XVIII.

Erano circa le dieci del mattino. La Teresa, in veste da camera, nel

suo salottino verde, sfogliava le lettere e i giornali che la posta

aveva portati durante la sua breve assenza e a cui ell'aveva appena

data un'occhiata la sera precedente. Già aveva visto subito che fra

quelle lettere non ce n'era nè di Mario Vergalli nè di Guido di Reana.

Il silenzio di Vergalli la stupiva: circa a Guido ella pensava con

amarezza:--Quello lì ha bell'e dimenticato.--Era ingiusta, perchè il

_Colombo_ non toccava terra prima di Porto Said e una lettera scritta

di là non poteva ancora esser giunta.

Curva dinanzi alla stufa, la cameriera attizzava silenziosamente il

fuoco.

--Non arde?--domandò la signora.

--Ora sì--rispose la Luisa. E alzandosi in piedi, soggiunse:--Comanda

altro?

--Nulla... Sì... a proposito... Non occorre dire alla gente della mia

gita a Milano... Torno dalla campagna, ecco.

La cameriera chinò il capo:--Come la signora vuole.

In quella si udì una scampanellata alla porta di strada e la Luisa

corse a veder chi fosse.

Rientrò di lì a un momento rossa in viso, trafelata:--Signora,

signora, c'è il conte Mario.

La Teresa sentì rimescolarsi il sangue. Non se lo aspettava così,

senza una riga che lo annunziasse. Nell'eccitamento de' suoi nervi, le

parve indiscreto quell'arrivo improvviso, le parve che Vergalli avesse

l'aria di voler sorprenderla, di voler togliere il merito della

spontaneità alla confessione dolorosa ch'ella si proponeva di fargli.

E il suo cuore si rinchiuse in sè stesso, e quand'egli si precipitò

nella stanza, le sue labbra non trovarono che un freddo saluto, le sue

mani, le ceree mani dimagrite, ricambiarono mollemente la stretta

vigorosa dell'amico, reduce dopo circa tre mesi di lontananza.

--Teresa, che cos'avete?--egli le domandò turbato, più che dalla

strana accoglienza, dall'aspetto mutato e sofferente di lei.--Non

istate bene?

--Non è niente--ella rispose invitandolo a sedere e abbozzando un

languido sorriso.--Mi avete fatto paura.

--Io?

--Siete piombato qui come un fulmine.

Anche a lui si stese una nuvola sulla fronte, ed egli balbettò:--Ma...

se vi disturbo...

--Via... che discorsi?--ella riprese trattenendolo con un

gesto.--Ditemi piuttosto quando siete arrivato...

--Stanotte... anzi stamattina, alle cinque, da Milano...

--Da Milano?--ella esclamò, pensando che forse egli era in quella

città contemporaneamente a lei e che si sarebbero potuti incontrare.

--Sì... Non mi son fermato che tra una corsa e l'altra. Arrivavo dalla

via del Gottardo... Vengo dall'Olanda tutto d'un fiato... E vi credevo

a Mogliano... L'ultima vostra lettera mi avvisava della vostra

partenza per la villa... Tardi partivate quest'anno... Ero deciso di

farvi una visita in campagna oggi stesso... Però volli passar prima da

casa vostra per sentire se mai foste tornata.

--Sì... sono tornata--ella ripetè, guardando da un'altra parte. Le

doleva il nascondergli la sua gita a Milano; ma più la sgomentava il

pensiero delle spiegazioni ch'egli le avrebbe chieste. Preferì

interrogarlo.--Perchè non mandare una riga?

--Non so.... Fu una risoluzione presa lì per lì.

--In fatti, secondo le vostre lettere dall'Aja, non dovevate essere a

Venezia che al 20 del mese.

--Ho anticipato, è vero... Mi s'era cacciata addosso una di quelle

impazienze che non si possono frenare. Già ero stato assente più del

solito.

--Avete visto molte cose... molti paesi nuovi.

--Di nuovo non ho visto che l'Olanda... Ma nei luoghi che conoscevo ho

trovato tanti cambiamenti!... Tutto cambia, tutto si trasforma.

--Tutto!--ella sospirò.--Mi discorrerete del vostro viaggio.

--Abbiamo tempo... Ma voi Teresa--riprese Vergalli cercando la mano

dell'amica--ma voi, siate sincera, che cos'avete?

--Che cosa debbo avere?--ella ribattè un po' infastidita.--Non è

amabile, sapete, il far capire a una signora ch'ella è malandata.

--O che c'entra l'amabilità?... Ci possono esser cerimonie fra noi

due?... Anche un cieco s'accorgerebbe che non istate bene.

--Ho avuto un'indisposizione di nessun conto. Adesso sono guarita.

--Sarà--soggiunse il conte Mario tentennando il capo.--Tuttavia...

--Tuttavia--ella disse, fingendo di prender la cosa in celia--non ho

l'apparenza fiorente... Eh, caro Vergalli, gli uomini devono essere

preparati a queste sorprese sgradevoli dalle donne della mia età... Le

lasciano giovani e di lì a un mese le trovano vecchie.

--Vecchia, voi?

--Ho trentott'anni sonati.

Egli si strinse nelle spalle.--Se siete vecchia voi a trent'otto anni,

io sarò addirittura decrepito... Gli è che siete pallida, che avete

gli occhi pesti, che sembrate stanca, affranta....

--Oh insomma, corvo dalle male nuove, volete finirla?--ella interruppe

alzandosi dalla sedia e avvicinandosi alla finestra.

Egli pure si alzò e la seguì, le cinse amorevolmente con un braccio la

vita, e poich'ella tentava ritrarsi--Non abbiate paura--le

disse.--Dovreste esser persuasa che la mia affezione per voi è

altrettanto disinteressata quanto profonda.

La Teresa assentì con un cenno del capo.

--Ebbene, in nome di quest'affezione, io non vi domando oggi che una

cosa sola: curate la vostra salute. Dopo la morte del dottor Pozzi,

voi siete rimasta senza medico... credo almeno...

--La gran disgrazia!

Vergalli continuò:

--Sceglietene uno di vostra fiducia... Cerchiamo insieme...

--No, no, no--ella rispose reagendo contro la commozione che la

vinceva al suono di quella voce così dolce nella sua gravità triste e

solenne. Ed ella sentiva che qualunque altra cosa egli le avesse

chiesto in quel momento ella gliel'avrebbe accordata. Ma questa no.

Non avrebbe chiamato un medico, non avrebbe subito un nuovo

interrogatorio umiliante.--Non insistete, Vergalli, non voglio saperne

di medici.

E allontanandosi da lui si rimise a sedere.

--Siete strana, Teresa, molto strana... Non vi conoscevo così.

--Non si conosce a fondo nessuno. Non si conosce neanche sè

stessi--ella borbottò fra i denti.

--Mi fate tanto male--egli soggiunse.--Torno da un lungo viaggio,

corro a questa casa ch'era il mio rifugio, il nido della mia anima,

corro dall'amica per la quale avrei dato fin l'ultima stilla del mio

sangue, e m'accorgo subito che non ho più nido, che non ho più amica.

La Teresa lo guardò con infinita malinconia.

--Perchè dite questo?

Seduto presso al tavolino, con la faccia nascosta fra le mani, egli,

come se le parole di lei non gli fossero giunte all'orecchio, riprese

quasi parlando a sè medesimo:

--Oh, non è un colpo improvviso... Già le vostre lettere erano un

avvertimento...

--Le mie lettere?... Che vi scrivevo?--ella esclamò sgomentata.

--Non erano le vostre lettere d'una volta--egli replicò--le vostre

lettere belle, serene, trasparenti come l'anima vostra, come la vostra

fisonomia... Nell'aprirle tremavo... Sentivo che qualcheduno s'era

posto fra noi... sentivo che non mi dicevate tutto... Era meglio non

dirmi nulla... o dirmi tutto... Già, anche lontano, le indiscrezioni

arrivano...

--Quali indiscrezioni?--ella balbettò con un filo di voce. Capiva che

la sua domanda era sciocca, ipocrita quasi, capiva che la confessione

schietta, sincera, era la sola degna di lei... e pur nell'istante

decisivo gliene mancava il coraggio.

--Oh!--fec'egli, alzando lentamente gli occhi in cui tremolava una

lacrima--gli amici zelanti non mancano mai... nemmeno a chi vive solo

e sdegnoso.

Vergalli raccolse tutte le sue forze per un'interrogazione suprema.

--Dite la verità, Teresa, quell'ufficiale l'avete amato?

Dio, Dio, che momento terribile per la Teresa!... E che poteva ella

rispondere, ella che, prima e dopo della partenza di Guido di Reana,

aveva invano rivolto un'identica domanda a sè stessa? Era amore quello

che l'aveva spinta in braccio di Guido?... E se non erano amore quei

baci, quelle carezze ricambiate, che cos'erano mai? Come scusare se

non con l'amore quell'assoluto abbandono di sè?

Ella taceva.

--Oh!--proseguì Vergalli nell'angoscia di quel silenzio

rivelatore.--Io dicevo: Il mondo è tanto cattivo... è così pronto a

giudicar dalle apparenze... Li avranno visti insieme;... egli, come

accade sempre alla sua età, le avrà fatto la corte; ella, trattandosi

d'un ragazzo, avrà preso la cosa in ischerzo, e la gente, che trova

una voluttà perversa a straziar le migliori riputazioni, si sarà

affrettata a concludere: Ah finalmente, anche lei, la irreprensibile,

la purissima, anche lei ha un'amante... Questo io mi dicevo.... E

dicevo anche: Ne rideremo insieme...

--Per carità, Vergali!, basta così--ella supplicò. Troppo soffriva,

troppo soffrivano tutti e due.

--No che non basta--egli ribattè, cedendo a quella tendenza fatale che

hanno gli uomini di tormentar le proprie ferite. E sia che volesse

vuotare il calice sino alla feccia, sia che gli balenasse ancora un

pallido raggio di speranza, soggiunse insidiosamente:--Del resto non

sarà stato che un romanzetto sentimentale. Giudiziosa come siete, non

avrete dato il vostro cuore a un fanciullo in modo da non poterlo

riprendere.

Un sorriso amaro le sfiorò le labbra.

--Oh, il mio cuore!--ella mormorò.--So molto io dov'è il mio cuore!...

C'è poi il cuore?

--Oh Teresa, Teresa, che linguaggio tenete?... C'è dunque di

peggio?... Siete stata... sua?

Prima ch'egli potesse meravigliarsi seco medesimo d'aver tanto osato,

ella, a voce bassa ma ferma, aveva risposto:--Sì.

La brutalità dell'inchiesta non l'aveva offesa. Quasi avrebbe

ringraziato Vergalli d'aver trovato la formula che consentiva a lei di

liberarsi con un monosillabo solo dal peso intollerabile che

l'opprimeva.

Egli represse un gemito e dovette tenersi forte al piano della

seggiola. Era come se avesse ricevuto una mazzata sul capo.

Due volte si provò a parlare e non gli venne fatto di articolare una

sillaba. Due volte cercò i cari occhi fissi ostinatamente al suolo.

Alla fine si alzò lento lento, prese il cappello che aveva deposto

sopra un mobile e barcollando si avviò verso l'uscio.

--Ve ne andate?--ella susurrò ansiosamente.

Egli accennò di sì.

--E tornerete... Quando?

--Non so... Probabilmente riparto.

--Ripartite?

--Che devo fare?

--Non senz'avermi risalutata, spero... Arrivederci, Mario.

--Addio.

Ella fu a un punto di balzar dalla sedia, di corrergli dietro, di

richiamarlo; ma le forze la tradirono. Non potè che esclamare:--Dio

mio, Dio mio!

Vergalli era ormai fuori della stanza, scendeva come un ebbro la

scala, non poteva udirla.

Il fallo d'una donna onesta · 第 28 / 48 题