XIV.

Cessò, — e si stette con le braccia incrociate su le quali suonarono le

catene; — nè vi fu orecchio dei baroni quivi adunati, che non rimanesse

come trafitto al rumore che levarono le catene cozzandosi. Finalmente la

fatale bellezza di Parisina attrasse di nuovo ogni sguardo. — Oh come

può ella sentirlo così condannato a morire! — La creatura vivente del

danno di Ugo non una volta ardì volgere gli occhi dall'altro lato, ma li

tenne fissi, lagrimosi, ed aperti. Non una volta quelle dolci palpebre

si chiusero, od ombrarono le pupille su le quali sorgevano; ma intorno

l'orbita loro di profondissimo azzurro crebbe dilatato il bianco

circostante, e quivi rimasero con invetriato sguardo come gelate nel

sangue rappreso: — se non che, di quando in quando una grossa lagrima

raccolta tacitamente scorreva dal lungo e bruno ornamento del bel

ciglio, ed era questa cosa da vedersi, non già da udirsi a raccontare! E

quei che le vedevano, si maravigliavano come tali goccie potessero

uscire da occhio umano. — Ella si avvisa parlare, — la nota imperfetta

stava soppressa dentro la gola gonfiata; eppure parea che in quel cupo

mormorio gemesse tutto il suo cuore traboccante. — Cessò, — di nuovo

fece prova a parlare: allora la sua voce proruppe in un lunghissimo

strillo, e cadde a terra piuttosto come pietra o statua rovesciata dalla

base, similissima a cosa che non ebbe mai vita, — a un monumento della

moglie di Azo, — che come quella vivente e colpevole creatura, di cui

ogni passione era spina al delitto, e che pure non valse a sopportare la

vergogna del delitto e la disperazione. Non pertanto ella vive; —

subitamente si riebbe dallo svenimento di morte, ma appena alla ragione:

— ogni sentimento era stato sforzato dall'intenso affanno, ed ogni

fragile fibra del suo cervello, a guisa di corda di arco allorchè

allentata dalla pioggia scaglia da parte l'errante quadrello, mandava

fuori il pensiero solitario e salvatico. Il passato è un bianco, il

futuro un nero con baleni di orribile traccia, simili ai lampi sul

deserto sentiero quando le procelle di mezza notte imperversano

nell'ira. — Ella fremeva... ella sentiva che una qualche gelida,

profonda sventura le posava su l'anima; — rammenta che v'era una

vergogna, — un peccato, — che qualcheduno doveva morire: — ma chi? L'è

sfuggito; — ed ella respira? — Può questa essere sempre la terra sotto,

il firmamento sopra, e gli uomini attorno? sono demoni costoro che

guardano accigliati tale, agli occhi di cui avea fino ad allora ogni

occhio sorriso di amore? Alla sua mente vaga e discorde tutto si avvolge

indefinito e confuso: è un turbine di speranze diverse e di timori, ed

ora è tratta in altissimo riso, ora in pianto, — ma sempre stoltamente

in ogni estremo, — e si agita in cotesto sogno convulso, perchè così

appunto l'assale. Oh! invano tenterà di svegliarsi.

Traduzioni · 第 20 / 75 题