ARLECCHINO--Lei ha detto nel Vocabolario che io sono un _semplicione_,

e che sono il _contrapposto di Brighella_, che è un furbo spiritoso:

poi ha detto che ho il vestito a scacchi di più colori. Queste son due

bugíe, e voglio che siano levate dal Vocabolario. Il mio vestito non è,

come vede, a scacchi, ma a toppe di più colori, e di tutte le figure

geometriche; circa il semplicione, gli so dire che a furbería rivendo

lei e tutti i suoi colleghi; e quanto all'esser contrapposto di questo

pezzo d'animale...

BRIGHELLA--A me pezzo d'animale? (_Si azzuffano da capo, e Arlecchino,

lavorando di stecca, ne regala qualcheduna al Compilatore, il quale con

gran fatica riesce a ficcargli fuori dell'uscio, ajutato da Rontino,

corso al rumore_)

COMPILATORE--Ringraziato Dio! Rontino, bada bene: chiunque venga, io

non ci sono. (_In questo entra un uomo bizzarramente vestito._)

Scena Settima.

CÒLA e detti.

CÒLA--È questa la Crusca? Siete voi (_a Rontino_) il Cruscajo che fa

quel librone?...

RONTINO--No, è quel signore là.

COMPILATORE--Sì, son io: che volete?

CÒLA--Io sono _Còla_: e vengo a dolermi con lei, perchè la m'ha messo

in quel suo librone, dove sono tanti spropòsiti.

COMPILATORE--Che modo di parlare è codesto? Portate rispetto, o sarà

peggio per voi. Non lo sapete in che luogo siete?

CÒLA--Lo so: e non ho paura. Come c'entro io nel Vocabolario? E chi le

dà facoltà a lei di darmi del _balordo_? Poi la mi sbattezza, perchè io

veramente mi chiamo Giancòla: e poi la mi fa nascere un secolo e più

innanzi, intendendo come Dio vuole un verso del Bellincioni. Dunque, o

mi levi, o le darò una querela per libello famoso, per diffamazione e

per ingiurie.

RONTINO--(_Ride sotto i baffi_)

COMPILATORE--Impertinente! Rontino, cacciate fuori questo figuro.

CÒLA--Figuro a me? Ah lei vuol insultare, e poi tratta male chi si

risente?... (_Fa l'atto di andargli incontro: Rontino entra di mezzo; e

mentre, ridendo ambedue, si sospingono, entra Colombina_)

Scena Ottava.

COLOMBINA e detti.

COLOMBINA--(_Vedendo que' due abbirrucciati, si spaventa, e si getta

nelle braccia del primo Compilatore. Al comparire di questa bella

ragazza, la zuffa cessa: Còla va via; e Rontino lo manda via il

Compilatore. Colombina quasi vergognandosi_) Dio mio, che spavento! Per

carità, signore, mi perdoni, se, così impaurita, mi son lasciata andare

un po' troppo!

COMPILATORE--Anzi, grazie. (_La guarda ridendo stupidamente_) Un bel

pezzo di ragazza come voi!... Poche volte ho avuto di queste fortune...

Ma, scusate, perchè siete venuta qui?

COLOMBINA--Sa, io sono la _Colombina_... Le ha lette le Commedie del

Goldoni?

COMPILATORE--Altro se le ho lette! Come! voi siete quella vispa,

briosa, e avvenente cameriera, adorata da servitori e padroni?... (_Le

avvince un braccio alla vita, e la Colombina gli sorride_) Che posso io

fare per voi?

COLOMBINA--Qui dentro si fa quel libro, che ha in corpo tutte quelle

cose... che ci son tutti i nomi; dove c'è anche Arlecchino e Brighella,

mie antiche conoscenze, e mi hanno detto che lo fa lei signoría. Ma

ecco, perchè si è scordato di me, e ricordatosi piuttosto di quello

zótico di Còla, che nella commedia italiana è noto tanto meno di me?

Eppure mi dicono ch'ella è cavalier compitissimo... Po' poi mi pare di

non avere il viso vòlto di dietro.

COMPILATORE--(_Stringe più forte, e fa pa alla Colombina_) Carina mia,

proprio fu una svista.

COLOMBINA--Ma che svista? quando era alla voce _Colombina_, ci voleva

tanto a ricordarsene? Ecco: son proprio rimasta male!... Ma spero che

la troverà modo di rimediare; e mi ci metterà anche me, è vero? (_Lo

guarda affettuosamente_)

COMPILATORE--Sì, carina: ti ci metterò quel che vuoi. (_Stringe più

forte_) Ma tu sarai buona con me?

COLOMBINA--Bonissima come le piacerà...

COMPILATORE--(_L'abbraccia e le dà un bacio_)

Scena Nona.

Il SEGRETARIO e detti.

SEGRETARIO--(_Di dentro_) Si può?

COMPILATORE--Oh Dio! il Segretario! Se mi vede con una donna!...

Colombina, entra per un momento nel buratto. (_Colombina entra_) Passi.

SEGRETARIO--Scusi se la interrompo: ma ricevo questa lettera del

Ministro, la quale è gravissima; e bisogna stare un momento insieme per

rispondere accortamente.

COMPILATORE--Se può aspettare un quarto d'ora, verrò io da lei: adesso

vorrei dare súbito una ripassata all'articolo Colombiína, che è già nel

buratto. Mi è venuto in mente una correzione da fare e non vorrei che

mi sfuggisse l'occasione.

SEGRETARIO--Come l'occasione?

COMPILATORE--Voleva dire non mi uscisse di mente. Benedetta proprietà!

SEGRETARIO--Bene: faccia pure; e tra mezz'ora l'aspetto. (_Parte_)

Scena Decima.

Gli STESSI, poi CIAPO ed ALTRI.

COMPILATORE--Esci fuori, Colombina mia. (_Esce_) Vedi? ti ho fatto

accademichessa, mettendoti nel buratto.

COLOMBINA--(_Ridendo_) Grazie!

COMPILATORE--Ora dammi un poco di prova che tu sarai _bonissima_ con me.

COLOMBINA--Che cosa posso fare per lei?

COMPILATORE--Io sono innamorato di te; vieni meco qui nella stanza

accanto: _soli saremo_.

COLOMBINA--Già:

E là, giojello mio, ci sposeremo;

come dice Don Giovanni alla Zerlina. (_Ride_)

COMPILATORE--Non mandar la cosa in burla, via! Vieni... ti farò felice.

COLOMBINA--_Ice_.... (_Ridendo_)

COMPILATORE--(_Piglia la Colombina a mezza vita, e vuol tirarla per

forza nella stanza: intanto entra improvvisamente Ciapo, seguíto da

Rontino; i quali, vedendo quel contrasto, restano meravigliati, e fanno

atti di stupore. Il Cruscante rimane interdetto: Colombina ride_)

COMPILATORE--(_Indispettito_) Che volete ora? E tu, Rontino, non

t'avevo detto che non lasciassi passar nessuno?

CIAPO--I' lo credo io! E l'ha ragione vosustrissima.

RONTINO--Questo contadino e' s'è infilato dentro senza dir nulla, e io

gli son corso dietro per rattenerlo.

CIAPO--Ma tu l'ha' fatta a sego. Insomma, sor Cruscajo, la senta me,

e po' finirà costì. I' son Ciapo: i' son famoso personaggio delle

Commedie d'if Fagiòli: la mette niv Vocabolario ic Còla, e la 'un

ci mette me, ch'i' son di casa. (_Si sente del rumore nella stanza

accanto_)

COMPILATORE--Che diavolo c'è' di là? Rontino, va un poco a vedere.

(_Rontino va e torna_)

RONTINO--E' son tre o quattro come mascherati, che voglion parlare con

la signoría vostra chiarissima.

COMPILATORE--Corpo di Santa Nafissa! ma che diavolo è oggi con

queste maschere? (_Entrano tumultuariamente Carlíno e altre maschere

dell'antico teatro_)

TUTTI--(_Parlano un po' per uno e fanno un baccano del diavolo_)

Vogliamo giustizia.--Se c'è Còla, ci vo' essere anch'io.--Siamo venuti

apposta da Gelocòra.

COMPILATORE--Signori spiriti, si ricòrdino che questo è luogo sacro; e

non faccian fracasso. Parli uno per tutti.

UNO--Noi siamo tutti maschere, o personaggi notissimi della Commedia

italiana: se vosustrissima ha dato gli onori del Vocabolario al Còla,

che è di tutti il più oscuro, perchè non lo ha dato a noi?

TUTTI--È un'ingiustizia.--Vogliamo anche noi entrar nel frullone.

RONTINO--(_Da sè_) La burla l'è riescita proprio bene.

COMPILATORE--Signori spiriti, noi abbiamo messo Còla e Arlecchino e

Brighella, perchè gli abbiamo trovati negli scrittori citati da noi.

UNO--Oh bella! perchè noi non siamo stati scritti da certi scrittori,

cessiamo dunque di essere stati al mondo e su per i teatri, come gli

altri?

TUTTI--Bella ragione!! ah, ah, ah, ah!!

COMPILATORE--No, non vogliamo dir questo...

UNO--E a me mi pare che lo voglian dire dirissimo, perchè il fatto

dalle SS. LL. porta a questa conclusione: e se le volevano dar notizia

a' loro lettori delle Maschere e personaggi dell'antica commedia, e

sono arrivati fino al Còla, che è la meno comune, e la meno nota, le ci

dovevano mettere anche tutti noi.

TUTTI--Vogliamo entrar nel frullone, e se no, lo sfondiamo.--Giù la

Crusca.--Viva la libertà. (_Fanno un baccano del diavolo_)

Scena Undecima.

Il SEGRETARIO e detti, poi uno SPAZZINO.

SEGRETARIO--Ma qui va sottosopra l'Accademia! che diavolo è stato?

TUTTI--Vogliamo giustizia!

COMPILATORE--Questi, signor Segretario, sono gli spiriti delle maschere

teatrali che si dolgono di non essere stati messi nel Vocabolario. È

stato un via vai tutta la mattina, e tra questi, Arlecchino, Brighella

e Còla si dolgono di essere stati qualificati a sproposito.

SEGRETARIO--(_Si segna_) O spiriti o non spiriti, qui non si fa

baccano; o se no gli farò stare a dovere anche loro. Ai signori

Arlecchino, Brighella e Còla, io rispondo che la Crusca è infallibile,

che essa _cribra e affina_; e nel suo Vocabolario non c'è una sola cosa

da correggere. Se quelle maschere furono diverse da come le descriviamo

noi, la nostra descrizione ha virtù di far loro cambiar natura, e di

farle diventare altre da quel che furono. Quelle altre maschere o

personaggi che non sono nel Vocabolario, è segno che non ci avevano a

essere, e avranno pazienza. La Crusca non rende conto a nessuno di ciò

ch'ella fa... (_Entra uno Spazzino con una lettera_)

SPAZZINO--Questa lettera di gran premura per il chiarissimo signor

Segretario.

SEGRETARIO--(_La spiega e la legge sottovoce_)

«Chiarissimo amico,

«Vi avverto che i nostri nemici hanno architettato una solenne burla

alla nostra Accademia, mascherandosi da Arlecchino, Brighella, Còla,

con altri personaggi dell'antica Commedia; e verranno costà, a

richiamarsi non so di che. I particolari non gli so; ma so che quello

mascherato da Colombina è quello sbarbatello del Tommasi, che va sempre

col Fanfani. Vi scrivo per mettervi sull'avviso, acciocchè possiate

sventare questa mina.

Il vostro G.

_Accademico Corrispondente_.»

Ah, l'è arrivata tardi! Ma almeno cerchiamo di vendicarci. Rontino.

RONTINO--Comandi, chiarissimo.

SEGRETARIO--(_Sottovoce_) Va, e torna con due questuríni.

RONTINO--La servo súbito. (_Va e, passando d'accanto a una delle

maschere, dice_) Siamo scoperti: mi manda per due questuríni.

SEGRETARIO--Dunque, signori spiriti, ragioniamo un poco tranquillamente.

(_Fanno la ridda cantando_)

Vorresti ragionare,

Per farci aggraffignare:

Ma noi, che siamo spiriti,

Sul muso ti ridiam.

Se tutti i tuoi destini

Fondi su' questuríni;

Se più assai che la Crusca

Bázzichi il Tribunal,

Lascia, bel Segretario,

Lascia il Vocabolario:

Delle manette il Codice

Méttiti a compilar.

(_Sfilano la ridda ed escono ridendo_)

SEGRETARIO--(_Mordendosi il dito_) Nemmeno questa è riuscita, e anche

questa volta se la ridono!... Ma anche lei, caro collega, lasciarsi

sopraffare dalle chiacchiere; e creder che fossero spiriti!...

COMPILATORE--Che vuol ella? ho udito così spesso V. S. Illustrissima

parlare della immortalità dell'anima, che ho creduto...

SEGRETARIO--Síe, tutte belle cose; ma quando è tempo di far l'uomo,

quelle scioccheríe si lasciano andare.

Scena Ultima.

RONTINO con due QUESTURINI.

SEGRETARIO--Ecco il soccorso di Pisa!... (_Vòlto a' Questurini_)

Signori, abbian pazienza, la lepre ci è sbiettata: sarà per un'altra

volta.

CAPORALE--Ella sa, signor Segretario, che la Real Questura è sempre

disposta a' servigi della illustre Accademia della Crusca. Ha da

comandarci?

SEGRETARIO--Grazie tanto. (_I Questurini partono stringendo la mano

al Segretario_) Per questa volta sette loro! Ma ride ben chi ride

l'ultimo, e sarà certo più efficace l'arte nostra, e la nostra potenza,

che le chiacchiere del Fanfani, e de' suoi amici. Ma, caro collega,

_oportet orare et non deficere_, chè senza l'aiuto di Dio nulla di

buono può farsi. È vero per altro che Dio dice _ajutati ch'i' t'ajuto_;

e però, oltre la santa orazione, bisogna studiare assiduamente di

mettere in pratica i sani precetti dell'aria di Don Basilio; e studiare

ogni modo di tenere alle còstole de' padroni delle persone di grande

autorità, acciocchè non ci manchi la loro fiducia, nè le 42,000 lire.

Ora andiamo súbito a rispondere alla lettera ministeriale, e facciamo

una risposta da pari nostri. (_Partono e cala la tela_)

IL CODINO

GHIRIBIZZO DRAMMATICO

PERSONAGGI

LA GIUSTIZIA.

LA TEMPERANZA.

LA MONARCHÍA COSTITUZIONALE.

L'ARISTOCRAZÍA.

LA DEMOCRAZÍA.

LA LIBERTÀ.

LA LICENZA.

LA CRUSCA.

L'AUTORE.

RONTINO, bidello della Crusca.

ATTO UNICO

Scena Prima.

La CRUSCA, L'AUTORE e RONTINO.

AUTORE--Ma che diavol di faccenda sia questa? come mai esser invitati a

questo tribunale la Crusca ed io? Che ci sia qualche pasticcio? Oh oh!

zitti, ecco la sora Crusca. Guarda come gli lustra il pelo, e come l'è

in ghíngheri! Chi la sa non la insegni!

CRUSCA--(_Entrando vede l'autore, e fa appena pena l'atto di chinare

il capo, ma assai muffosamente: l'autore fa altrettanto con lieve riso

corbellatorio. La Crusca, voltandosi indietro, dice_) Rontino, dammi da

sedere.

RONTINO--(_Porta innanzi una sèggiola_) I' non gli posso dar altro

che questa ciscranna che qui: la non lo vede che mobilia ch'e' c'è in

questa stamberga? S'i' credeo, i' portao con meco una delle nostre

gerle.

CRUSCA--Veramente invitare una mia pari in un luogo come questo!...

AUTORE--(_Ridendo da sè_) Una sua pari!... _Jam fuimus Troes_, madama,

_Jam fuimus Troes_.

CRUSCA--(_Piano a Rontino_) Ohe Rontino, ma non l'ha' visto chi c'è?

RONTINO--Aittro s'i' l'ho visto! E' mi saitterebb'iggrillo,

ved'ella?... Ma ecco roba: zitti.

Scena Seconda.

La MONARCHÍA COSTITUZIONALE, l'ARISTOCRAZÍA, la DEMOCRAZÍA, la LIBERTÀ,

la TEMPERANZA e la LICENZA.

MONARCHÍA--A che tempi siam noi! si dee veder la Monarchía citata

dinanzi ad un tribunale! Mi pareva che dovendosi definire un piato

filologico potessero bene questi signori venire alla mia residenza.

DEMOCRAZÍA--Oh carina! l'è la Giustizia, sai, quella che ci ha fatto

chiamare; ed a lei tutti dobbiamo star soggetti. Che ha' tu da

brontolare? Non ci siamo venuti noi, che certo siamo da quanto te?

LICENZA--Da quanto lei? i' dico da più io. Guarda con chi mi vorrebbe

metter alla pari! con quella codinaccia!

TEMPERANZA--Zitte con codesta parola: è quella su cui oggi si dee dar

giudizio; e finchè la sentenza non è venuta, non dee più proferirsi.

LICENZA--O brava monachína infilzata, via!

CRUSCA--(_Da sè_) Ah, ora comincio a capir qualosa! mi hanno richiesto

per un voto filologico. Ma che ci ha che fare il Fanfani? Starò a

vedere; ma con lui non ce ne voglio di certo.

AUTORE--(_Da sè_) Oh bella! Io e la Crusca siamo qui per un voto

filologico. S'ha rider un po'.

Scena Terza

La GIUSTIZIA e tutti i PRECEDENTI.

_Al giungere della Giustizia tutti si alzano: la Monarchía sta

nell'usato sussiego: l'Aristocrazía e la Democrazía fanno col capo un

lieve cenno di riverenza: la Libertà fa riverenza nobile e profonda:

la Licenza fa una smusatura, e per poco non volta le spalle alla

Giustizia: la Crusca anch'essa sta sulle sue: l'Autore fa riverenza,

come è suo debito, e osserva tutti: la Giustizia, fatto un cortese

salutare, si pone sopra il suo seggio, e dice:_

È nata, o signore, fiera disputa tra voi, circa il vero significato

della voce _Codíno_, e come avviene delle cose politiche, anco

leggiere, che troppo si fanno gravi, così è avvenuto di questa,

leggerissima se altra ne fu; la qual potrebbe partorir effetti assai

spiacevoli tra coloro a cui si dà tale appellativo, e coloro che ad

essi lo danno, quando non si determini bene chi proprio se lo merita.

Ciascuna di voi la intende a modo suo; ed i partigiani vostri si danno

del codíno tra loro con tanta confusione e con tanta stizza, che

la cosa non patisce più indugio. Però vi ho raccolte qui per sentir

proprio dalla vostra bocca che cosa intendete ciascuna per questo

benedetto Codíno: ed ho pure invitato qui la Crusca e il Fanfani,

acciocchè diano il loro voto filologico in questa materia, prima che io

ne porti sentenza.

CRUSCA--Io non rifiuto, o signora, di dare il mio voto, ma non accetto

per compagno un Fanfani.

AUTORE--Nè io d'esser compagno vostro ho punta ambizione, tali

scagnozzi avete accettato tra la vostra famiglia.

CRUSCA--Siete un insolente e un birbante...

AUTORE--Brava! le solite vostre onorate ragioni...

GIUSTIZIA--Signori, questo non è luogo da gattigliare così. Attendete

a quello per che vi ho chiamato, ponendo ben mente alle ragioni che

allegheranno queste rispettabili matrone, per poi significare il vostro

pensiero nella soggetta materia.

MONARCHÍA--Io come io, credo che Codíno propriamente non possa dirsi se

non chi avversa in tutto ogni prerogativa del monarca costituzionale:

chi crede esser solamente governo legittimo quello della mia sorella

maggiore Monarchía assoluta, e che per mantenerla darebbe anche la sua

patria nelle mani dello straniero.

ARISTOCRAZÍA--Anch'io suppergiù la penso così. Tra' _codíni_ per

altro mi parrebbe necessario il metterci anche coloro che tengono

in riverenza solo la persona del Monarca e quasi se ne fanno idolo,

tenendo per nulla la dignità e la nobiltà de' magnati.

DEMOCRAZÍA--Eh! non ci sarebbe male! senti un po' a che vorrebbero

ridurre quelle signore garbate il numero dei codíni! Le dicano: per

loro il popolo non c'è, è vero? o se c'è, non ha diritto veruno,

eh? Lo sanno chi sono i codíni? Sono i monarchici tutti e tutti gli

aristocratici: sono tutti coloro che credono nel diritto divino,

negando la sovranità popolare; che portano croci all'occhiello, livree

ricamate e simili mostre di servitù. Quelli sono i codíni.

LICENZA--E per me lo sapete chi sono i _codíni_? Son tutti coloro che,

dovendo andare a un fine, si fanno inciampo di leggi, di trattati, di

lealtà, di diritti acquisiti o non acquisiti, di proprietà o pubbliche

o private, di giuramenti e di simili altre favole, rimanendosi dalle

loro imprese per via di esse. Non bado appunto appunto chi è rosso o

turchino, dico solo che _quel che è utile in politica, è onesto, e che

il fine santifica i mezzi_. Chi non crede ciò è codíno: chi non è con

me, è codíno.

TEMPERANZA--Già, disse bene il Giusti: _A detta di Caino, Abele era

codíno_. Ma a codesta regola il mondo sarebbe codíno tutto, sai?

LICENZA--Tutto? oh povera grulla! Ma dimmi un po'; in questi ultimi

anni che ha' tu fatto? ha' dormito sempre?

GIUSTIZIA--Dico da capo che questo non è luogo da battibecchi. A te,

Libertà.

LIBERTÀ--Anch'io, benchè lontanissima dalle spavalderíe della Licenza,

in una cosa convengo con lei, cioè nel non badare al colore politico.

In ogni stato civile, o monarchico o democratico o aristocratico, io

posso trovarmi soddisfatta, purchè chi governa abbia a cuore i veri

e più santi diritti del popolo: studii alla sua prosperità, e al

suo avanzarsi di bene in meglio così materialmente come moralmente;

professi la eguaglianza civile, e ne faccia legge, e la faccia

osservare; coltivi nel cuore de' sudditi l'amor della patria e della

sua indipendenza da qualsivoglia straniero, estirpandone ad un tempo le

male erbe dell'interesse e del turpe guadagno; maledíca ed estèrmini

que' ribaldi che della Italia si fan copertína allo sfogo de' loro

odj e delle loro bestiali passioni o che se ne fanno svergognata

bottega; aborra da qualunque sopruso, rispettando, e facendo rispettare

le leggi; non ponga vincoli alla manifestazione del pensiero, ma

non comporti per altro che la stampa, la quale è il più efficace

strumento di vera libertà, si converta in istrumento di licenza e di

anarchía. Ora, venendo al propòsito nostro, mi pare che _Codini_ si

debbano propriamente chiamar coloro, i quali si mostrano avversi ad

ogni principio di libertà e di progresso, e che vorrebbero l'Italia

presente foggiata com'era nel bel mezzo del secolo passato, quando cioè

gli uomini portavano ancora la coda.

TEMPERANZA--E anch'io son dell'avviso medesimo della mia cara sorella

Libertà.

GIUSTIZIA--(_Voltandosi alla Crusca e all'Autore_) Avete udito quali

sono le opinioni di queste signore? Tocca adesso a voi a formulare il

vostro voto. Madonna Crusca, siate la prima.

CRUSCA--Veramente al C non ci sono ancora arrivata, perchè, come

sapete, quella benedetta A sono 24 anni che mi tiene impicciata, e non

so come levarne le gambe. E poi, in quanto alla voce _Codíno_, che

vuole? essa è così variabile di significato... Non sente? anche quelle

signore, chi la intende così e chi cosà! Dall'altra parte io non vorrei

disgustarmi nessuna di loro, perchè po' poi in questo mondo si può aver

bisogno di tutti... Ecco: la mi dispensi via... tanto, veda, io nel

Vocabolario questa voce non ce la metterò neanche. Senta il Fanfani:

lui abbocca ogni cencio dell'uso, e lui di certo ha da perder meno di

me.

GIUSTIZIA--Brava madonna Crusca:

«Guelfo non son nè ghibellin m'appello,»

con quel che segue. La vostra risposta è stata proprio degna! Eh! se

l'Italia fosse governata da un... Basta non usciam dal propòsito.

Fanfani, a voi.

AUTORE--La Crusca va compatita: l'ha bisogna di star bene con tutti;

se no, come potrebbe avere 24 anni di A sulla groppa? E poi quell'A

è proprio un affare serio, sapete? Sentite, (ma già lo sapete) e'

n'aveva, pigia pigia, stampati sette fascicoli quattordici anni fa,

che ne fece quella nobile e vittoriosa difesa quel suo facchino; e

poi la gli ha dovuti mandare al gas e rifarsi da capo. Che volete? si

tratta almeno di dar fuori questo magno primo volume, per dare il fermo

alle chiacchiere de' _malevoli_ e de' _nemici invidiosi_: poi l'avrà

tempo di sbirbarsela quanto le pare; chè, il secondo, o un'altro primo

volume, lo vedranno i figliuoli de' figliuoli de' nostri figliuoli.

GIUSTIZIA--Ma come c'entrano tutte queste brache? Vo' sapere che cosa

pensate della voce _Codíno_.

AUTORE--Ah, è vero, sì: perdonatemi se ero uscito di via. Nello

sdebitarmi per altro sarò molto breve, perchè io non saprei dare o

proporre altra definizione a tal voce, che quella dátane poc'anzi

dalla Libertà, e confermata dalla Temperanza. Solo aggiungerò che

chi si fece bello di aver trovato questa voce _Codíno_, e' non trovò

cosa nuova, dacchè fino dal secolo XVI si usò per appellativo di

_Uomo all'anticaccia e con idee all'antica_, il nome di una disusata

foggia di portare i capelli, dicendosi ai così fatti o _zazzere_ o

_zazzerotti_, come si può vedere nelle _Commedie_ del Cecchi, stampate

dal Le Monnier, vol. II, pagina 428: «È una usanza da zazzere lunghe

fino alle calcagna.» E vol. I, pag. 33: «Un nostro zazzerotto, in

un suo giardino, in viva pietra, avea fatto scolpire una statua al

naturale, ecc.»

CRUSCA--(_Da sè_) Eccolo con la erudizione a spropòsito!

GIUSTIZIA-Alla definizione della Libertà dunque si stia: e niuno sia

mai più ardito di abusare la voce _Codíno_ come si è fatto fin qui,

sotto pena della mia disgrazia.

(_La Giustizia parte salutando; e tutti salutano tacendo; la sola

Licenza, dice tra sè:_) Síe, canta canta! e sai, ti darò una bella

retta!--(_Poi partono tutti_)

IL COLLARE DELLA SS. ANNUNZIATA

TRAGEDIA DI UN VERISTA IN TRE ATTI

PERSONAGGI

LO SHACH DI PERSIA.

IL GRAN VISIR.

IL PRINCIPE MOHAMED MIRZA, Ministro per i finimenti e la sella del

cavallo.

IL PRINCIPE OSMAN, preparatore della pipa e del caffè.

IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI DEL REGNO D'ITALIA.

GRANDI DEL REGNO DI PERSIA, IL BOJA, E POPOLO.

La scena ne' primi due atti è a Torino nelle stanze destinate allo

Shach per il suo soggiorno; nel terzo a Teheran.

ATTO PRIMO

Scena Prima.

LO SHACH e il GRAN VISIR. _Lo Shach è accoccolato in terra e sta

fumando_.

SHACH--Questo Re d'Italia è bravo e cortese.

GRAN VISIR--Ed amato dal suo popolo.

SHACH--Come c'entra il popolo? Chétati.

GRAN VISIR--(_Fa profonda riverenza_)

SHACH--Ed il Kan di questi preti di Torino è bravo anche lui. Dágli

500,000 franchi per il suo Shach, che è prigioniero in Roma.

GRAN VISIR--Gli mangerà mezzi per sè.

SHACH--Chétati.

GRAN VISIR--(_Fa profonda riverenza_)

Scena Seconda.

OSMAN e detti.

OSMAN--Sire, c'è qua il Ministro degli affari esteri del regno d'Italia.

SHACH--(_Accenna che può entrare_)

Scena Terza.

Il MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI e detti.

IL MINISTRO--(_Fa tre profondissime riverenze_) Sacra Maestà, il mio

augusto signore, se V. S. M. lo permette, ha mandato per il suo Gran

Visir il Collare della SS. Annunziata. Posso io presentarglielo?

SHACH--(_Senza muoversi nè smetter di fumare_) Presèntalo.

GRAN VISIR--E io posso...

SHACH--Píglialo.

Novelle e ghiribizzi · 第 7 / 9 段