Aveva disceso come un ebbro la scala, come un ebbro aveva percorso la
strada fino a casa sua; s'era chiuso nel suo studio dicendo al
servitore:
--Badate che non ci sono per nessuno.
Ah quel _sì_, quel _sì_ della Teresa gli sonava dentro come un
rintocco d'agonia, agitava nel suo animo un tumulto di sensazioni
affannose che lo straziavano a gara. Vi sono malattie che portano lo
sfacelo del corpo; così vi sono dolori che portano lo sfacelo
dell'anima; non c'è parte che non ne resti ferita. Il conte Mario era
colpito nel suo amore, nella sua fede, nel suo culto, nella sua
vanità, nel suo orgoglio; tutto ciò che gli era più caro e più sacro,
tutto quel breve monosillabo aveva scosso dalle fondamenta. Quella
donna egli l'aveva adorata dal dì che l'aveva vista; l'aveva
rispettata prima come moglie d'un amico, poi, quand'era rimasta
vedova, le aveva offerto il suo nome e la sua fortuna; e poich'ella,
aliena dal riprender marito, non aveva accolto le sue proposte, egli,
povero sciocco, s'era contentato di ciò ch'ella gli dava, un'affezione
calma, tranquilla, un'affezione che non ricambia ma permette l'amore.
Mai egli aveva tentato di rompere il loro tacito accordo; un giorno
solo, singolare atto d'audacia, aveva osato sfiorarle con le labbra i
capelli, e dopo averne arrossito come un bambino, ne aveva chiesto
perdono come un colpevole. Non doveva bastargli di aspirar la
fragranza di quel fiore gentile? Non doveva bastargli di esser
l'intimo fra gli amici, poichè a nessuno era concesso di più? Non
doveva consolarlo quel pensiero che il Petrarca esprime in versi
soavissimi:
Presso era 'l tempo dov'amor si scontra
Con castitate, ed agli amanti è dato
Sedersi insieme e dir che loro incontra?
Ahi, troppo presto il suo desiderio l'aveva invecchiata! Ecco, il
fiore gentile s'era lasciato cogliere! Un ignoto era giunto, un
adolescente quasi un fanciullo, e aveva trionfato di quell'austera
virtù. Nè ella celava, nè attenuava il suo fallo. Aveva appartenuto a
quell'adolescente, a quel fanciullo. Vergalli si dibatteva nelle
smanie della gelosia, una folla d'immagini impure gli passava
rapidamente dinanzi. La vedeva, l'amica irreprensibile, immacolata, la
vedeva in braccio del seduttore; le labbra pudiche, che a lui si erano
negate sempre, vibravano sotto i baci del giovinetto, gli occhi dolci,
ov'egli non aveva mai sorpreso una fiamma meno che onesta nuotavano
nella voluttà, tutta l'armonia della bella persona era turbata da quel
delirio dei sensi che ci par così ignobile quando non siamo noi a
destarlo... E pensieri anche peggiori torturavano Mario Vergalli. Era
quello il primo amante della Valdengo? O non ne aveva avuti degli
altri?... Che altri l'avessero insidiata, quest'era certo, ed egli si
ricordava di qualcheduno che le aveva fatto una corte assidua,
insistente... Ma se gli erano sorti dei dubbi, la Teresa li aveva
dissipati così presto! Ed era tanta la fiducia ch'ella riusciva a
inspirargli ch'egli non tardava a pentirsi de' suoi sospetti
oltraggiosi... E dire che fors'ella mentiva, che forse co' suoi
cicisbei si prendeva giuoco di lui, credulo e ingenuo! Vergalli
rievocava i nomi e le figure di coloro la cui presenza in casa della
Teresa gli aveva dato più ombra. Un tempo era stato Venosti Flavi, lo
zio, col suo ghiribizzo di sposarla. Ella ne aveva riso con
Mario.--Non isposo voi che mi siete caro e che stimo; vorreste che
sposassi mio zio, col quale siamo agli antipodi in tutto?--Dopo s'era
atteggiato a pretendente un forestiero, un tedesco, di modi eletti, di
rara cultura; a questo era successo un comandante di marina, capitano
di fregata, un bell'uomo, parlatore facondo, noto per una giovinezza
avventurosa; e anche questo, scapolo impenitente, aveva dichiarato
d'esser pronto a convertirsi al matrimonio per amore della simpatica
vedovella. Ed ella aveva respinto lui, aveva respinto il tedesco,
aveva respinto un pittore di grido, ripetendo sempre a Vergalli:--Non
abbiate paura; se mi rimaritassi, sareste voi il prescelto.--E infatti
tutti si dileguavano; egli solo le restava vicino come un cane
fedele... E adesso un'idea orribile gli si affacciava alla mente
sconvolta. Quei galanti, quei vagheggini s'erano dileguati per
scoraggiamento o per sazietà? Ella che non li aveva voluti per mariti,
aveva accondisceso ad averli per amanti?... Ma a questo punto
l'eccesso dell'ingiuria provocò in lui un principio di reazione. O
come mai la donna ideale poteva, nella sua fantasia insozzata,
trasformarsi in una volgare Messalina? Ella, che oggi era così pronta
alla confessione d'un fallo, avrebbe per anni ed anni coperto le sue
sregolatezze con la maschera dell'ipocrisia? Ella che oggi portava in
viso i segni della vergogna e del rimorso avrebbe saputo in passato
serbarsi imperterrita, serena, ridente, come chi non ha neppur peccati
di desiderio? E nessuno avrebbe scoperto nulla, nessuno dei felici
avrebbe parlato, nessuno fra i tanti ricercatori di scandali avrebbe
colto un indizio, slanciato un'accusa?... No, no, il sospetto era
turpe ed assurdo. Prima che la cieca fatalità spingesse sulla sua via
quell'ufficialetto, quel Guido di Reana, la Teresa non aveva fallito
mai; ell'era veramente la creatura nobile ed alta che Mario Vergalli
aveva posta in cima de' suoi pensieri, e per amor della quale egli
aveva rinunciato alle attrattive della società, alle distrazioni della
galanteria, alle gioie della famiglia, a tutto tranne al suo viaggio
annuale... Oh se avesse rinunciato anche a quello!... Se l'estate
scorsa, anzichè girar per l'Europa, fosse rimasto a Venezia, a
consigliarla, a difenderla!... Guido di Reana avrebbe probabilmente
avuto la sorte degli altri corteggiatori, ed egli, Vergalli, non
avrebbe perduta, irremissibilmente perduta, la sua impareggiabile
amica.
Gli occhi di lui si fissavano sopra una fotografia della Valdengo
ch'egli teneva sempre sul suo tavolino. Era una fotografia di due anni
addietro, e negl'intendimenti della Teresa doveva esser l'ultima
ch'ella si sarebbe fatta fare prima d'avere i capelli bianchi...
Invece, in ottobre, cedendo alle istanze di Guido, era tornata dal
fotografo... ma, questo, Vergalli non lo sapeva. Il ritratto che egli
aveva davanti a sè non gli era mai parso così bello... Oh la fronte
limpida e onesta! Oh la bocca incantevole e sorridente in cui si
maritavano insieme arguzia e bontà!... Dunque d'ora innanzi quella
bocca, quella fronte, quello sguardo, egli doveva contentarsi di
vederli così, nella fredda effigie fotografica; mai più li avrebbe
visti rischiarati dalla luce interiore dell'anima, mai più avrebbe
udito la cara voce soave... Se pure gli avvenimenti irreparabili non
avessero alzato una barriera fra lui e la Teresa, se pur egli avesse
potuto impor silenzio al suo risentimento, al suo orgoglio, alla sua
dignità, come osar di comparirle dinanzi dopo averla lasciata in sì
brusca maniera, senza attendere, senza chiedere una spiegazione?...
S'egli avesse atteso, se avesse chiesto, chi sa che cosa ella gli
avrebbe detto?... Perchè ella forse non era che una vittima, vittima
di qualche violenza o di qualche insidia, e a lui non toccava di
condannarla ma di vendicarla... Vendicarla? E come? Doveva correr
sulle traccie di quel don Giovanni minuscolo viaggiante nei mari
d'Oriente? O spedirgli fino in China o nel Giappone un cartello di
sfida? Follie! Con che titolo si sarebbe fatto paladino della
Valdengo?... Ma sapere almeno, sapere i particolari del triste
dramma!... Certo sol che avesse voluto sobbillare la servitù gli
sarebbe stato facile raccogliere una larga messe d'informazioni...
Figuriamoci se una cameriera, se una cuoca non s'accorge delle tresche
della padrona!... Ma questo mezzo ripugnava troppo a Vergalli... E con
disgusto anche maggiore egli pensava alle allusioni velate dei falsi
amici, ai pettegolezzi del club, ai conforti ipocriti che gli sarebbe
toccato subire... Ah no! Mille volte meglio lasciar Venezia per
sempre, andar lontano... Ma dove?... C'era un posto al mondo ove il
suo dolore non l'avrebbe seguito?
Si picchiò all'uscio.
--Chi è?--gridò irosamente Vergalli.--Non ricevo nessuno.
--Ero io--rispose il domestico senza entrare.--Venivo a sentire se
vuole il lume, se debbo rifonder legna nella stufa... e se pranza a
casa... perchè... non c'è nulla.
Il conte Mario si ricordò allora soltanto che dopo il caffè della
mattina non aveva preso neppure un bicchier d'acqua, allora soltanto
avvertì che la stanza era quasi buia e quasi fredda.
--Pranzerò fuori--egli disse.--Accendete una candela nella mia camera.
Per solito il primo giorno ch'egli tornava da un viaggio, se la Teresa
era a Venezia, egli desinava da lei; oggi egli cercò un _restaurant_
di secondo ordine, e sedette a una tavola in disparte. Non aveva fame,
ma era sfinito, e si sforzò di mangiar un boccone e di ingoiare un
bicchiere di vino.
Pagato il conto, uscì senza uno scopo, senza una meta, deciso soltanto
a evitar le vie frequentate, a non metter piede in piazza San Marco
ove si sarebbe imbattuto in qualche conoscente.
Ma la precauzione gli giovò poco, che all'angolo d'una _calle_ sentì
mettersi una mano sulla spalla e chiamarsi a nome:
--Vergalli, o Vergalli!