Le ultime preghiere del figlio fallace, dell'amante ardimentoso,
terminarono! I suoi peccati furono tutti confessati; la sua ora pervenne
allo estremo minuto. — E primamente gli tolgono il mantello, poi gli
recidono i lucidi e bruni capelli: — già sono recisi. La veste che lo
adornava, il balteo che gli donò Parisina, non devono accompagnarlo
nella fossa. — Si ponga tutto in disparte, gli copra gli occhi una
benda. — No, quest'ultimo oltraggio non si accosterà mai a quegli occhi
superbi. I sentimenti, in apparenza sommessi, tornarono quasi a
prorompere nell'ira rabbiosa, quando il carnefice si apprestò a
bendargli gli occhi, come se non osassero contemplare la morte. — «No, —
tuo è il mio alito, — il mio condannato sangue tuo, — queste mani sono
incatenate; ma lasciami morire almeno con liberi sguardi: — ferisci...»
E mentre diceva la parola, declinò la testa sul ceppo. — Ugo favellava
questo ultimo accento — ferisci, — il colpo scintillante discese, —
rotolò la testa, — e sgorgante cadde nella polvere tristo troncone, di
cui ogni vena erasi allentata in pioggia sanguinosa. — I suoi occhi, i
suoi labbri tremarono convulsi; — poi si quietarono per sempre. — Egli
morì come l'uomo pellegrino dovrebbe morire, senza orgoglio; si inchinò
umilmente e pregò, — e non respinse il soccorso sacerdotale, nè disperò
di tutta speranza nel cielo, mentre inginocchiato davanti il Priore il
suo spirito era sciolto da ogni affetto terreno. — Il suo rabbioso
padre, la donna innamorata, che furono essi per lui mai in ora siffatta?
— Non più rimprovero, non più disperazione: nessun pensiero fuorchè del
cielo, nessuna parola fuorchè di preghiera; — e le poche ch'ei disse,
quando incontrò il colpo del carnefice, furono di _morire con occhi
aperti_, e il solo addio ai circostanti.