COMMENDATORE--Che lettera?

GIULIA--La lettera che ha scritto a mio marito per avvisarlo del suo

arrivo. Tu sentissi che roba! Ma dev'essere anche un po' ignorante.

COMMENDATORE--Anche. Ma quel che è peggio, benchè oramai in là cogli

anni, è un donnajuolo di prima riga.

GIULIA--E appunto quel buon uomo di mio marito gli vuol dar ricetto qui

in casa!

COMMENDATORE--Qui? Sta certa che se tu resti un momento sola, ti fa una

dichiarazione in tutte le regole.

GIULIA--Potrebbe esser che ci avesse poco gusto!...

COMMENDATORE--No, sarà bene pigliarla in chiasso; e forse il signor

Ispettore ci darà materia da divertirci.

GIULIA--Sì, sì; ma appunto, tu lo sai, lui è un po' geloso, e non

vorrei che si facessero scene.

COMMENDATORE--Non si farà nulla, non dubitare... A propòsito, ma quel

capo armonico di quella cameriera ce l'hai sempre? Aspetta... come si

chiama?

GIULIA--La Laura? Altro se ce l'ho! L'è un servizio eccellente; ma ha

un po' troppo il capo a' grilli. Dall'altra parte la tengo, perchè, a a

questi lumi di luna, c'è da dare in peggio.

Scena Settima.

FABRIZIO e detti.

FABRIZIO--Oh! ecco fatto. Giovanni anderà alla stazione a ricevere

l'Ispettore; il Segretario verrà qui alla firma, ed io potrò tenervi

un po' di compagnía. Giulia, hai pensato a tutto, eh? Volevo cercar di

farmi onore, e far vedere a questi pezzi grossi che anche nella nostra

città si conosce la cortesía e la gentilezza. Ma tu, Rodolfo, hai

bisogno di nulla? Già, che accadono complimenti? Tu sei in casa tua.

Bada, veh; a pranzo, oggi, tu devi restar qui, anche per fare un po' di

compagnía al sor Ispettore.

RODOLFO--Volentieri.

Scena Ottava.

GIOVANNI e detti, poi il SEGRETARIO.

GIOVANNI--Signor Padrone, c'è il segretario.

FABRIZIO--Passi. (_Il servitore va via, e volto agli altri:_) Io

firmo gli affari: tu intanto, Giulia, conduci Rodolfo a vedere il

nostro bambino. Vedrai (_a Rodolfo_): non perchè sia mio, ma è un

vero angelo di paradiso. (_E alla Giulia_) Tu guarda anche che tutto

vada in regola, e cerca di essere sbrigata quando arriva l'Ispettore:

siamo a tocca e non tocca. Io mi spiccio in pochi minuti. (_Entra il

segretario: Rodolfo e la Giulia salutano e partono_).

SEGRETARIO--Signor Sindaco, buon giorno a lei.

FABRIZIO--Buon giorno. Scusi, sa, se l'ho incomodata a farla venir qui.

Che vuole? Oggi son tutto sottosopra; e venire al Municipio mi sarebbe

stato impossibile.

SEGRETARIO--Ma le pare, signor Sindaco! ella può comandare.

FABRIZIO--È pronto ogni cosa?

SEGRETARIO--Ogni cosa. Guardi, la non ha a fare altro che firmare.

(_Gli mette davanti tutte le carte, e il Sindaco comincia a firmare_).

FABRIZIO--(_Dopo aver firmate varie lettere_) Centomila lire!? Che cosa

sono? Ah! quel famoso accollo... Eh gua', è inutile, caro Segretario,

in questa faccenda non ci vedo chiaro. Centomila lire per una bríccica

a quel modo! Ma... il Consiglio ha approvato... (_firma_).

SEGRETARIO--Non dica tanto bríccica, signor Sindaco! E poi le spese son

mai tante...

FABRIZIO--(_Da sè_) (Già, compreso le ventimila lire che s'è intascato

lui!) Eh già, già, intendo! le spese son mai tante!... (_seguitando a

firmare_) _Sussidio alla maestra elementare_... Ma questa maestrína ha

di gran sussidj. Non dico che non sarà brava, ma l'è anche bellína.

(_Guarda il Segretario sorridendo_).

SEGRETARIO--Oh! Signor Sindaco, lei vuole scherzare al suo solito.

Creda, la maestra lo merita, e non c'è ombra di secondi fini.

FABRIZIO--Eh diavolo! (_Seguita a firmare_) Ecco fatto. C'è altro?

SEGRETARIO--Per oggi no.

FABRIZIO--Dunque a rivederla. Se per caso ci fosse qualche cosa di

nuovo, e se fosse necessaria la mia presenza, mi avvisi. Non voglio per

nessuna cagione mancare al mio dovere.

SEGRETARIO--Sarà servita. (_Fa riverenza e parte_).

Scena Nona.

FABRIZIO solo.

FABRIZIO--Questo segretario mi comincia a piacer poco... Qualche anno

addietro, era un miserabile che non aveva scarpe in piedi... e ora,

ville, poderi, e voglie venite, i quattrin ci sono. Ma di dove gli leva?

Scena Decima.

GIOVANNI e il DIRETTORE del GINNASIO.

GIOVANNI--Il Signor Direttore del Ginnasio.

FABRIZIO--Passi. Cápita proprio a tempo. L'avvertirò dell'arrivo

dell'Ispettore, ed avrà agio di prepararsi un poco per far fare più

bella figura alle nostre scuole. L'ispettore albergato qui--trattato

onorevolmente--le scuole in buon ordine--una Relazione spanta al

Ministro--lo zelo del benemerito Sindaco.... la cosa è fatta.

CARLO--Signor Sindaco, mi perdoni se vengo ad incomodarla qui in casa...

FABRIZIO--Anzi lei accomoda, e vien più appunto che l'arrosto.

CARLO--Or ora sarà qui l'Ispettore...

FABRIZIO--O come lo sa?

CARLO--È sparso per tutto il paese: egli lo ha scritto a un suo

conoscente, il conoscente lo ha detto a questo e a quello, e i maestri

sono tutti sottosopra.

FABRIZIO--(_Da sè_) Fortuna che voleva giungere all'improvviso! Bene,

bene: giusto avevo caro di vederla per pregarla di avvertire i maestri

e le maestre, e fare in modo che l'Ispettore si debba lodare della

scuola e di loro.

Scena Undicesima

GIULIA, RODOLFO e detti.

RODOLFO--Ma lo sai che il tuo bambino gli è un angelo? Bravo! Anzi

_(volgendosi alla Giulia)_ bravi!

GIULIA--Oh Signor Direttore, che miracolo? _(Gli porge la mano,

presentandolo al fratello)_: Questi è il Signor Direttore del nostro

Ginnasio _(E volgendosi a Carlo)_ E questo è il Commendator Rodolfo mio

fratello. (_I due si salutano, e si dànno la mano)_.

Scena Dodicesima.

GIOVANNI e detti.

GIOVANNI--La signora maestra Elvira, che vorrebbe parlare alla signora.

GIULIA--Passi.

FABRIZIO--(Ah! la vedovella ha sentito l'odore del signor Carlo).

ELVIRA--_(Entra, e la signora Giulia le va incontro)_ Signora Giulia...

_(Vedendo gli altri, e facendo riverenza)_ Signori...

GIULIA--Che dice la carissima nostra signora Elvira? _(A suo fratello)_

Questa è la signora Elvira Bassi maestra delle nostre scuole.

_(All'Elvira)_ Il commendatore Rodolfo mio fratello. (_Si fanno

riverenze_) S'accomodi qui accanto a me. _(Il Direttore siede accanto

al Sindaco, la Maestra dall'altra parte della stanza colla signora

Giulia e Rodolfo)_.

RODOLFO--Non dubito che non debba essere un'eccellente maestra, perchè

raramente la bellezza va disgiunta dal buono ingegno.

ELVIRA--Se non avessi sentito parlare tante volte di lei come di

compitissimo cavaliere, direi che la si fa giuoco di me. Ad ogni modo

non tengo le sue parole se non per un complimento non meritato.

RODOLFO--Anzi meritatissimo. (_E parlando nell'orecchio alla sorella_)

Da questa maestrotta ci piglierei due lezioncine anch'io.

GIULIA--(_Sottovoce_) Andiamo, vecchio matto! Tu hai moglie e

figliuoli... (_E volgendosi all'Elvira_) Dunque, signora Elvira, qual

mia buona ventura l'ha mossa a venir qui da me?

ELVIRA--Vorrei pregarla d'un favore...

RODOLFO--Parli pure liberamente. Io ho veduto là un certo libro che mi

divertirò a dargli un'occhiata. (_Si alza, piglia il libro e si adagia

su una poltrona al lato opposto_).

ELVIRA--Senta, signora Giulia, si dice qui per il paese, che or ora

arriva l'Ispettore, e che starà qui da lei. È tanto che feci quella

súpplica, e non ho avuto risposta. Vorrei che, parlando col signor

Ispettore, la dicesse per me due parolíne dolci. Che vuole? Mi parrebbe

ora di migliorare un po' condizione, molto più che il Direttore mi ha

formalmente chiesta per moglie.

GIULIA--Volentierissimo... anche quattro delle parolíne. E poi c'è là

mio fratello che è amico dell'Ispettore...

FABRIZIO--(_al Direttore_) Senta, si deve fare una cosa solenne.

Coll'Ispettore verrò io, verrà mio cognato, mia moglie: e anche

inviteremo qualchedun'altro. Poi, per mezzo di mio cognato, ne

parleranno i giornali... ci dobbiamo fare onore.

DIRETTORE--Io farò quel che posso, acciocchè faccia buona figura lei,

la faccia io, e tutta la città.

RODOLFO--(_Fa una risata_) Oh matto da legare!

FABRIZIO--Matto da legare? Con chi l'hai, Rodolfo?

RODOLFO--Con quel capo ameno dell'autore di questo libro. Guarda...

GIULIA--Sta... Ecco una carrozza. Si è fermata qui. È lui. (_Tutti si

alzano_).

RODOLFO--Senti, Giulia: io per ora non vo' farmi vedere... potrei

dargli soggezione, e tarpargli le ali a' suoi voli anacreòntici.

Intanto insegnerò la lezione alla Laura.

GIULIA--Badiamo un po' con queste lezioni...

RODOLFO--Eh! non dubitare. (_Parte_)

Scena Tredicesima.

Il SERVITORE, LEONE e detti.

SERVITORE--Il Signor Cavaliere, professore, ispettore. (_Fabrizio gli

va incontro; entra l'ispettore e tutti gli fanno riverenza_).

FABRIZIO--Ben arrivato, signor Cavaliere. Le presento mia moglie (_si

dànno la mano_), e le presento il direttore del nostro ginnasio,

venuto qui per farle omaggio prima d'ogni altro. (_Leone lo guarda

con sussiego, e il direttore fa profonda riverenza_). Questa poi è la

signora Elvira, maestra egregia del nostro comune, che, essendo qui da

noi, si è mostrata desiderosa di esserle presentata e raccomandata.

(_Leone le fa l'occhio pio e le dà la mano_).

LEONE--Signor Sindaco, il suo cortese invito mi riesce gradito a

doppio, quando mi trovo in mezzo a sì gentili persone. (_Guardando le

donne_) E ciò mi fa parer leggiere le gravi cure del mio ministero, e

delle lettere. Sua Maestà il Re mi ha voluto onorare della sua fiducia,

nè io poteva mostrarmi restío; ma quanto volentieri sarei rimasto nella

quiete de' miei cari studj, che, se mi hanno dato delle amarezze per i

morsi dell'invidia, queste mi sono state compensate da ampie lodi de'

buoni, e da onorificenze.

GIULIA--Ed onorificenze ben meritate, come tutti dicono.

LEONE--Così fosse vero, come mi è caro il sentirmelo dire da labbra

sì gentili. Che vuole? Io dirò che le mie povere cose sono state

fortunate. Ella forse avrà veduto de' giornali che parlano di me, e

perfino mi hanno voluto mettere tra gli uomini illustri...

FABRIZIO--Per bacco! ma la mia casa si tiene onorata davvero di

accogliere un personaggio sì segnalato.

DIRETTORE--(_tra sè_) Ho bell'e capito: è un imbecille.

GIULIA--Ma lei, signor Cavaliere, avrà bisogno di qualche cosa; non

faccia complimenti.

LEONE--Niente, niente affatto: il viaggio non è stato lungo: avevo un

compartimento da me solo. Accetterò una limonata.

GIULIA--Gliela faccio preparar súbito. Intanto la può andare nella

sua camera a posar la valigia, e a cambiarsi, se vuole. (_Suona il

campanello, ed entra la cameriera_).

LEONE--(_vedendo la cameriera, dice fra sè_): Ma io son capitato nel

paradiso di Maometto! Bocca mia che vuo' tu? Bel pezzo di ragazza!...

GIULIA--(_alla Cameriera_) Laura, insegna al signor Cavaliere la sua

camera: pòrtagli di là la valigia, e poi fa' preparar súbito una

limonata. (_A Leone_) Vada pure, signor Cavaliere; l'aspettiamo.

LEONE--Con permesso (_fa riverenza e parte_).

Scena Quattordicesima.

Detti.

(_Partito Leone, tutti, fuor che il Sindaco, dànno in uno scròscio di

risa._)

GIULIA--Oh che figura ridícola!

ELVIRA--Ma che cos'è? È prete?

DIRETTORE--Io credo di no. Ma certo, dev'essere un gran buffone.

FABRIZIO--Eh! andiamo, signori! E anche tu, Giulia, non precipitiamo

tanto co' giudizj.

GIULIA--Senti, potrò sbagliare, ma è difficile, veh!

Scena Quindicesima.

RODOLFO e detti.

RODOLFO--(_entra ridendo, e dice sottovoce alla Giulia_) Ohe, l'amico

ha bell'e incominciato a armeggiar con la Laura.

GIULIA--Tu non canzoni?

FABRIZIO--Che hai, che ridi così di genio?

RODOLFO--Eh nulla; raccontavo una cosa alla Giulia... Ma zitti...

èccolo... vediamo che effetto gli fa il vedermi qui.

Scena Sedicesima.

Detti, poi LEONE.

LEONE--(_entra rosso come un gámbero_). Ecco fatto. Ora profitterò

della cortese offerta... (_Vede Rodolfo, e resta interdetto; poi dice

tra sè_) Come mai quel cosaccio di Rodolfo si trova qui? (_Rodolfo

si accorge del suo turbamento, e fa bocca da ridere, accennando alla

Giulia_).

GIULIA.--Signor Cavaliere, le presento il Commendatore Rodolfo mio

fratello.

LEONE--(_Impicciato_) Oh guarda, il Signor Rodolfo! come? suo

fratello?...

RODOLFO--(_senza stringergli la mano_). Eh, noi ci conosciamo da

un pezzo, eh, sor Leone? Scusi, volevo dire signor Cavaliere... Si

rammenta quando veniva a pranzo alla villa Lorenzi?

LEONE--Ah, già, si stava allegri: ed ella sempre galante, sempre

l'idolo di tutte le più nobili conversazioni... ma ora è tanto...

DIRETTORE--(_All'Elvira_) I pranzi? gli è anche uno scroccone!

RODOLFO--Eh! ma anche Lei era il cucco di tutte le veglie... e poi,

letterato com'è!... Mi ricordo sempre di quelle belle poesíe a Leopoldo

II, e all'imperiale e real famiglia.

LEONE--(Maladetta la tu' lingua)... Eh, cose vecchie! dovute fare per

celare il lavoro segreto che facevamo per la povera Italia.

RODOLFO--Ah già, il lavoro segreto per la povera Italia... ci

s'intende!...

LAURA--(_Entra con la limonata e con un vassojo di paste._)

FABRIZIO--Ecco, signor Cavaliere, voglio servirla io. Laura, posa il

vassojo su cotesta tavola.

LAURA--(_Eseguisce, e poi va dalla padrona e le dice sottovoce_) Ma lo

sa, signora, che quel sor cavaliere ha cominciato a fare il grazioso

con me... Avesse sentito!... mi ha detto che io sono Laura, e lui vuole

essere il mio... il mio...

GIULIA--Petrarca.

LAURA--Già, Petrarca... O che vuol dire?

GIULIA--Vuol dire il tuo amante.

LAURA--Creda, signora, sono stata lì lì per dargli le mani nel muso.

GIULIA--Eh! diavolo!...

LAURA--Ma se è vero!... Eppoi, bel cosíno!

LEONE--Squisitissima limonata! e queste paste sono una vera delizia.

Dunque (_vòlto al Sindaco_) domani comincieremo la visita delle scuole,

e spero di trovarle tali da fare onore a lei, signor Sindaco, e qui al

signor Direttore. Ed a maestri come si sta?

DIRETTORE--Bene, bene davvero, signor Cavaliere. E se le piacerà di

tastarne qualcheduno, la si accerterà di quel che le dico.

RODOLFO--(_tra sè_) Potrebbe essere che la mula si rivoltasse al

medico, e i maestri tastassero lui.

ELVIRA--(_alla Giulia_) Signora Giulia, cerchi di trovar modo a quel

che le dicevo. Guardi, appunto viene verso di noi. (_Leone si accosta_).

LEONE--So che la signora è donna molto istruita, e che favorisce molto

le cose dell'istruzione. Ed io gliene faccio i miei complimenti.

«_Donne... Da voi gran cose la patria aspetta._»

RODOLFO--(_da sè_) Eccolo intorno alle donne!

GIULIA--Oh! signor Cavaliere, io non la pretendo a donna letterata;

desidero che il popolo si istruisca; amo i buoni maestri e le

buone maestre come la nostra signora Elvira, che io anzi ardisco

raccomandarle carissimamente, perchè lo merita.

ELVIRA--Tutta bontà della signora Giulia.

LEONE--Eccomi qua. Che cosa posso fare per contentare la signora Giulia

così compíta, e una signorína tanto amabile?

ELVIRA--Son vedova, Sig. Cavaliere.

LEONE--La sua venustà, la sua giovinezza, la sua freschezza, mi

dicevano ch'ella fosse fanciulla. (_Da sè_) Vedova? Boccon da

ghiotti... E lo ha detto in certo modo... (_La guarda lascivamente_)

Quando vengo alla visita della sua scuola, che farò la prima, mi

esporrà il suo desiderio, ed io farò tutto per lei.

RODOLFO--Ma ecco, amici carissimi, non si potrebbe andare un poco giù

nel giardino, chè sotto quel pergolato c'è un frescolíno di paradiso, e

far lì l'ora del desinare?

FABRIZIO--Bravo Rodolfo! benissimo pensato. Andiamo. Ella, signor

Direttore, rimarrà qui da noi.

DIRETTORE--Con tutto il piacere.

FABRIZIO--Ed anche la signora Elvira.

ELVIRA--Mi duole di non poter accettare un onore così segnalato...

GIULIA--Senza complimenti: ma se poi non può veramente, faccia pure il

piacer suo.

ELVIRA--Proprio non posso: grazie.

LEONE--Io, se non fosse troppo scomodo, domanderei da scrivere. Bisogna

che scriva al Ministro per cosa di somma premura, che dimenticai ieri

sera.

RODOLFO--(_da sè_) Scrivere al Ministro... lui!... che pagliaccio!...

FABRIZIO--La guardi: (_mostrandogli il tavolino_) lì v'è tutto. Ella è

padrone di casa. Noi scendiamo giù: la faccia tutto il suo comodo, e

poi ci onori, se le piace, della sua compagnía.

LEONE--Ho capito; mille grazie. (_Partono salutando e salutati_).

Scena Diciassettesima.

LEONE solo.

LEONE--Ci mancava quello scorbellato di Rodolfo! Ero capitato proprio

nella più invidiabile pasciona per tutti i versi. Eh! quella vedovella

è proprio un bocconcíno (gua' lo dicono...) un bocconcíno da preti.

Anche la sindachessa è una gran donna simpatica, e da far carte false

per lei!... Ma la moglie del sindaco... io, suo ospite... Chi però

m'ha ferito la fantasia, è quel demonietto della cameriera. Eh! s'i'

la potessi avere a quattr'occhi!... Eppure qui la ci dovrebbe capitare

per ripigliare il vassojo. Ho trovato una scusa da rimaner qui,

appunto sperando che nasca qualche cosa. Ma io ho detto di scrivere al

Ministro... E se mi stanno dattorno perchè io dia la lettera da buttare

in buca? Basta, qualche scusa troverò. (_Siede al tavolino_)

Scena Diciottesima.

LAURA e detto.

LAURA--(_Vedendo Leone_) Oh!

LEONE--Chi è? Oh Laurína bella! (_si alza_)

LAURA--Scusi, signor Cavaliere, credevo...

LEONE--Scusi? Ma questa è la più gran fortuna ch'io potessi avere:

questo era il mio più vivo desiderio. Te l'ho già detto, Laurína mia,

che son rimasto incantato dalla tua bellezza; che per te mi sento

strugger d'amore...

LAURA--La piglia fuoco presto, sa ella, signor Cavaliere? Andiamo!

si campa anche canzonate, sa. Un signore come lei; un cavaliere,

confondersi con una povera cameriera!

LEONE--«Ogni disuguaglianza amore agguaglia,» dice un poeta: e Dante

scrisse:«Amore a cor gentil ratto s'apprende.» (_S'infiamma_) Credi,

Laura, che muojo per te.

LAURA--La non mi faccia spavento, per carità. _Muojo per te!_ Tutti

dicon lo stesso; ma io non son mica una grulla, sa, da credere a tutte

le dichiarazioni degli uomini. Anch'io naturalmente desidero, come

tutte le ragazze, di prender marito: ma però, non creda ch'io sia di

quelle che amano di far la civetta.

LEONE--(_Sempre più acceso_) Tu sei la più cara, la più amabile, la più

buona ragazza ch'io abbia mai veduto. (_Va per abbracciarla._)

LAURA--Le mani, signor Cavaliere carissimo, la l'ha a tenere a sè.

Se io fossi una sua pari, non le nego che ascolterei volentieri le

sue parole, perchè, sebbene ella abbia qualche annetto più di me,

pure, guardi, la mi sarebbe simpatico. Eppoi, un uomo come lei...

un cavaliere... un letterato tanto famoso! Anch'io, sa, mi diletto

di leggere i libri belli... (_Da sè_) Proviamo: delle volte questi

vecchietti!...

LEONE--Ma che _sua pari e non sua pari_? io ti adoro; e a posseder te,

mi parrebbe di possedere un regno. Eccomi qui, sono tutto, tutto tuo.

LAURA--_Tutto, tutto tuo_... e dàgli! Ma a che titolo?

LEONE--Al titolo che tu vuoi. Laura mia dolce; ma levami da queste

pene: non ne posso più. (_L'abbraccia, e intanto si affaccia Rodolfo,

che, vedendo la scena, rientra dentro e fa capolíno_)

LAURA--Le ripeto che tenga le mani a sè, o ci avrà poco gusto.

LEONE--(_È la prima cameriera che fa così la casta Susanna_). Che vuoi?

Brucio, ardo: proprio non ne posso più!

LAURA--La chiami i pompieri; che vuol che gli dica? Ha delle buone

intenzioni? Ne parli con la signora; ed io le confesso, che lo sposerò

volentieri, perchè m'è simpatico. Se no, la giri di bordo.

LEONE--(Sarà quel che sarà, ma questo bocconcíno non me lo lascio

sfuggire). Sì, Laura mia, ho intenzioni ottime: oramai sento che senza

te non potrei più vivere. Tu mi hai ammaliato. Parlerò alla signora,

farò quel che vuoi. Ma prima ho bisogno d'avere un colloquio teco.

Senti, mi devi concedere che stasera, quando tutti dormono, io venga da

te.

LAURA--Credo che la sia matto... (_Rodolfo fa un po' di rumore per

farsi sentire_)

LEONE--Ecco gente. (_Si ricompone_) Dunque addio a stasera.

Scena Diciannovesima.

RODOLFO e detti.

RODOLFO--Ma, caro cavaliere, questa lettera al Ministro è molto lunga:

giù tutti v'aspettano.

LEONE--(_confuso_) Che volete? avevo lasciato de' fogli... ho dovuto

pensare...

RODOLFO--Andiamo, andiamo, per oggi non pensate più agli affari. Venite

giù nel giardino, dove abbiamo intavolato una graziosa chiassata.

(_Leone e Rodolfo partono insieme_)

Scena Ventesima.

LAURA sola.

LAURA--Non so se gli do una lezione da ricordarsene per un pezzo, o

se reggo la burletta, e guardo di accalappiarlo. Delle volte.... Ne

parlerò con il signor Rodolfo.

FINE DELL'ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO

Scena Prima

(_Siamo in una scuola. I giovani seduti alle loro panche; il Direttore

del Ginnasio, che è pur maestro, passeggia e provvede al buon ordine._)

DIRETTORE--Signori, stieno un po' quieti: pensino che or ora sarà

qui il signor Ispettore; e che in questa scuola si farà un formale

esperimento de' loro studj.

GIOVANE 1.º--Ma è vero, signor Direttore, che l'Ispettore è tanto

ridícolo?

DIRETTORE--Si cheti, e parli con rispetto de' superiori. Sarebbe tempo

che da ora in là mettesse un po' di giudizio, e stesse un po' più

sull'uomo.

GIOVANE 1.º--Che vuole? L'ho sentito dire...

(_Entra il Custode, e consegna una lettera al Direttore, il quale legge

sottovoce. I giovani in questo tempo schiasseranno tra loro._)

DIRETTORE--Una lettera dell'Elvira? Sentiamo: «Mio caro, ti scrivo

dalla mia scuola con lo sdegno nel cuore. Quel signore Ispettore,

al quale ho parlato della mia súpplica al Ministro, mi ha promesso

d'ajutarmi, facendo proposizioni ingiuriose al mio onore: io ho

risposto come donna prudente ed onesta doveva fare; ora temo che voglia

farmi del male presso i superiori. Ti avverto per tua regola. Elvira.»

Ah! vile farfanícchio! vieni qui, e te lo farò vedere io come si

scorbácchiano i tuoi pari. Proprio bellíno da fare il grazioso con le

donne!

GIOVANE 2.º--Signor Direttore, ma che starà un pezzo questo signor

cavaliere?

DIRETTORE--(_Pensoso e inquieto_) Tra poco sarà qui.

GIOVANE 3º.--Ma su che c'interrogherà?

DIRETTORE--Non dúbitino, ci penserò io. La mia scuola si deve fare

onore... Anzi dobbiamo provare, se ci riesce, di mettere su disputa

con questo ispettore, e fargli vedere che i giovani di Chiusi non sono

talpe. Lei (_accennando a uno de' tre giovani_) è il più vispo della

scuola, ed è uno de' più studiosi: se la sente di mettere alla prova

questo signore? È un uomo come gli altri, sa!

GIOVANE 1º.--Lo vede, se dicevo bene?

DIRETTORE--No signore. Lei scherniva; e i superiori non si

scherniscono. Io faccio cosa lécita, perchè mi studio di far fare buona

figura alla nostra scuola; e perchè, in fin de' conti, non è male che

qualcuno di questi signori, i quali vengono ne' luoghi piccoli col

pensiero di soverchiarci, sieno, potendo, sopraffatti. Bene: che si

sente in grado lei di stare un poco a tu per tu?...

GIOVANE 1.º--Altro!

GIOVANE 2.º--Anch'io, purchè sia una cosa che so bene.

GIOVANE 3.º--Anch'io.

DIRETTORE--Coraggio dunque. Lei (_al giovane 1.º_) è molto pratico di

Dante: farò in modo che lo intèrroghi su Dante.

GIOVANE 1.º--Sì, sì.

DIRETTORE--(_Al giovane 2.º_) E lei sa bene la storia della

letteratura. E lei (_al giovane 3.º_) è bravo nel latino.

Scena Seconda.

Il CUSTODE, poi l'ISPETTORE, il SINDACO, RODOLFO, GIULIA, ed altri.

CUSTODE--Il signor Ispettore, col signor Sindaco, e altri signori.

(_Il Direttore va verso la porta, ed entrano tutti: saluti e strette di

mano scambievoli._)

ISPETTORE--Ella, signor Direttore, ci ha lasciati...

DIRETTORE--Perdoni, signor Cavaliere: essendo anche maestro di quarta

ginnasiale, nel tempo che Ella andava alla scuola femminile, ho creduto

meglio di venir qui alla scuola mia, per isporre questi giovani a

riceverla degnamente.

ISPETTORE--Ha fatto bene. E, mi dica un po'; studiano questi giovani?

DIRETTORE--Per quel che fa la piazza, ci possono stare.

ISPETTORE--E il nostro gran padre Alighieri lo fa studiar loro? e la

lingua latina va bene? e la lingua nostra si trascura anche qui come in

altre scuole?

DIRETTORE--(_da sè_) Guarda che mútria! Or ora lo sentirai!--Spero che

sarà contento. Ma si accòmodino; ed ella faccia l'esperimento che più

le piace.

LEONE--Intèrroghi prima i giovani suoi sopra la letteratura e la lingua

latina.

Novelle e ghiribizzi · 第 4 / 9 段