Ricordo perfettamente in _Trafalgar square_ la statua di Nelson ritta
sulla altissima colonna dalla cui vetta piramidale domina tutta Londra
a fianco delle torri di Westminster, quale aquila librata al di sopra
di ogni miseria umana; e ricordo me, misera formichetta appoggiata a
quell’eccelso monumento, ripensare ancora una volta come già pensai
tante altre all’acuto e turbante problema dell’amore nei grandi
uomini. Tutte le osservazioni da me fatte in proposito mi guidarono
alla conclusione che i grandi uomini dinanzi al mistero dell’amore
sono eguali agli uomini medî, ed anche ai piccoli uomini, cioè ciechi.
Esiste, è vero, qualche eccezione; ma l’eroe di Trafalgar non parmi fra
queste.
Gli amici (chi non ne ha?) trovarono crudele la fermezza del governo
inglese a non voler riconoscere nessuno dei meriti che Emma Lyon
accampava alla riconoscenza della nazione, non escluso quello di essere
stata l’amante di Nelson. Ma, Dio mio, dove si anderebbe a finire se si
dovesse tener conto di tutte le donne che si sono trovate sulla strada
di un grande uomo? Ci sarebbe il rischio di vedere duplicati e magari
triplicati un bel giorno i monumenti di tutti i paesi del mondo. Uno
spavento.
Non ammetto neppure la poetica trovata della donna ispiratrice.
La donna, certo, può ispirare, ma non diversamente di quel che
ispirarono ai poeti d’ogni tempo la luna, le stelle, il mare, i fiori.
Ispirazione, sì, purchè si intenda inconscia. La forza dell’amore,
non bisogna dimenticarlo, sta sempre in colui che lo sente, non
nell’oggetto che lo ispira.