Egli abbraccia la dormente al suo seno, e intende l'orecchio ad ogni
interrotta parola: — egli ode... — Perchè il principe Azo si scuote come
se avesse ascoltata la voce dell'Arcangiolo? — Appena più terribile gli
tuonerà su la tomba la sentenza, quando suscitato, per non dormire mai
più, starà dinanzi al trono eterno. La pace del cuore per quel suono è
condannata a perire; quel bisbiglio sonnolento di un nome svelò il suo
delitto, e la vergogna di Azo. — E di cui è quel nome? Egli suona su
l'origliere, spaventoso come l'onda mugghiante che spinge la tavola
contro la riva e rompe su lo scoglio appuntato il misero che sommerge
per per non rilevarsi più. — Di cui è quel nome? — Egli è di Ugo, del
suo.... — In verità non si aspettava a questo! — Egli è d'Ugo, — il
figlio di una donna ch'egli amò, — il suo proprio pericoloso figliuolo,
— il frutto della sfrenata giovanezza quando tradì la fede di Bianca, la
vergine che pose stoltamente fiducia in colui che non la fece sua sposa.