--Che bella sorpresa!--esclamò la Giulia Orfei, scambiando un bacio
con l'amica.--Dopo le tue parole di ieri temevo proprio di far fiasco.
--Ho mutato idea, non so nemmen io perchè.
--Ma diamine! Non devi mica restar sempre tappata in casa.... E se
vuoi rifar un po' di colore....
La Valdengo abbassò il velo. Alla luce fulgidissima del sole che
inondava la Riva degli Schiavoni apparivano assai meglio che nella
penombra delle stanze il pallore della sua tinta e i solchi delle sue
gote.
Ella domandò:--Dove andiamo?... Ai giardini?
--Ho paura che sia troppo umido. È cascata la brina stanotte. Sarebbe
meglio dirigersi verso il Molo.
--Come vuoi.
Dopo pochi passi, accanto al monumento di Vittorio Emanuele,
incontrarono il postino, che si toccò il berretto.
--Ha salutato te?--chiese la Giulia.
--Sì.
La Teresa lo seguì con lo sguardo e soggiunse:--Ecco, si ferma alla
porta di casa mia.
--Vedrai la tua corrispondenza al ritorno--disse la contessa.
--Già....
--Aspetti lettere _sue_?--riprese la Orfei.
--Di chi?
--Via... dell'ufficiale.
--Perchè questa domanda?
--Oh Dio.... È una domanda così semplice.
--Non so.... Scriverà forse.... per creanza.
E accompagnò la parola con un sorriso amaro.
--Ci pensi ancora--esclamò la Giulia.--Credi a me, è meglio non
pensarci.
--È meglio anche non parlarne.
--Hai ragione. Parliamo di quell'altro.
--Ti prego, non parliamo di nessuno dei due.
Erano già sul Molo, quasi deserto.
--Gondola, gondola!--gridavano i barcaiuoli, come nel pomeriggio in
cui di Reana aveva indotto la Teresa a fare una corsa in laguna. Dopo
quel giorno ella non era più uscita di casa che per andare alla
stazione. Solo adesso ella rivedeva il Molo, rivedeva la Piazzetta e
il Palazzo ducale, tanto diversamente illuminati in quell'ora tanto
diversa.
--Hai l'aria incantata d'una forestiera--notò la Orfei con tenue
ironia.
La Valdengo rispose:--Come li invidio i forestieri che arrivano per la
prima volta a Venezia! Come si capisce che debbano andare in
visibilio!
--Loro?... È naturale. Per noi è un altro affare. _Toujours perdrix,
toujours perdrix_!
--Oh, quando la pernice è così prelibata!
Giunsero fino al caffè del Giardinetto Reale, ch'era chiuso.
--Non c'è proprio anima viva--disse la contessa.--T'assicuro che
potresti senza paura dare una capatina in piazza San Marco.
--Aspetta.... Restiamo un poco sul Molo.
Tornarono sui loro passi, col sole in faccia. Aprendo l'ombrellino la
Giulia domandò:--Tu non l'hai preso?
--Ho il velo e mi basta.... Sole di novembre.
--Però negli occhi dà noia.... Ecco, con questo tempo la campagna è
ancora piacevole.... Ma son giornate a prestito. E non intendo quelli
che prolungano la villeggiatura fino a Natale.... È la moda.... Almeno
la Marvesi è andata a San Remo.
--Davvero?
--Sì, col marito.... Dopo le nozze d'argento, il viaggio di nozze....
A proposito, m'immagino che tuo zio Venosti Flavi t'avrà descritto per
filo e per segno quelle nozze d'argento.
--Mio zio? L'ho visto la sera che ci andava.... Dopo non l'ho visto
più.
--Peccato!... Perchè egli era.... come si dice?... uno dei
protagonisti--riprese la Orfei.--È stato _uno dei mille_.
--Andiamo, Giulia.
--Uno dei mille è un'iperbole, lo so.... Ma la frase non è mia. A ogni
modo, è noto _urbi et orbe_ che tra Venosti Flavi e la Marvesi ci fu
del tenero.
--Sarà.... Per me....
--E il barone--continuò la loquace contessa--ha fatto anch'egli il suo
bravo regalo.... un cofano d'ebano con intarsi d'avorio.... bellino
tanto.... Tutti i.... _soci_ hanno regalato qualche cosa. Viani un
lampadario di Murano, Terenzi un servizio da tè di porcellana di
Sèvres, Faroglio un paravento giapponese, di Frasca una cartella con
l'occorrente da scrivere, rilegata in pelle di bulgaro con borchie
d'argento, Castellini....
--S'è morto?
--Non conta.... S'è fatto rappresentare da sua moglie.... È _un
comble_.... La vedova Castellini ha creduto d'interpretare il
desiderio del suo indimenticabile defunto mandando una lettera
patetica e dei fiori.... molti fiori. Figurati i commenti!
--E non c'erano altri regali?
--Sì, sì.... una quantità.... Il marito, i figliuoli, gli amici.... E
poi una poesia dell'abate Visiani.... degna di lui.... E tanto basta.
--Quella Marvesi è nata sotto una buona stella--notò la Valdengo.
--È un fatto.... Per lei c'è indulgenza plenaria.... Io non ho sulla
coscienza la metà di quello che ha lei, e nondimeno ho un'assai
peggiore riputazione.... Non dico di mio marito ch'è un angelo....
La Orfei inviò con la mano un bacio all'indirizzo dell'_angelo_ e
proseguì:--Non dico di mio marito, ma mia suocera, fin ch'è vissuta, e
le mie cognate e tante mie carissime amiche mi han tagliato i panni
addosso senza misericordia.... Perchè questa ingiustizia?... E anche
tu, povera santa, per un'unica leggerezza, rischi di trovar dei
giudici arcigni.... Ma coraggio, sai.... Io ti difenderò sempre.
--Grazie--mormorò la Teresa. Ma era stanca di questi discorsi, e
propose alla Giulia di tornare a casa traversando la Piazza e voltando
poi dalla parte della Canonica.
Neanche in piazza la Valdengo era più stata dopo quel giorno con di
Reana. Si ricordava la basilica fiammeggiante nel tramonto; ora il
tempio era avvolto da una luce discreta; il sole batteva invece sulle
Procuratie vecchie, facendone spiccare il fine trapunto marmoreo,
lambiva la facciata bianca, ahi troppo bianca, di quel lato della
piazza che gli architetti del primo Regno d'Italia rifabbricarono,
male imitando le linee della vicina fabbrica di Vincenzo Scamozzi. Il
campanile gettava attraverso la piazza come una gran fascia d'ombra.
Le porte della chiesa erano spalancate.--Entriamo un momento--disse la
Orfei.
--Perchè no?
In chiesa la Valdengo andava di rado e la sua intimità con Mario
Vergalli ch'era in voce di libero pensatore l'aveva allontanata ancor
più dalle pratiche esteriori del culto; tuttavia San Marco non poteva
non esercitare un fascino sulla sua anima meditativa e poetica, e le
accadeva talora di entrarvi con religioso raccoglimento, di
soffermarsi qualche minuto davanti a un altare, non biascicando
orazioni imparate a memoria, ma sollevando lo spirito in alto,
compresa del mistero dell'infinito.
--C'è una messa alla cappella del Sacramento--disse piano la Orfei. E
precedendo l'amica s'inginocchiò in prima fila. La Teresa rimase
indietro. Due popolane si ristrinsero per farle posto su una delle
ultime panche; una signora di mezza età, che aveva l'aria di un
pinzochera, disturbata da quel movimento, le lanciò uno sguardo
ostile; una vecchia dall'aspetto ignobile si chinò per susurrare
qualche parola all'orecchio della vicina. Quelle donne allineate
richiamarono alla mente della Valdengo un bel quadro di Cesare
Laurenti, ammirato all'Esposizione artistica del 1887, _Frons animi
interpres_, ed ella tremò all'idea che si potesse leggerle in fronte
ciò che le passava nell'anima. Sedeva col viso nascosto fra le mani,
le piccole mani di cui un raggio di sole, scendente dal finestrone
circolare che illumina la crociera, faceva risaltar la purezza e il
candore. Di quando in quando ella udiva come in un sogno la cadenza
dei versetti latini recitati dal prete con voce nasale, udiva il
borbottio monotono della pinzochera, e il fruscio dei foglietti
voltati dei libri di divozione. Intanto a lei saliva dal cuore
un'altra preghiera: «O Signore che tutti invocano, che tutti cercano
per vie diverse, vi vedrò io dunque fra poco? Vi vedrò corrucciato o
benigno? E comparendovi innanzi così, avrò io veramente infranto i
vostri decreti, mi sarò meritata i vostri castighi? O Signore,
Signore, se a Voi nulla sfugge, se d'ogni creatura umana Voi conoscete
gli atti e i pensieri, sarò io per Voi una tal peccatrice che non mi
possa arridere la vostra clemenza? Io non mi son prosternata spesso,
lo so, ai piedi dei vostri altari, ma ho sempre procurato di seguire
la vostra legge d'amore e di carità; ho sempre procurato di fare il
bene, di accostarmi agl'infelici ed agli umili; ho compatito agli
errori, ho perdonato alle offese; deh, perdonatemi Voi!... Se ho
errato credendomi superiore alla fragilità del mio sesso ne fui
crudelmente punita. Sono caduta, ho perduto il diritto alla stima di
me stessa e all'altrui. Ma avrei sopportato coraggiosamente
l'umiliazione; ciò che mi spinge al passo estremo Voi non lo ignorate,
o Signore. Io non mi sento la forza di gettare nel mondo un innocente
che mi chiamerebbe responsabile de' suoi dolori.... La vita è triste
per tutti, o Signore; che sarà per quelli che portano seco una
debolezza di più?... Perdonatemi, Signore, perdonatemi».
Uno stropiccio di piedi, un concerto di gole raschiate e di nasi
soffiati con forza avvertì la Teresa che la messa era terminata. Le
sue vicine uscirono dall'altra parte della panca. Ritta presso a lei,
la Giulia Orfei le toccò leggermente la spalla.--Non vieni?
La Valdengo si scosse.--Hai fretta?
--Che vuoi restare?
--No vengo.... or ora.
--Ebbene resta fin tanto ch'io saluto Wolff, il pittore tedesco. Torno
subito a prenderti.
E s'avvicinò a un artista che addossato a uno dei pilastri
dell'intercolunnio centrale copiava l'ambone e la Vergine col bambino
che lo sormonta.
La Teresa Valdengo non pregava più. Con le mani intrecciate sulle
ginocchia ella guardava intorno a sè, di sotto il velo abbassato.
Dinanzi all'altare da cui il prete era sceso ardeva qualche
candelabro, qualche fiammella solitaria tremolava nelle lampade
massiccie d'argento pendenti dal sommo degli archetti. Gruppi di
forestieri giravano qua e là levando gli occhi verso i mosaici delle
cupole, procedendo guardinghi sul pavimento liscio e ondulato. Bella
come un'apparizione, una coppia di sposi dal tipo anglosassone saliva
i cinque gradini del presbiterio; egli spirante dalla fisonomia la
calma leonina dei forti, ella appoggiata al braccio di lui, stretta
alla vigorosa persona come l'edera al tronco; saliva lenta la fulgida
coppia sui gradini marmorei e pareva lasciar dietro a sè un solco
d'amore e di giovinezza.... Dalla parte opposta della crociera
un'altra messa cominciava; le panche si empivano di fedeli; per l'aria
tiepida e grave errava un profumo d'incenso; dalla nicchia d'un
confessionale spuntava il lembo d'un vestito di seta. Di quali colpe
s'accusava quella donna sconosciuta? A quali pene cercava un
conforto?...
--Eccomi--disse la Giulia Orfei che s'era congedata dal pittore.
La Teresa sorse in piedi e si mise a fianco della sua compagna.
Questa, presso alla porta, bagnò le dita nella pila dell'acqua santa e
si fece il segno della croce; indi ripigliò:--Io, vedi, quasi ogni
mattina la mia messa l'ascolto. Se ne faccio a meno sento che mi manca
qualcosa.
--Parli della messa come parleresti del caffè che si prende appena
alzate--osservò la Valdengo.
--Non scherzare, Teresa.... Mi conosci da bambina. Ho sempre avuto
religione, io.
L'altra sospirò.--E credi che io non ne abbia?
--Oh, lo so.... La vostra religione fumosa, vaporosa.... Tant'è non
averne.
--Ti pare?
--Ma sì.... Che cos'è la religione senza preti, senza chiese, senza
cerimonie?... Però oggi hai rotto il ghiaccio, e ci verremo ancora
insieme a San Marco.... Ah se tu mi permettessi di presentarti un
sacerdote di mia conoscenza.... un teologo....
--Per amor del cielo! Ieri il medico, oggi il prete. Mi consideri
bell'e spacciata.
--Dio me ne guardi.... T'ho consigliato anche un marito.... Dunque....
--Troppa roba in una volta--rispose la Teresa, sforzandosi di celiare.
E soggiunse:--Grazie a ogni modo, cara Giulia, delle tue premure,
grazie dell'amicizia che mi dimostri.
Erano uscite dalla basilica, avevano svoltato per la piazzetta dei
Leoncini, prendendo poi la strada del ponte di Canonica e di San
Filippo Giacomo.
--Uno di questi giorni potremo fare una passeggiata più lunga--propose
la Orfei.--Domattina aspetto la sarta.... ma doman l'altro....
Poichè la Valdengo non rispondeva, l'amica la urtò col gomito.--Oh,
sei nelle nuvole?
--Scusa, non ho sentito.
La Orfei rinnovò la sua proposta.
--Doman l'altro?--ripetè macchinalmente la Teresa.--Che serve
impegnarsi per doman l'altro? Tante cose possono succedere....
--Mi fai ridere.... Che vuoi che succeda? Tutt'al più può cambiare il
tempo.
--Appunto.
--E allora, festa.... O preferisci ch'io salga da te domani a qualche
ora per combinare?
--Domani!--pensò la Valdengo.--Ma domani io sarò morta!
Alla Giulia disse però:--Fa come ti piace... Ma smemorata ch'io
sono!... Perchè ti lascio venir fin qui?....Tu ti svii.
--Oh, importa molto!--esclamò la Orfei.
E insistè per accompagnar la Teresa sino alla porta di casa.