ora (_passando vicino all'Elvira:_) Signora Elvira, mi ha perdonato,
eh? Mi raccomando a lei. (_L'Elvira fa un atto di assentimento col riso
sulle labbra; e Leone esce_).
RODOLFO--(_alla Giulia e al Sindaco_). Non si può negare che sia un
gran buffone. Ora vedremo quel che sa fare.
FABRIZIO--Rodolfo, mi raccomando; bada che non accada qualche scandalo.
Giulia, anche te...
GIULIA--Sta di buon animo: finirà tutto allegramente. (_E volta agli
invitati:_) Signori, passiamo di qua, dove si starà più comodi; e
intanto la signora Elvira ci farà sentire qualche nuovo pezzo di musica
sul pianoforte.
ELVIRA--Volentierissimo, giacchè la signora si contenta di così poco.
(_Escono ordinatamente, e co' soliti convenevoli_).
Scena Settima.
_Camera della Laura; da una parte il letto da una persona con parato, e
alcuni mobili._
LAURA e CATERINA vecchia.
CATERINA--Ma che pasticci mi fai fare, pazzerella? Badiamo che non mi
trovi a...
LAURA--A che ti vuoi trovare? fammi il piacere! (_Le accomoda le
vesti_). Guarda, tu pari tutta me. Ora pòsati sul letto: l'uscio è
accosto; quando viene l'amico, stúdiati più che puoi di nasconder la
faccia: parla sottovoce. Abbassiamo dell'altro la calza di questo lume,
(_lo fa_) e tiriamo ben giù la ventola. Così va ottimamente. Io sto qui
nello stanzino accanto: fa' pulito ogni cosa; e ci sarà per te un bel
regalíno. Ricòrdati bene di tutto (_si sente rumore_). Sta'... mi par
di sentir gente. Addio.
Scena Ottava.
LEONE e detta.
CATERINA--Dio mio! in che pasticci mi mette questo capo sventato.
LEONE--(_apre adagio adagio e mette il capo dentro_) Laurína!...
CATERINA--Chi è? (_scende dal letto_).
LEONE--(_entra_). Son io, amor mio.
CATERINA--(_sottovoce_) O Dio! È lei, sor cavaliere? Per carità, parli
sottovoce. Oh, che ho fatto! Tremo come una foglia.
LEONE--(_si avvicina_) Fídati di me, mia dolcissima Laura: io son qui
per farti felice. Vieni, amor mio, tra le mie braccia.
CATERINA--(_fa la ritrosa_) Senta, signor cavaliere...
LEONE--Ma perchè mi tratti col _sor cavaliere_, e col _lei_? L'amore
non vuol complimenti.
CATERINA--Mi vergogno a darle del tu...
LEONE--Ma no: fatti coraggio, anima del cuor mio... (_si avvicina
sempre più_).
CATERINA--Per l'amor di Dio, Leoncíno mio, abbi compassione di me...
Sono una fanciulla onesta... Non abusare della confidenza che ho avuto
in te...
LEONE--Angiolo mio, (_la abbraccia affettuosamente_) io sarò tuo, tuo
per sempre: ti adorerò proprio come le cose sante; ma calma per carità
quell'ardore che ora mi avvampa. (_Si sente rumore di passi_).
CATERINA--Signore, ajutatemi! Siamo scoperti.
LEONE--(_s'impaurisce_) Laurína, per carità... Oh, Dio! dove mi
nascondo?
CATERINA--Qui, qui, dietro il parato del letto.
_(Leone si nasconde; e Caterina si distende sul letto)._
Scena Nona.
La signora GIULIA con RODOLFO, e detti.
GIULIA--Laura...
CATERINA--(_coprendosi_) Signora...
GIULIA--Come stai!
CATERINA--Poco bene, signora...
GIULIA--Ma qui c'era gente... Con chi discorrevi?
CATERINA--Signora mia, con nessuno...
RODOLFO--(_nel tempo che le due parlano, gira per la stanza, e adocchia
il nascosto._) Con nessuno, eh? O qua dietro chi c'è'? (_Va e tira
fuori Leone, che resta confuso e immòbile._) E che faceva, signor
Ispettore, là dietro?
LEONE--Passeggiavo...
GIULIA--Senti, passeggiava! Ed una persona della sua età, del
suo grado, si lascia andare fino a questo punto, e rispetta così
l'ospitalità?
LEONE--Signora, per pietà... Che vuole? Al cuore non gli si comanda.
Commendatore, mi raccomando anche a voi...
RODOLFO--Ah! ora vi raccomandate? Dopo aver così vituperosamente
sparlato di me, e messo su de' giornalisti a scrivermi contro, avete il
coraggio di raccomandarvi a me!! Meritereste che vi rendessi pan per
focaccia.
LEONE--Credete, Commendatore, son calunnie...
RODOLFO--Chetatevi, sfacciato! ci conosciamo. Un vostro pari, e
chiappato in questo luogo, parlar di calunnie! Vedi, Giulia, che gente
si elegge a ufficj così gelosi! Vedi che ospite gentile si è ficcato
qui in casa tua.
LEONE--Per carità...
RODOLFO--Non c'è carità che tenga; e mia sorella, per ora, dee
conoscere di che be' panni vestite. Voi non avreste dovuto dimenticare
con quali arti vi sia riuscito farvi un po' di largo nel mondo,
voi, che e per ingegno e per istudj non avreste mai potuto stare se
non terra terra. Encomiatore sfacciato di ogni ricco e potente, vi
abbracciaste alle falde d'un letterato di qualche nome ed egli vi
mise al mondo come letterato, benchè fosse il primo a mettervi in
canzonella, e contraffare i vostri modi ridícoli: vi voltaste come le
banderuole ad ogni vento che tirava, e scriveste per bianchi e per
neri, per guelfi e per ghibellíni: cercaste sempre lodi e favori, o
raccomandandovi a modo di pitocco, o cercando di destar compassione:
sempre vi ficcaste presso questo e quello: la vostra vita fu un
continuo domandare impieghi ai governi di tutti i colori; e piangevate
di consolazione, raccontando le udienze degli Arciduchi figliuoli
di Canapone, come poi piangevate di gioja raccontando quelle de'
figliuoli di Vittorio Emanuele: sfruttaste anche voi il sacro nome
d'Italia... E foste creduto dagli stolti; e squadernando dinanzi agli
occhj degli asini in seggio le lodi pitoccate e bugiarde, aveste
ufficj e onorificenze. Questi e queste vi fecero dimenticar l'esser
vostro: credeste d'esser davvero uomo da qualcosa: accortamente
sfruttaste l'ira che aveva contro di me un giornalista, il quale, per
fare, secondo lui, dispetto a me, celebrò e fe' celebrare le vostre
sciocchezze stampate.
LEONE--Ma, Commendatore...
RODOLFO--Chetátevi: accenno solo qualcuna delle vostre prodezze, per
edificazione di mia sorella, la cui casa avete adesso contaminata; ma
potrò squadernarle tutte a tutti, se non ponete al presente scandalo
quel rimedio che solo può esserci.
LEONE--Commendatore, signora Giulia... mi raccomando... non mi
rovinate... Ditemi quello che debbo fare.
GIULIA--Con quale intenzione ella era venuto in questa camera?
LEONE--Con onesta intenzione; e lo aveva detto anche alla Laurína.
GIULIA--Dunque ella è pronto a fare il suo dovere sposandola?
LEONE--Come! qui su due piedi?...
RODOLFO--Esitereste forse?
LEONE--Non èsito: ma qui, ora...
RODOLFO--Qui, ora dovete darle la mano, e giurarle fede; e dobbiamo
annunziare il matrimonio di là alla conversazione. Questa è la
condizione prima che io pongo alla vostra salvezza.
LEONE--Ed io lo farò.
GIULIA--(_Va al letto dov'è la creduta Laura, e scoprendola e
alzandola, la conduce sul davanti. Veduto che è la vecchia, Rodolfo e
la Giulia danno in una risata; Leone si copre il volto colle mani._)
CATERINA--Signora, avesse sentito che parolíne dolci mi diceva il mio
Leoncíno!
LAURA--(_esce dallo stanzino_) Eccomi qua io a spiegare tutta questa
faccenda: io ho fatto quel che ho fatto, per dare una lezione al
signor cavaliere, il quale, al modo tenuto meco, doveva avermi preso
per qualche civetta; ed ho voluto fargli vedere che sono una ragazza
onesta, e che tutte le cameriere non sono pari a quelle che forse egli
ha trovato sin qui.
RODOLFO--Vedete, signor Leone, anche una fanciulla vi dà lezioni di
morale e di creanza. Spero che, se l'amavate prima, come le giuravate,
adesso l'amerete anche più... e farete il vostro dovere. Lo sfregio
aveste intenzione di farlo a lei, ed a lei dovete fare giusta ammenda.
LAURA--Ho inteso ogni cosa; e so di che si tratta: ma io ringrazio
tanto e poi tanto. Per ora amo di restar fanciulla, e non abbandonerò
la mia buona signora; ma, se dovessi rompermi il collo...
RODOLFO--Lo vorresti fare con un po' più di sugo, è vero? Brava Laura.
Sentite, Leone, la Laura rifiuta le vostre grazie: dunque di ciò non si
parli più. (_Leone è nella massima confusione._) Oh, senti, Giulia, tu
va di là in sala; e così voialtre due (_alla Laura e alla Caterina_)
uscite per un momento di qui; che debbo dir due parole all'Ispettore,
col quale verrò tosto di là anch'io, e finiremo allegramente la serata.
(_Tutte le donne vanno via._)
LEONE--Rodolfo, vi siete vendicato troppo crudelmente.
RODOLFO--Troppo cortesemente dovete dire. Ma adagio, ci restano molte
cose da fare. Voi avete abusato vilmente della vostra autorità con
la villana proposta fatta alla maestra: avete ferito nel cuore il
direttore, che è per essere suo sposo: avete violato l'ospitalità di
questa casa onorata; e nella scuola avete dato prova della vostra
asinità. Acciocchè tutte queste cose rèstino celate, bisogna che voi
facciate di tutto per farle dimenticare.
LEONE--Ma che cosa?
RODOLFO--Nulla che non sia di stretta giustizia, e secondo la pura
verità. Farete un largo rapporto al Ministro, dove farete l'elogio che
meritano al sindaco e al direttore per il buon procedere delle scuole;
delle quali parimente direte tutto il bene possibile: nè direte bugía,
quando gli scolari di esse hanno mostrato di saperne più di voi.
LEONE--Ero distratto...
RODOLFO--Síe: eri distratto!--Vi adoprerete con ogni efficacia, ed
io verrò in vostro ajuto, perchè la súpplica della signora Elvira
sia risoluta favorevolmente, e si possa fare con più allegría il suo
prossimo matrimonio. Promettete ogni cosa?
LEONE--Prometto.
RODOLFO--Per cancellare poi ogni sospetto dalle menti de' convitati, vi
mostrerete lietissimo, farete ogni atto di cortesía al Direttore e alla
Elvira; e, come siete poeta, così farete un sonetto per le loro nozze.
LEONE--Mi proverò.
RODOLFO--Dunque andiamo; ma prima ascoltate un consiglio. È un po'
tardi; ma sarà sempre opportuno. Temperate quella smania di nominanza
che vi consuma; tanto, siate pur certo che le lodi accattate, e fatte o
per favore, o per amicizia, non sono sufficienti a dar fama durevole; e
chi non ha stoffa vera, come suol dirsi, resterà sempre un minchione,
anche se lo celebreranno cento lingue e cento penne: anzi quelle lodi
gli saranno cagione di scherno appresso le persone che veggon diritto.
Temperate la lingua, e datevi anche una risciacquatína al cuore; chè
è da vera birba il far l'arte che avete fatto con noi sino ad ora.
Non dico altro, perchè m'intendete. Di ciò che avete detto o fatto
contro di me non ne faccio verun caso, nè ve ne serbo odio: mi basta la
leggiadra vendetta che io ne ho potuto fare qui in casa di mia sorella:
e però, dove facciate appuntíno quanto avevate promesso, non dubitate
che io sia per nuocervi minimamente.
LEONE--Farò tutto senza che manchi un ette.
RODOLFO--Bene. Intanto andiamo a prendere il thè: mostratevi allegro, e
mettete alla prova tutta la vostra fantasia! (_Partono_).
Scena Decima.
Sala del thè.
GIULIA, ELVIRA, FABRIZIO, il DIRETTORE e tutti i convitati.
(_L'Elvira è al pianoforte, e avrà finito una sonata: tutti battono le
mani_).
GIULIA--(_Va là e le stringe la mano_) Brava signora Elvira; mi
rallegro proprio di cuore: lei suona come un angelo.
ELVIRA--(_si alza_) Troppo buona la signora Giulia.
Scena Ultima.
RODOLFO, LEONE e detti.
RODOLFO--Oh! siamo arrivati troppo tardi!
LEONE--Abbiamo sentito, avvicinandoci, un concento di paradiso...
RODOLFO--(_sotto voce_) Bravo! così.
FABRIZIO--Era la mano maestra della signora Elvira.
LEONE--(_avvicinandosi alla Elvira_) Le faccio, signora Elvira, i miei
complimenti; e mi duole di non essermi potuto beare nelle sue celesti
armoníe.
ELVIRA--Tutta bontà sua. L'approvazione de' suoi pari è il più bel
premio che io possa sperare dalla mia buona volontà.
RODOLFO--(_da sè_) Senti come la sa lunga! E quel baccello si beve la
sopraffina canzonatura come un delizioso liquore!
(_Viene il thè: la Giulia lo prepara, e poi l'offre a questo ed a
quello. Gl'invitati siedono senza ordine e senza precedenza_).
FABRIZIO--Dunque, signor Cavaliere, com'è contento di questa città e di
queste nostre scuole?
LEONE--Contentissimo: posso dire che questa Chiusi, lungi dall'esser
chiusa, è per me il più spazioso e apríco giardino che mai abbia
veduto, e dove fioriscono i più eletti fiori, degni del paradiso
(_volgendosi alle donne_).
RODOLFO--(_da sè_) Ohe! questi sono voli più che pindárici.
LEONE--Per le scuole e per gl'insegnanti, non ho mai veduto di meglio
nella mia dura _carriera_; nè può essere altrimenti, quando ci sono
delle signore Elvire e dei signori Carli.
ELVIRA e CARLO--Troppo buono!
LEONE--C'è stato un piccolo malinteso... ma il valente direttore mi ha
fatto veder la cosa per il suo verso; sì che, invece di sdegno, mi ha
accresciuto la stima.
DIRETTORE--E qui corampopolo gliene rinnuovo le più umili scuse.
LEONE--Lasci stare le scuse. Lei è degno della mia stima e della mia
protezione.
DIRETTORE--Troppo onore! troppa grazia!
FABRIZIO--Anche la signora Elvira anderà superba di tanta sua
degnazione, dovendo tra poco essere sposa del signor Direttore.
RODOLFO--Oh, mi rallegro... E quando, se è lécito?
DIRETTORE--Ora a Pasqua.
RODOLFO--Bravi! Cavaliere, voi siete valoroso poeta, ed anche
all'improvviso: su, preparate un sonetto per questi due sposi, che
tanto vi onorano e vi stimano.
LEONE--Caro Commendatore, volentieri... ma così _stans in duobus
pedibus_.
FABRIZIO--(_al Direttore sotto voce_) O non si dice _stans pede in
uno_.
DIRETTORE--(_c. s._) Sì: ma egli ha la licenza di dire a quel modo.
GIULIA--Bene: si ritiri nella stanza accanto, e ci pensi su: io sono
ambiziosa di poter dire: _qui in casa mia scrisse e declamò un sonetto
l'illustre Feroci_.
LEONE--A tanta cortesía non è possibil resistere: mi proverò. (_Va via_)
RODOLFO--Io non mi son mai trovato a uno spasso come quel di stasera:
e tu, Giulia, e lei signora Elvira, e il signor direttore, fate
maravigliosamente la vostra parte. Ma quel demonio della Laura, eh?
FABRIZIO--Insomma si può sapere com'è andata?
RODOLFO--Te lo dirà poi la Giulia: ti basti che tutto è andato bene;
che l'Ispettore si era indotto a sposar Laura, e che ella gli ha detto
un bel no.
FABRIZIO--Ma, o in camera?...
GIULIA--C'era la vecchia Caterina... (_Ridono tutti_)
DIRETTORE--Ma dica, Commendatore, come anderà del rapporto al Ministro?
RODOLFO--Non ha sentito? Porterà a cielo ogni cosa... E poi lasci fare
a me.
(_Nel tempo del colloquio gli altri fingeranno di parlare tra loro, e
sfoglieranno libri e album, l'Elvira guarda della musica insieme con la
Giulia._)
FABRIZIO--A propòsito: guarda se mi fai dare un po' di nastro
all'occhiello: non per me, sai, ma perchè sono quasi il solo sindaco
non cavaliere; e poi per decoro di tua sorella.
RODOLFO--Se non vuoi altro che una croce, sta di buon animo, che non ti
mancherà. Tu lo sai, come dice quell'amico: _Una croce e un sigaro non
si nega a nessuno_.
LEONE--(_entra_) Ecco fatto.
GIULIA--Come! così presto?
RODOLFO--O non l'ho detto che scrive all'improvviso?
LEONE--Bádino, ve', signori, mi usino compatimento. (_Legge e gestisce
con enfasi_)
Tu sei Minerva, o Elvira; e tu se' Apollo,
O illustre Carlo; e se vi unite insieme.
Da voi d'eroi nascerà chiaro seme,
Di cui l'ausonio ciel ben fia satollo.
Quando sotto il dolce giogo porrete il collo,
Rifiorirà d'Italia ogni altra speme;
E quel che più a noi Italiani preme,
S'impregnerà di gloria ogni rampollo.
Ritornerà per noi l'età dell'oro;
Ritornerà, credete, êra novella;
Faremo tutti un bello eletto coro.
E in quel carattere che mai non si cancella,
Griderem tutti nel più stil sonoro:
Viva il dottissimo Carlo e Elvira bella.
(_Mentre legge, Rodolfo, Carlo, e tutti, udendo gli spropòsiti, fanno
atti di scherno e di maraviglia_).
TUTTI--Bravo! viva il poeta! viva il cavaliere Ispettore.
LEONE--(_tutto giojoso_) Grazie, grazie, signori e signore. Scuseranno:
quasi improvvisato!
TUTTI--Bello, bellissimo! Bravo!
GIULIA--(_Va da Leone, e dandogli la mano dice_) Mi rallegro con lei,
signor cavaliere (_Leone fa delle svenevoli scimmiottate_); e come è
stato tanto cortese per la poesìa, così oso pregarla di esser tale sino
in fondo.
LEONE--Eccomi qua: comandi.
GIULIA--Vogliamo fare un ballónzolo; ed ella mi deve onorare di ballar
meco la prima quadriglia.
LEONE--Io lei? Lei me, ha a dire! Mi tengo più beato di questa sua
garbatezza, che dell'essere coronato in Campidoglio.
(_Si dispongono per il ballo: uno si mette al pianoforte e suona. Leone
farà mille svenevolezze; e prima che il ballo cominci a buono, Rodolfo,
guardando con atto di scherno Leone, dice_)
RODOLFO--E questa è la gente che il Governo prepone alle scuole!!!...
(_Il ballo comincia; e mentre ballano cala il sipario_)
FINE.
L'ARLECCHINO, IL BRIGHELLA E IL CÒLA
DEL VOCABOLARIO NOVELLO DELLA CRUSCA
SCHERZO DRAMMATICO[62]
PERSONAGGI
IL PRIMO COMPILATORE.
IL SEGRETARIO della Crusca.
ARLECCHINO.
BRIGHELLA.
CÒLA.
COLOMBINA.
CIAPO.
RONTINO, bidello della Crusca.
ALTRE MASCHERE TEATRALI.
DUE QUESTURINI.
Siamo nel carnevale.
Scena Prima.
(_Il PRIMO COMPILATORE è seduto su una gerla dinanzi al suo tavolino, e
sta lavorando al gran Codice della Nazione. Scrive, pensa e si gratta
il capo: ha dinanzi un monte di libri d'ogni sesto_)
Ecco fatto. Questa etimología mi è costata sudori di sangue; ma posso
dire di aver dato nel segno. (_Legge_)
«ADRUGÍNO. _Avv_. _Rim_. _Ant_. _F_. _Pucciarell_. 2, 219: E s'ella
(la piena) vuol pure al tutto affondarmi Nel suo andare a mettermi
adrugino, Io mi lamento, e dico: o me tapino! (_Forse questo strano
vocabolo s'ha a leggere_ a drugino, _e sembra una corruzione di_ a
ritrècine, _dicendosi figuratam_. _Andare a ritrècine, per_ Andare a
rovina, a precipizio. _Così qui_ Mettere a drugino _significherebbe_
Mettere a precipizio.) Sta ottimamente. (_Chiama_) Rontino!
RONTINO--Comandi, chiarissimo.
COMPILATORE--Portate questa carta a' miei colleghi chiarissimi, chè la
búttino nella tramoggia, e ménino il frullone di tutta lor possa. Ma,
aspettate un momento: c'è altra roba da portare al buratto.
RONTINO--Son qui a' suoi comandi. (_Il Compilatore parte_)
Scena Seconda.
RONTINO solo.
(_Legge la carta datagli, e lettala, dà in uno scròscio di risa; poi
dice:_) Stando fra queste mura, sono avvezzo a sentirne delle grosse,
ma qui si passa la parte. Questo barbassore almanacca col ritrècine;
e non si è accorto che quell'_Adrugíno_ gli è un error di copista:
e giusto ieri copiai per il Fanfani quel sonetto antico, dov'è tal
esempio, che legge correttamente _A dichino_. Ma zitti un po', chè
nessuno mi abbia a sentire, e corregger l'errore. Mi diverto tanto
quando gli veggo sbagliare. Oh! èccolo!
COMPILATORE--Tenete; anche questa è roba per il frullone. O di che
ridete?
RONTINO--Rido di questo _metter nel frullone_.
COMPILATORE--Già lo so che siete un mezzo rivoluzionario... ma abbiate
giudizio. L'Accademia cribra e affina; e gli Accademici debbono, qui
tra queste sacre mura, parlare il linguaggio figurato della impresa
della Crusca. Del resto, sappiate voi, e lo sappiano i nemici della
Accademia, che sotto questo scherzo del frullone e delle gerle, c'è
molta più gravità e molta più sapienza, che gl'ignoranti non pensino,
come cantò sul muso a' nostri invidiosi avversarj l'illustre nostro
Segretario, vero Boccadoro. (_Rontino fa un inchino, e parte_)
Scena Terza.
IL COMPILATORE solo.
È vicino al tocco, e per oggi basta. (_Accende il sigaro e passeggia
per la stanza._) Birboni! Lavorar come cani dalla mattina alla sera;
logorarci la vita e l'ingegno sopra il gran Codice della Nazione, per
farlo tale che non ci sia una cosa sola da cancellare; e poi mettersi
rabbiosamente a censurarci, ed anche a schernirci! Ma questi son
tempi maledetti... Come! qualunque Arzagogo, cioè forestiero venuto
da Oga Magoga, potrà censurare e schernire un mio pari senza esemplar
punizione? E non c'è più un Granduca che ci protegga, e un boja che
bruci i nostri nemici, almeno in effigie?... Basta: per ora le 12,000
lire durano: lasciámoli cantare; e almeno, per far loro dispetto,
mostriámoci lieti. (_Canta e balla_)
Se dura la pasciona
M'imbúbbolo del resto:
Se mangio, bevo e vesto,
E c'è' chi me lo dà,
Che accade disperarsi?
Lasciamo dir chi dice:
Viviam vita felice
Senza pensar più là.
Evviva l'allegría,
Viva la libertà.
Scena Quarta.
RONTINO e detto.
RONTINO--Oh, viva l'allegría...
COMPILATORE--(_resta un po' sopraffatto, ma poi ripiglia_) Sì,
diglielo a que' malanni de' nostri avversarj, co' quali spesso tu
parli; diglielo che qua dentro si sta allegri, e si ride delle costoro
persecuzioni, perchè siamo certi della fiducia del Ministero. Bene; che
volete? Che c'è di nuovo?
RONTINO--C'è un uomo, bizzarramente vestito, che vorrebbe parlare con
V. S. chiarissima.
COMPILATORE--Fatelo passare. (_Rontino parte_)
Scena Quinta.
BRIGHELLA e detto.
BRIGHELLA--(_entra facendo un monte d'inchini e di riverenze._)
COMPILATORE--Venite innanzi senza cerimonie. Chi siete, e che volete?
BRIGHELLA--Son Brighella.
COMPILATORE--Come Brighella! Brighella è una maschera, e non uomo vero
e reale.
BRIGHELLA--Ecco, signore; coloro che primi rappresentarono sul teatro
le maschere, quando furono inventate, vennero per virtù divina, dopo
la loro morte, trasportati in corpo e in anima, in un luogo delizioso
del mondo di là, dove, con altri begliumori, fanno lieta cera. Non
si ricorda del Giornale il _Piovano Arlotto_? eppur la se ne dee
ricordare! Egli descrisse quella regione di Gelocòra, dove sta il
Piovano col Berni, col Lasca, e con altri begliumori. Bene: là sto
anch'io con le altre _Maschere_ miei compagni; e come nel carnevale,
colui che può, ci concede di tornar per ventiquattr'ore nel mondo de'
vivi, così di queste ne ho voluto spendere una mezza qui con la vostra
signoría.
COMPILATORE--Ah dunque lei è uno spirito (_si segna_). Questo è un vero
onore (_impaurito_)... Ma che cosa vuole?
BRIGHELLA--Voleva solo ringraziarla...
COMPILATORE--E di che?
BRIGHELLA--Dell'onore fattomi col mettermi nel Vocabolario; dell'avermi
fatto nascere in due luoghi, _nel bresciano e nel bergamasco_;
dell'_attribuirmi un carattere di piacevolezza e di furbería_; e per
ultimo dell'avermi fatto essere il contrapposto di quel birbone di
Arlecchino, col quale sempre siamo in briga anche a Gelocòra.
COMPILATORE--Caro signore spirito, le sono gratissimo della sua bontà,
la quale mi è soave conforto alle maligne persecuzioni de' nostri
avversarj.
BRIGHELLA--Però vorrei pregarla anche di una cosa...
COMPILATORE--Dica, dica pure liberamente; son qua per servirla.
BRIGHELLA--Bisognerebbe che, in quest'altra edizione, la correggesse
quell'esser io di due provincie. Le par egli che un uomo possa esser
nato in due luoghi? Poi bisognerebbe cambiare quel gli _s'attribuiva
un carattere_, perchè io quel carattere lo avevo, e non mi si
attribuiva; poi bisognerebbe che la mutasse quel _carattere di briga_,
perchè _carattere di briga_, è frase ridícola; poi doveva dire che
il mio linguaggio è un mescuglio di varj dialetti, con mescolanza di
parole straniere; poi doveva dire com'era fatto il mio vestito, che è
l'esenziale, parlando di una maschera: poi...
COMPILATORE--Ma, signore spirito, lei vuol troppe cose...
BRIGHELLA--Voglio ciò che mi spetta, e ciò che è suo dovere di darmi.
Scena Sesta.
RONTINO e detti, poi ARLECCHINO.
RONTINO--Chiarissimo, c'è un uomo vestito da _Arlecchino_ che vuol
parlare con lei.
COMPILATORE--Ma che storia è questa? Prima Brighella, e ora
Arlecchino: ditegli che non posso...
ARLECCHINO (_entra da sè_) Come _non posso_? I' so che l'ha ricevuto
Brighella, e voglio passar anch'io; e voglio giustizia.
BRIGHELLA--Ma io sono da più di te.
ARLECCHINO--Bellíno! Tu se' un servitoraccio come me; e per di più sei
un accattabrighe e un malanno.
BRIGHELLA--Malanno a me? (_Gli s'avventa, e Arlecchino gli dà quattro
steccate_)
COMPILATORE--O pover a me! che impiccio è questo? Buoni, buoni,
figliuoli miei; questo è luogo sacro: rispettate le ombre degli
Infarinati e degli Inferigni. Su via, Arlecchino, che cosa volete?