Non c'era rimedio; ella doveva morire. Ma come? ma quando? Non in
quella triste camera d'albergo, non fuori della sua città, non fuori
della sua casa, non senza aver disposto prima di ciò che possedeva.
Eredi necessari ella non ne aveva; fra i suoi parenti ce ne erano di
ricchi e di meno agiati; non era giusto che la sua successione andasse
distribuita fra tutti in egual misura. E oltre ai parenti non aveva
ella qualche persona amica da ricordare, qualche persona amica da
beneficare? La bontà, ch'era il fondo del suo carattere, le faceva,
nello stato angoscioso del suo animo, trovare un conforto al pensiero
di coloro che per effetto della sua morte avrebbero migliorato
alquanto le proprie condizioni. Questi almeno avrebbero detto:--Povera
Teresa!
E per _lui_, per l'uomo al quale, in una incomprensibile sorpresa dei
sensi, ell'aveva sacrificato il suo pudore e il suo orgoglio, per lui
non avrebbe lasciato una memoria, un saluto, un rimprovero? La notizia
che la Teresa Valdengo era morta doveva giungergli laggiù nei mari
lontani senza una parola di lei, senz'altre spiegazioni, senz'altri
commenti, tranne quelli delle gazzette? Ma, scrivendogli, che avrebbe
potuto dirgli?... Gli avrebbe detto _tutto_?... Anche il segreto
ch'ella voleva portar nella tomba?... A che prò? Per avvelenargli
l'anima con un rimorso più grande? Non era già espiazione maggiore
della colpa ch'egli la credesse morta per cagion sua?... Perchè la
colpa di Guido di Reana era lieve, era pari a quella di cento, di
mille giovani della sua età che cercano il piacere dove lo trovano.
Ella sola non aveva scusa, ella che aveva l'obbligo di sapere e di
prevenire.
E Mario Vergalli, l'amico leale, il vero, l'unico amico, non lo
avrebb'ella aspettato prima di porre ad effetto il suo divisamento?
Poichè gli preparava un così acerbo dolore non gli avrebbe dato il
conforto di dirgli ch'era pentita di non aver, già da tempo, accolta
la sua onesta profferta?... Sì, ma che necessità c'era di dirglielo a
voce? Non era meglio scriverglielo insieme alla piena confessione de'
suoi traviamenti? Perchè mostrarsi a lui così diversa da quella
ch'egli aveva lasciata, così scaduta, almeno le pareva, anche
fisicamente, e forse coi segni sul viso di ciò che a lui pure ella
voleva nascondere?
Ella rammentò l'ultima lettera di Mario. Egli fissava circa pel 20 del
mese la data del suo ritorno. E non era adesso che il 7. Ella non
aveva bisogno di decidersi così presto... Già ella non voleva uscir
dalla vita come un codardo che fugge, ma come un forte che sente vana
la lotta e piega il capo al destino.
Sempre assorta in un pensiero che le si affacciava sotto cento forme
diverse, ella badava appena a quello che succedeva intorno a lei. In
quella cupa giornata di novembre la notte era discesa precipitosa;
poco dopo le cinque la cameriera dell'albergo era entrata ad accendere
il lume, a chiuder le imposte, a domandare alla misteriosa forestiera
che cosa desiderasse da pranzo e a che ora volesse esser servita. E,
senza dubbio, la Teresa aveva detto:--Alle sette--; senza dubbio
ell'aveva ordinato una tazza di brodo ristretto, un'ala di pollo, un
frutto, un dito di vino; perchè alle sette in punto la cameriera era
ricomparsa portando seco sopra un vassoio l'ala di pollo, la frutta,
la tazza di brodo, il quinto di vino.
--Non mangia nulla la signora! Sta poco bene?--Queste parole erano
state sicuramente dirette alla Valdengo, che non si ricordava se
avesse risposto e che avesse risposto...
Alle sette e mezzo della tavola improvvisata non restava traccia
alcuna; però qualche cosa la Teresa doveva aver preso; glielo dicevano
le nausee rivelatrici, sempre più violente dopo ogni boccone mangiato.
Con la testa arrovesciata sul canapè, con gli occhi semichiusi, perchè
così aveva l'illusione di soffrir meno, ella cercava d'ingannare il
tempo, il tempo che non passava mai, cercava di far arrivare un'ora
ragionevole per coricarsi.
In certi momenti le sembrava che tutto dovess'essere un sogno; un
sogno il suo viaggio a Milano, un sogno la sua visita al medico, un
sogno la sua presenza in quella camera d'albergo. La donna abbandonata
lì sul canapè in preda a strazi fisici e morali era un'altra, una
dalle tante martoriate del mondo; era un'altra la donna risoluta a
morire. Ell'aveva bensì commesso un fallo, ma il suo fallo non aveva
conseguenze; con gli anni ell'avrebbe potuto dimenticarlo.
Fugaci allucinazioni dei sensi! Era lei che soffriva, era lei che
espiava!
Andò a letto alle nove. La boccetta del cloralio era sul comodino. Ma
nell'atto di vuotarla nel bicchiere parve alla Teresa che alcuno le
fermasse la mano. Un lampo sinistro aveva attraversato la sua anima.
Se il poco liquido chiuso nella piccola ampolla le assicurava il
riposo d'una notte, non avrebbero potuto più dosi accumulate darle un
ben altro riposo? O come mai l'era sfuggito dalla mente un fatto
accaduto anni addietro a Venezia, d'una signora che aveva voluto
morire così? S'era addormentata per non svegliarsi. Oh il dolce
suicidio, senza spasimi, senza contrazioni, senza dolori!
Fino allora la Teresa aveva detto soltanto:
--Bisogna morire.
Ma restavano i due grandi problemi:--Come? Quando?--Ed ecco che a una
delle due interrogazioni ella trovava risposta. Al pari della signora
di cui non le risovveniva più il nome, avrebbe accumulate le dosi del
cloralio sin da averne raccolto la quantità che sarebbe bastata ad
ucciderla.
Passò una notte insonne, non però troppo agitata. Forse le aveva
giovato il calmante ordinatole dal dottor Boni e preso sul far della
sera; forse della morte, non lontana ma non imminente, ella pregustava
la pace senza provarne ancora i terrori. E anche i suoi vicini di
camera erano meno inquieti quella notte: quando il tintinnio dei primi
campanelli eccheggiò negli anditi era già l'alba.
--Fa bel tempo oggi--disse la cameriera dell'albergo entrando nella
stanza.
E aprì la finestra. Dirimpetto, la facciata del Palazzo Marino era
illuminata dal sole.
La Teresa si alzò, avvertì che sarebbe partita col diretto dell'una,
mandò alla farmacia con la ricetta del cloralio perchè le rinnovassero
la pozione, e poich'ebbe avuta la boccettina la ripose gelosamente
nella sacca da viaggio insieme all'altra ch'era rimasta intatta.
Quella sera stessa, a Venezia, ne avrebbe versato il contenuto in una
bottiglia più grande, e così avrebbe fatto nelle sere successive per
una, per due settimane... Pur l'angustiava un dubbio... Quante dosi le
sarebbero occorse per ottenere l'effetto? Non troppe a ogni modo, se i
medici somministravano il rimedio con una tal quale ripugnanza e solo
in dosi minuscole.--Io non ho simpatia per questi veleni--s'era
lasciato scappar di bocca il dottor Boni, non supponendo di che
pensieri quella frase gittata lì a caso avrebbe deposto il germe nella
sua ascoltatrice.
E anche oggi, come ieri, dopo le dieci del mattino la piazza di San
Fedele cominciò ad animarsi per l'arrivo dei corteggi nuziali che si
recavano al Municipio. Ma ieri quegli sposi, quei parenti, quei
testimoni che scendevano dalle vetture rattrappiti sotto gli ombrelli
e coi piedi nel fango avevano un aspetto grottesco; oggi le nuove
maritate, riaffacciandosi dopo il sì irrevocabile al portone del
palazzo, entravano baldanzose nel sole.--Per qualcheduno la vita è
bella--sospirava la Teresa. Ella doveva morire... Non per il suo fallo
(quanti suicidi ci sarebbero al mondo!), non per la vergogna, non per
lo scandalo, ch'ell'avrebbe accettati se non avessero colpito che lei;
doveva morire per risparmiare il dono fatale dell'esistenza a una
creatura innocente a cui gli ipocriti e i vili avrebbero rinfacciato
l'irregolarità della nascita e che forse un giorno ne avrebbe chiesto
conto a sua madre, che forse, anche amandola, non l'avrebbe stimata,
che certo non avrebbe mai potuto perdonare _a un'altra persona_... se
pur ne avesse sempre ignorato il nome... Ed era presumibile che
l'ignorasse?... No, no; c'era un'unica uscita; la morte.
Verso mezzogiorno il direttore dell'albergo picchiò all'uscio.
--Desidera approfittar del nostro omnibus, o preferisce che chiamiamo
una vettura--egli domandò alla Teresa.
--Chiamino la vettura--ella disse--e la mettano nel conto.
--E il biglietto della ferrovia lo ha?
--No.
--Se vuole, poichè c'è tempo, possiamo mandar subito a prenderglielo
in Galleria.
--Grazie.
--Un primo per Venezia, non è vero?
--Sì... Non so quanto costi precisamente.
--Trentatre lire giuste... Ma non si confonda. Mettiamo nel conto
anche queste.
--E mi raccomando di non farmi perder la corsa.
--Si figuri!
Alle dodici e mezzo, tra i profondi inchini della servitù a cui era
stata larga di mancie, la Teresa Valdengo montava nel _fiacre_...
Addio, Milano!... Ella sapeva bene che non vi sarebbe tornata mai più.