Chiuse la lettera in una nuova busta, vi fece la soprascritta, tolse
dalla cartella il testamento già suggellato, e il testamento e la
lettera portò con sè nella sua camera e li posò sul piano di marmo del
cassettone, in modo che cadessero subito sottocchio a chi entrava.
Macchinalmente, com'ella faceva tutte le sere dopo il suo ritorno in
città, la Teresa aperse, l'armadio ch'era nello spogliatoio, e ne
prese la bottiglia ov'ell'era andata accumulando le dosi del cloralio,
macchinalmente v'aggiunse il contenuto della boccettina che anche oggi
stava sul comodino accanto al suo letto. Due dita sole mancavano a
riempir la bottiglia; un'altra dose l'avrebbe fatta traboccare. Con un
movimento rapido, deciso, la Teresa Valdengo se ne versò un primo
bicchiere e lo tracannò tutto d'un fiato; dopo quello un secondo,
colmo fino all'orlo, che le costò maggior fatica e le parve ripugnante
al palato e allo stomaco.
Ma quand'ella staccò, vuotò, questo secondo bicchiere dal labbro,
quando vide dinanzi a sè, vuota, quella bottiglia di cui aveva visto
alzarsi lentamente il livello ogni sera, ella sentì correrle un
brivido dalla punta dei piedi alla radice dei capelli. Non era
pentimento; era una specie di stupore muto, era la coscienza
dell'irrevocabile, era il fantasima della morte che si svolgeva fuor
delle nebbie onde la lontananza l'aveva cinto. Come sarebbe venuta la
morte? Dolce e lieve, simile al sonno, o piena di spaventi e di
strazi?
Vestita com'era, la Teresa si buttò sul letto, chiuse gli occhi,
intrecciò le braccia sul seno, aspettando.... Ancora non soffriva....
Oh se si fosse potuta addormentare, addormentare per non
svegliarsi!... Ma in breve l'assalse un'inquietudine, una smania
febbrile che la costrinse prima a mettersi a sedere, poi a scender dal
letto. Aveva la testa in fiamme, il respiro difficile; aveva
vertigini, e nausee e sforzi di vomito, contro i quali reagiva
vigorosamente, sentendo che il vomito avrebbe distrutta o attenuata
l'azione del veleno. Le sue pupille offuscate avevano perduto la netta
visione degli oggetti; il pavimento, la vólta, le suppellettili le
giravano intorno in ridda fantastica, la fiamma della candela si
sminuzzava in cento punti luminosi vagolanti per la stanza. Non poteva
giacere e non poteva reggersi in piedi senz'appoggi; errava qua e là
abbrancandosi ai mobili, ora cadendo spossata sopra una poltrona,
sopra un canapè, ora rizzandosi d'improvviso, come per virtù d'una
molla. L'ambascia le strappava rotti lamenti, e insieme coi lamenti le
uscivano dalla bocca frasi sconnesse, disordinate, confuse, quali
sogliono uscire dalla bocca d'un ebbro. Ma in quello sfacelo
dell'organismo, della memoria, della ragione, della volontà, una cosa
restava presente al suo spirito: ch'ella doveva morire, che non doveva
a nessun costo invocar soccorso. E frenava i suoi gemiti, e frenava
gli scatti della sua voce, e si studiava di smorzare ogni remore cha
potesse tradirla. A poco a poco una sensazione prevalse in lei alle
altre, quella d'un'immensa stanchezza. Indi, vinta dalla paura di
stramazzar sul pavimento e di esser trovata colà freddo cadavere la
mattina, ella raccolse le sue forze, si trascinò di nuovo al letto,
che per fortuna era basso, e vi si abbandonò sopra spossata,
ingegnandosi di compor la persona in un'attitudine decente. Correvano
ancora delle vibrazioni dolorose attraverso al suo corpo, ancora nel
bisogno istintivo d'aria la sua testa si agitava affannosamente sul
guanciale ed ella inarcava il collo per sollevarsi; ma un peso enorme,
come d'una massa di piombo, la teneva incatenata al suo posto, le
inchiodava le braccia, le irrigidiva le gambe. E sempre più densa, più
scura si faceva la nube che le ingombrava gli occhi e la mente. Ella
si sentiva sprofondar nel letargo; brandelli d'idee sornuotavano
appena nel gran naufragio; immagini vaghe, fuggevoli apparivano, si
dissolvevano dinanzi alla moribonda;... un uomo dai capelli grigi,
chinato su lei, chiamava disperatamente: «Teresa, Teresa!...»; nella
notte luminosa una nave passava in silenzio sotto gli astri del
Tropico; ritto sul castello di prua un giovine ufficiale pensava a
novelli amori....