E qui l'austero si celò la faccia, imperciocchè nella fronte gli si
gonfiasse la vena, come se il tepido sangue, condensato nel cervello,
tornasse a sgorgare di nuovo. — La tiene china per alcun tempo, e poi
con mano tremante si scopre gli occhi. — Intanto Ugo sollevando le mani
incatenate impetrava brevissimo indugio per essere ascoltato da suo
padre. Il silenzioso genitore non vieta quanto le sue parole domandano.
«In me non alberga paura di morte, però che tu mi abbia veduto correre
tutto sanguinoso per la battaglia, e perchè i tuoi vassalli non hanno
strappato a forza un ferro inutile a questo mio braccio, il quale versò
più sangue per te, che non potrà la scure versare del mio. Tu il desti,
— tu puoi ripigliare il mio fiato; dono di cui non ti ringrazio. Non
sono peranche obbliate le ingiurie della madre mia: il suo amore
vilipeso, il nome contaminato, il retaggio dell'onta pei suoi
discendenti; — ma ella giace nel sepolcro dove il suo figlio, il tuo
rivale, dee tosto raggiungerla:.... il suo cuore rotto, la mia testa
mozza, faranno testimonianza della morte, come fedele, come tenera fosse
il tuo amore giovanile, e la tua cura paterna. — Bene è vero ch'io
t'abbia fatto ingiuria, — ma oltraggio per oltraggio. Tu conoscesti, e
da gran tempo, che questa reputata tua sposa (nuova vittima del tuo
orgoglio) per me si destinava: tu la vedesti, la sua vaghezza
desiderasti, e il tuo proprio delitto, la mia vituperosa nascita mi
rinfacciasti, — e mi dicevi di basso stato, ignobile marito alle sue
braccia, poichè in vero io non abbia diritto alla legittima condizione
del tuo nome, e non possa sedermi sul trono della casa d'Este. Pure se
pochi anni mi fossero stati concessi, il mio nome più del tuo
splenderebbe, e di onore tutto proprio. — Io aveva una spada.... io ho
sempre un petto che potrebbero avere vinto qualunque dei più superbi
cimieri abbia mai ondeggiato tra la schiera dei tuoi coronati maggiori.
Nè sempre cinsero sproni più splendidi i meglio nati; ma i miei spinsero
il fianco del destriero contro prodi campioni di principesco lignaggio
quando davano la carica ai lieti gridi d'Este e della Vittoria! — Io non
voglio difendere la causa del delitto, e meno poi pregarti di riscattare
dal tempo alcune poche ore, o giorni, che devono finalmente trascorrere
su la ignorata mia polvere. — I miei istanti trascorsi di delirio non
possono, nè devono durare. Quantunque la notizia e rinomanza mie sieno
vili, e la nobiltà della tua stirpe sdegni alcun fregio concedere a tale
oggetto quale io mi sono, pure stanno impresse sul mio volto alcune
traccie del volto paterno, e nel mio spirito.... egli è tutto di te. —
Da te questa fierezza di cuore, — da te... — Perchè ti agiti adesso? —
Da te nella loro potenza derivano le mie braccia di forza, — la mia
anima di fiamma. Tu mi desti non solo la vita, ma tutto quello ancora
che mi fece simile a te. Or vedi a che ci ha condotto il tuo colpevole
amore! — Egli ti ha compensato con un figlio troppo simile a te! — Io
però non sono bastardo nell'anima: e perchè essa è troppo simile alla
tua, aborre ogni freno. Io non pregiai meglio di te lo spirito (lieve
dono che mi facesti, e che ora vuoi ripigliarti sì tosto), quando a
fianco a fianco concorrevamo a gara, guidando i nostri corsieri sopra i
cadaveri.... Il passato è nulla, e il futuro sarà forse come il passato;
— ma io vorrei essere morto in quel tempo, imperciocchè, sebbene tu abbi
male operato contro la madre mia, e fatta tua la sposa a me destinata,
sento che mi sei padre pur sempre; e il tuo decreto suona aspro, ma non
ingiusto quantunque venuto da te. Generato nel peccato, per morire
nell'onta, la mia vita termina siccome cominciava: — tale errò il padre,
tale errò il figlio, e tu dovevi punire ambedue in uno. — Tristissimo
appare alla vista umana il mio misfatto, ma Dio deve giudicare tra noi.»