlo di nuova forza e

morire perchè nascesse un Diritto più forte.

4º La conflagrazione ha prodotto coi suoi contraccolpi lo sfasciamento

dell'Amor Puro. L'amor puro con tutti i suoi corollarî di fedeltà e di

costrizioni matrimoniali è l'esagerazione e degenerazione dell'amore

fisico: coito naturale. Così il Pacifismo pietista è l'esagerazione e la

degenerazione del Diritto.

La conflagrazione costrinse l'umanità a delle forme d'amore libero,

fugace, senza domani.

Abbiamo avuto la fusione delle razze più lontane che si rinforzavano

così fisiologicamente.

Molti maschi diversi di razze diversissime venuti da tutte le parti del

mondo per unirsi in coiti imprevisti e veloci con una sola donna.

Sfasciamento del matrimonio tradizionale, dispersione della famiglia,

amore libero e rapido. Sfasciamento delle tradizioni e delle abitudini

sentimentali. Bonifica brutale del cuore-pantano dove si ferma la

carne-istinto.

La conflagrazione, sintesi di patriottismo accanito, di militarismo, di

garibaldinismo improvvisatore, di forza rivoluzionaria, d'imperialismo e

di spirito democratico, ha sconfessato tutti i partiti politici,

ridicolizzato tutti i calcoli diplomatici, frantumato tutti i quietismi,

sgretolato o spaccato tutti i passatismi, e rinnovato il mondo.

La conflagrazione ha liberato igienicamente il mondo da tutti i

mediovalismi (Czarismo, Kaiserismo, ecc.).

La conflagrazione ha dimostrato il fallimento inevitabile del concetto

di preparazione metodica di quadratura pesante e di cultura.

La conflagrazione ha dimostrato il trionfo del concetto

d'improvvisazione elastica intensiva. La preparazione stanca e irrita la

Fortuna. L'improvvisazione attira e seduce la Fortuna.

La conflagrazione ha sviluppato tutte le scienze e tutti gli sports,

velocizzato e centuplicato le comunicazioni terrestri, marine ed aeree.

La conflagrazione ha sventrato a cannonate i cimiteri; dissodato e arato

a cannonate le solitudini romantiche; decapitato a cannonate le

montagne; sconvolto, sfasciato e vivificato a cannonate le città morte;

scavalcato e rovesciato monumenti e cattedrali; condannato alla fame le

città passatiste che persistono a vivere sfruttando il loro passato e

svalutato e spaventato per sempre la pericolosa e umiliante industria

del forestiero.

La conflagrazione ha massacrato il «buon gusto», le delicatezze

effemminate, i bizantinismi psicologici, i decadentismi e gli estetismi

(Baudelaire, Mallarmé, Oscar Wilde, D'Annunzio) le estasi mistiche, le

nostalgie e tutti i sentimentalismi delle rovine.

La conflagrazione ha snobilitato, svalutato e ridotto l'amore alle sue

proporzioni naturali. Tutti i soldati al fronte sapevano di essere, più

o meno, traditi dalle loro donne ma se ne infischiavano.

La conflagrazione ha denigrato e preso a calci, col suo vasto massacro a

ripetizione, il patriottismo commemorativo che morrà soffocato -- lo

speriamo -- sotto la valanga degli eroi da commemorare.

La conflagrazione ha inspirato ai nostri grandi generali dei proclami

duri, veloci, incisivi, balzanti, essenziali, che sono quasi _parole in

libertà_ di guerra.

La conflagrazione ebbe per oppositori accaniti tutti i nemici del

futurismo: conservatori, quietisti, tradizionalisti, clericali, uomini

d'ordine, eruditi, archeologhi, critici, professori e avvocati (tipo

Barzellotti, Benedetto Croce, Enrico Ferri, Claudio Treves).

La conflagrazione ha spento a cannonate le lampade dei filosofi e fatto

tremare l'impiantito sotto i podagrosi piedi pensanti dei sedentarî che

volevano sgovernare l'Italia dal fondo delle biblioteche e dei musei.

La conflagrazione è la nostra prima giovanissima parolibera futurista.

Tutti i partiti politici: conservatori, clericali, democratici,

nazionalisti tradizionali, socialisti interventisti, anarchici e

socialisti ufficiali si sono trovati a disagio in questa conflagrazione

milita-rivoluzionaria.

Noi soli futuristi fummo veramente a posto nella conflagrazione: la

prevedemmo, la comprendemmo e ricevemmo le sue confidenze segrete...

La conflagrazione era già tutta contenuta nel 1º Manifesto del futurismo

(pubblicato nel «Figaro» di Parigi il 20 febbraio 1909) che sembrò

contradittorio e pazzesco, mentre era semplicemente profetico.

4.

Vecchie idee a braccetto da separare.

La politica prima di noi ha vissuto sempre di luoghi comuni o meglio

ancora di idee a braccetto che camminavano stupidamente sempre legate da

una illusoria parentela che in realtà non esiste.

Quando si dice: monarchia, si pensa immediatamente all'esercito, alla

guerra, alla patria, al patriottismo. E questo è ammissibile. Ma è

assurdo che dicendo, per esempio, le parole patria, patriottismo,

guerra, esercito entusiasta, si debba pensare forzatamente alla idea di

monarchia reazionaria.

Quando si dice: nazionalismo, si pensa immediatamente a spirito

conservatore, a imperialismo rapace e sistematico, a spirito

tradizionale e reazionario, a repressione poliziesca, a militarismo, ad

aristocrazia blasonata, a clericalismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si dice: democrazia, si pensa immediatamente a spirito imbelle,

umanitario, pacifista, pietista, quietista, rinunciatario,

anticoloniale, umile, internazionalista, e senza orgoglio di razza o

negatore delle razze.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si dice: rivoluzione, si pensa immediatamente ad

antipatriottismo, a internazionalismo e a pacifismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si dice: educazione sportiva, slancio, coraggio, audacia, forza

muscolare, mania del record, si pensa immediatamente alla monarchia

imperialista o clericale.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si parla di giustizia, di eguaglianza, di libertà, diritti del

proletariato, dei contadini e dei nullabbienti e della lotta contro il

parassitismo, si pensa immediatamente all'antipatriottismo,

all'internazionalismo pacifista, al marxismo, al collettivismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Il regno di questi luoghi comuni legati assurdamente insieme per

l'eternità ha fatto sì che una delle frasi del primo manifesto futurista

pubblicato 11 anni fa, la quale glorifica insieme il patriottismo e il

gesto distruttore dei libertarî, sembrò alle mentalità politiche una

pazzia o un puro scherzo.

Tutti trovavano assurdo o buffo che l'idea libertaria andasse per la

prima volta a braccetto con l'idea di patria. Come mai la parola

patriottismo non era quel giorno accompagnata dalla sua amica monarchia

d'ordine e reazionaria?

Come mai l'idea: _gesto distruttore dei libertarî_ non era quel giorno

accompagnata dalla sua inseparabile amica: _antipatriottismo_?

Stupore enorme nei cervelli così detti politici, i quali si nutrono di

luoghi comuni e di ideologie libresche, nella loro assoluta incapacità

di interpretare la vita, le razze, le folle, gli individui.

Ma il loro stupore ingigantì maggiormente quando nel maggio glorioso del

1915 videro ad un tratto nelle piazze burrascose di Milano e di Roma

passeggiare di nuovo la coppia strana: Gesto distruttore dei libertarî e

Patriottismo, con dei nomi nuovi come Mussolini, Corridoni, Corradini,

Garibaldi, Marinetti, al grido unico di: _Guerra o Rivoluzione_.

Noi oggi separiamo l'idea di Patria dall'idea di Monarchia reazionaria e

clericale. Uniamo l'idea di Patria con l'idea di Progresso audace e di

democrazia rivoluzionaria, antipoliziesca.

Ma occorre separare brutalmente una ben più grave unione cretina: quella

di queste due idee a braccetto oggi in molti giornali italiani e

d'Europa: Società delle Nazioni e Pacificazione della volontà

vendicativa dei vinti.

E queste altre idee a braccetto: Concessioni ai popoli inferiori e senza

civiltà e Conservazione della Pace.

Idee a braccetto assurde.

Per sostenere le forze della Intesa nella grande conflagrazione fu

necessario unire l'idea di guerra con l'idea di _ultima guerra_. E

l'idea di vittoria con l'idea di vittoria senza vincitori e senza vinti.

Si pensava vagamente ad una Pace di compromesso, ma si lottava

ferocemente per abbattere il nemico.

Come mai si poteva sperare che questo nemico una volta abbattuto

pacificasse immediatamente il suo cuore senza covare un desiderio

accanito di vendetta?

L'idea di vittoria completa si era stranamente sposata con la idea di

una Germania felice di essere stravinta. E l'idea di una Intesa

vittoriosa si era stranamente sposata con la idea di una Intesa quasi

mortificata di aver vinto.

I nostri contradittori gridano alla truffa, la chiamano anzi la truffa

all'europea. Come! ci gridano: la conflagrazione non servirà dunque a

stabilire una Pace eterna? Presto! presto! ad ogni costo, fondiamo la

_Società delle Nazioni_ per impedire la possibilità di una nuova guerra.

Nella loro Società delle Nazioni bisognerebbe far sedere intorno

all'unico tavolo pacifero i vincitori che erano stati aggrediti e non

avevano voluto la guerra, i vinti che l'avevano brigantescamente ordita,

i neutri che l'avevano vigliaccamente contemplata dal balcone, i neonati

sani e i neonati rachitici con alcuni popoli marci decrepiti.

Ma bisognerebbe anche che tutti lasciassero fuori dalla porta i loro

caratteri tipici: logico orgoglio del vincitore, desiderio logico di

vendicarsi nel vinto; sano appetito di neonato forte, nevrosi di neonato

morituro, subdole cocciutaggini di vecchio decrepito, ecc.

La Vita crea, domina e plasma le ideologie. Ogni idea politica è un

organismo vivo. I partiti politici sono quasi sempre destinati a

diventare dei grandi cadaveri gloriosi.

I partiti che ebbero un grande passato sono quelli che mancano oggi di

vitalità. Legge futurista. I repubblicani sono oggi ridotti ad un

impotente dottrinarismo che si contenta di invocare l'ombra di Mazzini.

In realtà Mazzini è vivo come Cavour è vivo, mentre Cappa e Comandini

sono dei morti, come Salandra è un morto.

Partendo da queste nostre concezioni futuriste, il futurista Volt

dimostra precisamente come non si possa oggi invocare una tradizione,

poichè questa tradizione è assolutamente antinazionale:

«La nostra grande vittoria è un fatto assolutamente _nuovo_ nella storia

d'Italia. Di fronte alla monumentale imbecillaggine degli «assidui» che

ingombrano le colonne dei quotidiani con proposte di archi di trionfo,

colonne Vendôme, aquile e trofei da carnevale archeologico, giova oggi

più che mai ripetere che la grandezza italiana non ha nulla a che fare

con quelle antiche grandezze. _Noi non dobbiamo nulla al passato._ Unica

fra le potenze d'Europa, l'Italia è una nazione che manca di tradizioni

nazionali. Viceversa, l'Italia abbonda di tradizioni regionali,

anazionali o addirittura antinazionali. Noi esamineremo queste

tradizioni nefaste attraverso le varie classi, i vari strati della

società italiana.

1. _Esercito._ L'argomento è troppo delicato perchè se ne possa parlare

oggi.

2. _Clero._ Si può discutere sulla opportunità di rinfocolare il

dissidio fra Chiesa e Stato, ma in ogni modo, questo dissidio _esiste_,

almeno allo stato latente ed è vano negarlo. La ragione di questo

dissidio sta appunto nelle _tradizioni antinazionali_ che tenacemente

sopravvivono nello organismo della Chiesa Italiana. Vi sono bensì molti

cattolici che sono al tempo stesso buoni patrioti ed è da augurarsi che

aumentino: ma essi rappresentano nel senso del clericalismo tradizionale

una forza rivoluzionaria.

3. _Aristocrazia._ I figli dell'aristocrazia italiana hanno fatto il

loro dovere sui campi di battaglia _nè più nè meno_ che i figli del

popolo e della borghesia, ma nel suo complesso non si può dire che

l'aristocrazia si sia messa alla testa della nostra guerra nazionale.

Dalle sguaiate denigrazioni di alcuni «figli di preti» al blando

ostruzionismo dei blasonati ammiratori del demagogo di Dronero, il

neutralismo ha fatta larga presa nella classe nobiliare. Ciò si deve

all'assenza di tradizioni nazionali nell'albero genealogico delle più

antiche famiglie italiane. Queste tradizioni non potevano esserci, per

la semplice ragione che l'Italia, come stato unitario, non ha un passato

qualsiasi. Bene o male, siamo una nazione di «parvenus». Coloro dunque

che nell'aristocrazia italiana si sono «ralliés» al nuovo regime,

aderendo entusiasticamente alla nostra ultima guerra d'indipendenza,

hanno dovuto per ciò stesso futuristicamente rinnegare le ombre

borboniche o austriacanti dei loro antenati. E sono entrati nella vita.

4. _Borghesia._ Ciò che costituisce la gloria della nuova classe

dirigente, la borghesia, è la potenza produttiva del lavoro. Ma la

recente fioritura delle nostre industrie e del commercio, non si

riannoda in alcun modo al passato. L'industria italiana si è modellata

sull'esempio dell'industria forestiera; nessuna traccia resta fra noi

dell'attività commerciale dei Comuni medioevali e delle gloriose

Repubbliche marinare.

Ciò che di tradizionale resta nella nostra vita economica è solamente un

elemento _negativo_, un ingombro, una palla di piombo legata al piede!

Misoneismo, «routine», abitudini sedentarie, orrore delle innovazioni

tecniche, mancanza di iniziativa, paura del rischio, micromania,

contentamento del piccolo e non sudato guadagno, ecco l'eredità che il

nostro «grande passato» lasciò alle industrie ed al commercio italiano.

È in forza della tradizione, che il contadino si rifiuta di adoperare le

nuove macchine agricole, che il banchiere ha paura di dare il suo

sussidio alle nuove industrie, che l'industriale si guarda bene di

allargare la cerchia delle proprie operazioni. Tutto ciò che di buono è

stato fatto nel campo economico, è stato uno schiaffo di più alle così

dette «_sante memorie_». L'Italia non potrà divenire una grande potenza

economica, se non riuscirà a sbarazzarsi totalmente del peso della sua

tradizione.

5. _Proletariato._ Nella mente dei più il disfattismo popolare è

strettamente associato alla idea di rivoluzione. Niente di più falso. Il

disfattismo non è che l'eredità di dieci secoli di servitù nazionale.

Esiste, nella plebe italiana, e specialmente nelle campagne, una

antichissima tradizione antigovernativa, anti-militarista,

anti-nazionale, _anteriore al socialismo_, e che il socialismo non fece

che sfruttare abilmente, come la sfruttarono i sanfedisti al tempo non

tanto lontano della «_guerra del brigantaggio_».

Lo spirito che anima certe «leghe» di Romagna è identico nella sostanza

allo spirito della _mafia_ siciliana e della _camorra_ napoletana. Il

socialismo non ha fatto che sovrapporre la sua etichetta rossa su di una

vecchia merce avariata. Del resto basta avere ascoltato certe

canzonaccie, rampollate da chi sa quali bassifondi del disfattismo

popolare, per sentire come nulla di nuovo, di ardito, nulla di

idealmente rivoluzionario vi sia in un tale stato di animo.

È l'uomo primitivo timido e selvatico, che nello stato moderno non vede

che il Consiglio di leva e l'esattore delle imposte, il «Moloch»

divoratore di uomini e di beni; è il bruto originario, attaccato come

una talpa alla miseria della propria tana, che la guerra ha strappato

alle querimonie domestiche e alle angustie del mestiere quotidiano,

lanciandolo verso il rischio, l'avventura, l'ignoto, rinnovandolo e

facendo di lui, suo malgrado, un uomo. Contro quest'opera della guerra,

contro questa vera e grande rivoluzione spirituale del popolo italiano,

si oppone, sorda e tenace, la resistenza della tradizione. A noi la

scelta! La guerra ha posto un dilemma fra il passato e l'avvenire. Da

una parte, tutte le forze antinazionali del passato, che si ragrupparono

sotto le ambigue insegne del neutralismo. Dall'altra l'Italia. Il grano

e il loglio da ardere. La vita contro la morte. Essere futurista,

significa avere optato per la vita. Combattere il passatismo, significa

combattere una tradizione antinazionale che ha la sua radice nei secoli.

Perchè, in Italia, tradizione è sinonimo di disfatta».

5.

Crollo di filosofi e storici, sibille a rovescio.

Quando ho del tempo da perdere mi diverto a guardare attentamente dentro

le filosofie, a smontarle, a ricomporle, come i bambini guardano dentro

a un orologio, lo smontano e lo ricompongono, senza guardare l'ora

segnata dalla freccia, poichè so che certamente quella non è l'ora vera.

I filosofi e gli storici non avevano previsto la conflagrazione, hanno

creduto per molto tempo nella invincibilità della Germania.

In novembre furono brutalmente rovesciati dal tremendo ceffone della

vittoria.

Data la pendenza del terreno hanno la testa bassa e i piedi in alto. Io

li chiamo _Sibille rovesciate_ o _Sibille a rovescio_. Sono

terrorizzate. Speravano nella quiete e vedono intorno un terreno

terremotato con molte mine inquiete. Tremano che il disordine continui.

II terrore è pessimo consigliere. Non capiscono. E come sempre si

sbagliano nel prevedere.

Sono le «Sibille a rovescio». Mi spiego: Volete prevedere il futuro?

Pensate esattamente il contrario di ciò che prevedono.

Se mormorano piangendo che la rivoluzione sta per scoppiare, è certo che

la rivoluzione scoppierà fra 5 anni.

Se la prevedono lontana essa può scoppiare stasera.

La più caratteristica di queste sibille a rovescio è Guglielmo Ferrero.

Pochi mesi prima dell'_ultimatum_ austriaco alla Serbia egli esaltava la

invincibilità della Germania e la impossibilità della conflagrazione.

In realtà filosofi e storici avendo fatto della filosofia e della storia

dei mestieri lucrativi, tengono assolutamente alla immobilità della loro

lampada serale sul tavolo ingombro di documenti e temono gli scossoni

fragorosi e tetri della piazza rivoluzionaria.

Prendono dunque per realtà l'ideale verdegiallo della loro vigliaccheria

sedentaria e editoriale.

Giorgio Sorel in un recente articolo intitolato: «_Dubbi sull'avvenire

intellettuale_» piange sul tradimento intellettuale del filosofo

francese Boutroux che «dopo aver consacrato la sua lunga carriera ad

insegnare il culto di Kant ha sentito il bisogno di apprenderci che non

aveva mai compreso l'insegnamento del vecchio maestro di Konisberga. Il

venerato patriarca dell'idealismo trascendentale non sarebbe stato,

secondo la nuova vulgata del Boutroux, che un esecrabile «_boche_».

Giorgio Sorel vede in ciò una volgare genuflessione davanti al

patriottismo rozzo, volgare e cieco.

Con la tipica mancanza di intuizione che caratterizza tutti i filosofi,

Sorel errava quando dava importanza al pensiero di Boutroux kantiano.

Boutroux, era uno dei tanti professori di filosofia ciecamente

innamorati di Hegel e di Kant. La loro paura fisica, la loro tremante

sensibilità di topi di biblioteca intravedevano nella filosofia

autoritaria germanica un ideale paradiso d'ordine per i molti libri,

studi e scartafacci da compulsare e divorare in pace.

Naturalmente Boutroux, come tutti i filosofi e storici del mondo

s'indignarono di vedere ad un tratto la filosofia autoritaria germanica

esplodergli sulla testa volumi d'acciaio e gaz asfissianti.

In realtà non vi era trasformazione. La Germania, dopo avere massacrato

il mondo sotto il peso delle sue ideologie pedantesche e professorali,

professoralmente e culturalmente bombardava donne, vecchi e bambini con

nuovi pesi, nuove indigestioni, feroci, tediose e senza risultato.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Kant e di Hegel.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Boutroux.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Sorel.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Hindenburg e di

Ludendorff.

Altrettante pesanti armature ideologiche che dovevano essere sfasciate

dalla straripante esplodente realtà.

Noi futuristi non abbiamo _mai_ dato importanza positiva nè a Kant, nè a

Hegel, nè a Boutroux, nè a Hindenburg, nè a Ludendorff.

Abbiamo previsto dieci anni prima, con sicurezza, la grande

conflagrazione, il crollo della Germania, che priva di facoltà artistica

improvvisatrice, creatrice, plasmatrice e rivoluzionaria, non poteva

_assolutamente_ vincere.

Eravamo convinti che l'unico ambiente intellettuale favorevole alla

comprensione, divinazione, e dominazione delle forze mondiali è

l'ambiente futurista che noi sintetizziamo con queste parole: «guerra o

rivoluzione».

Giorgio Sorel dice: «l'arte, la religione, la filosofia sono

inseparabili».

Non è vero. La filosofia e la religione sono per noi futuristi due

questure create dalla paura dell'_al di qua_ -- guerra o rivoluzione --

e dalla paura dell'_al di là_ -- inferno.

L'arte è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come

tale è sola capace di forza profetica e divinatrice.

Il filosofo De Ruggero ed altri filosofi parlano oggi del trionfo del

_liberalismo_ (concretato nella Intesa) sullo _Stato organizzatore_

(concretato nella Mitteleuropa). Oppongono il liberalismo dell'Intesa,

figlio dell'individualismo calvinistico della Riforma, all'ordine

accentratore della Germania, figlio dell'universalismo teologico del

medioevo.

Accusano il liberalismo di essersi sciupato nella ideologia democratica

della rivoluzione e nello sparpagliamento nazionalistico della

restaurazione.

Si vede nettamente che prevedevano la sconfitta del liberalismo e si

affannano ora a legittimare e a dimostrare naturale il suo trionfo

inaspettato con mille cavilli inconcludenti.

Trovano, per esempio, che il liberalismo non era così disgregato come

sembrava e che d'altra parte ha manifestato una forza di simpatia e

d'attrazione coll'attirare altre idealità liberali e conquistare così un

numero sempre crescente di alleati alla Intesa.

Benedetto Croce annaspando anche lui per conciliare la sua germanofilia

di ieri col suo terrore della rivoluzione d'oggi, parla tremando della

vittoria del liberalismo sul tipo di civiltà a base di organizzazione e

di centralizzazione.

Spettacolo miserevole di questi poveri ciechi, mutilati dal Passatismo.

È assurdo parlare di liberalismo e di Mitteleuropa organizzatrice.

La conflagrazione segna la vittoria delle razze coalizzate più geniali,

più elastiche, più dotate di immaginazione improvvisatrice sulle razze

coalizzate meno geniali, meno elastiche, più professorali, ecc.

Fu la sconfitta del _filosofumo_, del cultoralismo, del criticismo

teorico. I filosofi e storici passatisti sono stati sconfitti dagli

scugnizzi rivoluzionarî e poeti futuristi.

Io scrivevo molto tempo fa:

Questa è una guerra di

poeti contro critici

istintivi contro culturali

allievi geniali contro professori pedanti

improvvisatori contro preparatori

elastici contro pesanti

futuristi contro passatisti.

6.

Idee-muri da sfondare.

Vi sono delle idee-muri, e cioè dei difficilissimi problemi da risolvere

che i cervelli politici nella loro viltà incapace hanno da tempo

abbandonato senza soluzione. Tutti si fermano dinanzi a queste

idee-muri:

1. Il Principio della Famiglia è intangibile.

2. Il Parlamento non è rimpiazzabile.

3. Il Popolo non può vivere senza religione.

4. Non si può abolire il Denaro.

5. La Società non può sussistere senza polizie e questure.

6. Il dissidio fra capitale e lavoratori è insanabile.

7. L'educazione dei bambini deve essere necessariamente a base

affettiva.

8. È indispensabile per lo sviluppo di una nazione un lungo periodo di

pace senza pericolo di rivoluzione o di guerra.

Altrettante idee-muri da sfondare.

7.

Contro il matrimonio.

La famiglia come è costituita oggi dal matrimonio senza divorzio è

assurda, nociva e preistorica. Quasi sempre un carcere. Spesso una tenda

di beduini con la lurida mescolanza di vecchi invalidi, donne, bambini,

porci, asini, cammelli, galline e sterco.

La sala da pranzo familiare è il bicotidiano scaricatoio di bile,

malumore, pregiudizî e pettegolezzi.

In questa grottesca pigiatura di anime e di nervi la noia continua e le

vane irritabilità spremono e corrodono sistematicamente ogni slancio

personale, ogni iniziativa giovanile, ogni decisione pratica e fattiva.

I caratteri più energici e più marcati si consumano in questo

sfregamento assiduo di gomiti.

Avviene un contagio e talvolta una vera epidemia di cretinerie

ingigantite, di manie catastrofiche, di _tics_ nervosi che si converte o

in un meccanicismo di truppa tedesca o in uno sbrindellamento di

emigranti nella stiva.

Rimbalzano i capricci femminili e le prodigalità dei bambini

sull'apoplettica cocciutaggine dei padri avari.

Si scolorano le faccie primaverili intorno ad una agonia che dura dieci

anni. Una vittima, due vittime, tre martiri, un carnefice, una pazza

assoluta, un tiranno che perde il potere.

Tutti soffrono, si deprimono, si esauriscono, incretiniscono, in nome di

una divinità spaventosa da rovesciare: il sentimento.

Corridoi di liti cretine, litanie di rimproveri, impossibilità di

pensare, creare da sè. Si guazza nel pantano quotidiano della sudicia

economia domestica e delle volgarità banali.

Se la famiglia funziona male è un inferno di complotti, liti,

tradimenti, dispetti, bassezze e relativo desiderio di evasione e di

rivolta in tutti. Gelosia a coltello fra madre e figlia eleganti e

belle; duello di avarizia e di sperpero fra padre conservatore e

goliardismo del figlio. Dovunque in Italia il triste spettacolo del

padre ricco egoista che vuole imporre la solita _professione seria_ al

figlio poeta, artista, ecc.

Se la famiglia funziona bene, vischìo del sentimento, pietra tombale

della tenerezza materna. Quotidiana scuola di paura. Vigliaccheria

fisica e morale davanti a un raffreddore, un gesto nuovo, un'idea nuova.

La famiglia che nasce quasi sempre, per la donna, da una legale

compra-vendita d'anima e di corpo, diventa una mascherata di ipocrisie

oppure la facciata saggia dietro la quale si svolge una prostituzione

legale incipriata di moralismo.

Tutto questo in nome di una divinità spaventosa da rovesciare: il

Sentimento.

Noi proclamiamo che il Sentimento è la virtù tipica dei vegetali, di

abbarbicarsi e piantar radici. Diventa un vizio negli animali, un

delitto negli uomini, poichè ne incatena fatalmente il dinamismo e la

evoluzione veloce.

Dire: _la mia donna_ non può essere altro che una cretineria infantile o

una espressione da negrieri. La donna è _mia_ quanto io sono suo, oggi,

in questo momento, per un'ora, un mese, due anni, secondo il volo della

sua fantasia e la forza del mio magnetismo animale o ascendente

intellettuale.

La famiglia con la parola _mia moglie_, _mio marito_, stabilisce

nettamente la legge dell'adulterio ad ogni costo o della prostituzione

mascherata ad ogni costo. Ne nasce una scuola d'ipocrisia, di tradimento

e di equivoco.

Noi vogliamo distruggere non soltanto la proprietà della terra, ma anche

la proprietà della donna. Chi non sa lavorare il campo deve esserne

spodestato. Chi non sa dare gioie e forza alla donna non deve imporle il

suo amplesso nè la sua compagnia.

La donna non appartiene a un uomo, ma bensì all'avvenire e allo sviluppo

della razza.

Noi vogliamo che una donna ami un uomo e gli si conceda per il tempo che

vuole; poi, non vincolata da contratto, nè da tribunali moralistici,

metta alla luce una creatura che la società deve educare fisicamente e

intellettualmente ad un'alta concezione di libertà italiana.

Una sola educatrice basta a favorire e difendere senza costrizione il

primo sviluppo di 100 bambini, i quali avranno per prima percezione

dominante la necessità di costruire il proprio coraggio, l'urgenza di

risolvere personalmente e al più presto i minuti problemi fisici di

equilibrio e di nutrimento; verrà completamente abolita quella atmosfera

di piagnucolamenti e di mani aggrappate alle gonne e di baciucchiamenti

morbosi che costituiscono la prima fanciullezza.

Sarà finalmente abolita la mescolanza di maschi e femmine che -- nella

prima età -- produce una dannosa effemminazione dei maschi.

I bambini maschi devono -- secondo noi -- svilupparsi lontano dalle

bambine perchè i loro primi giuochi sieno nettamente maschili, cioè

privi d'ogni morbosità affettiva, d'ogni delicatezza donnesca, vivaci,

battaglieri, muscolari, e violentemente dinamici. La convivenza di

bambini e di bambine produce sempre un ritardo nella formazione del

carattere dei bambini che immancabilmente subiscono il fascino e la

seduzione imperativa della piccola femmina come piccoli cicisbei o

piccoli schiavi stupidi.

Sarà finalmente abolita l'abbietta caccia al _partito_ e il balordo

calvario delle madri affannose che portano su per le feste da ballo e le

stazioni balneari le loro ragazze da sposare, come croci pesanti da

piantare nel Golgota cretino di un buon matrimonio.

«_Bisogna metterle a posto_» -- nel letto di un tubercolotico, sotto la

lingua di un vecchio, sotto i pugni di un nevrastenico, fra le pagine di

un dizionario come una foglia secca, in una tomba, in una cassaforte o

in una cloaca, ma bisogna «metterle a posto».

Strangolamento feroce del cuore e dei sensi di una vergine che

fatalmente considera la prostituzione legale del matrimonio come una

condizione indispensabile per raggiungere la mezza libertà

dell'adulterio e la riconquista del suo _io_ mediante il tradimento.

Democrazia futurista: dinamismo politico · 第 1 / 9 段