XXXI.

Il salotto della Teresa Valdengo era debolmente rischiarato da un lume

_ à carcel_ posato sopra una mensola, e di cui un cappello di

cartoncino verde moderava e raccoglieva la luce. In fondo, nell'ombra,

con la testa curva sul petto, coi pugni chiusi sotto il mento, sedeva

il conte Mario Vergalli, esprimendo nella fisonomia scomposta un

dolore che non spera e non vuole conforti. Di tratto in tratto, se un

romore veniva dalla camera a sinistra, egli girava il capo lento lento

da quella parte, e ne' suoi occhi appariva un'angoscia ancora più

intensa, e le sue labbra lasciavano sfuggire un gemito sordo.

Un uscio, non quello della camera a sinistra, si aperse, ed entrò un

signore elegante, maturo, in cappello a tuba e soprabito.

--Sempre qui?--egli disse.

L'altro non rispose.

--E contate di restar tutta la notte?

L'interrogato si decise a rompere il silenzio.

--Non lo permettete?

--Io?... Io non ho nulla in contrario.... Passo anch'io la notte in

questa casa.... per forza.... E io mi son fatto preparar da

dormire.... Ma voi dove dormirete?... Non so proprio se ci sia un

letto.... perchè una stanza è occupata dal mio domestico....

--Non ci pensate.... Non dormirò.... Tutt'al più sonnecchierò su una

di queste poltrone....

--Son gusti.... Se poteste risuscitarla, capirei.... E, scusate, non

avete mangiato oggi?

--Ho preso qui due tazze di brodo.... Mezz'ora fa il vostro servitore

mi ha portato spontaneamente un caffè.... Anzi gli son grato....

Il barone Venosti Flavi, poichè il signore in soprabito non era altri

che lui, depose il cappello e i guanti e si avvicinò alla stufa.

--Diamine, è fredda.

--Non ci avevo badato.

--Farò rifonder della legna.

--Non vi disturbate.... Io non soffro il freddo.

--Caro Vergalli--riprese il barone--dal momento che avete l'intenzione

di rimanere, non potete star in una Siberia.

Suonò il campanello e ordinò di riaccendere il fuoco.

Quando il servo se ne fu andato, Venosti tirò fuori un dispaccio e lo

gettò in un ampio vassoio d'argento ove c'erano altri telegrammi e

biglietti.

--Anche la zia di Torino ha telegrafato.... Quella naturalmente non

viene.... per la distanza... per l'età.... Avremo invece la gioia

delle due cugine a cui avete desiderato che si desse l'annunzio....

Sta a vedere che son loro le eredi.... Dite la verità, voi conoscete

su per giù il testamento?...

--Come posso conoscerlo?... Sapevo io forse ch'_ella_ voleva

morire?--balbettò Vergalli.

--Non è questo.... Ma se avete tirato fuori i nomi di quelle cugine di

cui io ricordavo appena l'esistenza, è segno che la lettera....

--Dio buono! Devo ripetervelo? Nella lettera ci sono delle allusioni

che m'han fatto credere opportuno di avvertire quelle signore.... E

non eravamo d'accordo? Non si è telegrafato in vostro nome?

--Oh, per me!--ripigliò il barone con un gesto magnanimo.--Non

calcolavo certo su quell'eredità, io.... sebbene sia il congiunto più

stretto che la povera Teresa avesse.... Mia nipote era padrona di

lasciare il suo a chi le piaceva, pur che non avesse lasciato a me

tante seccature....

--Non l'ha fatto per divertimento--notò Vergalli.

Ma il barone, ch'era di malumore, proseguì, senza raccoglier

l'interruzione:

--E le seccature, sono il meno.... Il peggio è lo scandalo.... uno

scandalo di cui sarò un poco la vittima anch'io....

--Voi?--esclamò il conte Mario.

--S'intende.... Un suicidio in famiglia!... E in quelle condizioni!...

Perchè non mi negherete che la nostra diplomazia fa un buco

nell'acqua. È ormai il segreto di Pulcinella.... Le serve han fatto

capire che se lo immaginavano.... i dottori l'hanno indovinato.... E

se pur i giornalisti tengono la loro promessa di tacere, fra una

settimana il paese saprà perchè mia nipote si sia tolta la vita.... Ho

già sentito certe insinuazioni qua e là....

--Basta, Venosti, basta, per amor del cielo--supplicò Mario Vergalli,

a cui ognuna di quelle parole era una stilettata nel cuore. Se le

ricordava le reticenze delle donne di servizio, pur così affezionate

alla loro padrona da volerla vegliare esse medesime, se le ricordava

ieri, quella mattina stessa, al cospetto dei medici, quando la Teresa

respirava ancora, benchè non parlasse, non riconoscesse nessuno e

fosse ormai agli estremi. E i medici se li ricordava comunicantisi i

loro dubbi, spianti, in nome del dovere professionale, il bel corpo

adorato ch'egli non aveva potuto difendere dalle curiosità indiscrete.

Appunto di questa inefficace tutela egli si rodeva dentro come d'un

tradimento alla sua Teresa, e i singhiozzi lungamente rattenuti

prorompevano dal suo petto ed echeggiavano nella stanza.

Venosti Flavi assunse le parti di confortatore.

--Coraggio, via, Vergalli.... Le volevate un gran bene, lo capisco, e

beata lei se si fosse appoggiata interamente a voi.... Ma, in fine,

bisogna farsi una ragione.

--Per me era una santa--gemette il conte.

--Aveva molti buoni numeri, non lo nego--disse il barone

commendatore--e mi guardi il cielo dall'esser troppo severo con lei

per questo suo fallo, di cui, se non c'erano le conseguenze, non si

parlerebbe neanche più.... Pare impossibile, certe disgrazie non

accadono che alle donne oneste.... Non è mica giusto il proverbio che

chi va al molino s'infarina.... Oh sì!... Ne conosco io di quelle che

dovrebbero essere infarinate fin sopra gli occhi, e invece....

Accorgendosi che le sue spiritosità non erano gustate da Mario, il

barone mutò argomento.

--Meno male che i preti fanno finta d'ignorare il suicidio, e avremo

il funerale religioso.... Questo l'ho ottenuto io....

--Grazie per _lei_.... Io sarei stato un cattivo negoziatore....

--Diamine!--esclamò Venosti.--Il funerale puramente civile sarebbe _un

comble_.... Della religione si può averne o non averne, ma le forme

vogliono essere rispettate.... Sarà per doman l'altro mattina, alle

nove.... Mah!... Chi lo avrebbe creduto?... Domani stesso, all'una,

verrà qui il pretore per l'apertura del testamento.

Il barone guardò l'orologio, e tentennò il capo con l'aria seccata

d'un uomo che vede alterate tutte le sue abitudini.

--Ebbene--egli soggiunse rizzandosi in piedi e raccogliendo i guanti e

il cappello--qui non resta che andare a letto. Ho i giornali della

sera. Ne volete uno o due?

Vergalli fece segno di no.

--Buona notte, allora. Qualunque cosa vi occorra non avete che da

sonare.... Di là ci sarà sempre qualcheduno alzato. Ho dato anche

ordine di non lasciar spegnere il foco in cucina pel caso che quelle

donne--e accennò alla camera della nipote--avessero bisogno di un

caffè... Ma voi se aveste giudizio andreste a riposare a casa vostra,

nel vostro letto.... No?.... Fate come vi piace.... Buona notte.

Di nuovo Mario Vergalli era solo; solo nel salottino della Teresa.

Dio, Dio! E non più tardi di ieri ell'era lì, seduta accanto a lui, ed

egli la rivedeva nel suo pensiero, così dolce, così triste, così

sofferente. Ed egli aveva osato esser brutale nel linguaggio e nei

modi con la poveretta; aveva potuto lasciarsi trasportar dall'ira,

dalla gelosia, dal cieco impulso dei sensi! Mai, mai egli

dimenticherebbe quelle parole ch'ell'aveva pronunziate con voce fioca

e tremante, le ultime quasi ch'egli aveva udito da lei: «Voi, Mario,

voi mi costringereste a chiamar la mia cameriera?...» Poco dopo,

ell'era svenuta; la gente di servizio era accorsa; a lui s'era

squarciata una benda dagli occhi, ed egli era fuggito via come un

pazzo.... Non per questo ella s'era data la morte; pur quella era

stata forse l'ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso.... E

perchè aveva egli indugiato tanto a tornare? Troppo tardi il suo

biglietto era giunto nelle mani della Teresa, troppo tardi per

ricompor l'equilibrio nella mente sconvolta, e per ritrarla dal passo

disperato.... E perchè, iersera, venendo da lei, non aveva egli

insistito per entrar nella camera, per svegliarla, s'ella dormiva, per

parlarle a ogni costo?... Un amante giovine non avrebbe esitato.... Oh

triste, triste la saviezza dei vecchi!

E a che ora aveva ella bevuto il veleno? Certo dopo le 10 e mezzo,

ch'era l'ora indicata in cima del suo poscritto, ma certo anche prima

di mezzanotte, stando al giudizio dei medici che l'avevano vista fra

le otto e mezza e le 9, e avevano trovata già completa la paralisi

cerebrale.... Ahi, ahi, egli pure l'aveva vista contemporaneamente a

loro, chiamato a casa Valdengo da un appello pressante. Giaceva ella

supina, nella sua vestaglia di lana che la copriva fino ai piedi, con

la testa arrovesciata sul guanciale, coi bei capelli castani sciolti

in parte e ricadenti sugli omeri, con gli occhi aperti, vitrei, senza

sguardo. Sulla fronte, sulle guancie, agli orecchi, alle mani,

apparivano delle chiazze rossastre, il petto ansava, un rantolo usciva

dalla bocca semichiusa.

--Teresa!--egli aveva gridato, stringendo nelle sue quelle mani già

quasi fredde--Teresa, Teresa!--Ma non un muscolo del caro viso s'era

contratto, non un lampo d'intelligenza era passato sulle pupille

immobili....

--Almeno non soffre più--affermavano i medici.... Verso le dieci era

spirata.

Placida era stata l'agonia, placida la morte; ma chi sa quanto

ell'aveva patito in principio, allorchè la coscienza non era spenta e

l'organismo vigoroso lottava per la propria conservazione? Questo i

medici non s'attentavano di negare; dicevano solo:--Non sarà stato per

molto tempo.--O chi li misura gli istanti del dolore?... Dio, Dio! E

forse s'era pentita, forse aveva invocato aiuto, forse coi pronti

soccorsi sarebbe stata salvata!... Nessuno l'aveva intesa, nessuno!

Sciagura all'infame ch'era stato cagione di tutto! Potesse la sua nave

sfasciarsi, potess'egli, lontano alla patria, alla madre, esser

ingoiato dall'onde, esser fatto a brani dai pesci.

Ecco, circa un mese addietro egli portava in giro per quelle stanze la

sua figura scialba di damerino, la sua vanità soddisfatta, sedeva su

quei mobili, susurrava nell'orecchio della Teresa le parole

insidiatrici, stendeva la mano all'impure carezze.... Come s'era ella

lasciata prendere al laccio?

Era per Vergalli un troppo intollerabile strazio il fermarsi su questo

pensiero, ed egli cercava, quasi balsamo alla ferita, la lettera

ultima della Teresa, quella lettera piena d'ineffabile tenerezza

ovv'ella confidava a lui i suoi desiderii più intimi, e a lui chiedeva

perdono, e lui proclamava il migliore de' suoi amici.... La cercava,

la tirava fuori della busta sgualcita, e benchè, in quella luce

fievole e incerta, i suoi occhi annebbiati non riuscissero a

decifrarne una riga, solo a vederla, solo a palparla, sentiva

nell'anima un'amara dolcezza. Era sua, ben sua, la donna che,

sull'orlo della tomba, gli aveva scritto così.

Crudele ironia! Era sua unicamente perchè era morta.

In queste alternative di dolore pacato e di spasimo delirante Mario

Vergalli passò gran parte della notte. Tre volte egli s'accostò

all'uscio della camera della Teresa, vinto dal bisogno di dar un

estremo saluto alla diletta estinta, tre volte gli mancò il coraggio e

la forza d'entrare.

Appunto dopo il terzo inutile tentativo egli s'era lasciato ricader

sulla sedia velandosi la faccia col fazzoletto, quando la Luisa, che

insieme con la cuoca vegliava la sua padrona, spinse adagio adagio i

battenti dell'uscio, e sporgendo la testa disse:

--È lei, signor conte?

Egli trasalì.

--Che c'è?

La Luisa, anch'ella pallida e sfatta, s'avanzò di alcuni passi e

soggiunse:

--In una saccoccia della vestaglia della povera signora.... quella che

aveva addosso e in cui vuol essere seppellita.... abbiamo trovato una

carta....

--Qual carta?--balbettò Vergalli.

--Questa.

--Date....

--Mi pare--riprese la cameriera--il biglietto che abbiamo posato

iersera qui sulla scrivania....

--Il _mio_ biglietto!--esclamò il conte strappandoglielo dalle mani.

Era quello veramente, e Mario non tardò a riconoscerlo. Stette in

dubbio un istante; poi, con una subitanea risoluzione, disse,

riconsegnandolo alla Luisa:

--Rimettetelo dov'era.

--Nella saccoccia della vestaglia?

--Sì.... sarà sotterrato con lei.

Non si portava ella sotterra il suo cuore? Non si sarebbe egli

augurato di scender con lei nella fossa?

--Come desidera--rispose la Luisa. E s'avviò a capo chino, divorando

le sue lacrime, ma giunta che fu sulla soglia non potè a meno di

voltarsi indietro, e in forma di timido invito chiese a Vergalli:--Non

vuole?...

Egli taceva, combattuto fra il sì e il no, con gli occhi immobili,

fissi verso l'uscio semichiuso da cui veniva un chiarore giallastro di

faci e un odor greve d'incenso bruciato.

La cameriera seguitò a voce bassa, quasi con aria di mistero:--È

pronta....

E poichè il conte non capiva ella spiegò:

--L'abbiamo vestita.... Domattina alle dieci devono metterla nella

bara.

--Oh!... Così presto?--fece Mario torcendosi le mani.

L'idea ch'egli non l'avrebbe vista mai più ebbe ragione delle sue

ultime ripugnanze.... Strascicando i piedi, appoggiandosi ai mobili,

egli entrò nella camera mortuaria....

Oscillavano in un vapore fumoso le fiamme dei ceri, s'agitavano in un

movimento ritmico le tende calate sulle finestre aperte.... Nella

bianca vestaglia, con le braccia in croce, ell'era distesa sul

letto.... Ma era lei, era proprio lei? Era quella la Teresa che Mario

aveva amata, la Teresa che anche la mattina, nell'agonia, conservava

pur qualche traccia della sua bellezza gentile?... Oh come pronta e

terribile era stata l'opera dissolvitrice!

Non resse egli allo strazio; appena sfiorò con un bacio quelle mani

più fredde del marmo, e s'allontanò singhiozzando....

Provava un bisogno irresistibile d'essere all'aperto, di respirar

l'aria libera, e senza chiamar nessuno uscì nell'andito, staccò dalle

gruccie il cappello e il soprabito, scese a tentoni la scala e si

trovò fuori della porta, sulla Riva degli Schiavoni. Era notte ancora,

i lampioni del gaz erano tutti accesi, ma le stelle si scoloravano in

cielo e l'alba doveva esser vicina. Mario Vergalli errava senza meta,

malfermo sulle gambe, borbottando un nome adorato: _Teresa Teresa_!

Due popolani che lo videro in quello stato s'urtarono coi gomiti, e

uno disse all'altro:

--Anche i signori prendono le loro sbornie.

Il fallo d'una donna onesta · 第 46 / 48 题