XIX.

Aveva disceso come un ebbro la scala, come un ebbro aveva percorso la

strada fino a casa sua; s'era chiuso nel suo studio dicendo al

servitore:

--Badate che non ci sono per nessuno.

Ah quel _sì_, quel _sì_ della Teresa gli sonava dentro come un

rintocco d'agonia, agitava nel suo animo un tumulto di sensazioni

affannose che lo straziavano a gara. Vi sono malattie che portano lo

sfacelo del corpo; così vi sono dolori che portano lo sfacelo

dell'anima; non c'è parte che non ne resti ferita. Il conte Mario era

colpito nel suo amore, nella sua fede, nel suo culto, nella sua

vanità, nel suo orgoglio; tutto ciò che gli era più caro e più sacro,

tutto quel breve monosillabo aveva scosso dalle fondamenta. Quella

donna egli l'aveva adorata dal dì che l'aveva vista; l'aveva

rispettata prima come moglie d'un amico, poi, quand'era rimasta

vedova, le aveva offerto il suo nome e la sua fortuna; e poich'ella,

aliena dal riprender marito, non aveva accolto le sue proposte, egli,

povero sciocco, s'era contentato di ciò ch'ella gli dava, un'affezione

calma, tranquilla, un'affezione che non ricambia ma permette l'amore.

Mai egli aveva tentato di rompere il loro tacito accordo; un giorno

solo, singolare atto d'audacia, aveva osato sfiorarle con le labbra i

capelli, e dopo averne arrossito come un bambino, ne aveva chiesto

perdono come un colpevole. Non doveva bastargli di aspirar la

fragranza di quel fiore gentile? Non doveva bastargli di esser

l'intimo fra gli amici, poichè a nessuno era concesso di più? Non

doveva consolarlo quel pensiero che il Petrarca esprime in versi

soavissimi:

Presso era 'l tempo dov'amor si scontra

Con castitate, ed agli amanti è dato

Sedersi insieme e dir che loro incontra?

Ahi, troppo presto il suo desiderio l'aveva invecchiata! Ecco, il

fiore gentile s'era lasciato cogliere! Un ignoto era giunto, un

adolescente quasi un fanciullo, e aveva trionfato di quell'austera

virtù. Nè ella celava, nè attenuava il suo fallo. Aveva appartenuto a

quell'adolescente, a quel fanciullo. Vergalli si dibatteva nelle

smanie della gelosia, una folla d'immagini impure gli passava

rapidamente dinanzi. La vedeva, l'amica irreprensibile, immacolata, la

vedeva in braccio del seduttore; le labbra pudiche, che a lui si erano

negate sempre, vibravano sotto i baci del giovinetto, gli occhi dolci,

ov'egli non aveva mai sorpreso una fiamma meno che onesta nuotavano

nella voluttà, tutta l'armonia della bella persona era turbata da quel

delirio dei sensi che ci par così ignobile quando non siamo noi a

destarlo... E pensieri anche peggiori torturavano Mario Vergalli. Era

quello il primo amante della Valdengo? O non ne aveva avuti degli

altri?... Che altri l'avessero insidiata, quest'era certo, ed egli si

ricordava di qualcheduno che le aveva fatto una corte assidua,

insistente... Ma se gli erano sorti dei dubbi, la Teresa li aveva

dissipati così presto! Ed era tanta la fiducia ch'ella riusciva a

inspirargli ch'egli non tardava a pentirsi de' suoi sospetti

oltraggiosi... E dire che fors'ella mentiva, che forse co' suoi

cicisbei si prendeva giuoco di lui, credulo e ingenuo! Vergalli

rievocava i nomi e le figure di coloro la cui presenza in casa della

Teresa gli aveva dato più ombra. Un tempo era stato Venosti Flavi, lo

zio, col suo ghiribizzo di sposarla. Ella ne aveva riso con

Mario.--Non isposo voi che mi siete caro e che stimo; vorreste che

sposassi mio zio, col quale siamo agli antipodi in tutto?--Dopo s'era

atteggiato a pretendente un forestiero, un tedesco, di modi eletti, di

rara cultura; a questo era successo un comandante di marina, capitano

di fregata, un bell'uomo, parlatore facondo, noto per una giovinezza

avventurosa; e anche questo, scapolo impenitente, aveva dichiarato

d'esser pronto a convertirsi al matrimonio per amore della simpatica

vedovella. Ed ella aveva respinto lui, aveva respinto il tedesco,

aveva respinto un pittore di grido, ripetendo sempre a Vergalli:--Non

abbiate paura; se mi rimaritassi, sareste voi il prescelto.--E infatti

tutti si dileguavano; egli solo le restava vicino come un cane

fedele... E adesso un'idea orribile gli si affacciava alla mente

sconvolta. Quei galanti, quei vagheggini s'erano dileguati per

scoraggiamento o per sazietà? Ella che non li aveva voluti per mariti,

aveva accondisceso ad averli per amanti?... Ma a questo punto

l'eccesso dell'ingiuria provocò in lui un principio di reazione. O

come mai la donna ideale poteva, nella sua fantasia insozzata,

trasformarsi in una volgare Messalina? Ella, che oggi era così pronta

alla confessione d'un fallo, avrebbe per anni ed anni coperto le sue

sregolatezze con la maschera dell'ipocrisia? Ella che oggi portava in

viso i segni della vergogna e del rimorso avrebbe saputo in passato

serbarsi imperterrita, serena, ridente, come chi non ha neppur peccati

di desiderio? E nessuno avrebbe scoperto nulla, nessuno dei felici

avrebbe parlato, nessuno fra i tanti ricercatori di scandali avrebbe

colto un indizio, slanciato un'accusa?... No, no, il sospetto era

turpe ed assurdo. Prima che la cieca fatalità spingesse sulla sua via

quell'ufficialetto, quel Guido di Reana, la Teresa non aveva fallito

mai; ell'era veramente la creatura nobile ed alta che Mario Vergalli

aveva posta in cima de' suoi pensieri, e per amor della quale egli

aveva rinunciato alle attrattive della società, alle distrazioni della

galanteria, alle gioie della famiglia, a tutto tranne al suo viaggio

annuale... Oh se avesse rinunciato anche a quello!... Se l'estate

scorsa, anzichè girar per l'Europa, fosse rimasto a Venezia, a

consigliarla, a difenderla!... Guido di Reana avrebbe probabilmente

avuto la sorte degli altri corteggiatori, ed egli, Vergalli, non

avrebbe perduta, irremissibilmente perduta, la sua impareggiabile

amica.

Gli occhi di lui si fissavano sopra una fotografia della Valdengo

ch'egli teneva sempre sul suo tavolino. Era una fotografia di due anni

addietro, e negl'intendimenti della Teresa doveva esser l'ultima

ch'ella si sarebbe fatta fare prima d'avere i capelli bianchi...

Invece, in ottobre, cedendo alle istanze di Guido, era tornata dal

fotografo... ma, questo, Vergalli non lo sapeva. Il ritratto che egli

aveva davanti a sè non gli era mai parso così bello... Oh la fronte

limpida e onesta! Oh la bocca incantevole e sorridente in cui si

maritavano insieme arguzia e bontà!... Dunque d'ora innanzi quella

bocca, quella fronte, quello sguardo, egli doveva contentarsi di

vederli così, nella fredda effigie fotografica; mai più li avrebbe

visti rischiarati dalla luce interiore dell'anima, mai più avrebbe

udito la cara voce soave... Se pure gli avvenimenti irreparabili non

avessero alzato una barriera fra lui e la Teresa, se pur egli avesse

potuto impor silenzio al suo risentimento, al suo orgoglio, alla sua

dignità, come osar di comparirle dinanzi dopo averla lasciata in sì

brusca maniera, senza attendere, senza chiedere una spiegazione?...

S'egli avesse atteso, se avesse chiesto, chi sa che cosa ella gli

avrebbe detto?... Perchè ella forse non era che una vittima, vittima

di qualche violenza o di qualche insidia, e a lui non toccava di

condannarla ma di vendicarla... Vendicarla? E come? Doveva correr

sulle traccie di quel don Giovanni minuscolo viaggiante nei mari

d'Oriente? O spedirgli fino in China o nel Giappone un cartello di

sfida? Follie! Con che titolo si sarebbe fatto paladino della

Valdengo?... Ma sapere almeno, sapere i particolari del triste

dramma!... Certo sol che avesse voluto sobbillare la servitù gli

sarebbe stato facile raccogliere una larga messe d'informazioni...

Figuriamoci se una cameriera, se una cuoca non s'accorge delle tresche

della padrona!... Ma questo mezzo ripugnava troppo a Vergalli... E con

disgusto anche maggiore egli pensava alle allusioni velate dei falsi

amici, ai pettegolezzi del club, ai conforti ipocriti che gli sarebbe

toccato subire... Ah no! Mille volte meglio lasciar Venezia per

sempre, andar lontano... Ma dove?... C'era un posto al mondo ove il

suo dolore non l'avrebbe seguito?

Si picchiò all'uscio.

--Chi è?--gridò irosamente Vergalli.--Non ricevo nessuno.

--Ero io--rispose il domestico senza entrare.--Venivo a sentire se

vuole il lume, se debbo rifonder legna nella stufa... e se pranza a

casa... perchè... non c'è nulla.

Il conte Mario si ricordò allora soltanto che dopo il caffè della

mattina non aveva preso neppure un bicchier d'acqua, allora soltanto

avvertì che la stanza era quasi buia e quasi fredda.

--Pranzerò fuori--egli disse.--Accendete una candela nella mia camera.

Per solito il primo giorno ch'egli tornava da un viaggio, se la Teresa

era a Venezia, egli desinava da lei; oggi egli cercò un _restaurant_

di secondo ordine, e sedette a una tavola in disparte. Non aveva fame,

ma era sfinito, e si sforzò di mangiar un boccone e di ingoiare un

bicchiere di vino.

Pagato il conto, uscì senza uno scopo, senza una meta, deciso soltanto

a evitar le vie frequentate, a non metter piede in piazza San Marco

ove si sarebbe imbattuto in qualche conoscente.

Ma la precauzione gli giovò poco, che all'angolo d'una _calle_ sentì

mettersi una mano sulla spalla e chiamarsi a nome:

--Vergalli, o Vergalli!

Il fallo d'una donna onesta · 第 29 / 48 题