La Teresa era sdraiata sull'ottomana. Al suono del noto passo ella si
mise a sedere, annodò rapidamente la vestaglia, si ravviò con la mano
i capelli, e un rossore fuggevole si dipinse sulle sue guancie smorte.
--Grazie, Vergalli--ella disse... E lo guardò... Era pallido anche
lui, aveva le palpebre gonfie dall'insonnia e dal pianto, e il suo
aspetto rivelava una sofferenza assidua e profonda.
Ella riprese, fissandolo con occhi dolci e pietosi:--Vi ho dato un
gran dolore, non è vero, amico mio?
Mario Vergalli scosse il capo come chi vuol cacciar da sè una cura
molesta.--Non parliamo del mio dolore.... Avevate ragione. Non posso
partire senza avervi rivista.
--Quando partite?--ella chiese.
--Non so.
--Per dove?
--Non so--egli ripetè con voce sorda.
Ella congiunse palma a palma le mani diafane e sottili, ed
esclamò:--Per colpa mia!
--Non lo dite.... Forse non ha colpa nessuno.... È il destino....
Dovevo non volere una cosa impossibile.... Allorchè vi proposi
d'essere mia moglie e m'avete risposto di no, dovevo avere il coraggio
di fare uno strappo e allontanarmi da voi.
Con le pupille fisse a terra, con le mani intrecciate sulle ginocchia,
ella mormorava:--Perchè ho risposto di no?... Perchè?
Mario trasalì. Agitato da affetti contrari, il cuore gli martellava
nel petto. Che senso avevano le parole di lei? Si offriva ella adesso,
si offriva con le labbra calde del bacio d'un altro? E avrebb'egli
accettato l'offerta? Sì, diceva il cuore. No, dicevano l'orgoglio, la
vanità, i pregiudizi sociali.
Senza mutare atteggiamento, ella proseguì:--Sciocca che avevo la
fisima di non sacrificare la mia libertà! Come se a una donna che non
sia una civetta la libertà serva a qualche cosa!... Ho rovinato voi,
ho rovinato me irreparabilmente. È vero, per voi sarebbe stato meglio,
assai meglio l'allontanarvi. Ma potevo suggerirvelo io, io che del
vostro affetto andavo superba, io che nella nostra intimità d'anima e
di pensiero provavo la maggior dolcezza della mia vita, io che speravo
che potesse durar sempre così?
--Ma non m'amavate--sospirò Vergalli. E soggiunse, cedendo a una
suggestione cattiva:--È naturale.... L'amore dev'esser giovine....
almeno da una delle due parti.
Ella sentì la punta, ma non s'offese, ma non protestò. Era rassegnata
alle battiture. Sollevando lenta lenta le ciglia, riprese:--L'amore?
Ma che cos'è l'amore?... È quella febbre che invade i sensi, che
offusca il lume della ragione, che in un attimo accomuna la donna più
onesta e più schiva alla più volgar cortigiana, e che lascia dietro di
sè la nausa e il disgusto? O è quel sentimento pieno di soavità che ci
fa cara e preziosa la compagnia d'una persona, non per un minuto, non
per un'ora, ma in ogni ora, ma in ogni minuto; quel sentimento che
esalta, che affina, che nobilita?
Poichè Mario tentennava il capo, ella credette ch'egli negasse.--Non è
questo dunque? È quell'altro?... Voi mi amavate... in quella ma-
niera?
--No, no--egli rispose. Quindi, come pentito della finzione, proruppe
con impeto:--Eppure sì... Anche in quella maniera... Qual'è l'uomo
che, amando, non desidera? Qual'è la donna che tollererebbe di non
esser desiderata?... Ma il mio desiderio era velato da tanto
rispetto... Solo in un modo ammettevo che poteste esser mia.
--Grazie--ella mormorò a fior di labbro, guardandolo in atto pieno di
devozione e di riconoscenza. E soggiunse:--Quale di noi due fu più
punito?
Egli lasciò cader la domanda. Soffriva acerbe torture. I discorsi
della Teresa avevano inasprito la sua gelosia. Quelle febbri dei sensi
le facevano orrore, ma ella confessava d'averle provate e le aveva
provate con un suo rivale... Vergalli non pensava in quell'istante a
ciò che la Teresa aveva dato a lui solo e ch'ella mostrava di pregiar
sopra tutto; pensava a ciò ch'ell'aveva dato all'intruso, al
giovinetto cinico e audace al quale era bastato presentarsi per
vincere e che ora forse ingannava i lunghi ozi del suo bastimento
vantandosi della facil vittoria. Perchè, in verità, di che si vantano
gli uomini? Non già di un affetto casto e profondo, ma di quelle
ch'esse chiamano le loro buone fortune d'un capriccio soddisfatto,
d'una insidia riuscita, d'una violenza coronata dal successo.
--A che giova discutere?--egli sospirò.--Piuttosto... come state?
Siete molto pallida ancora.
--È una fissazione la vostra--replicò la Teresa, dominando a fatica
l'impazienza che le destava ogni richiesta intorno alla sua
salute...--Sto meglio... Ma a forza di volermi ammalata mi farete
ammalare davvero.
--Nessuno vi vuole ammalata, Teresa... E non avrete nulla, lo credo...
Pur chi vi ha conosciuta fiorente non può non notare una differenza in
voi... Anche vostro zio...
--Il barone? L'avete visto?
--Sì, iersera.
--M'aveva onorata della sua visita.
--Ne tornava appunto quando c'incontrammo... E anch'egli dice che
dovreste curarvi...
--Oh, l'oracolo!
--Non occorre essere oracoli per aver ragione qualche volta... In ogni
modo, se non volete badare a lui, badate a me. Datemi retta, chiamate
un medico.
--Ecco il solito ritornello!... Quando vi dico che non ho bisogno di
medici... Fui un po' indisposta; adesso sto meglio... Del resto, in
campagna vidi il dottor Sauri.
Le parole le bruciavano la lingua... Se Mario venisse a scoprire da
altra parte il suo viaggio a Milano?
--Ora siete a Venezia--insistè Vergalli.--Permettetemi di mandarvi il
medico mio, Dalla Bruna, un ometto di garbo, colto, attento... Ve lo
mando oggi stesso... Va bene?
Ella s'oppose recisamente.--Questo poi no... Diavolo!... Come se fossi
una bimba... Chiamerò il vostro Dalla Bruna, ci tenete proprio?... lo
chiamerò fra alcuni giorni, se non sarò guarita del tutto...
--Voi non confesserete mai di non esser guarita.
Ella parve raccogliersi alquanto; indi riprese:--Ebbene, facciamo
così. Di qui a una settimana, se non avrete mutato idea, verrete voi
col dottore... Forse non sarete ancora partito, di qui a una
settimana...
--Ma... veramente...
--In tal caso sarà pur necessario che vi fidiate di me.
--No, per una settimana resterò.
--Si capisce che non vi fidate--ella soggiunse con dolce rimprovero.
Ma con lo sguardo lo ringraziava di rimanere.
Chiuse un istante gli occhi, evocando la scena tragica. Di lì a una
settimana ella sarebbe morta, ed egli piangerebbe presso al suo
cadavere.
--A che pensate?--egli chiese, prendendole delicatamente la mano. Un
bottone della vestaglia si slacciò; la manica s'aperse e lasciò vedere
il polso esile e il principio del braccio nudo. Mario posò la bocca
avida su quella pelle candida e delicata sotto cui appariva il fine
intreccio delle vene cerulee.
Si scosse ella dalla funebre visione, con moto rapido tirò indietro il
braccio e si riabbottonò la manica.
--Quanto vi pesano le _mie_ carezze!--egli disse. E nell'accento
ond'egli pronunziò queste parole c'era un misto di collera, d'ironia,
di dolore.
Ella non rispose, ma gli occhi le si gonfiarono di lacrime, nella
coscienza dell'irreparabile ch'era sorto fra loro. Mai più, se pur
ella fosse vissuta, mai più la loro affezione si sarebbe svolta
limpida e calma come l'acqua d'un gran fiume che corre tra due rive
fiorite; mai più nelle placide sere, seduti l'uno accanto all'altra,
avrebbero discorso tranquillamente d'arte, di letteratura, di musica;
mai più ell'avrebbe suonato per lui i pezzi ch'egli preferiva. La
battaglia, ch'ella lo aveva aiutato a vincere sopra sè stesso,
ricominciava. Poich'egli conosceva il suo fallo, che ragione aveva di
rispettarla?
Anche in lui era il vano, angoscioso rimpianto di ciò che non poteva
tornare. Egli guardava quella stanza piena dei ricordi del loro
affetto, quei libri che avevano sfogliato insieme e tanti dei quali
erano stati comperati e offerti da lui, guardava quel cembalo chiuso,
quei quaderni di musica di cui egli le aveva voltate le pagine, quelle
tappezzerie, quelle stampe, quei mobili, quei gingilli, quei quadri,
tutte forme note e care, parlanti al suo cuore un linguaggio
domestico. Mai più, esse gli dicevano adesso, mai più.
Ed egli, ribellandosi alla cruda sentenza, era tratto
irresistibilmente a pensare all'unico modo per cui il _mai più_
avrebbe potuto mutarsi in _sempre_. Poichè non c'era altra via: o
sposarla o partire.
Pur non ancora osava fare il gran passo. Lo tratteneva l'idea del
ridicolo. Che si sarebbe detto di lui? E come avrebbe trionfato
Venosti Flavi a vederlo così presto abboccare all'amo!
Per non cedere alla tentazione, Vergalli si accommiatò.
--Quando ci rivedremo?--chiese la Teresa, tendendogli la mano.
--Ma... anche stasera, se credete.
--No... questa sera no... Fin che non mi son rimessa interamente
voglio andare a letto presto... Così non vi lagnerete ch'io non mi
curi.
--E se venissi col medico?--ripigliò il conte Mario.
--Caro amico, osserviamo i patti... Col medico non vi voglio che di
qui a una settimana.
--Come siete ostinata!... Dunque, stasera, niente?...
--No, domani... a qualunque ora... e venite con buone disposizioni.
--Cioè?
Ella si sforzò di celiare.--Intanto venite con una faccia meno
scura... E poichè il peggio ce lo siamo detto, venite a parlarmi
d'altro... del vostro viaggio, per esempio... Nulla mi avete
raccontato del vostro viaggio...
--Oh il mio viaggio!... Io lo abbomino il mio viaggio. Darei dieci
anni della mia vita, se me ne restassero tanti, per non averlo fatto.
Ella chinò il capo in silenzio.