(_Il Ministro fa entrare due araldi dell'Ordine che portano su un

bacile d'argento il Collare: il Gran Visir s'inginocchia, e il Ministro

glielo mette al collo, mentre lo Shach guarda ogni cosa facendo bocca

da ridere. E cala il sipario_)

FINE DELL'ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO

Scena Prima.

LO SHACH e il GRAN VISIR.

_Il Gran Visir ha il Collare_.

SHACH--Pare che tu sia più ambizioso di codesto Collare, che delle

decorazioni del Leone e del Sole.

GRAN VISIR--No, sire; ma tuttavía è cosa di molto onore. Chi ne è

insignito diventa cugin del Re.

SHACH--(_Ridendo ironicamente_) Oh, anche tu dunque hai qualche cosa di

regale... Fatti in qua che veda cotesta catena. C'è delle lettere: che

sono?

GRAN VISIR--Per tutto ci sono queste quattro lettere F. E. R. T.; e uno

di questi grandi del regno mi ha detto che l'Ordine dell'Annunziata

è antichissimo, che fu istituito quando un principe di Savoja prese

d'assalto Rodi, e che quelle lettere significano _Fortitudo ejus Rhodum

tenuit_.

SHACH--Espugnò Rodi? E chi lo teneva Rodi? Gente del nostro sangue,

della nostra religione... (_Con isdegno_)

GRAN VISIR--(_Tutto spaurito e tremante_) Sire... Maestà...

SHACH--(_Ridendo ironicamente_) Il Re d'Italia la poteva spender

meglio... O lo ha fatto per ischerno?...--Va via, e mandami Mohamed.

(_Il Gran Visir parte_)

Scena Seconda.

MOHAMED MIRZA e lo SHACH.

MOHAMED--(_Si prosterna a terra senza parlare_)

SHACH--Sta su. (_Mohamed si alza_) Dimmi un po': cos'è questo

Collare... questa _Annunziata_?...

MOHAMED--Sire... Direi... Non so...

SHACH--Di', e di' súbito.

MOHAMED--Il Gran Visir ha fatto male ad accettarlo: è quasi atto di

ribellione. Ora si è imbrancato con quasi tutti i capi rivoluzionari...

Lanza, Ricasoli, ecc.

SHACH--Ribellione!! Rivoluzionari!!--Tágliali la testa.

MOHAMED--Sire! qui non è prudenza il farlo. E poi dice che quel collare

è fatato, e chi lo porta al collo non può esser decapitato. (Così gli

verrà voglia di provare.)

SHACH--Vo' provar súbito: mándamelo qua.

MOHAMED--Sire...

SHACH--(_Stato un po' sopra pensiero_) Basta, ora dissimuliamo, e

divertiamoci un poco alle sue spalle. Vallo a chiamare; e secóndami.

Scena Terza.

GRAN VISIR e detti.

SHACH--Cugino del Re? Rivoluzionari? Te lo darò io!...

(_Entrano tutti lieti Mohamed ed il Gran Visir_)

SHACH--Mi era venuto qualche sospetto; ma il tuo amico Mohamed gli ha

tutti dissipati. Gòditi il Collare; e io me ne rallegro, perchè è alto

onore che un mio vassallo sia cugino di un Re. Tornati a Teheran, farò

di ciò solenne festa. Tu, Mohamed, fagli atto di riverenza, e baciagli

il piede.

MOHAMED--(_Ubbidisce e dice fra sè_) A Teheran ci riparleremo!

FINE DELL'ATTO SECONDO.

ATTO TERZO

Scena Prima.

LO SHACH e MOHAMED.

SHACH--Quel Gran Visir mi dà sospetto.

MOHAMED--Sire, e' cerca di farsi amare dal popolo. Nel viaggio d'Europa

si è innamorato di quella falsa civiltà, nemica dei Re... e va più sul

sicuro, perchè sa che quel Collare gli salva il collo.

SHACH--Vedremo se è più potente il Dio de' Persiani o quel dei

Cristiani. Oggi c'è' il gran convito ordinato a festeggiare il mio

ritorno, e le onorificenze ottenute dal Gran Visir. Pensa che tutto

vada in regola.

MOHAMED--(_Fa profonda riverenza e parte_)

Scena Seconda.

LO SHACH e il GRAN VISIR.

GRAN VISIR--(_Entra tutto affannato_) Sire, il popolo vuol vedere la

vostra sacra persona...

SHACH--Il popolo? Che cos'è il popolo? È roba da Europa questa: e

badiamo che sia la prima e l'ultima volta che odo sulle tue labbra

questa parola. In Persia non c'è altri che lo Shach e i suoi schiavi.

(_E fingendo buon umore_) Oggi debb'esser giorno di letizia, nè voglio

pensare a cure di regno.

MOHAMED--(_Entra tutto ansante_) Sire, per varie strade di Teheran si

sono udite delle grida di sedizione.

SHACH--Dillo ai carnefici, e fa che non risparmino nessuno.

GRAN VISIR--Maestà, la clemenza è la più bella virtù dei Re.

SHACH--Cose da Europa! Tu, Mohamed, va, e fa il tuo dovere; e tu,

Visir, fa' di venir al convito con tutte le tue decorazioni e

specialmente col Collare.

Scena Ultima

Lo Shach e tutti i grandi del regno sono a una tavola sontuosissima,

ed il convito è quasi al suo fine. Il Gran Visir ha il Collare

dell'Annunziata. Fatte molte libazioni in onore dello Shach, il

principe Mohamed Mirza si alza e dice:

MOHAMED--Si beva alla salute del Gran Visir...

SHACH--(_Si alza con atto di ferocia, dicendo_) Al Gran Visir il

brindisi che merita glielo farò io. Esso avrebbe preso gusto alla

civiltà europea: almanacca già con le idee di clemenza, di diritti del

popolo, di libertà. (_Qui il povero Visir diventa bianco come un panno

lavato, e trema come una vetta_) Già si vanta cugino di Re; e chissà

fin dove giunge la sua ambizione: e lo fa con sicurtà, fidandosi in

quel Collare che gli vedete al collo, insegna d'un Ordine cavalleresco

fondato per ricordare una vittoria di Cristiani sopra Musulmani; e che

secondo la religione cristiana è incantato, e chi lo porta al collo

non può essere decapitato. (_Atti di orrore fra tutti quei grandi_) Ma

Dio è grande, ed io farò vedere chi ne può più, o gli incantesimi de'

Cristiani, o la fede e la forza de' credenti. (_Volgendosi al Boja_)

Aly, tagliagli la testa.

(_Il carnefice viene innanzi, piglia per i capelli il Visir, lo

trascina nel mezzo della sala, e con un colpo di scimitarra gli fa

cadere la testa a' piedi. Allora lo Shach alzando gli occhi e le

braccia al cielo esclama:_)

--Dio è grande: la Persia è salva.

(_Tutti ripetono quegli atti e quelle parole, e cala il sipario_)

FINE DELLA TRAGEDIA.

DI ALCUNE ETIMOLOGÍE

DEL

VOCABOLARIO DELLA CRUSCA

Diatriba drammatizzata, fatta sulla piazza dell'Impruneta l'ultimo

giorno della fiera.

La Etimología è cosa tanto arrendevole, che di essa può dirsi: _È come

la cotta de' preti; ne viene da tutte le parti_. Tizio sa bene la

lingua greca, e tutto viene dal greco; Cajo sa le lingue orientali,

e tutto viene da quelle; Sempronio il tedesco, e ogni cosa vien dal

tedesco: e tutte quelle cose che parvero miracoli nel tempo addietro,

adesso si rifiutano per sogni di infermi; come per tali si rifiuteranno

da qui a cento anni le strampaleríe de' nostri etimologisti odierni:

sicchè a tutti gli etimologisti passati, presenti e futuri, potrà

adattarsi, con le opportune variazioni, quell'epitaffio, che il

Salvetti scrisse per uno dei così fatti:

Qui giace Gaudenzio Paganino,

Che fu matto in volgar, greco e latino.

Fra gli etimologisti per altro, che a me vanno molto a fagiuolo, c'è

il famoso Carafulla buffone, le cui etimologíe sono rimaste famose,

e sono semplicissime, come per esempio la _bombarda_, è detta così,

perchè _rimbomba_, _arde_, e _dà_; _Prezzémolo_ perchè suona _Chi

ti prezza ámalo_; _Girándola_, perchè _Gira_, _arde_ e _dóndola_.

Mi va a genio parimente quell'accademico della Crusca, che scrive

_Inghilese_, e biasima chi scrive _Inglese_; allegando la ragione

etimologica che, dicendosi _Inghilterra_ e non _Inglterra_, non si

può dire se non _Inghilese_: anzi narrasi che questo valentuomo stia

facendo un'opera col fine di ridurre alla vera ragione etimològica

tutti i patronímici, provando che dee dirsi _Inghilterrese_, e

_Danimarchese_, anzi che _Danese_, e _Spagnese_ per _Spagnuolo_;

_Portogallese_ per _Portoghese_, e _Firenzino_ per _Fiorentino_, come

di fatto Sanfirenzini si chiamano una razza di ipocritacci; e via di

questo gusto. Ma più di tutti mi va a genio il Tórtoli, etimologista

della Crusca, che, quando non copia il Littrè, è più bravo anche del

Carafulla. Non lo credete, uditori? E io, tra le tante, ne sceglierò

alcune poche, per farvelo toccar con mano. Badate qui.

Bisogna sapere che, tra l'altre cose, l'etimologista della Crusca ha

la smania di darci ad intendere che egli è una mezza torre di Babele,

simile in questo al famoso bestione Domenico Valeriani, già Segretario

della Crusca, di cui parlerò più qua; e come se non fosse suo fatto,

scappa fuori a parlar turco, arabo, provenzale, antico francese,

olandese, inglese, svedese, e anche biscaíno. Ma incominciamo,

pigliando la voce _Azzardo_. Egli, non solo ci insegna che viene dal

francese _hasard_, ma probabilmente dall'arabo _iasara_. Capisci? e'

si comincia con l'_arabái_! Il Littrè di tal voce francese _hasard_ ne

dà una etimología storica, confermata da un passo dell'antichissimo

cronista Guglielmo di Tiro, il quale accerta che viene da un castello

chiamato _El Azar_, cui i Crociati francesi chiamavano _Hasart_; e dove

fu trovato il giuoco di dadi che ha questo nome, e che gli Italiani

chiamarono Zara; onde poi il Caso, la Fortuna, sì chiamò _hasard_. Ma

il gran Tórtoli ha voluto far vedere che va oggimai ritto da sè, senza

farsi reggere per i lacci dal lessicografo francese, sul muso del

quale ha squadernato quell'arábico suo _iasara_: anzi dicesi che il

Littrè è rimasto così sbalordito di tanta sapienza, che ha accaparrato

l'etimologista della Crusca per correggere la seconda edizione del suo

gran Vocabolario.

_Voci_. E' farà proprio il suo bollo!

Coraggio, e avanti, uditori miei: èccovi i giganti, chiamati, così

per dire, _Badaloni_ dal Pulci; e il Carafulla della Crusca, benchè

nel poema sieno gente terribile, accorta e forzuta, gli fa esser

Perdigiorni, Scioperoni, e gli fa nascere dal verbo _badare_, ridendo

sul muso alla logica e al senso comune. E parendogli troppo comune

l'accettata etimología dal noto Bátalo dell'Eneide...

Un uditore m'interrompe; e si fa il seguente

=Dialogo tra me e uno degli uditori.=

_Ud_. Ecco, a me mi basterebbero queste due, a giudicar la sapienza e

la gravità etimològica...

_Io_. Abbi un altro po' di pazienza; chè per lo meno ti spasserai un

poco. Hai udito del _Badalone_, che vien da _Badare_: o senti ora di

questo _Badare_. Te la do a indovinare alle mille.

_Ud_. Neanche alle dumíla: chi può mai arrivare alla stranezza di certi

cervelli?

_Io_. Dunque senti: _Badare_ viene da _Patet_; e il primo significato

di _Badare_, è quello di _Essere aperto_.

_Ud_. (Si fa il segno della Croce.) Ma che diavol dicete, Fanfani mio:

questa la non può essere se non una barzelletta delle vostre.

_Io_. Barzelletta delle mie? O leggi qui. Eccoti il Vocabolario

novello, ed ecco la voce _Badare_.

_Ud_. (legge) «=Badare=. _Neutr_. Indugiare, Trattenersi, Perdere

il tempo. Dal provenz. _badar_, _badeiar_, franc. _badauder_, che

probabilmente ha l'origine nella voce latina _patet_; giacchè il primo

significato della voce _badare_ è quello di _Essere aperto_; e il

significato di Osservare attentamente non è che un traslato, quasi

Stare a guardare a bocca aperta; il che i Latini esprimevano col verbo

_Inhiare_.»

_Io_. Che ti par egli?

_Ud_. A me mi par di sognare! Lasciamo star quella nannuccesca

erudizione del _Badar_, _Badeiar_, e _Badauder_; ma quel _Patet_

e quel primo significato di _Essere aperto_, l'è cosa proprio da

Bonifazio[63]. Scusate, vediamo gli esempj di questo _Badare_ per

_Essere aperto_.

_Io_. Che esempj?

_Ud_. To'; s'e' lo insegnano, ne daranno esempj.

_Io_. Nemmen per sogno.

_Ud_. E allora bisogna proprio dir: _Légalo!_[64] Dunque un uomo che

Perde il tempo si può dir che _Patet_, perchè sta a bocca aperta!!!

_Io_. Ma tu lasci il più bello. Lo stare a guardare a bocca aperta, a

un tratto non è più il _Patet_, ma l'_Inhiare_.

_Ud_. Questa è più garbata della etimología carafullesca del

Prezzémolo; e a me mi basta: non ne vo' sentir altre. Addio.

_Io_. Addio.

_Ud_. (_Tornando indietro_) A propòsito: quanto ci costano queste

garbatezze della Crusca?

_Io_. Quarantatremila lire l'anno.

_Ud_. Viva la faccia di chi gliele dà!

Uditori benevoli, non mi lasciate voi altri, perchè, crediate, c'è da

spassarsi. Udite la _Baldòria_:

«=Baldòria= _Sost_. _femm_. Propriamente vale Allegrezza, Gioja, onde

i modi Far baldòria per Far allegría; Essere in baldòria per Essere in

allegría. Dal provenzale _Baudor_, se non da _Baldo_, provenz. _Baud_,

nel significato di Allegro.»

Badate, cioè state a bocca aperta, dinanzi alla erudizione provenzale

dell'etimologista, che sa a menadito tutto il Renouard; e ammirate

la recòndita sapienza di quella _Baldòria_, che propriamente vale

Allegrezza e Gioja. E dire che fino adesso tutti sono stati così ciechi

che hanno tenuto per fermo esser appunto il rovescio, argomentando

che, facendosi la _baldòria_ per segno di pubblica esultanza, ne fosse

derivato la frase _far baldòria_ per Stare in allegrezza. Dunque

avete capito, uditori; secondo le occorrenze, dite: _La nascita d'un

figliuolo mi è stata cagione di molta baldòria_; ovvero: _Provo gran

baldòria per la sua ricuperata salute_. La vale 43,000 lire questa sola

cosa della _Baldòria_! Ma ora state a sentire una novellína della _Pera

burè_.

Capitava anni e anni addietro nella bottega del librajo Piatti quel

bestione celebre di Domenico Valeriani, che fu Segretario della Crusca;

e della cui asinità diede prove così manifeste il Nannucci. Era

costui un vero pallone pien di vento: e per aver imparato alla peggio

qualche parola di lingue orientali, e di altre moderne, si presumeva

di esser da più del Mezzofanti; ma diceva tali e tanti spropòsiti

che era lo spasso di tutti. Una mattina fra le altre, passando di lì

un fruttajuolo col suo barroccino carico di belle frutte, le andava

bociando con una graziosa cantilena la qual sempre si chiudeva con la

_pera burè_; e da ciò uno della brigata prese occasione a domandare,

come fosse originato tale appellativo a quella sorte di pere. «Ci vuol

poco, rispose non so chi di essi: il popolo chiama _burrone_ alcune

specie di frutte che hanno la loro polpa morbida come il burro; ma

quando venne la corte di Lorena, che, parlando francese, franceseggiò

molto la lingua, e molti affettavano il gallicismo per atto di

adulazione, questa _pera burrona_ si infrancesò chiamandola _pera

burè_, e così chiamasi tuttora.» Tutti acclamarono:

Ma la proposta al cor _del Valeriani_

Non talentando; in guise aspre, il superbo,

si mise a schernire la ignoranza del semplice etimologista, derivando

con recòndita erudizione la pera burè da _un pesce_, (così egli disse)

_da un pesce detto in francese_ Buret, _che dicevasi somministrare

un color rosso_. Questa _pera-pesce_, che SOMMINISTRAVA _il color

rosso_, tutti si accorsero alla prima dover essere una delle solite

Valerianate; ma dissimularono: e solo fu mostrato il desiderio di

accertarsi che pesce fosse questo _Buret_, cui nessuno conosceva; e si

misero a cercarlo per i Vocabolarj francesi più recenti: ma cercarono

invano. «Ma, Professore, questo _Buret_, nemmeno nel Vocabolario

dell'Accademia francese si trova; non si trova neppure nel Littrè.»

E il Valeriani, facendo un risettíno di compassione, si rizza, va a

pigliare un antico Vocabolario francese; cerca la voce _Buret_, e

la dà all'oppositore, il quale legge «_Buret_ (Murex), Poisson d'où

l'on tirait autrefois la pourpre.» Come ebbe letto, l'amico si volse

ridendo al Segretario: «Caro signor Professore, questa voce _Buret_

è sparita da due secoli fa dalla lingua francese, e la _pera burè_ è

appellativo del secolo passato: la vede bene che la sua congettura

non regge: e poi non lo vede che il _Richelet_, il cui vocabolario la

mi ha dato a leggere, dice che _Buret_ corrisponde al latino _Murex_?

Lo sa ella che cosa significa _Murex_?» Sicuro che lo so «--Bene;

che significa?--Significa la Murena--» Qui fu una risata generale; e

l'oppositore ricominciò: «Signor Segretario, _Murex_ è la conchiglia,

onde si traeva la porpora; e se il _Murex_ poteva senza scandalo

battezzarsi per pesce avanti il Buffon, la dee pur confessare, che è da

bestie il chiamarla _Pesce_ adesso.» Il Segretario montò sulle furie:

dispensò a tutti dell'asino e dell'ignorante; e se n'andò accompagnato

dalle più grasse risate della conversazione.

Ora l'etimologista della Crusca, dopo 40 anni dal fatto, dà alla

_pera burè_ l'istessa origine dátale dal Valeriani, che ne fu tanto

scorbacchiato e deriso; e per di più, dopo aver detto che è di _colore

giallógnolo sparso di rosso_, reca un unico esempio del Lastri, dove

si dice che le pere burè sono _bianche e grigie_!!! E per queste belle

cose si spendono 43,000 lire l'anno! Nè meno garbata è l'etimología

di _Ciofo_, voce non si sa di qual dialetto, ma registrata nel

_Vocabolario_ per Uomo sciatto nel vestire; dicendosi che _forse è

forma varia di Ciompo_. Da _Ciofo_ a _Ciompo_ mi pare che ci scattino

parecchj filari d'émbrici, e che non possano esser nemmeno parenti alla

lontana: il bello, è che la etimología vera l'avevano lì sotto gli

occhj, e la son iti a cercare in Oga Magoga. _Carciofo_ lo registrano

essi per Uomo da nulla, e simili: ci voleva tanto a vedere che _ciofo_

non è se non un'aferesi di _carciofo_? Questa per altro non arriva alle

mille miglia la famosa etimología di _Cipiglio_, che per essi è _quasi

Piglio del ciglio_, sorella carnalissima del _Prezzémolo_, quasi _chi

ti prezza ámalo_. _Piglio del ciglio_! a pensarci un anno non può dirsi

cosa più buffonesca; nè s'indovina come possa esser nata nella zucca

dell'etimologista. Zitti; èccolo: _Cipiglio_ si divide in _Ci-pi-glio_:

la prima e l'ultima sillaba formano la parola _ciglio_: la sillaba del

mezzo PI, vale potenzialmente _piglio_; e così _Cipiglio_ è _piglio

del ciglio_. Ma vediamo che cosa è _piglio_ per la Crusca: _Piglio_,

essa dice, è un modo di guardatura,... Ah! ho capito: il cipiglio è un

modo di guardatura del ciglio; e per conseguenza nelle ciglia risiede

la virtù visiva. Caspiterína! si spendono 43,000 lire l'anno; ma

almeno questo Tórtoli primo compilatore etimologista ci tiene un po'

allegri!--Ora state a sentir questa:

«=Abento= e =Abente=. Quiete, Riposo. Anche nel moderno dialetto

siciliano _abbentu_ significa Avvento, e per traslato Riposo, Pace;

forse perchè la venuta di Cristo portò al mondo La tant'anni lacrimata

pace, come disse Dante. Potrebb'essere anche voce composta della

preposizione _a_ e _di vento_; quasi _a riparo del vento_, e quindi

Riposo.»

Anche l'Avvento del nostro Signore, con la tant'anni lacrimata pace

di Dante! Questa la poteva fare il Prete Tigri. Guardate come c'entra

l'Avvento? Ma quell'_Avvento_ che a un tratto diventò _a vento_ vale

una Golconda. E poi _A vento_ che vale _A riparo del vento_, e _quindi_

riposo! Ma, signori Accademici miei, _A vento_, non potrà mai venir

a dir codesto; anzi verrà a dire il contrario. E poi le mi dicano:

che relazione necessaria vi è tra l'_essere a riparo del vento_, e il

riposo?... Non si può negare che il signor Ministro non ponga bene la

sua fiducia!

Coraggio e avanti: ci si fa incontro un _Arzagogo con una nuova

foggia_; chi mai sarà egli?--Pare, risponde il Tórtoli, che sia _un

forestiero venuto di lontani paesi_, e _d'aspetto singolare e strano,

quasi venuto d'Oga Magoga_--O di che ridete?

_Uno degli uditori_. Ridiamo perchè questa etimología a orecchio, ci

ricorda, la chiusa di quel sonetto del Bellincioni:

Non vuol dir altro _Arma virumque cano_

Che un uomo armato con un cane in mano;

e così il Tórtoli a quell'_Arzagogo_ gli è parso di sentir _Oga

Magoga_, e lo ha messo nella Crusca, benchè ci abbia che fare quanto il

cávolo a merenda.

_Io_. Bravo! per l'appunto così. Il Sacchetti, sul cui esempio è fatta

l'etimología, non parla per niente di forestieri, ma di un arfasatto

fiorentino pur che sia, a cui salti il ticchio di vestire una strana

foggia: e se l'etimologista avesse posto mente all'esempio del

paragrafo seguente, che è pur del Sacchetti, dove la voce _Arzagogo_

sta per una specie di Nibbio, e si fosse ricordato che _Nuovo nibbio_

si disse per Uomo semplice, sciocco e strano; se avesse posto mente

alla voce _Arzigògolo_, nato senza fallo da questa, e che fu parimente

usata per Uomo semplice e strano, come registrano i vecchi Accademici;

si sarebbe risparmiato questa buffonata. Ma quell'_agogo_ nella sua

caraffullesca mente gli si trasformò in Oga Magoga; e non la potè

tenere: e chi sa quel che gli pareva di dire.

Dunque s'intuoni al Tórtoli alleluja,

Gloria ed osanna.

Ma c'è molto di meglio. Interpretano, e dànno ragione anche della

lingua asinina. Vedete qui in _Ajari_; e' c'insegnano che è _voce

imitativa d'un certo verso che fa l'asino specialmente quando è in

caldo_...»

_Ud_. 1.--L'asino in caldo? ma _in caldo_ ora si dice che _vanno_ le

cagne.

_Ud_. 2.--E poi qual è quel verso che fa l'asino quando è in amore? O

che è un uccello, che fa il verso?

_Ud_. 3.--To'! o non si chiama l'usignuolo di maggio?!

Zitti: state a sentir la cosa di questo _Ajari_. Dunque, esso è il

verso dell'asino in caldo: e tal voce è antica nella lingua italiana,

come provano con un esempio del Sacchetti, che canta così: «Egli è

meglio uno _ajari che cento pì pì_.»

Ridi, che ben n'hai donde, udienza mia;

ridi, chè più belle di questa è impossibile nemmeno il sognarle.

Piglia le novelle del Sacchetti; cerca il luogo qui accennato, e

troverai che si parla di una dama provenzale, la quale, vedendo uccelli

in amore, e udendo quel loro _pì pì_, che risolveva poco o nulla,

eccoti un asino tutto baldanza, il quale _ragliava_ di santa ragione,

e corso alla sua asina, se ne sbrigò in un áttimo; a che, vòltasi la

dama alla sua cameriera Marietta (uso le proprie parole del Sacchetti)

_le dice in sua lingua: O Marione, per mie foye, ch'egli è meglio un

ajari che cento pì pì_; il quale _ajari_ (se il Sacchetti scrisse così)

vedesi dato dall'autore per voce di altra lingua con significato di

_raglio_. E l'etimologista la registra per voce antica italiana, e ci

sente (che orecchie!) il verso dell'asino quando è in caldo!!

Mi penso, uditori umanissimi, che questo piccolo saggio di etimologíe

sarà più che sufficiente a valutare che razza di cervello debba avere

l'etimologista della Crusca; ma, se non siete stanchi, vorrei darvene a

gustare un altro pajo.

_Voci_. Sì, sì, ci si diverte più con queste etimologíe che con

Stenterello.

Bene, e io ve le dirò; e ci sarà un altro pochino di Asino. Ecco qui

messa a registro la voce _Arrilibro_: che sarà essa mai? L'etimologista

la dice «capricciosamente composta da _Arri_ e _Libro_, quasi che

il libro, invece d'essere spiegato allo scolaro, sia dal maestro

incitato a fare da sè;» e lo autèntica con un solo esempio, dove si

legge d'Ascensio «che insegna l'_a_ _b_ _c_ a cómpito e arrilibro.»

Ora bisogna sapere che l'etimologista, e i caporioni de' Cruscanti,

hanno il baco di voler essere uomini _serii_; e per parer tali mi

vengono fuori col far essere un libro un asino, e come un asino

farlo stimolare coll'_arri_!! Tutte le prove della stoltezza di

questa etimología, proprio degna del prete Tigri, le ho date nel

mio--_Antico sentire_--: qui, uditori, ridiamo insieme; e dicendo un

altro _arri_ all'etimologista, facciamoci insegnare la etimología di

_artagoticamente_. Vo' sapete, uditori, che il Boccaccio fa fare a un

de' suoi personaggi un discorso composto di voci strane senza verun

significato, per derisione di un certo imbecille, tra le quali c'è

questo _artagoticamente_, la quale gli antichi Accademici, che avevano

senno, dichiararono: «Voce che per sè medesima non significa nulla;

ma è detta ad uno scimunito quasi in senso di Miracolosamente.» Ma il

senno degli antichi Accademici era corto per gli Accademici novelli:

essi non avevan sì acuta la vista dell'intelletto, che potessero mirare

la dottrina che si asconde sotto il velame della strana voce. Il primo

compilatore etimologista però l'ha compresa ben egli; e, seguitando le

sicure orme etimologiche del Carafulla, ha affermato che tale avverbio

IN SOSTANZA vale Con arte gotica, cioè Barbaramente.

_Voci_. «Légalo, è matto.»

Novelle e ghiribizzi · 第 8 / 9 段