XVII.

Le ultime preghiere del figlio fallace, dell'amante ardimentoso,

terminarono! I suoi peccati furono tutti confessati; la sua ora pervenne

allo estremo minuto. — E primamente gli tolgono il mantello, poi gli

recidono i lucidi e bruni capelli: — già sono recisi. La veste che lo

adornava, il balteo che gli donò Parisina, non devono accompagnarlo

nella fossa. — Si ponga tutto in disparte, gli copra gli occhi una

benda. — No, quest'ultimo oltraggio non si accosterà mai a quegli occhi

superbi. I sentimenti, in apparenza sommessi, tornarono quasi a

prorompere nell'ira rabbiosa, quando il carnefice si apprestò a

bendargli gli occhi, come se non osassero contemplare la morte. — «No, —

tuo è il mio alito, — il mio condannato sangue tuo, — queste mani sono

incatenate; ma lasciami morire almeno con liberi sguardi: — ferisci...»

E mentre diceva la parola, declinò la testa sul ceppo. — Ugo favellava

questo ultimo accento — ferisci, — il colpo scintillante discese, —

rotolò la testa, — e sgorgante cadde nella polvere tristo troncone, di

cui ogni vena erasi allentata in pioggia sanguinosa. — I suoi occhi, i

suoi labbri tremarono convulsi; — poi si quietarono per sempre. — Egli

morì come l'uomo pellegrino dovrebbe morire, senza orgoglio; si inchinò

umilmente e pregò, — e non respinse il soccorso sacerdotale, nè disperò

di tutta speranza nel cielo, mentre inginocchiato davanti il Priore il

suo spirito era sciolto da ogni affetto terreno. — Il suo rabbioso

padre, la donna innamorata, che furono essi per lui mai in ora siffatta?

— Non più rimprovero, non più disperazione: nessun pensiero fuorchè del

cielo, nessuna parola fuorchè di preghiera; — e le poche ch'ei disse,

quando incontrò il colpo del carnefice, furono di _morire con occhi

aperti_, e il solo addio ai circostanti.

Traduzioni · 第 23 / 75 题