XIII.

E qui l'austero si celò la faccia, imperciocchè nella fronte gli si

gonfiasse la vena, come se il tepido sangue, condensato nel cervello,

tornasse a sgorgare di nuovo. — La tiene china per alcun tempo, e poi

con mano tremante si scopre gli occhi. — Intanto Ugo sollevando le mani

incatenate impetrava brevissimo indugio per essere ascoltato da suo

padre. Il silenzioso genitore non vieta quanto le sue parole domandano.

«In me non alberga paura di morte, però che tu mi abbia veduto correre

tutto sanguinoso per la battaglia, e perchè i tuoi vassalli non hanno

strappato a forza un ferro inutile a questo mio braccio, il quale versò

più sangue per te, che non potrà la scure versare del mio. Tu il desti,

— tu puoi ripigliare il mio fiato; dono di cui non ti ringrazio. Non

sono peranche obbliate le ingiurie della madre mia: il suo amore

vilipeso, il nome contaminato, il retaggio dell'onta pei suoi

discendenti; — ma ella giace nel sepolcro dove il suo figlio, il tuo

rivale, dee tosto raggiungerla:.... il suo cuore rotto, la mia testa

mozza, faranno testimonianza della morte, come fedele, come tenera fosse

il tuo amore giovanile, e la tua cura paterna. — Bene è vero ch'io

t'abbia fatto ingiuria, — ma oltraggio per oltraggio. Tu conoscesti, e

da gran tempo, che questa reputata tua sposa (nuova vittima del tuo

orgoglio) per me si destinava: tu la vedesti, la sua vaghezza

desiderasti, e il tuo proprio delitto, la mia vituperosa nascita mi

rinfacciasti, — e mi dicevi di basso stato, ignobile marito alle sue

braccia, poichè in vero io non abbia diritto alla legittima condizione

del tuo nome, e non possa sedermi sul trono della casa d'Este. Pure se

pochi anni mi fossero stati concessi, il mio nome più del tuo

splenderebbe, e di onore tutto proprio. — Io aveva una spada.... io ho

sempre un petto che potrebbero avere vinto qualunque dei più superbi

cimieri abbia mai ondeggiato tra la schiera dei tuoi coronati maggiori.

Nè sempre cinsero sproni più splendidi i meglio nati; ma i miei spinsero

il fianco del destriero contro prodi campioni di principesco lignaggio

quando davano la carica ai lieti gridi d'Este e della Vittoria! — Io non

voglio difendere la causa del delitto, e meno poi pregarti di riscattare

dal tempo alcune poche ore, o giorni, che devono finalmente trascorrere

su la ignorata mia polvere. — I miei istanti trascorsi di delirio non

possono, nè devono durare. Quantunque la notizia e rinomanza mie sieno

vili, e la nobiltà della tua stirpe sdegni alcun fregio concedere a tale

oggetto quale io mi sono, pure stanno impresse sul mio volto alcune

traccie del volto paterno, e nel mio spirito.... egli è tutto di te. —

Da te questa fierezza di cuore, — da te... — Perchè ti agiti adesso? —

Da te nella loro potenza derivano le mie braccia di forza, — la mia

anima di fiamma. Tu mi desti non solo la vita, ma tutto quello ancora

che mi fece simile a te. Or vedi a che ci ha condotto il tuo colpevole

amore! — Egli ti ha compensato con un figlio troppo simile a te! — Io

però non sono bastardo nell'anima: e perchè essa è troppo simile alla

tua, aborre ogni freno. Io non pregiai meglio di te lo spirito (lieve

dono che mi facesti, e che ora vuoi ripigliarti sì tosto), quando a

fianco a fianco concorrevamo a gara, guidando i nostri corsieri sopra i

cadaveri.... Il passato è nulla, e il futuro sarà forse come il passato;

— ma io vorrei essere morto in quel tempo, imperciocchè, sebbene tu abbi

male operato contro la madre mia, e fatta tua la sposa a me destinata,

sento che mi sei padre pur sempre; e il tuo decreto suona aspro, ma non

ingiusto quantunque venuto da te. Generato nel peccato, per morire

nell'onta, la mia vita termina siccome cominciava: — tale errò il padre,

tale errò il figlio, e tu dovevi punire ambedue in uno. — Tristissimo

appare alla vista umana il mio misfatto, ma Dio deve giudicare tra noi.»

Traduzioni · 第 19 / 75 题